(06.02.13) Sabato scorso a Verona, presso la sede del MAG (Società mutua per l’autogestione), si è tenuto un incontro di varie realtà impegnate contro l’uso dei pesticidi in agricoltura ed è nato un coordinamento

di Michele Corti

Da tempo era nell’aria l’idea di unire tra loro le forze delle realtà locali che si battono contro le irrorazioni di pesticidi e di coordinarle con quelle dei contadini bio, dei medici, degli agronomi, dei consumatori che non accettano l’ “avvelenamento sostenibile” (a modiche dosi) dell’ambiente e del cibo

In varie parti del mondo si stanno organizzando movimenti per chiedere la messa al bando dei pesticidi. Un obiettivo che può essere raggiunto a partire dalla creazione di aree pesticides free, di aree cuscinetto tra quelle ad agricoltura intensiva chimicizzata e le aree abitate e ad agricoltura bio. Ma anche introducendo norme sempre più stingenti a tutela delle fasce di popolazione vulnerabile e tali da ridurre non solo la presenza dei residui di singoli pesticidi entro le “soglie di tolleranza” ma di evitare che negli alimenti vi sia presenza di un cocktail di pesticidi, sia pure – singolarmente considerati entro i fatidici “limiti ammissibili”.

La bella notizia che anche in Italia è partito un movimento nazionale (o per lo meno inter-regionale) contro i pesticidi.

Colli e valli bellissime in una nuvola di spray tossico

Paradossalmente sono spesso aree di grande valore paesaggistico e turistico che presentano i più elevati consumi di pesticidi. La contraddizione tra l’immagine di dolci colline e di vallate alpine ricche di testimonianze storiche (ville, castelli, chiese e conventi monumentali) che vedono le loro potenzialità turistiche compromesse dalle monocolture chimiche è stridente. Recentemente su Ruralpini abbiamo parlato di due tesi di laurea che affrontano il problema relativamente all’Alta Marca trevigiana (colli del Prosecco) e alla Valpollicella. Come i lettori di Ruralpini ben sanno oltre a queste realtà vi è anche quella della Val di Non che, per prima, ha iniziato una campagna locale per denunciare la presenza dei pesticidi sin dentro le case e nelle urine dei residenti. Recentemente si è messa in moto la Franciacorta, altra splendida terra, con il convegno del 27 ottobre scorso tenutosi a Provaglio d’Iseo che ha visto convergere ben 24 tra associazioni comitati su una piattaforma anti pesticidi.. Ancora più di recente l’avvio della campagna per la salute e contro i pesticidi in Alta Valtellina, altro distretto melicolo. Qui, a Chiuro, il 18 gennaio si è tenuto un convegno con protagonista l’oncologa Patrizia Gentilini, presidente di ISDE, medici per l’ambiente e sono in cantiere nuove iniziative legate alla nascita dell’associazione valtellinese di agricoltura biologica.

La genesi della nascita del Coordinamento

L’infittirsi di queste iniziative ha fatto ritenere che i tempi fossero maturi per la creazione di un Coordinamento No pesticidi (vedi l’articolo del 2.10.12 su Ruralpini: “Creiamo un coordinamento No pesticidi“). L’idea che si potesse creare un coordinamento in realtà risale al 2010 (“Si estende al veronese il movimento contro i pesticidi“). Con tre regioni coinvolte: Trentino-AA, Veneto e Lombardia in una serie di contatti e di scambi di idee si è riusciti finalmente ad organizzare a Verona (al centro dell’ “area di operazioni”) una prima riunione sabato scorso (2 febbraio).

Ospite del MAG (Società Mutua per l’Autogestione) la riunione si è svolta in un pomeriggio piovoso ma che ha è risultato tutto sommato propizio alla buona riuscita dell’incontro. Le due realtà presenti alla riunione con una vera e propria delegazione sono state la Val di Non (Virgilio Rossi, Sergio Deromedis, Mario Manini del Comitato per il diritto alla salute Val di Non) e la Valpollicella (con il medico Giovanni Beghini, il vitivinicoltore Vittorio Betteloni dell’associazione Terra Viva, Roberto Magarotto del Comitato per la salute della Valpollicella e Mario Spezia dell’ass. di promozione sociale Il Carpino).

Il Trentino è sensibile al tema anche al di la della Val di Non

Oltre ai nonesi hanno partecipato anche altri trentini (Adriano Rizzoli e Emanuela Varisco di Nimby Trentino, Laura Zanetti della Libera associazione malghesi e pastori del Lagorai, Marco Osti, melicoltore de l’azienda La Sorgente biologica di Spormaggiore, Massimo Cecconi del Comitato 26 gennaio). Tra i veneti Gianluigi Salvador del Comitato Colli Puri che si batte contro le irrorazioni (anche aeree) dei colli del Prosecco, Rosita Romor dell’Anfisc (un’associazione che si batte per il riconoscimento di alcune patologie poco conosciute ma tutt’altro che rare), Alberto e Giada Merli del WWF Verona.

Un po’ sparura la delegazione lombarda. Un valtellinese è stato impossibilitato a partecipare in quanto colpito da influenza. Dei franciacortini è riuscito a venire solo il medico ISDE Alberto Del Bono. Io, oltre a fungere da collegamento con un altro coordinamento che si batte su temi ambientali e in difesa della salute e dell’agricoltura (il coordinamento Terre Nostre no biomasse, no biogas), a Verona ho sinteticamente illustrato anche la realtà della Valtellina che seguo molto da vicino sottolineando l’urgenza e l’attualità di una campagna pro bio e anti pesticidi in un momento delicato per la melicoltura valtellinese.

Alla discussione delle proposte e di un piano di azione è inevitabilmente stata anteposta la presentazione delle realtà presenti. Un “giro di tavolo” molto utile perché si è subito compreso che, pur in presenza di problemi comuni, le realtà sono molto differenti. È emerso anche come in realtà come la Val di Non e la Valpollicella siano presenti più comitati che non sempre agiscono in modo coordinato.

Tutto è partito da tre mamme

La storia del Comitato per il diritto alla salute della Val di Non è stata sintetizzata da Sergio Deromedis e vale la pena riferire qualche dato. Il Comitato è nato nel modo più spontaneo possible per l’azione di 3 mamme preoccupate per la salute dei loro bimbi. Deromedis ha fatto presente come il Comitato si sia trovato contro un muro di gomma: le lettere inviate a medici e pediatri non hanno avuto risposta. E così i rilievi mossi all’Azienda provinciale socio sanitaria circa le dubbie procedure seguite per verificare la presenza dei pesticidi nelle urine. Deromedis ha ricordato che, nel suo caso, l’APSS voleva eseguire i prelievi prima dei trattamenti con i pesticidi; al che  si è opposto al prelievo rimandandolo di alcuni giorni. Ma cosa sarà successo nel caso di cittadini remissivi? L’Apss voleva anche eseguire i prelievi su una donna ricoverate in ospedale per partorire (quindi non esposta) ma non sono riusciti  

Gli studi sbandierati dalla Provincia come attestanti la “non differenza” tra incidenza di patologie oncologiche nelle zone esposte e il resto della provincia ha alla base una classificazione più che discutible delle persone “esposte” e “non esposte” tanto che gli studi ufficiali che dovrebbero tranquilizzare la popolazione non sono certificati. Il Comitato noneso ha organizzato 38 serate informative che hanno coinvolto 4-5 mila persone in discussioni partecipatissime. Ha poi speso 10 mila euro per eseguire analisi indipendent che hanno messo in evidenza elevati livelli di pesticidi (in particolare clorpyrinphos-etile) nelle urine degli abitanti.

Esperienze diverse, ma proprio per questo utili e stimolanti

Molto interessante, anche perché diversa, l’esperienza di Terra Viva, un’associazione che – come ricordato da Giovanni Beghini che ha svolto durante l’incontro la funzione di moderatore – da 3 anni svolge attività di informazione in Valpollicella sui rischi dei pesticidi, offrendo però anche ai contadini servizi di assistenza tecnica. Vittorio Betteloni, egli stesso un viticoltore ha ricordato come la sua decisione di abbandonare l’uso dei pesticidi è seguita “il giorno dopo” alla partecipazione ad una conferenza di Patrizia Gentilini su pesticidi e cancro. Roberto Magarotto del Comitato per la salute della Valpollicella ha riferito che a Negrar 2 persone sono state portate al Pronto soccorso per malori causati dalla irrorazione di pesticidi e che solo il comune di Negrar (su 5 comuni della Valpollicella) ha accettato un nyovo regolamento comunale più restrittivo. Egli ha anche messo in guardia contro l’equazione: nuovi regolamenti = comportamenti virtuosi. Il nuovo regolamento non è applicato neppure a Negrar dal momento che i viticoltori se ne guardano bene dall’avvisare con i prescritti cartelli degli iminenti trattamenti.

Ancora diversa la situazione nelle colline del Prosecco dove opera il battagliero Gianluigi Salvador di Refrontolo e rappresentante delWWF Veneto.Salvador ha cerato una sezione Alta Marca trevisana del WWF che ha ingaggiato un’aspra contesa sul tema dei pesticidi. Sui colli del Prosecco lo scontro con i viticoltori, a differenza della Valpollicella, è frontale. Basti pensare che qui utilizzano anvcora il mezzo aereo. In questa situazione Salvador non ha potuto che agire per vie legali e cercando di investire le istituzioni del problema. Secondo Salvador il coordinamento deve impegnarsi prevalentemente in azioni di pressione sul piano della modifica delle normative sostenendo tale pressione anche con la mobilitazione di piazza. Nell’ambito dei colli del Prosecco opera anche l’associazione “Colli Puri” di Collalbrigo-Conegliano, nata nel 2012 e coordinata da Fabio Padovan di Collalbrigo (TV)

La strada dei regolamenti comunali o inter-comunali

 Un ulteriore esperienza viene dalla Franciacorta. Qui la coalizione che si è formata punta ad ottenere l’approvazione di regolamenti sull’uso dei pesticidi in grado di tutelare maggiormente la popolazione.

Una strada che potrebbe anche portare a risultati molto importanti qualora le autorità locali introducessero quelle rigide limitazioni che un comune dell’Alta Val di Non ha introdotto e che sono state “salvate” dal Tar contro il ricorso dei melicoltori intensivi (vedi articolo su Ruralpini). È di settimana scorsa l’incontro tra la coalizione no pesticidi franciacortina e il Consorzio vini della Franciacorta.

In realtà le posizioni di contadini, grossi imprenditori agricoli, piccole coop, grandi coop e consorzi industrializzati, sono molto diverse e, sul piano locale, è inevitabile che le strategie da adottare siano flessibili. In alcuni casi i Consorzi, le grosse Coop sono delle controparti, in altri casi con i produttori agricoli è possibile l’alleanza o comunque un dialogo.

Fin sulle malghe…

Laura Zanetti della libera associazione dei malghesi e pastori del Lagorai (il più bel comprensorio di malghe del Trentino) ha fatto presente che il problema pesticidi si sta estendendo anche a territori e fasce di territorio un tempo “risparmiate”. Le fragolaie di S.Orsola (la Melinda dei piccoli frutti) salgono sino a 1300 m, utilizzano funghicidi in abbondanza in relazione alla forte umidità dell’ambiente e contaninano i prati e i pascoli vicini. Sono stati tutti ammirati dalla presenza di Marisa Valente, che è arrivata a Verona dall’astigiano. “Ho anche perso il treno a Voghera” ha riferito. Marisa è stata la protagonista con il marito Renato Bologna (vedi articolo su Ruralpini) di una protesta non violenta davanti alla sede della regione Piemonte – Direzione generale agricoltura (dove li avevo conosciuti). La coppia ha vissuto per mesi in un camper parcheggiato di fronte agli uffici regionali per protestare contro l’uso dei neonicotinoidi (che una proposta -importante ma non risolutiva – della Commissione Europea di qualche giorno fa vieterebbe, se approvata, su mais, colza, girasole e cotone). Marisa ha richiamato l’esperienza dei comitati No biomasse dell’astigiano indicando come sia possibile ottenere risultati concreti anche attivando dei canali con le istituzioni.

Aperta la fase costituente del Coordinamento

Per la discussione sulle strategie non è rimasto molto tempo. Sono stati avanzati diversi suggerimenti che, per il momento, restano sul tappeto. Si è parlato di iniziative legislative e normative (in sede regionale e nazionale ma anche in sede locale) di azioni comuni con i produttori agricoli per favorire la conversione al bio, di comuni depesticizzati, di azioni a difesa delle vittime dei pesticidi. Molto importante è stata giudicata da diversi intervenuti la collaborazione con i consumatori (GAS, ma non solo). Quanto a ISDE è stato chiesto ai medici presenti aderenti alla organizzazione di chiedere alla stessa di aderire al Coordinamento. È stato anche auspicato che si costituisca una Associazione di agronomi per la salute e l’ambiente (non sono pochi i tecnici e gli esperti vicini al movimento) e che anch’essa aderisca.

Concretamente è stato deciso di incaricare Virgilio Rossi del Comitato noneso di svolgere il ruolo di coordinatore del costituendo comitato e di decidere in tempi rapidi, tramite gli strumenti offerti da internet, la denominazione del Coordinamento stesso, il logo, l’apertura di un sito.

Il Coordinamento è ovviamente aperto ad altre realtà con le quali non è stato sinora possibile stabilire contatti.

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