Archivi per il mese di: marzo, 2013

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La sentenza del TAR di Trento sul regolamento fortemente restrittivo nell’uso dei pesticidi adottato dal comune di Malosco in alta Val di Non (per diferdersi dai melindari) è stata confermata pochi giorni fa nella sua sostanza dal Consiglio di stato. L’avvenimento sta stimolando in varie parti d’Italia iniziative e prese di posizione finalizzate a un pronunciamento delle amministrazioni comunali contribuendo a far conoscere le ragioni del movimento “per un’agricoltura libera da pesticidi” a un pubblico sempre più ampio e all’attivazione di nuovi comitati. Grazie Malosco, grazie ai nonesi che si sono ribellati alla Melindamonocoltura (non solo dei terreni ma anche delle menti).

fonte: http://www.forlitoday.it/cronaca/agricoltura-pesticidi-free-sentenza-malosco-clandestino-appello.html

Appello del ClanDestino: “Diventiamo aree pesticidi-free”

Far diventare il territorio di Forlì un’area “pesticidi free”. E’ l’obiettivo in cui crede l’Associazione Clan-Destino e contenuto in un appello ai Sindaci del territorio, forte di una recente sentenza

di Redazione – 8 marzo 2013

Far diventare il territorio di Forlì un’area “pesticidi free”. E’ l’obiettivo in cui crede l’Associazione Clan-Destino e contenuto in un appello ai Sindaci del territorio, forte di una recente sentenza che sembra permettere ai sindaci di adottare regolamenti più restrittivi per l’utilizzo dei pesticidi in agricoltura. Dice in una nota l’associazione ambientalista: “Non siamo solo il Paese dell’eccellenza alimentare, ma anche – secondo dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e uffici pubblici regionali – il Paese che distribuisce nelle sue campagne oltre il 33% degli insetticidi usati in tutta Europa. I territori prevalentemente colpiti sono quelli del Nord, Emilia Romagna per prima”.

Dall’ultimo rapporto annuale di Legambiente “Pesticidi nel piatto” dedicato ai residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia emerge un incremento del numero delle diverse sostanze chimiche presenti contemporaneamente su uno stesso campione. Numerose le irregolarità vere e proprie registrate dai laboratori dell’Emilia Romagna che ha condotto numerose e puntuali analisi su tantissimi prodotti frutticoli come pere, pesche, fragole, ciliegie, prugne, susine e melagrane e albicocche.

Uno dei comuni che in tutta Italia hanno cercato di contrastare maggiormente l’espansione dell’utilizzo dei pesticidi nel proprio territorio è Malosco, in Trentino, nell’alta Val di Non, territorio dedito alla coltivazione intensiva della mela. Il Sindaco, richiamandosi all’applicazione del principio di precauzione contro gli inquinanti ambientali, ed anche dosi bassissime di pesticidi sono nocive per la salute dell’uomo (rischio cancerogenesi e riduzione della capacità riproduttiva e per alterazioni gravi dello sviluppo dell’embrione e del feto nella nostra specie), ha stabilito con appositi regolamenti dei limiti di distanze di nebulizzazione dalle abitazioni e il divieto di alcuni pesticidi molto dannosi ma ancora in commercio.

“Il Comune di Malosco – ricorda in una nota l’associazione ambientalista forlivese Clan-Destino – è stato il primo in Italia ad avere emanato un regolamento comunale circa la disciplina dell’utilizzo dei prodotti fitosanitari nelle coltivazioni agricole, e per questo nel 2012 ha ricevuto il premio Bandiera Verde da parte di Legambiente. Pochi giorni fa (il 4 marzo 2013), inoltre, il Consiglio di Stato ha dato ragione al Comune di Malosco ed al suo regolamento contro l’utilizzo dei pesticidi tossico nocivi nel proprio territorio comunale. Un comune coraggioso che ha visto premiata da una sentenza storica la sua volontà di difendere salute, ambiente e paesaggio. Un Comune, che vorremmo prendere a modello, invitando tutti gli amministratori delle località della nostra provincia a seguirne l’esempio”.

“Sì, perché – ricorda sempre Clan-Destino – i pesticidi, anche quelli ultima generazione, autorizzati irresponsabilmente da poteri pubblici sempre più’ subalterni ai voleri e agli interessi di produttori dell’industria chimica “contaminano” non solo i prodotti della terra, che finiscono poi nei nostri piatti, ma anche l’aria e l’acqua.

“Le prime a farne le spese sono le api, vittime inconsapevoli di un’epidemia silenziosa, e, a seguire, il sottosuolo, come dimostrano le centinaia di sostanze pericolose rinvenute dall’Ispra nell’ultimo censimento nelle acque superficiali e sotterranee: con una netta prevalenza dei componenti chimici usati nei campi delle Regioni come l’Emilia-Romagna, dove l’uso è più massiccio, in cui l’80% delle acque è a rischio (Atarazina, Terbutilazina, fungicidi carbendazim e insetticidi metomil e imidacloprid…)”.

“Abbiamo un desiderio – annuncia Clan-Destino – : far diventare i territori comunali della nostra Provincia ‘pesticidi free’. E adesso con la sentenza che riguarda il Comune di Malosco abbiamo un riferimento giurisprudenziale definitivo per far applicare a tutti i Comuni italiani questo tipo di vincoli, nel nome della tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente, in linea e coerenza con l’articolo 32 della nostra Costituzione”.

Un’occasione per parlare di questa esperienza direttamente con il Sindaco di Malosco, Adriano Marini, sarà l’ottavo incontro pubblico del ciclo: “…. e tu, a che velocità giri?”, organizzato da L’apebianca e l’Associazione Clan-Destino, il prossimo mercoledì 20 marzo 2013, alle ore 21:00, presso L’apebianca (Viale Bologna 277, Forlì).

Titolo della serata: “Pesticidi? No grazie! Rischi per la salute e tutela dei Cittadini”, interverranno oltre al Sindaco di Malosco anche la Dr.ssa Patrizia Gentilini (medico onco-ematologo) e il Presidente di Clan-Destino Fabio Tommasini. Apre la serata Catia Damassa dell’Impresa Sociale Ecoliving.

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fonte: http://www.tusciaweb.eu/2013/03/uso-intensivo-di-pesticidi-un-male-per-il-territorio/

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Vignanello – Il comitato salute pubblica organizzo un altro convegno

Uso intensivo di pesticidi, un male per il territorio”

Si è svolto con successo nei locali del Teatro Comunale di Vignanello, il convegno promosso dal comitato spontaneo per la salute pubblica, sulle problematiche derivate dall’uso intensivo di pesticidi e fitofarmaci nel territorio della Tuscia Cimina.

Attraverso questo incontro, si è voluto dimostrare che esiste una carenza legislativa ed etica che si occupi della salvaguardia della salute pubblica e ambientale, troppe distrazioni da parte delle amministrazioni che non svolgono un azione appropriata:

scarsi controlli diretti da parte degli uffici competenti

mancanza di regolamenti comunali in materia di pratiche colturali

Nella prima parte del convegno, sono intervenuti i professori del dipartimento Dafne di Agraria dell’ Università degli studi della Tuscia, il Professore Leonardo Varvaro e il Dott. Agronomo Alfredo Fabi, che hanno posto l’accento di come molto spesso gli agricoltori locali somministrano trattamenti invasivi e con alto margine di pericolosità senza l’ausilio di tecnici competenti. (una sorta di “fai da te” molto pericoloso per la salute e l’ambiente).

Poi è stata la volta dei medici di famiglia Tommaso Natili – Sandro Grattarola e l’oncologo Tommaso Gionfra che hanno relazionato le interrelazioni tra l’uso dei fitofarmaci e pesticidi con la salute, soprattutto si sono soffermati sull’alto caso di malattie tumorali presenti nella nostra zona rispetto ad altri territori, chiaro segno di una zona fin troppo compromessa dove il limite tossicità è già stato superato.

Nella seconda parte si è posta l’attenzione sulla sicurezza ambientale con l’ex ispettore Asl Ennio Piccioni e il geologo Dott. Pagano, che ha incentrato l’attenzione sulla fragilità delle nostre falde acquifere che stanno subendo dei seri problemi da non sottovalutare.

Nel pomeriggio numerosi interventi e un chiaro messaggio da parte del comitato promotore, bisogna attrezzarsi immediatamente di una legge comunale sull’impiego di pesticidi e fitofarmaci e incentivare le pratiche dell’agricoltura biologica come tutela del nostro territorio e della nostra salute.

Il lavoro del comitato non si esaurisce anzi, forti della buona riuscita del convegno, si è deciso di andare avanti e diventare un punto di riferimento per la tutela e salvaguardia delle nostre terre, quindi rinnoviamo l’appuntamento settimanale del Giovedì presso la Sala Consiliare del Comune di Vignanello alle ore 18:30.

Comitato salute pubblica Vignanello

(05.03.13) Il consiglio di Stato ha dato ragione al Comune di Malosco riguardo alle modalità di utilizzo dei pesticidi. Il sig. Gabriele Calliari (per altro Presidente della Coldiretti del Trentino) aveva fatto ricorso perchè riteneva che una fascia di rispetto di 50 m fosse eccessiva.

Il Consiglio di Stato ha dato ragione al Comune; è una grande vittoria per i cittadini della val di Non che amano la loro terra ed i loro figli … ma è anche una grande vittoria per tutti i cittadini, in quanto questa sentenza farà da base.

Tra le motivazioni viene anche citato uno studio dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento, da sempre schierata a favore della politica, dell’agricoltura intensiva e quindi dei pesticidi, che il Comitato per il diritto alla salute ha tanto contestato in quanto inconsistente.  Anche per il CdS questo studio non “contiene elementi decisivi per escludere i rischi” dei pesticidi alla luce degli studi forniti dal Comune di Malosco…

(03.03.13) Si parla molto del declino delle popolazioni di api domestiche ma non ci si rende conto che i pesticidi, il cambiamento climatico e la perdita di aree naturali stanno distruggendo in numero di individui e di specie gli impollinatori selvatici.  Sono ormai consistenti le prove scientifiche circa la riduzione degli impollinatori. Si tratta di un fenomeno gravissimo perché le rese agricole dipendono moltissimo dall’impollinazione animale.

A bee collects pollen from a sunflower in Utrecht

Cosa vogliono le multinazionali della chimica? Il fatto che chi produce pesticidi controlli anche la produzione sementiera e le biotecnologie lascia ben capire che dietro l’uso di pesticidi, che stanno riducendo implacabilmente le popolazioni di insetti impollinatori c’è una strategia.  Per compensare i cali di rese delle colture che dipendono dalla riduzione degli impollinatori e dai guasti della monocoltura, dall’uso smodato di concimi chimici, dall’eccesso di lavorazioni ecc. cosa escogiterà l’Impero? E’ azzardato pensare che la sparizione degli impollinatori servirà a imporre versioni geneticamente modificate delle stesse piante coltivate? I governi nazionali, la UE e le altre oirganizzaizoni multinazionali asservite agli interessi dei colossi della chimica tardano ad intervenire. Consumatori e contadini di tutto il mondo devono intreprendere iniziative urgenti per scongiurare questi pericoli. Di seguito riportiamo una traduzione di un interessante articolo che passa in rassegna diversi articoli scientifici usciti nell’ultimo anno sul drammatico problema della diminuzione delle api e degli impollinatori selvatici fonte:

http://blogs.smithsonianmag.com/science/2013/02/could-disappearing-wild-insects-trigger-a-global-crop-crisis/

Gli insetti impollinatori sono essenziali per garantire la produzione agricola

Tra le 100 specie vegetali che forniscono il 90 per cento del cibo utilizzato dalla nostra specie , quasi i tre quarti dipendono dalla api per l’impollinazione.  Altre hanno bisogno di coleotteri, mosche, farfalle, uccelli e pipistrelli . E’ un sistema reciprocamente vantaggioso: i fiori della maggior parte delle piante coltivate devono essere fecondati con polline di un’altra pianta della stessa specie per la poter produrre semi o frutti;  le api e gli altri animali impollinatori, come “ricompensa” si alimentano con il nettare . Il settore agricolo si basa su impollinatori selvatici e altri (api) che sono allevati in alveari in tutto il mondo.  Alla forte preoccupazione per il declino drastico delle popolazioni di api domestiche falcidiate dai pesticidi si aggiunge quella per la sparizione degli impollinatori selvatici. In uno studio di 600 campi di 41 grandi colture (frutta, cereali e noci) in sei continenti, pubblicato qualche giorno fa sulla rivista Science, gli autori hanno evidenziato come gli impollinatori selvatici operino sulle colture dimendenti dall’impollinazione animale in modo più efficace dalle api allevate per la produzione di miele. Rispetto alle api che domestiche, gli impollinatori selvatici operano con un’efficacia doppia.

No impollinatori, no pomodori

L’impollinazione è essenziale per la produzione di frutta come ciliegie e mirtilli . I mirtilli, come i pomodori, dipendono dalla nuvola di polline creata dalla vibrazione dei muscoli alari degli impollinatori. Le api non sono in grado di determinate questo tipo di impollinazione, osserva l’autore dello studio Lucas Garibaldi, professore presso l’Università Nazionale di Río Negro in Argentina. Di tutte le colture che dipendono dall’ impollinazione da parte di insetti e altri animali, circa l’8 per cento richiedono questo tipo di impollinazione. In ogni caso l’impollinazione è fondamentale per assicurare una varietà di prodotti vegetali. “Questi servizi ecosistemici sono gratuiti, ma sono importanti per la nostra sopravvivenza,” dice Garibaldi . “Hanno bisogno di essere incoraggiati e conservati se vogliamo continuare a vivere su questo pianeta.” Un altro nuovo studio ha evidenziato come la popolazione di api selvatiche, così come quelle di altre specie di insetti, sia precipitato nel corso degli ultimi 120 anni. I ricercatori hanno utilizzato osservazioni di interazioni tra piante e impollinatori raccolti in in Illinois (Usa) in tre momenti nel tempo: alla fine del 1800, nel 1970 e nel primo decennio di questo secolo. Delle 109 specie di api che erano state indicate quali visitatrici di 26 specie di piante boschive nel 19 ° secolo, solo 54 sono ancora presenti nel 2010. L’aumento delle temperature ha causato sfasamenti tra il picco di attività delle api, misurato attraverso le visite a diverse specie di piante, e i tempi di fioritura: una rottura nel delicato rapporto simbiotico tra insetto e pianta.

Un uleriore fattore di declino delle rese agricole

La riduzione della biodiversità delle popolazioni di api selvatiche comporta meno interazioni tra api e fiori, un cambiamento che potrebbe comportare una diminuzione delle rese agricole dice Laura Burkle, autore di questo secondo studio e professore di ecologia alla Montana State University. Vi è il rischio concreto della rapida diminuzione della produzione agricola mondiale quindi quello della conversione dei terreni per compensare la perdita. “Le cose sono cambiate in peggio”, dice Burkle. “C’è una quantità incredibile di resilienza all’interno di queste reti di interazione delle specie che consentono loro di mantenersi di fronte a cambiamenti ambientali molto forti, sia di temperatura che di modificazione dell’uso del territorio il cambiamento.” Purtroppo, questi impollinatori stanno “prendendo pugni da più lati , ” aggiunge.

Le api possono sostituire gli impollinatori selvatici scomparsi?

Garibaldi e colleghi hanno scoperto che l apidomestiche non possono sostituire completamente i contributi di diverse specie di impollinatori nel caso di una vasta gamma di colture in tutti i continenti. Anche nel caso di colture che vengono regolarmente impollinate con api domestiche come il mandorlo le api operano solo una integrazione degli impollinatori selvatici. Diversi sono i colpevoli di questo continuo declino degli impollinatori selvatici. Gli insetti di solito vivono nelle foreste e nelle praterie aperte, e la continua conversione di tali habitat naturali in terreni agricoli detrmina un calo del  numero e delle specie di impollinatori selvatici, il che significa che un numero decrescente di fiori ricevono il polline necessario per la riproduzione. L’anno scorso molte piante negli Stati Uniti orientali sono fiorite un mese prima rispetto a qualsiasi altro momento negli ultimi 161 anni, a causa di un caldo anomalo. Burkle afferma che il ciclo di sviluppo delle api non sempre si modifica allo stesso modo dei periodi di fioritura delle piante, il che porta alla diminuzione dei servizi di impollinazione.

Il caso del caffeè

Il calo della popolazione di insetti ha già provocato una perdita quantificabile della produzione agricola nel caso del caffè. Uno studio del 2004 sull’impollinazione del caffè in Costa Rica ha riscontrato che da quando sono state introdotte le api domestiche il numero di impollinatori in una determinata area boschiva è crollato e  impollinatori diversi nativi della zona,  solo in parte compensato dall’aumento delle api senza pungiglione (Melipone). Questi insetti, però, al contrario delle api, non possono sopravvivere ai bordi della foresta e la produzione di caffè, il cui raccolto dipende in larga misura dall’impollinazione, alla fine è crollata. “Questo studio conferma quello che si può prevedere su una base teorica e cioè che avere molte specie diverse, ognuna delle quali interagisce con l’ambiente in modo leggermente diverso, è come avere un portafoglio di azioni di diverse aziende, piuttosto che investire tutto in azioni di una singola azienda”, spiega Jason Tylianakis, un professore di ecologia terrestre presso l’Università di Canterbury in Nuova Zelanda. Tylianakis commenta anche le implicazioni scientifiche di due nuovi studi in un articolo pubblicato appena usciti. “Dovremmo aspettarci che questo tipo di “effetto assicurazione” diventi meno comune mano a mano che gli impollinatori autoctoni si estinguono.”

Dobbiamo prevedere una crisi globale di impollinazione

Considerate le prove che si stanno accumulando, Tylianakis sostiene che le preoccupazioni circa una crisi globale di impollinazione non sono esagerate. Un clima che cambia, la rapida espansione di terreni agricoli a spese delle aree naturali e un crescente  ricorso dell’agricoltura ai pesticidi diversi mezzi, impollinatori selvatici mettono a rischio la sopravvivenza degli impollinatori nel corso di questo stesso secolo. Se gli impollinatori stanno morendo in tutto il mondo e se il ritmo di questa diminuzione continua con il dimezzamento della varietà di specie ogni secolo il sistema di produzione alimentare, almeno come loconosciamo potrebbe iniziare a sgretolarsi.

“La conclusione è che abbiamo bisogno della biodiversità per la nostra sopravvivenza, e che non possiamo semplicemente sostituire i servizi forniti dalla natura con poche specie come l’ape domestica” .

neonicotinoidi

(28.02.13) La reale società britannica per la protezione degli uccelli (RSPB) chiede il bando dei pesticidi a forte tossicità causa della diminuzione  delle api.
La RSPB, la più grossa e influente associazione ambientalista britannica, sostiene che il rischio da neonicotinoidi è ‘non è accettabile’ e la UE deve limitare l’uso di colture invernali.
Ai contestati pesticidi ad azione neuro-tossica viene imputata la diminuzione delle api che si registra in tutto il mondo e dovrebbero essere vietati. I neonicotinoids non devono più essere utilizzati su colture che attirano le api e altri insetti impollinatori, sostiene la RSPB, che chiede al governo britannico di sostenere una proposta di divieto dell’UE dei tre neonicotinoidi più comunemente utilizzati. La presa di posizione della RSBP, che conta milioni di soci, è legata alla massa  crescente di prove che indicano un nesso tra l’uso in agricoltura di sostanze chimiche, prodotte dai giganti Bayer e Syngenta  e la diminuizione drastica dellecolonie di api e bombi. Più di 30 diversi studi scientifici negli ultimi tre anni hanno dimostrato effetti negativi sugli insetti dei neonicotinoidi, “sistemici” insetticidi che sono assorbiti da ogni organo delle piante bersaglio compresi il polline e nettare raccolti dalle api  Nel mese di gennaio, l’Ufficio europeo per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato un parere scientifico che raccomanda che i tre principali neonicotinoidi ( imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam)  non siano utilizzati su colture che attirano le api.  la responsabile RSPB per la politica agricola, Ellie Crane, ha detto: “Abbiamo considerato i risultati scientifici ottenuti in un lungo periodo ed essi ci dicono che i neonicotinoidi possono uccidere le api.” Tutti stanno sostanzialmente arrivando alla stessa conclusione: c’è un pericolo reale e presente su colture che attraggono le api perché queste sostanze sono presenti nel polline e nel nettare. Siamo giunti alla conclusione che il rischio non è accettabile. ”  Per ora il dipertimento agricoltura del governo britannico, nonostante le pressioni, non ha inteso prendere in considerazione le raccomanzadioni a sospendere l’uso dei neonicotinoidi in quanto continua a sostenere che non esistono prove scientifiche della loro pericolosità per le api.  Sarà il comitato permanente della UE per la catena alimentare e la salute degli animali a prendere  in considerazione un progetto di regolamento della Commissione europea.