(03.03.13) Si parla molto del declino delle popolazioni di api domestiche ma non ci si rende conto che i pesticidi, il cambiamento climatico e la perdita di aree naturali stanno distruggendo in numero di individui e di specie gli impollinatori selvatici.  Sono ormai consistenti le prove scientifiche circa la riduzione degli impollinatori. Si tratta di un fenomeno gravissimo perché le rese agricole dipendono moltissimo dall’impollinazione animale.

A bee collects pollen from a sunflower in Utrecht

Cosa vogliono le multinazionali della chimica? Il fatto che chi produce pesticidi controlli anche la produzione sementiera e le biotecnologie lascia ben capire che dietro l’uso di pesticidi, che stanno riducendo implacabilmente le popolazioni di insetti impollinatori c’è una strategia.  Per compensare i cali di rese delle colture che dipendono dalla riduzione degli impollinatori e dai guasti della monocoltura, dall’uso smodato di concimi chimici, dall’eccesso di lavorazioni ecc. cosa escogiterà l’Impero? E’ azzardato pensare che la sparizione degli impollinatori servirà a imporre versioni geneticamente modificate delle stesse piante coltivate? I governi nazionali, la UE e le altre oirganizzaizoni multinazionali asservite agli interessi dei colossi della chimica tardano ad intervenire. Consumatori e contadini di tutto il mondo devono intreprendere iniziative urgenti per scongiurare questi pericoli. Di seguito riportiamo una traduzione di un interessante articolo che passa in rassegna diversi articoli scientifici usciti nell’ultimo anno sul drammatico problema della diminuzione delle api e degli impollinatori selvatici fonte:

http://blogs.smithsonianmag.com/science/2013/02/could-disappearing-wild-insects-trigger-a-global-crop-crisis/

Gli insetti impollinatori sono essenziali per garantire la produzione agricola

Tra le 100 specie vegetali che forniscono il 90 per cento del cibo utilizzato dalla nostra specie , quasi i tre quarti dipendono dalla api per l’impollinazione.  Altre hanno bisogno di coleotteri, mosche, farfalle, uccelli e pipistrelli . E’ un sistema reciprocamente vantaggioso: i fiori della maggior parte delle piante coltivate devono essere fecondati con polline di un’altra pianta della stessa specie per la poter produrre semi o frutti;  le api e gli altri animali impollinatori, come “ricompensa” si alimentano con il nettare . Il settore agricolo si basa su impollinatori selvatici e altri (api) che sono allevati in alveari in tutto il mondo.  Alla forte preoccupazione per il declino drastico delle popolazioni di api domestiche falcidiate dai pesticidi si aggiunge quella per la sparizione degli impollinatori selvatici. In uno studio di 600 campi di 41 grandi colture (frutta, cereali e noci) in sei continenti, pubblicato qualche giorno fa sulla rivista Science, gli autori hanno evidenziato come gli impollinatori selvatici operino sulle colture dimendenti dall’impollinazione animale in modo più efficace dalle api allevate per la produzione di miele. Rispetto alle api che domestiche, gli impollinatori selvatici operano con un’efficacia doppia.

No impollinatori, no pomodori

L’impollinazione è essenziale per la produzione di frutta come ciliegie e mirtilli . I mirtilli, come i pomodori, dipendono dalla nuvola di polline creata dalla vibrazione dei muscoli alari degli impollinatori. Le api non sono in grado di determinate questo tipo di impollinazione, osserva l’autore dello studio Lucas Garibaldi, professore presso l’Università Nazionale di Río Negro in Argentina. Di tutte le colture che dipendono dall’ impollinazione da parte di insetti e altri animali, circa l’8 per cento richiedono questo tipo di impollinazione. In ogni caso l’impollinazione è fondamentale per assicurare una varietà di prodotti vegetali. “Questi servizi ecosistemici sono gratuiti, ma sono importanti per la nostra sopravvivenza,” dice Garibaldi . “Hanno bisogno di essere incoraggiati e conservati se vogliamo continuare a vivere su questo pianeta.” Un altro nuovo studio ha evidenziato come la popolazione di api selvatiche, così come quelle di altre specie di insetti, sia precipitato nel corso degli ultimi 120 anni. I ricercatori hanno utilizzato osservazioni di interazioni tra piante e impollinatori raccolti in in Illinois (Usa) in tre momenti nel tempo: alla fine del 1800, nel 1970 e nel primo decennio di questo secolo. Delle 109 specie di api che erano state indicate quali visitatrici di 26 specie di piante boschive nel 19 ° secolo, solo 54 sono ancora presenti nel 2010. L’aumento delle temperature ha causato sfasamenti tra il picco di attività delle api, misurato attraverso le visite a diverse specie di piante, e i tempi di fioritura: una rottura nel delicato rapporto simbiotico tra insetto e pianta.

Un uleriore fattore di declino delle rese agricole

La riduzione della biodiversità delle popolazioni di api selvatiche comporta meno interazioni tra api e fiori, un cambiamento che potrebbe comportare una diminuzione delle rese agricole dice Laura Burkle, autore di questo secondo studio e professore di ecologia alla Montana State University. Vi è il rischio concreto della rapida diminuzione della produzione agricola mondiale quindi quello della conversione dei terreni per compensare la perdita. “Le cose sono cambiate in peggio”, dice Burkle. “C’è una quantità incredibile di resilienza all’interno di queste reti di interazione delle specie che consentono loro di mantenersi di fronte a cambiamenti ambientali molto forti, sia di temperatura che di modificazione dell’uso del territorio il cambiamento.” Purtroppo, questi impollinatori stanno “prendendo pugni da più lati , ” aggiunge.

Le api possono sostituire gli impollinatori selvatici scomparsi?

Garibaldi e colleghi hanno scoperto che l apidomestiche non possono sostituire completamente i contributi di diverse specie di impollinatori nel caso di una vasta gamma di colture in tutti i continenti. Anche nel caso di colture che vengono regolarmente impollinate con api domestiche come il mandorlo le api operano solo una integrazione degli impollinatori selvatici. Diversi sono i colpevoli di questo continuo declino degli impollinatori selvatici. Gli insetti di solito vivono nelle foreste e nelle praterie aperte, e la continua conversione di tali habitat naturali in terreni agricoli detrmina un calo del  numero e delle specie di impollinatori selvatici, il che significa che un numero decrescente di fiori ricevono il polline necessario per la riproduzione. L’anno scorso molte piante negli Stati Uniti orientali sono fiorite un mese prima rispetto a qualsiasi altro momento negli ultimi 161 anni, a causa di un caldo anomalo. Burkle afferma che il ciclo di sviluppo delle api non sempre si modifica allo stesso modo dei periodi di fioritura delle piante, il che porta alla diminuzione dei servizi di impollinazione.

Il caso del caffeè

Il calo della popolazione di insetti ha già provocato una perdita quantificabile della produzione agricola nel caso del caffè. Uno studio del 2004 sull’impollinazione del caffè in Costa Rica ha riscontrato che da quando sono state introdotte le api domestiche il numero di impollinatori in una determinata area boschiva è crollato e  impollinatori diversi nativi della zona,  solo in parte compensato dall’aumento delle api senza pungiglione (Melipone). Questi insetti, però, al contrario delle api, non possono sopravvivere ai bordi della foresta e la produzione di caffè, il cui raccolto dipende in larga misura dall’impollinazione, alla fine è crollata. “Questo studio conferma quello che si può prevedere su una base teorica e cioè che avere molte specie diverse, ognuna delle quali interagisce con l’ambiente in modo leggermente diverso, è come avere un portafoglio di azioni di diverse aziende, piuttosto che investire tutto in azioni di una singola azienda”, spiega Jason Tylianakis, un professore di ecologia terrestre presso l’Università di Canterbury in Nuova Zelanda. Tylianakis commenta anche le implicazioni scientifiche di due nuovi studi in un articolo pubblicato appena usciti. “Dovremmo aspettarci che questo tipo di “effetto assicurazione” diventi meno comune mano a mano che gli impollinatori autoctoni si estinguono.”

Dobbiamo prevedere una crisi globale di impollinazione

Considerate le prove che si stanno accumulando, Tylianakis sostiene che le preoccupazioni circa una crisi globale di impollinazione non sono esagerate. Un clima che cambia, la rapida espansione di terreni agricoli a spese delle aree naturali e un crescente  ricorso dell’agricoltura ai pesticidi diversi mezzi, impollinatori selvatici mettono a rischio la sopravvivenza degli impollinatori nel corso di questo stesso secolo. Se gli impollinatori stanno morendo in tutto il mondo e se il ritmo di questa diminuzione continua con il dimezzamento della varietà di specie ogni secolo il sistema di produzione alimentare, almeno come loconosciamo potrebbe iniziare a sgretolarsi.

“La conclusione è che abbiamo bisogno della biodiversità per la nostra sopravvivenza, e che non possiamo semplicemente sostituire i servizi forniti dalla natura con poche specie come l’ape domestica” .

Annunci