Archivi per il mese di: aprile, 2013

In questi giorni si trattano alla grande i meleti (e non solo) con Clorpirifos etile. Vedasi i Bollettini degli enti pubblici che raccomandano agli agricoltori di spargere veleni riconosciuti distruttori endocrini. Il Clorpirifos etile è persistente, liposolubile, si trova nelle urine dei bimbi della Val di Non (monoMelindacoltura) ma in quando comodo “insetticida generico” si continua a usarlo a tappeto. “Si raccomanda  di non usarlo in fioritura” (e di non ammazzare troppe api) dicono i Bollettini dei veleni. Però i danni di questo uso massiccio li paga la stessa agricoltura. Leggete cosa dice il rappersnetante di una nota ditta ortofrutticola pugliese. Egli denuncia con vigore gli effetti della deriva e della persistenza del Clorpirifos etile su colture orticole e sull’olio. Data la caratteristica della molecola il Clorpirifos etile finisce nell’olio… e lo assumiamo pensando che l’extravergine, magari Dop, sia un toccasana per la salute. La responsabilità di insistere a non cercare di abbandonare pesticidi così dannosi e pericolosi è grande. Provoca danni alla salute ma anche all’immagine di un’agricoltura che vorrebbe essere di eccellenza.

Pirinex

fonte: http://www.agricardclub.com/news.php?par=1&id=%20%20%20%20%20640

Ecco una lettera aperta da parte del responsabile tecnico di una nota azienda ortofrutticola alle prese con problemi residuali da effetto deriva

Dall’ agro principe dell’ olivicoltura italiana, una lettera aperta da parte del responsabile tecnico di una nota azienda ortofrutticola della zona, per problematiche dovute a trattamenti fitosanitari, effetto deriva e residui legati alla molecola “Clorpirifos”.

di  Vincenzo Porro della Orto Sveva S.r.l.,

“Scrivo per confermare che anche quest’anno nell’agro di Andria e Trani il clorpirifos sugli oliveti la fa da padrone, con conseguenze davvero devastanti per il comparto orticolo e olivicolo.

ORTICOLTURA: il principio attivo in questione “clorpirifos-etile” risulta essere molto stabile e facilmente trasportabile dall’aria al momento del trattamento, questo comporta l’inquinamento da effetto deriva per un raggio di diverse centinaia di metri, contaminando tutto ciò che trova per la sua strada. Dal momento che Andria e Trani risultano essere ‘aree importantissime per l’orticoltura e che il principio attivo in questione risulta revocato su quasi tutte le referenze orticole ma soprattutto non risulta registrato su nessuna referenza orticola che si produce negli agro in considerazione, diventa difficile o meglio impossibile gestire la situazione, anche perchè il p.a. è caratterizzato da una lunga e duratura persistenza sulla coltura “di difficile metabolizzazione”;

OLIVICOLTURA: il p.a., non è facilmente degradabile, anzi al contrario di altri p.a. non si allontana con l’acqua di vegetazione, inquanto si lega ad altri componenti dell’olio (LIPOSOLUBILE) restando parte integrante di esso.

Tutto questo, ovviamente, non è un valore aggiunto al nostro olio, anzi, risulta essere un motivo in più per deprezzarlo, il che significa “dare adito a chi male opera in questo settore” aumentando la speculazione di determinati operatori sulle spalle di chi è vige al proprio mestiere di olivicoltore.

Tengo a precisare che il Clorpirifos-etile è registrato sull’olivo per la lotta alla tignola e la cocciniglia; i prodotti commerciali attualmente disponibili e che hanno la relativa registrazione ministeriale sono tre (Pyrinet, Geonex e Pyrinex). Non so quanti olivicoltori utilizzano i formulati citati…; posso dire che gli interventi di febbraio-aprile, hanno sicuramente come bersaglio l’insetto patogeno della tignola e cocciniglia, ma ad onor della buona pratica agricola, non hanno un vero senso, in quanto i danni causati da questi patogeni in questo periodo sono insignificanti, quindi l’intervento di questo periodo suddetto, effettuato con questi prodotti così invasivi, si risolve ad uno spreco economico ed energetico da parte dell’agricoltore che nei tempi correnti sarebbe meglio evitare per ovvi motivi; per non parlare dell’effetto devastante che ha in termini di inquinqmento, (interventi certamente utili nel periodo fine giugno-metà luglio quando vi è la ovideposizione della tignola e la migrazione delle neanidi-cocciniglia); ora io mi chiedo chi consiglia questi interventi fitosanitari agli agricoltori…….? e per quale motivo….? la risposta alle mie domande è ovvia….

Come responsabile tecnico della Orto Sveva S.r.l., ho consigliato l’ufficio commerciale della stessa, l’ immediato trasferimento dell’area di approvigionamento della materia prima (prodotti orticoli) nell’agro della provincia di Foggia, e se sarà necessario anche oltre, lasciando vuoto il posto occupato dalla nostra azienda, mentre per l’anno lavorativo prossimo, il trasferimento avverrà entro e non oltre la prima decade di febbraio (periodo antecedente l’inizio dei trattamenti sull’olivo contro la cocciniglia);

Come noi stanno pensando anche altre aziende dello stesso settore, il che significa una ulteriore ripercussione negativa sul settore orticolo locale!.”

(Vincenzo Porro)

Importante evento in Val di Non

(03.04.13) Syngenta e Bayer (il gatto e la volpe) si propongono come generosi finanziatori di un piano “salva api”. Il tutto per impedire che in Europa venga applicato il bando dei nenicotinoidi riconosciuti tra i fattori di moria mondiale delle api

Via i veleni che uccidono le api. Senza se e senza ma

di Michele Corti

I profitti delle multinazionali dei veleni sono di molto inferori al danno economico (quello ecologico è incalcolabile) inferto all’agricoltura per la riduzione delle rese agricole causata dalla moria di api e altri impollinatori. Ma la potenza di fuoco di Syngenta e Bayer è concentrata e conta di più dell’interesse di consumatori e agricoltori. Questi ultimi rappresentano interessi diffusi con capacità di lobbying infinitamente inferiore. Così c’è il rischio che l’imminente bando dei neonicotinoidi slitti. Le multinazionali stanno giocando tutte le loro carte e ora propongono un piano a fdavore delle alpi da loro finanziato per poter dimostrare che i loro veleni “non c’entrrano” con il declino di api e insetti impollinatori

Il mese scorso la UE non è riuscita a trovare un accordo sulla messa al bando di tre pesticidi neonicotinoidi (imidacloprid e compagnia brutta) indicati come una delle cause della moria delle colonie di api in tutto il mondo. Per la messa al bando dei neonicotinoidi sono state raccolte 2,5 milioni di firme con l’obiettivo di 3 milioni  (VAI ALLA PETIZIONE E FIRMA)

La Commissione, però, pare intenzionata a forzare la mano se gli stati non trovano un compromesso e se ne riparlerà a maggio. La proposta è quella di proibire l’uso in tutte le colture primaverili-estive.

Il portavoce della Commissione, Frederic Vincent, ha riferito che verranno prese in esame le osservazioni delle multinazionali produttrici ma che i pareri forniti dall’ EFSA (European Food Security Agency) sono più che sufficienti per decidere la messa al bando.

Syngenta e Bayer sfruttando l’incertezza che caratterizza ormai l’approccio ad ogni problema scientifico (c’è sempre qualcuno che sostiene “sulla base di dati inconfutabili” la tesi opposta, specie se c’è un interesse forte dietro) vogliono menare il can per l’aia approfittando del fatto che la data prevista per la messa al bando si avvicina (1° luglio). Loro, ovviamente, sostengono che i loro prodotti non c’entrano nulla, che le api muoiono per colpa di parassiti (Varroa) e virus e sono certi di poter riconquistare una piena fiducia nella sicurezza dei loro prodotti davanti all’opinione pubblica.

Per poter conseguire questi obiettivi (ma sostanzialmente per guadagnare tempo) le due multinazionali hanno propost un “piano salva api”.

Il piano dovrebbe consistere nel mantenere ai bordi dei campi dei margini con piante nettarifere gradite alle api. Come verrebbe tradotta in pratica la cosa non è chiaro. Syngenta e Bayer si sostituirebbero alla PAC trasformandosi in erogatori di sussidi per il greening? Su che scala verrebbe condotto questo piano? Solo su minuscolole aree pilota o su vasta scala?

Quello che appare più “convincente” nel piano del gatto e della volpe è l’altra parte di esso. Il finanziamento alla ricerca. In tempi di stretta sui finanziamenti pubblici (e privati) alla ricerca le multinazionali che si offrono di finazniare studi su parassiti e virus delle api per “trovare i veri colpevoli” non faticherebbero ad avere interi dipartimenti ai loro piedi. Un boss di Syngenta ha dichiarato “Questo piano organico consentirà di ottenere preziose conoscenze nel campo della sanità apistica mentre la messa al bando dei neonicotinoidi precluderebbe la possibilità di comprendere il problema”. Capito? Bisogna continuare ad avvelenare le api altrimenti non si capisce perché muoiono!

 

L’effetto dei neonicotinoidi è certo anche se vi possono essere altri fattori alla base della motia delle api

 

Le api muoino anche in montagna, in territori “puliti” (ma siamo cos’ sicuri?) e nessuno sostine che i neonicotinoidi solo la sola causa. Che siano mortali per le api, però, è altrettanto certo. Vincenzo Girolami e Luca Mazzon del Gruppo di Entomologia del Dipartimento di Agronomia Ambientale dell’Università di Padova hanno eseguito un semplice ma efficace sperimento. Spesso la scienza, per nascondere la verità, si inventa complicate dimostrazioni condite di algoritmi, modelli, sofisticate statistiche. Hanno preso due api dalla stessa colonia e le hanno sottoposte ad un semplice test. Dopo averle lasciate senz’acqua per un po’ hanno somministrato ad una una goccia di eguttato si foglioline di una plantula di mais sviluppatasi da un seme non conciato, all’altra una goccia di eguttato di una plantula sviluppata da un seme conciato. Un video you tube documenta l’esperimento. L’ape abbeverata con eguttato pulito ha bevuto subito velocemente. Quella cui è stato offerto l’eguttato “sporco” ha prima rifiutato per più volte di bere. Poi ha ceduto alla sete e ha bevuto lentamente. In 45 secondi era stecchita.

Uno studio sponsorizzato dalla Syngenta e dalla Bayer dimostrerebbe che la messa al mando della concia del seme con i neonicotinoidi ridurrebbe le esportazioni della UE 16% e determinnerebbe un aumento del 57% rise inell’import del mais con un costo di 4.5 miliardi di Euro all’anno. Ma i ricercatori del settore hanno stimato che il contributo degli insetti impollinatori alla produttività agricola valga 22 miliardi di Euro in Europa e 153 milardi nel mondo.

La conclusione è che in questo ma in altri casi di danno all’ambiente e alla terra le giustificazinbi “economiche” addotte per giustificare inquinamento, contaminazione, rischio biuologici di ogni tipo sono infondate, o meglio nascondono mere considerazioni di profitto per pochi a danno della collettività. I miliardi delle multinazionali sono più pesanti di quelli degli agricoltori e dei consumatori a dispetto del valore di “equivalente universale” del denaro. C’è del denaro più uguale degli altri verrebbe da dire.

Nel 10% delle acque minerali in Francia farmaci e distruttori endocrini (pesticidi)

Acque-Minerali

Quello che un associazione di consumatori ha messo in evidenza in Francia è che l’inquinamenro è pervasivo. I produttori di acque minerali hanno chiesto nuove analisi ma il risultato è stato lo stesso. Varrebbe la pena di effettuare uno studio analogo in Italia che è il primo consumatore al mondo di acque minerali con grande contributo al PIL ma anche al trasporto su strada ovvero traffico, emissioni e consumo di plastica che gli incenitoristi apprezzano molto “produce molto calore”. Aggiungasi che la plastica non è inerte, che il suo riciclo non è il massimo perché cede ftalati. L’acqua è il simbolo di come si fa business da qualcosa di umile ma al tempo stesso si contamini ciò che è puyro e prezioso.

fonte: http://www.greenme.it/consumare/acqua/10046-acqua-in-bottiglia-farmaci-pesticidi-francia

Il 10% delle acque in bottiglia francesi contiene tracce di farmaci e di pesticidi. Tra i farmaci sono state individuate tracce di medicinali utilizzati per il trattamento del cancro al seno. I residui di farmaci e di pesticidi sono stati rilevati nel corso di uno studio promosso da parte di 60 Millions de Consommateurs e Fondation France Liberté.

La potabilità di tali acque non sarebbe però da mettere in discussione, secondo quanto emerso dallo studio e secondo quanto dichiarato da parte delle associazioni coinvolte all’agenzia France Press. Al momento non vi sarebbero problemi di qualità e le acque in bottiglia francesi dovrebbero continuare ad essere considerate bevibili.

Quanto rilevato nel corso dello studio non può però che destare la nostra attenzione riguardo alla contaminazione delle acque da parte delle attività umane in cui sia previsto l’impiego di pesticidi e di farmaci, i cui residui finiscono per inquinare falde e fonti d’acqua. La presenza di residui di farmaci e pesticidi è un segnale della scarsa qualità delle risorse utilizzate da parte dell’industria dell’acqua in bottiglia e ciò dovrebbe probabilmente rimettere in discussione i controlli relativi alla qualità. L’associazione 60 millions de consumateurs ha pubblicato in proposito un vero e proprio Manifesto per l’acqua potabile.

Non sono mancate contestazioni da parte delle aziende imbottigliatrici d’acqua, che hanno richiesto l’esecuzione di nuovi test, i cui risultati non hanno potuto che confermare i primi. Tra le numerose sostanze individuate, è stata rilevata la presenza di interferenti endocrini, i quali potrebbero rappresentare una minaccia per il nostro sistema ormonale. Le associazioni francesi chiedono maggiore sicurezza e regole più severe per le aziende. Sebbene presenti in piccole quantità, i residui di farmaci e pesticidi sono in grado di accumularsi nel nostro organismo nel corso del tempo. Quali potrebbero essere le conseguenze di ciò per la nostra salute?

Tra le 85 differenti sostanze individuate nel corso dei test troviamo ftalati, medicinali, pesticidi ed interferenti endocrini, tra cui il bisfenolo A, di cui le acque in bottiglia rappresentano una delle fonti maggiori, in quanto tale sostanza è in grado di essere trasmessa dall’involucro di plastica che lo contiene all’acqua stessa. 60 Millions de Consumateurs riporta la lista completa delle sostanze individuate nelle acque in bottiglia francesi, suddivise per categoria, unitamente all’elenco delle acque in bottiglia sottoposte ad analisi, che comprendono marchi noti come Nestlé, Auchan, Carrefour, San Pellegrino e Lidl.

Marta Albè