fonte: http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13908

Nuvole bianche sopra i meli

Aria di primavera: si riapre la questione dei fitofarmaci

1 giugno 2013                   di Ivan Zadra, Luigi Montibeller

Come ogni anno, in Val di Non, all’inizio della primavera e per tutta la stagione estiva, insieme al profumo dei fiori e al colore degli alberi è facile imbattersi in nuvole bianche che si alzano dalle coltivazioni di meli.

Sono i fitofarmaci (conosciuti anche come pesticidi), che vengono nebulizzati nei campi per permettere una crescita regolare e sovradimensionata dei frutti che ritroviamo nei nostri supermercati. A causa del mercato che si è venuto a creare intorno alle mele (si vede, infatti nell’ultimo bilancio consuntivo 2011-2012 che Melinda ha fatturato più di 230 milioni di euro su un totale di 372 mila tonnellate di mele conferite) e alle crescenti esigenze estetiche dei consumatori, i trattamenti con questi prodotti risultano fondamentali, nonostante esistano forti preoccupazioni sul loro impatto ambientale e sulla salute umana.

I fitofarmaci sono sostanze che contengono alcuni principi attivi che difendono la pianta contro malattie e parassiti di vario genere. Ne esistono varie tipologie: anticrittogamici (contro le malattie date da funghi o batteri), insetticidi, diserbanti (contro le erbe infestanti), acaricidi e tanti altri costituiti in gran parte da molecole tossiche non solo per l’organismo verso le quali sono indirizzate. Per questo motivo nel 2008 è nato il Comitato per il Diritto alla salute della Val di Non, con l’intento di monitorare e creare una rete di informazione sulle conseguenze delle sostanze, che però risulta difficile da diffondere a causa di una mancanza di comunicazione tra le parti interessate, agricoltori in primis.

Che queste sostanze abbiano degli effetti altamente nocivi sull’ecosistema è dato da alcune loro caratteristiche biochimiche, come la persistenza nel suolo e nelle acque anche per svariati decenni, che provoca la degradazione della biodiversità e favorisce la sopravvivenza di specie resistenti, costringendo gli operatori ad un uso sempre più massivo di tali composti. Da un rapporto dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che ha analizzato le acque superficiali italiane, si sono rilevati residui di pesticidi nel 55,1% dei posti campionati e, nel 34,6% dei casi, con concentrazioni superiori ai limiti di legge.

Il Trentino Alto Adige, oltre ad aver raggiunto circa il 70% della produzione nazionale di mele, ha guadagnato, ormai da diversi anni, anche il triste primato del maggior uso di fitofarmaci e coadiuvanti per ettaro coltivato (58 kg/ha di pesticidi contro una media nazionale di circa 9 kg/ha, per un totale di oltre 2.150.000 kg di pesticidi venduti in Trentino nel 2010).

La situazione non migliora se si vanno a verificare le conseguenze dei fitofarmaci sugli animali superiori, tra cui l’uomo. I danni maggiormente identificati sono: diminuzione della fertilità maschile con possibili rischi nello sviluppo dei genitali, abortività spontanea, deficit cognitivi e, non per ultimo, un’elevata incidenza di tumori.

torna a indiceGocce piccole ma cattive

“Non si vuol fare dell’allarmismo, ma è giusto che la gente prenda consapevolezza di certi fatti che la riguardano direttamente”– dichiara Sergio Deromedis del Comitato per il diritto alla salute analizzando il lavoro del dott Lorenzin (a tutt’oggi l’unico studio in materia)che evidenzia come, mediante l’effetto “deriva”, il 50% delle sostanze utilizzate nei trattamenti si disperda oltre le zone coltivate. Tale effetto è dovuto agli atomizzatori che, riducendone il diametro di oltre quattro volte, rendono le gocce più leggere, migliorando sì il risultato del trattamento ma aumentando pure la dispersione, in presenza di una brezza anche se leggera. Uno studio del Dipartimento di Ingegneria Agraria e Forestale commissionato dall’ISPEL (Istituto per la prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro) sottolinea come “le gocce di diametro inferiore a 100 micron (1 micron = 1 millesimo di millimetro ndr) evaporano in brevissimo tempo riducendosi facilmente alle dimensioni di gocce inferiori a 10 micron, che entrano facilmente nei polmoni, e quelle comprese fra 0.5 e 0.1 micron vengono rapidamente assorbite dall’organismo”.

Per questo motivo nel 2009 il Comitato per il diritto alla salute della Val di Non ha commissionato ad un laboratorio fuori provincia un’indagine sulle urine di un campione di adulti e bambini residenti in valle. Il risultato per la prima volta ha evidenziato concentrazioni preoccupanti (quattro volte i valori di riferimento, cioè le quantità che si trovano mediamente e alle quali è testata l’assenza di effetti nocivi) di diversi derivati dei trattamenti dei meleti e, in particolare, del principio attivo clorpirifos-etil, riscontrando livelli preoccupanti soprattutto nei bambini (6 volte maggiori rispetto al riferimento).

In particolare, le concentrazioni di fitofarmaci nei liquidi biologici risultavano raddoppiate nel periodo successivo ai trattamenti rispetto all’inizio della stagione, evidenziando che sono i prodotti irrorati nel campo a depositarsi nell’uomo. Quindi, non essendo la concentrazione costante in tutto l’anno, il problema non è nelle mele, che presentano infatti livelli molto bassi di tali sostanze – come puntualmente ha precisato Lorenzo Dellai intervenuto telefonicamente alla trasmissione “Porta a Porta” dell’11 dicembre scorso. Però l’ex presidente della Provincia, nel difendere uno degli orgogli del nostro territorio, si è spinto ad affermare che “sta crescendo l’area dei produttori che usano metodi biologici”. Queste realtà, che effettivamente stanno nascendo, ad oggi si possono purtroppo contare sulle dita delle mani.

Si prediligono infatti delle metodologie che garantiscono una maggior sicurezza di avere comunque, anche in condizioni avverse, un raccolto abbondante ed esteticamente appetibile al mercato, a discapito della sperimentazione di colture alternative, nella fattispecie, quelle biocompatibili.

“La monocultura che si è sviluppata in Valle di Non non è più sostenibile né da un punto di vista ambientale-paesaggistico, né per la salute, e sempre meno da un punto di vista economico, se teniamo conto dei costi ambientali (impoverimento e inquinamento del terreno) e sanitari (correlazione dei pesticidi con numerose patologie umane e animali)” – sostiene Virgilio Rossi, il capogruppo di S.A.E, (Salute Ambiente Economia) in Comunità di Valle. L’utilizzo di sostanze chimiche nei settori produttivi ha, senza dubbio, largamente contribuito al benessere economico e sociale a tal punto da renderlo più importante rispetto all’elemento sanitario. “È quindi auspicabile – continua Rossi – ristabilire una gerarchia dei valori dando la priorità alla salute”.

Il primo passo da fare in questa direzione è senz’altro un’attenta prevenzione primaria mirante a minimizzare l’esposizione agli agenti chimici già noti per la loro tossicità e possibile solo attraverso l’informazione e la comunicazione. Ed è proprio la mancanza di quest’ultima che ha rallentato e rallenta tutt’ora lo sviluppo di soluzioni. Che la situazione non sembri essere cambiata di molto lo si può constatare leggendo l’articolo apparso nel 2009 su questo stesso giornale.

L’unica novità nello scenario legislativo è data dal decreto 150 del 2012, in cui l’art 11 stabilisce dei programmi di informazione alla popolazione sui rischi e i potenziali effetti per la salute umana. Peccato che, come afferma l’avv. Massimiliano Debiasi (che si è occupato del regolamento del Comune di Malosco, tendente a proteggere le aree abitate dai pesticidi), il tutto appare più come una “lettera di intenti” che come una normativa specifica.

Chissà che questi incontri non rompano quel muro d’omertà e che le varie parti non comincino a confrontarsi per una crescita, oltre che professionale, anche personale.

Pesticidi e tumori
Polmoni Riferimenti
Clorpirifos Lee et al. 2004
Diazianan Beane Freeman et al. 2005
Dicamba Alavanja et al. 2006
Metolachtor Alavanja et al. 2007
Pendimetalin Houet et al. 2008
Pancreas Riferimenti
EPTC Andreotti et al. 2009
Pendimetalin Andreotti et al. 2009
Colon Riferimenti
Aldicarb Lee et al. 2007
Dicamba Sarmanic et al. 2006
EPTC van Bemmel et al. 2008
Imazethapyr Koutos et al. 2009
Cervello Riferimenti
Clorpirifos Lee et al. 2007
Leucemia Riferimenti
Clorpirifos Lee et al. 2004
Diazianan Beane Freeman et al. 2005
EPTC van Bemmel et al. 2008
Melanoma Riferimenti
Carbaryl Mahajan et al. 2009
Toxaphene Purdue et al. 2006

In grassetto sono riportati i le tipologie di tumore (ai polmoni, al colon, melanoma, etc.), sotto sono elencati i pesticidi che aumentano l’incidenza del tumore. Nella colonna “Riferimenti” sono riportati gli studi che correlano il pesticida al tumore.


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