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La valle delle mele linde(!?). E’ quella delle pome dei 40 trattamenti all’anno con pesticidi (prescritti dalla Fondazione Mach, braccio operativo della Provincia Autonoma di Trento) e si conferma, come potrebbe non esserlo dato le enormi quantità di veleni immessi nell’ambiente, la valle dei veleni.

Carbaril e Terbutrina (pesticidi non autorizzati da anni) trovati nel Rio Ribosc, un torrente che attraversa i meleti. Fino a 12 pesticidi diversi nelle acque, in concentrazioni a volte fuori legge.

fonte: http://www.ladige.it/articoli/2013/08/17/mele-veleni-pesticidi-rio-ribosc

Mele e veleni: pesticidi nel rio Ribosc

Pesticidi_Val_di_Non

17 Agosto 2013 – Val di Non
articolo di Andrea Tomasi

Sostanze vietate nell’acqua. Ancora veleni in Valle di Non e si torna a parlare di mele della discordia. Pesticidi nel Ribosc, un rio le cui acque finiscono nel lago di Santa Giustina. Trovate tracce di un diserbante e di un diradante che non si potrebbero utilizzare in agricoltura. In principio fu una puntata di «Porta a Porta», il programma di punta di Rai Uno, dove Bruno Vespa diede spazio al pediatra Leonardo Pinelli. Era l’11 dicembre. Il medico parlò di insalubrità delle mele trentine. L’allora governatore Lorenzo Dellai telefonò in trasmissione per  denunciare «la totale infondatezza di certe affermazioni» (il professore aveva parlato di tumori nei bambini facendo anche un parallelo con l’Ilva di Taranto). Poi l’Apot (Associazioni produttori ortofrutticoli trentini) ha presentato querela per diffamazione, mentre la Procura ha chiesto l’archiviazione.
Ora c’è un nuovo capitolo. Nnella valle delle mele si torna a parlare dei frutti e di analisi chimiche preoccupanti. Laura Podetti e Virgilio Rossi (Gruppo consiliare Salute ambiente ed economia – Sae) hanno presentato un’interrogazione alla presidenza della Comunità di Valle, allegando i dati, con numeri e grafici del monitoraggio effettuato dall’Appa (Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente). «Nell’aprile scorso – si legge nel documento del Sae – è stato pubblicato il Rapporto nazionale dell’Istituto per la protezione ambientale IS.PR.A. dal quale emerge che il 34,4% delle acque superficiali e il 12,3% di quelle sotterranee non sono potabili a causa dei residui di fitosanitari usati maggiormente in agricoltura ed in misura più limitata, dai biocidi (…) Il rapporto è stato realizzato sulla base delle informazioni fornite dalle Regioni e dalle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente». E nel quadro nazionale il Trentino della frutticoltura non brilla: «Il rio Ribosc è un torrente che scorre in gran parte attraverso le coltivazioni frutticole situate alla destra del Noce principalmente nel comune di Cles. I risultati, ottenuti nel corso del 2010 – 2011, hanno messo in evidenza una situazione assai compromessa, con particolare evidenza per quanto attiene le concentrazioni di nitrati, che superano in quasi tutti i casi il livello di attenzione stabilito per la definizione delle aree vulnerabili e del batterio  Escherichia coli . Inoltre spesso sono state riscontrate presenze di pesticidi, in alcuni casi in concentrazione preoccupante. Per i pesticidi totali il decreto legislativo 152/2006 pone il valore di 1 µg/l (microgrammo/litro) come obiettivo di qualità (media annua) da rispettare. I valori ritrovati superano ampiamente tale soglia. Inoltre tale decreto pone una soglia per i singoli fitofarmaci di 0,1 µg/l. Tale soglia appare essere superata in molti casi».
Leggiamo dalla relazione dell’Agenzia provinciale sul rio Ribosc e i suoi affluenti: «Le sostanze più comunemente rinvenute sono fungicidi, sostanze utilizzate maggiormente rispetto agli insetticidi nei periodi di precipitazioni più intense». Nella sintesi si fa anche riferimento all’individuazione di sostanze vietate dalla legge. Il ritrovamento di queste potrebbe essera dato da una persistenza nelle acque a distanza di tempo o – ipotesi più probabile – da un uso illegale in tempi recenti: «Di particolare rilevanza è il ritrovamento del  Carbaril  , principio attivo non più ammesso da diversi anni e che in passato era utilizzato come diradante e di  Terbutrina , un diserbante altrettanto vietato». Il secondo è stato individuato in un solo punto, mentre il primo «mostra una distribuzione più diffusa». «In alcuni punti di prelievo – riferiscono gli esponenti di Sae – sono stati rilevati addirittura dai 10 ai 12 principi attivi».
Il rio Ribosc è già inserito come «corpo idrico a rischio» nel piano di gestione del Distretto idrografico della Alpi orientali. Le analisi mostrano che le concentrazioni di nitrati «superano in quasi tutti i casi il livello di attenzione stabilito per la definizione delle aree vulnerabili». Sono sempre i tecnici Appa a far notare che si è di fronte ad un caso di inquinamento diffuso, legato anche a problemi connessi all’«incompleto o errato collettamento delle fognature». «Il rio Ribosc (le cui acque finiscono nel lago artificiale di Santa Giustina) – scrivono – è fortemente impattato da inquinanti di origine agricola. «Spesso sono state riscontrate presenze di fitofarmaci». Si parla di concentrazioni che inducono i tecnici a parlare di «situazione scadente» e «cattivo stato chimico».

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Veneto e pesticidi

Bisogna voltare pagina

di Giovanni Beghini

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La regione Veneto ha iniziato lo scorso mese uno studio sulla possibilità di diminuire l’uso dei diserbanti nei seminativi. Una iniziativa che merita un grande applauso. Dimostra che anche a livelli dirigenziali ci si rende conto che c’è bisogno di voltare pagina. Perché è documentato che la provincia di Treviso ha sparso 55.000 litri di glifosate in un anno. Estrapolando questo dato si può ipotizzare che in tutto il Veneto se ne usino almeno 250.000 litri in ogni anno. Cifre insostenibili per la salute umana e dell’ambiente

Se si sapesse poi quanti pesticidi in totale vengono usati annualmente in Veneto saremmo tutti giustamente terrorizzati. La provincia di Verona è una delle più agricole d’Italia e questo si vede anche dal consumo di fitofarmaci. In totale il 42 % di quelli di tutto il Veneto che sono dai 15 ai 18 milioni di litri (kg)/anno, sono sparsi nella nostra provincia. Tutto (o quasi) a norma di legge, con l’autorizzazione regionale, dei vari consorzi di tutela dei prodotti, delle ASL e dei loro SIAN, dei patentini, con la registrazione dell’ARPAV, l’assenso di Acque Veronesi. E questi solo in agricoltura, senza contare quelli che sono in libera vendita nei negozi come biocidi per la casa e per gli orti, che non sono né pochi né innocui.

Ogni abitante del Veneto ha in dote dall’agricoltura 20 litri di pesticidi/anno,meno nelle città, dove ci sono altri problemi, ancora di più per i tre quarti dei veronesi che vivono e respirano a diretto contatto con le campagne. Non consideriamo per ora l’uso dei fertilizzanti chimici, che sono in quantità di alcune volte maggiore e che hanno effetti sull’ambiente importanti di eutrofizzazione, di salificazione, di perdita di humus, alla lunga di desertificazione ma non hanno effetti diretti sulla salute come i pesticidi. Parliamo solo dei “fitofarmaci” classificati come irritanti, nocivi, tossici e molto tossici per la salute. 20 litri, che quest’anno, a causa dell’andamento climatico, sono stati molti di più.

Non solo di più ma anche più tossici, la stessa regione già in data 25/3/13 autorizza “in deroga” l’uso di Mancozeb e Folpet per un massimo si tre interventi ognuno, più altri prodotti del gruppo delle fenilammidi, un dosaggio talmente largo che è come non mettere nessuna limitazione. Questi prodotti , a causa dei loro danni alla salute (tumori alla tiroide, alla pelle del sangue)saranno esclusi dal commercio per decreto europeo, dal 2014. Nel trentino vitivinicolo hanno già imparato a farne a meno da qualche anno mentre nella nostra regione, con le deroghe “facili” si continua ad alimentare il circuito perverso “paura di perdere il prodotto-dipendenza dai consorzi agrari-inesperienza-auto ed etero avvelenamento” Con grandi affari delle multinazionali della chimica e sicuro ulteriore aumento di malattie umane.

Non meraviglia che i dati dell’ISPRA sullo stato delle acque rilevi che il 53% dei campioni delle acque superficiali contenga da uno a sette pesticidi contemporaneamente e che anche le acque profonde ne siano contaminate, nella misura del 23 %. Queste sono quelle che servono per bere, che sono in un equilibrio così precario che basta poco ad alterarlo, vedi recente fatto di Negrar. Queste acque sono quelle delle risorgive, quelle dei centri termali. Anche quelle con cui si fabbrica la coca-cola distribuita in tutta Italia. Gli organismi umani ed animali sono diventati dei giganteschi e capillari filtri e smaltitori di sostanze tossiche diffusi su tutto il territorio. I pesticidi infatti sono i più numerosi fra i POPs. I POP (persistent organic pollution) hanno la caratteristica di degradarsi in tempi lunghissimi, e molte volte i metaboliti che ne derivano sono altrettanto tossici. Prima o poi entrano nella catena alimentare iniziando i fenomeni di bioaccumulo e biomagnificazione e giungono fino a noi in poco tempo.

C’è chi spera nel fenomeno della mitridatizzazione o chi, fiducioso darwinista, conta nella selezione di umani resistenti ? Questo sembra il comportamento dei nostri decisori, sia politici sia economici, quelli che decidono cosa dobbiamo mangiare, come dobbiamo coltivare, come dobbiamo spendere. Non è quello che pensano centinaia di scienziati e ricercatori, migliaia di contadini, milioni di consumatori.

Ora tutti riconoscono i danni da inquinamento delle città da PM10, ma fino a pochi anni fa chi richiamava l’attenzione su questo era classificato come pedante allarmista ambientalista mentre ora è diventata invece una necessità regolamentata da precise direttive europee e così succederà con i pesticidi attuali.

Molte volte viene dichiarato che i principi attivi “moderni” non sono più tossici come quelli di una volta ma bisogna fare attenzione. Quasi sempre essi sono commercializzati in base a studi presentati dalle aziende produttrici, che vengono più o meno accettati dalle strutture addette ma che non sono verificati da appositi studi indipendenti. Si crede a quello che l’azienda vuole dire, non si chiede neanche la presentazione di tutti gli studi fatti, in particolare di quelli scartati. Dall’altra parte invece ci sono migliaia di scienziati indipendenti che ogni giorno pubblicano articoli sui danni alla salute dei pesticidi. Ma questi raramente vengono ascoltati. Una inversione di tendenza sembra però esserci stata recentemente. E’ stato finalmente vietato l’uso dei neonicotinoidi, almeno per uno dei suoi molteplici utilizzi, per il danno evidente che queste sostanze hanno sulla vita delle api.

Il potere di determinare le politiche agricole europee, e lo stato di salute degli europei evidentemente è ancora saldamente in mano alla Bayer, alla Syngenta, alla BASF, alla Dow Agro Science ed alla Monsanto, le cinque più grandi multinazionali dell’agrofarmaco ( e delle sementi), delle quali sarebbe interessante conoscere i profitti settore per settore, perché questo spiegherebbe la loro determinazione.

La politica di queste multinazionali prevede il sistema del ritiro-sostituzione di un prodotto, una specie di “spoil system” per cui dopo un certo tempo un prodotto diventa obsoleto vuoi perché dimostrata inconfutabilmente la sua tossicità vuoi perché il suo prezzo non è più remunerativo. Allora viene sostituito con un prodotto “nuovo”, “moderno”, “non tossico” solo perché non ci sono ancora indagini epidemiologiche a suo carico. Molte volte questo prodotto è anche più costoso. L’appartenenza alle medesime classi chimiche, la certezza del risultato, i meccanismi d’azione fanno però sospettare che lo troveremo sul banco degli imputati fra qualche lustro.

Gli umani, tutti gli esseri viventi, la terra fertile, anch’essa un essere vivente, non possono sopportare ancora a lungo un carico del genere. Le persone maggiormente esposte sono gli stessi agricoltori ed in modo particolare i loro famigliari, ma lo sono le persone che vivono più o meno in prossimità delle campagne e tutti i consumatori, tutti coloro che mangiano: in circa la metà di frutta e verdura, come in tutti gli altri cibi, sono presenti residui, molte volte multi residui. Che questi siano all’interno dei LMR (Limiti Massimi Raggiungibili,) consola poco, molto meglio per tutti sarebbe che non ci fossero, Ma soprattutto i più esposti, i più in pericolo sono i bambini, i non ancora nati, nei quali gli effetti sono centuplicati. Le generazioni future. In nome di quelli dobbiamo cambiare strada. E l’alternativa esiste.

Tornando al diserbante glifosate così usato nel Veneto ed in tutto il mondo, è specificato sulla sua etichetta, nelle sue frasi di rischio, che è “irritante per gli occhi e per la pelle e dannoso per l’ambiente acquatico”. il paradosso è infinito, si riconosce che è tossico per l’ambiente acquatico e si permette di spargerne 250.000 litri all’anno ! E’ questa la sostenibilità, l’ attenzione alle generazioni future, l’immagine che vogliamo esportare ?

Naturalmente queste sono solo le tossicità riportate dalla ditta produttrice. Il mondo scientifico indipendente lo ritiene causa di tumori, di infertilità, di malattie degenerative, intestinali, autoimmuni, renali per gli umani oltre che distruttore della biodiversità

GRUPPO CONSILIARE S.A.E. SaluteAmbienteEconomia

COMUNICATO STAMPA

Il Consigliere Capogruppo Virgilio Rossi ed il consigliere Laura Podetti, componenti del Gruppo Consigliare S.A.E. presente in seno alla CdV della Val di Non, hanno presentato la seguente interrogazione:

Alla cortese attenzione del Presidente e degli assessori competenti della Comunità della Val di Non

INTERROGAZIONE

Oggetto: Contaminazione da pesticidi delle acque superficiali della Val di Non

Nell’aprile scorso è stato pubblicato il Rapporto nazionale dell’Istituto per la protezione ambientale IS.PR.A. dal quale emerge che il 34,4% delle acque superficiali e il 12,3% di quelle sotterranee non sono potabili a causa dei residui di fitosanitari usati maggiormente in agricoltura ed in misura più limitata, dai biocidi.
La quantità e la qualità di pesticidi presenti nelle acque italiane superficiali e sotterranee sono in aumento, aggravandone lo stato di contaminazione. Nel 2010 infatti, sono stati rinvenuti residui nel 55,1% dei 1.297 punti di campionamento delle acque superficiali e nel 28,2% dei 2.324 punti di quelle sotterranee, per un totale di 166 tipologie di pesticidi – a fronte dei 118 del biennio 2007-2008 che sono stati individuati nella rete di controllo ambientale delle acque italiane.
L’IS.PR.A avverte che a causa dell’assenza di dati sperimentali sugli effetti combinati delle miscele e di adeguate metodologie di valutazione, esiste la possibilità che il rischio derivante dall’esposizione ai pesticidi sia attualmente sottostimato e si impone una particolare cautela anche verso i livelli di contaminazione più bassi.
Il rapporto è stato realizzato sulla base delle informazioni fornite dalle Regioni e dalle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente.
La Val di Non, notoriamente consumatrice di notevoli quantità di pesticidi, circa 58 Kg/ha(nove volte in più della media nazionale), non può ritenersi esclusa da questo tipo di contaminazione dovuta a tali sostanze.
Infatti l’ APPA (agenzia provinciale per l’ambiente) ha concluso nel 2011 il “monitoraggio ambientale sul rio Ribosc”, in adempimento a quanto previsto dall’allegato 1 alla parte terza del D. Lgs. 152/2006 lettera A.3.1.1.
Il rio Ribosc è un torrente che scorre in gran parte attraverso le coltivazione frutticole situate alla destra del Noce principalmente nel comune di Cles.
I risultati ottenuti nel corso del 2010 – 2011, hanno messo in evidenza una situazione assai compromessa, con particolare evidenza per quanto attiene le concentrazioni di nitrati, che superano in quasi tutti i casi il livello di attenzione stabilito per la definizione delle aree vulnerabili e di Escherichia coli. Inoltre spesso sono state riscontrate presenze di pesticidi, in alcuni casi in concentrazione preoccupante. Per i pesticidi totali il D.lgs. 152/2006 (nota n. 7 alla Tab. 1/B dell’allegato I alla parte III) pone il valore di 1 μg/l come obiettivo di qualità (media annua) da rispettare. I valori ritrovati superano ampiamente tale soglia. Inoltre tale decreto (nota 6 alla Tab. 1/B dell’allegato 1 alla parte III) pone una soglia per i singoli fitofarmaci di 0,1 μg/l. Tale soglia appare essere superata in molti casi.
Le sostanze più comunemente rinvenute sono fungicidi, sostanze utilizzate maggiormente rispetto agli insetticidi nei periodi di precipitazioni più intense, seguono diserbanti ed insetticidi. Di particolare rilevanza è il ritrovamento del Carbaril principio attivo non più ammesso da diversi anni e che in passato era utilizzato come diradante.
In alcuni punti di prelievo sono stati rilevati addirittura dai 10 ai 12 principi attivi.
I tecnici APPA hanno definito”il rio Ribosc fortemente impattato da inquinanti di origine agricola(pesticidi) e da sostanze di origine fecale attribuibili ad un incompleto o errato collettamento delle fognature (Escherichia coli). Le analisi effettuate nel 2010 mettono di conseguenza in evidenza una situazione scadente ed un cattivo stato chimico.”
E’ evidente l’impatto negativo ambientale e sanitario, ancorchè rilevato in una precisa zona della Val di Non, ma testimone di un probabile inquinamento delle acque superficiali e sotterranee potenzialmente presente perlomeno nella parte di valle a frutticoltura intensiva.
E’ impellente l’intervento delle Istituzioni preposte al fine di verificare in primis la situazione attuale e conseguentemente se necessario intervenire risolutivamente al fine di tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini.
Riteniamo altresì doveroso l’interessamento della CdV, nell’ambito delle proprie competenze, quale organo intermedio preposto alle questioni ambientali sovra comunali.
A tale scopo interroghiamo e chiediamo al Presidente ed al/agli Assessore/i competenti, una puntuale risposta ai seguenti quesiti:
1. se la CdV è a conoscenza del monitoraggio anzidetto effettuato dall’APPA, e se si quali sono stati all’epoca i provvedimenti che ha adottato a tutela dell’ambiente e salute pubblica e di informazione alla cittadinanza e agli operatori economici e pubblici, interessati.
2. se è a conoscenza di altri monitoraggi delle acque superficiali e sotterranee effettuati in valle anche successivamente all’anzidetto e quali sono stati i risultati ottenuti.
3. quali sono i criteri di valutazione e applicativi previsti dalla normativa sulla certificazione EMAS in tema di monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee.
4. se prossimamente intende intervenire ed in quali termini, innanzitutto per quanto di propria competenza e conseguentemente presso gli Enti interessati(APPA, APSS, Comuni) e le organizzazioni produttive agricole in particolare e più in generale le attività produttive, in virtù degli allarmanti risultati del monitoraggio IS.PR.A che coinvolge chiaramente anche la nostra valle.
Val di Non, 14 Agosto 2013
S.A.E. Salute-Ambiente-Economia
f.to Virgilio Rossi Capogruppo consiliare

Rassegna stampa

fonte: http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronaca/2013/08/14/news/pesticidi-multate-nove-aziende-su-dieci-1.7579848

 

Pesticidi, multate nove aziende su dieci

Controlli della Forestale sull’uso di prodotti tossici in ditte vitivinicole a Cigognola, S. Damiano, Borgoratto e Rocca Susella

(15.08.13) CIGOGNOLA (PV). Pesticidi pericolosi per le persone e per l’ambiente, ma lasciati incustoditi e spesso utilizzati senza rispettare le norme previste dalla legge. Alla vigilia della vendemmia scattano i controlli della Forestale. In questi giorni gli agenti di Zavattarello hanno controllato dieci aziende vitivinicole oltrepadane, scovando irregolarità nel 90% dei casi. E staccando una ventina di multe per un totale di circa 10mila euro.

Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato coordinati dal comandante Arturo Gigliotti, infatti, hanno trovato irregolarità nello stoccaggio e nella gestione dei fitofarmaci in nove ditte vitivinicole, su un totale di dieci aziende ispezionate. «Si tratta di prodotti tossici e nocivi – spiegano dal comando di Zavattarello – il cui acquisto, gestione e utilizzo è disciplinato da norme precise». Eppure durante i controlli effettuati nei giorni scorsi a Cigognola e a San Damiano al Colle, oltre che a Borgoratto Mormorolo e a Rocca Susella, sono emerse diverse irregolarità. «Nove aziende sulle dieci controllate finora non erano in regola», spiegano dalla Guardia Forestale.

Gli agenti infatti hanno trovato pesticidi e fitofarmaci conservati senza il rispetto delle norme di sicurezza. «Chiunque poteva accedere a questi prodotti – dicono ancora dal comando di Zavattarello – che però possono essere molto pericolosi, sia per l’ambiente che per le persone». Gli agenti hanno trovato anche pesticidi la cui vendita non era stata registrata, e i cui moduli di acquisto non erano veritieri. E così sono scattate le sanzioni amministrative: alle aziende vitivinicole non in regola sono arrivate una ventina di multe, per un totale di 10mila euro.

E queste sono soltanto le prime dieci ditte ispezionate dagli agenti di Zavattarello per quanto riguarda l’utilizzo e la gestione dei fitofarmaci. «Ma i controlli proseguiranno», assicurano dalla Forestale. Questa operazione infatti continua idealmente quella iniziata nei mesi scorsi, quando il comandante Gigliotti e i suoi uomini avevano ispezionato i rivenditori di questi prodotti.

Nel maggio scorso, infatti, dopo due mesi di indagine, erano arrivati una cinquantina di verbali ad alcuni rivenditori di pesticidi e prodotti fitosanitari usati in viticoltura. In quel caso le multe avevano raggiunto in totale i 30mila euro circa: le verifiche si erano allargate anche a Broni e Stradella, dove erano stati scoperti fitofarmaci tossici e pericolosi venduti in nero o con moduli falsi o non regolari.

Ma i controlli non sono finiti. «Ora continueremo con le cantine – dice il comandante Gigliotti – per verificare i prodotti usati in questo periodo di vendemmia».