Archivi per il mese di: settembre, 2013

Per i pesticidi, se si vuole che non arrivino negli alimenti, non bastano i pannicelli caldi. Anche in Francia, dove la propensione alla truffa ai danni del prossimo è meno elevata che in Italia il panorama della presenza di pesticidi nel vino è sconfortante: pesticidi da tempo fuorillegge nel vino convenzionale, pesticidi nel vino bio. La cause? Le misure per proteggere l’agricoltura bio sono insufficienti ma c’è anche un inquinamento diffuso nell’ambiente (un motivo che vale solo per le molecole persistenti, per quelle a rapido decadimento vale solo la frode o l’insufficiente schermo dalle derive.  Non basta una siepina, bisogna che ci siano distanze serie tra vineti bio e chimici.  Non si può pretendere di fare agricoltura bio circondati dalla chimica. Da questo punto di vista le associazioni (per non perdere “clienti”) sono troppo spesso lassiste. Poi è chiaro che c’è chi fa spudoratamente il furbo e che fa bio solo per guadagnare di più, pronto ad usare i pesticidi appena si profila il rischio di una perdita di produzione seria. Tutto ciò è deprimente e induce a ritenere che solo LIBERANDO dai pesticidi ampi comprensori agricoli sia possibile risolvere il problema. Ma anche mettendo gradualmente fuorilegge tutti i pesticidi.

 

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/29/vino-studio-francese-pesticidi-anche-nelle-bottiglie-biologiche/727488/

.

Vino, lo studio francese: “Pesticidi anche nelle bottiglie biologiche”

trattamento_vigneto

Un laboratorio ha analizzato 92 diversi vini d’oltralpe trovando presenza di pesticidi multipli, taluni perfino proibiti in Francia, in ogni bottiglia: anche in quelle provenienti da agricoltura biologica dove non sono consentiti

di Gian Luca Mazzella

(29.09.2013)

Tempo di vendemmia. Un tempo in cui si potrebbe azzardare qualche osservazione sulla qualità delle uve raccolte, dei mosti e dei vini. Ma è troppo tardi: sui giornali e sulle riviste nazionali e internazionali sono già piovute, nelle ultime settimane, le ottimistiche previsioni annuali. Sicché, in questi giorni più consoni a delle osservazioni analitiche su un’annata che si presenta per niente favorevole, spunta invece la denuncia di una associazione francese di consumatori, la UFC-Que Choisir.

L’organizzazione ha fatto analizzare in laboratorio 92 bottiglie di vino d’oltralpe, dai 2 ai 15 euro, concentrandosi sui residui da fitosanitari potenzialmente tossici, comunemente detti pesticidi. In ogni vino analizzato, sia che fosse proveniente da agricoltura convenzionale o biologica sono stati trovati residui di pesticidi: taluni proibiti dalla legislazione francese. Non di rado nello stesso vino si è rilevata la presenza di 9-10 molecole diverse di pesticidi, fino ai 14 tipi di una bottiglia di Bordeaux del 2010 da 10,44 euro. Comunque nei vini bio si sono trovate molte meno molecole potenzialmente tossiche.

E, per quanto ogni residuo rilevato sia sotto il limite massimo consentito (LMR) ammesso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), è ancora in fase di definizione una metodologia di controllo europeo per il cosiddetto “effetto cumulativo” dei pesticidi e dunque una plausibile valutazione del rischio per l’organismo umano. L’EFSA ha di recente schematizzato tre modalità di interazione dei pesticidi: la somma degli agenti tossicologici; la somma della risposta tossicologica degli organi umani (ad esempio il fegato o i reni); una interazione fra residui di pesticidi, che agisce per vie tossicologiche diverse e inattese.

Sulle prime due modalità è stata fondata una possibile valutazione cumulativa del rischio, dato che l’EFSA considera probabile un effetto sommatorio sugli organi bersaglio, escludendo l’interazione fra residui di pesticidi, almeno ai livelli che sono stati rilevati in Europa, e che sono stimati bassi. Dunque l’EFSA sta procedendo a identificare i fitosanitari raggruppandoli in base agli effetti fisiologici che inducono nel corpo umano, per arrivare una valutazione del rischio cumulativo dei pesticidi.

Peraltro il limite massimo consentito di residui da pesticidi, nelle viticoltura, è controllato soltanto sulle uve e non direttamente sui vini, come è stato fatto con i test del laboratorio francese. Del resto la quantità totale dei residui di fitosanitari è a dei livelli che non sono ad esempio ammessi nell’acqua del rubinetto. Sicché, come avevamo già scritto, “I vini convenzionali contengono  residui di pesticidi più alti di quelli ad esempio contenuti nell’acqua potabile”. Ai vigneti, pur rappresentando solo il 7% delle colture in Europa, è riservato quasi il 70% dei fitosanitari.

La Francia registra il primato europeo nell’utilizzo dei pesticidi, 62.700 tonnellate nel 2011: alla superficie viticola, ovvero il 3,7% della superficie agricola francese, è destinato usato il 20% dei pesticidi d’oltralpe. Pertanto in Francia sono stati per legge riconosciuti il Parkinson e l’Alzheimer come malattie professionali dei viticoltori: che ne hanno abusato per decenni, non solo sulle loro piante. É stato quindi ufficializzato il legame fra pesticidi e malattie neurodegenerative, uno dei pochissimi che lega patologie a prodotti fitosanitari.

Oltre ad essere neurotossici, i pesticidi sono cancerogeni e sono stati messi in relazione con una serie innumerevole di patologie. L’Italia nel 2012 aveva avuto il primato mondiale della sicurezza alimentare col minor numero di residui di pesticidi oltre il limite, che è stato cinque volte inferiore a quello della media europea a 26 volte inferiore a quello dei Paesi extracomunitari. Saremo al sicuro?

Annunci

Il Salento comincia a dire: “via i pesticidi”

Anche in Puglia si sta sviluppando un movimento Pesticidi No grazie. A giugno a Castiglione d’Otranto è partita la petizione Vietiamo i pesticidi nel Salento. Intanto il Clorpirifose è stato bandito dagli uliveti (almeno ufficialmente) ma solo dopo che gli Usa avevano bloccato l’importazione di partite di olio salentino. Intanto in Puglia come ovunque in Italia si continua a vendere pesticidi nei supermercati di cui fanno largo uso gli “hobbisti”

fonte: http://www.legatumorilecce.org/Riviste/Rivista83.pdf

Clamorosa la decisione USA di bloccare circa un centinaio di container nei porti di New York e Seattle, perché il prodotto presentava residui di clorpirifos etile

 

di Flavia Serravezza

 

Residui di clorpirifos etile, un potente pesticida utilizzato contro la «mosca dell’ulivo», sono stati rilevati in olii pugliesi e salentini destinati agli americani e ora bloccati alla dogana degli Stati Uniti. Il fitofarmaco, infatti, è autorizzato in Europa, ma non Oltreoceano. Da diverse settimane, ben 98 container sono fermi nei porti di New York e Seattle, per un totale di 10mila quintali di olio extra vergine di alta qualità prodotto in diverse regioni italiane, tra cui la Puglia.

Per questo, il 22 maggio scorso, la Regione ha inviato una lettera alle associazioni di categoria, ai produttori olivicoli, alle società di agrochimica, ai rivenditori e ai tecnici, in cui i responsabili del Servizio fitosanitario pugliese hanno comunicato che la sostanza attiva clorpirifos etile subirà “forti limitazioni d’impiego”: l’utilizzo del pesticida è stato revocato su olivo a partire dal 12 giugno scorso e si è inoltre stabilito di limitare a un solo trattamento il suo impiego nei disciplinari di produzione anche sulle altre colture in etichetta. Questa singola applicazione, inoltre, è stata limitata anche nel tempo, («entro e non oltre il 30 giugno»), per evitare l’uso in periodi di inoleazione delle drupe.

Peccato che il provvedimento regionale che impone regole stringenti nell’utilizzo di questo pesticida, sia scattato solo a seguito dello stop dei container deciso dalle autorità americane. Eppure, la stessa nota della Regione evidenzia come «le Norme eco-sostenibili per la difesa fitosanitaria e il controllo delle infestanti delle colture agrarie, elaborate e pubblicate annualmente dalla Regione Puglia, non hanno mai previsto l’impiego di clorpirifos etile su olivo, per la sua elevata liposolubilità».

Non solo. Dalle indagini avviate dall’Osservatorio fitosanitario regionale, sono stati individuati diversi «punti critici» relativi all’uso di questa sostanza: dalla «presenza di deriva per l’impiego su oliveti e su altre colture limitrofe, come vigneti e fruttiferi» al «diffuso utilizzo della sostanza attiva nel periodo di inoliazione delle olive», fino all’ «impiego non razionale di questa sostanza attiva sulle colture e avversità parassitarie» e, ancora più grave, all’«inquinamento durante le fasi di trasformazione delle olive, per la promiscuità nella lavorazione presso i frantoi di partite trattate e non, con riscontro della sostanza attiva sull’intera partita di olio».

Negli Stati Uniti, l’impiego del fitofarmaco menzionato, benché ammesso e autorizzato su diverse colture, non può essere utilizzato nelle produzioni olivicole. L’olio Ue importato dagli Usa viene per questo sottoposto a procedure di verifica preordinate ad accertare l’assenza del fitofarmaco in questione nel prodotto: nella ipotesi in cui tale accertamento abbia esito negativo, sono avviate procedure di allerta in tutto il territorio nazionale.

Secondo il Consorzio nazionale degli olivicoltori (Cno) che ha scritto ai ministri dell’Agricoltura e della Salute, questo problema sta provocando danni per circa 100mila euro al giorno mettendo a repentaglio gli scambi commerciali tra i due Paesi. E ogni giorno che passa, evidenzia Cno, il danno economico aumenta, essendo l’extravergine un prodotto di alta qualità con una scadenza temporale. Sempre la circolare della Regione Puglia, sottolinea come «il problema ha determinato maggiori danni nelle produzioni di qualità che rispettano il disciplinare regionale di produzione integrata e nella produzione di olio biologico, in quanto in tali prodotti non è assolutamente consentito la presenza anche minima di residui di fitofarmaci non ammessi». Pertanto, d’ora in avanti cambiano le regole: tutti coloro che sono coinvolti nella filiera produttiva – dice la Regione – hanno l’obbligo di adottare comportamenti rispettosi della norma eco sostenibile e della sicurezza alimentare a tutela dei consumatori.

Nella circolare non si parla di eventuali sanzioni per i trasgressori. Tuttavia, viene ben evidenziato che saranno messi in atto «sistemi di controllo» per verificare: usi impropri del clorpirifos etile durante i trattamenti fîtosanitari sulle colture; la vendita presso le fitofarmacie oltre il 30 giugno e il suo utilizzo in campo oltre la stessa data e la presenza di residui nelle fasi di ingresso delle olive nei frantoi «per evitare inquinamento di oli sani».
I dati elaborati dall’Agenzia Regionale per l’Ambiente nella Relazione sullo stato di salute del 2011 dicono che la Puglia, con 155.555 quintali di prodotto distribuito nel 2010, è al quarto posto in Italia per quantità di fitofarmaci utilizzati. Nel Leccese, due anni fa, ne sono stati impiegati 2.032.691 chilogrammi, il 15 per cento in più rispetto al 2009. Ma dal conteggio sfuggono i dati relativi ad una delle pratiche più diffuse tra le famiglie. Non è, infatti, solo una questione relativa al mondo imprenditoriale agricolo.

Nel Salento, ovunque appestato dai cartelli “Zona avvelenata”, l’uso di diserbanti, fungicidi e concimi sintetici è pratica più che ordinaria anche tra i piccoli produttori. Anche tra chi coltiva l’orto per sé. Una stortura figlia di una mancata consapevolezza degli effetti sulla salute e della facilità estrema dell’acquisto dei prodotti tossici, persino nei supermercati.

Come nel caso del clorpirifos, della famiglia dei pesticidi “organofosforici”, tra i più utilizzati in agricoltura, la cui tossicità è ben evidenziata nei rapporti di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, che dimostrano come il clorpirifos è un interferente endocrino, con meccanismi inediti ed inattesi ed effetti a lungo termine sulla regolazione neuro-endocrina e tiroidea. Vuol dire che ha la capacità di alterare i meccanismi di regolazione ormonale e causare ipereccitazione del sistema nervoso, soprattutto nei bambini. Gli effetti del clorpirifos sono particolarmente rilevanti infatti quando ad essere esposti sono gruppi maggiormente vulnerabili come le donne in gravidanza e, di conseguenza, il feto ed i bambini. I“pesticidi” sono prodotti utilizzati in agricoltura a protezione delle colture da parassiti o insetti. Ne è stato sintetizzato un numero enorme e le quantità utilizzate oggi in agricoltura sono impressionanti. I pesticidi si possono trovare in gran parte degli ambienti in cui viviamo (case, scuole, luoghi di lavoro, ecc.), in alimenti quali frutta e verdura, nelle acque sotterranee e potabili, aria, fuliggine e nel suolo. Sono assorbiti rapidamente attraverso i polmoni, la cute e il tratto gastro-intestinale.

I bambini, in particolare, sono più esposti. Non essendo facilmente degradabili dai microrganismi, né metabolizzati dagli organismi superiori, tendono ad accumularsi in organi e tessuti e ad entrare nelle catene alimentari. Sono da considerare tra le sostanze in assoluto più tossiche (specie nel medio-lungo termine) per gli esseri umani: nove dei dodici prodotti chimici enumerati dalla Convenzione di Stoccolma, cosiddetti POPs (Inquinanti Organici Persistenti) sono pesticidi. Diversi studi indicano come i pesticidi costituiscano un serio problema di salute pubblica, incrementando nell’uomo il rischio di cancro, malattie neuro-degenerative, aborti, teratogenesi, malattie immunologiche, ecc. Uno studio recente ha dimostrato, utilizzando le stime di esposizione tratte da un “database storico”, che i bambini nati da madri maggiormente esposte in gravidanza a insetticidi organo clorati hanno 6-7 volte più probabilità di patologia autistica rispetto ai figli di madri meno esposte.

Dalla fine del 2001 l’Environmental Protection Agency (EPA) ha vietato negli USA il commercio del clorpirifos, un insetticida organo fosfato tra i più utilizzati per uso residenziale. Tale sostanza si trovava praticamente in tutti campioni di aria indoor e nel 60% – 70 % di campioni di sangue raccolti da madri e neonati al momento del parto. I loro livelli ematici risultavano fortemente correlati, mostrando che il pesticida attraversa facilmente e rapidamente la placenta. I possibili effetti conseguenti sullo sviluppo del nascituro si possono immaginare. Una petizione contro i pesticidi nel Salento Oltre 1000 firme sono state finora raccolte per dire “no” alla chimica in agricoltura. E’ la petizione “Vietiamo i pesticidi nel Salento” lanciata a giugno 2013 a Castiglione d’Otranto dall’associazione “Tullia e Gino – Casa delle Agriculture” e il comitato “Notte Verde”. Il successo della campagna di sensibilizzazione contro l’uso di fitofarmaci nocivi e l’abuso di pesticidi nella campagne salentine e pugliesi è la dimostrazione di un’esigenza matura da tempo sul territorio.
Le firme, raccolte attraverso banchetti informativi e on line (su petizionepubblica.it), saranno consegnate al ministro dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola e al presidente della Provincia Antonio Gabellone. Saranno interessati, tuttavia, anche i sindaci dei Comuni salentini. Si richiede, da un lato, lo stop assoluto all’utilizzo di fitofarmaci classificati come “tossici”, “molto tossici” e nocivi”, che rappresentano le categorie più pericolose; dall’altro, di regolamentare in modo restrittiva l’uso di pesticidi “irritanti” e “non classificati”, oltre che dei fertilizzanti sintetici. L’obiettivo finale è quello di rendere il Salento zona biologica.

La petizione è stata lanciata da Castiglione d’Otranto, ove è in corso da mesi l’esperimento collettivo di riconversione in orti biologici delle terre rimaste incolte per anni. Sono state cedute in comodato d’uso gratuito dai legittimi proprietari a un gruppo di giovani: sette ettari sono già stati coltivati a cereali antichi e in via d’estinzione, poi si sono aggiunti gli ortaggi, tra cui i pomodori di Morciano. Tutto rigorosamente bio. A portare avanti il progetto, assieme al Comitato Notte Verde, è la neonata associazione “Tullia e Gino – Casa delle Agriculture”, dedicata ai precursori del biologico in Italia, i coniugi Girolomoni. L’intento è duplice: recuperare sementi, tecniche, saperi del passato e provare a fare economia reale, tornando alla terra e rispettandola.

Se lo chiede Andrea Zanoni, parlamentare europeo con un’interrogazione in merito

Comunicato stampa del 24 settembre 2013

pesticidi_elicottero

L’Ue indaga sull’utilizzo dell’elicottero per l’irrorazione dei pesticidi nelle colline del Prosecco

Il Commissario Ue Tonio Borg risponde all’eurodeputato Andrea Zanoni: la Commissione europea verificherà la legittimità delle deroghe concesse per l’irrorazione aerea. Zanoni: “Gli elicotteri dei pesticidi non siano al di sopra della legge. Le direttive europee vanno rispettate nell’interesse della salute dei cittadini

“La Commissione contatterà formalmente le competenti autorità italiane al fine di ottenere maggiori informazioni circa le autorizzazioni concesse per l’irrorazione aerea” dei pesticidi nelle colline del prosecco in provincia di Treviso. E’ la risposta del Commissario Ue alla Protezione dei Consumatori Tonio Borg all’interrogazione di Andrea Zanoni, eurodeputato ALDE e membro della commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo. “La Commissione verifichi la possibile violazione della Direttiva 2009/128/CE per la deroga concessa al divieto di irrorazione di pesticidi mediante mezzi aerei in provincia di Treviso”.

Il Commissario Ue fa sapere che “sebbene non sussista alcun obbligo giuridico di informare la Commissione, gli Stati membri sono stati invitati a comunicare le informazioni sulle deroghe concesse rispetto all’irrorazione aerea, con particolare riferimento alle disposizioni sul monitoraggio ed alle modalità di avviso ai residenti. Finora non sono pervenute informazioni in tal senso”. In occasione della riunione del gruppo di lavoro sull’uso sostenibile a norma della direttiva 2009/128/CE, tenutasi il 18 aprile 2012, la Commissione ha comunicato agli Stati membri le informazioni raccolte nell’interrogazione di Zanoni.

Qui qualcuno sta scherzando col fuoco, peggio ancora con la salute dei residenti. Anche per il 2013, infatti, è stata autorizzata l’irrorazione aerea di pesticidi per il trattamento dei vigneti nella provincia di Treviso di produzione del Prosecco di Conegliano – Valdobbiadene DOCG in deroga al divieto imposto dall’articolo 9, paragrafo 1 della Direttiva 2009/128/CE”, spiega Zanoni.

L’eurodeputato riporta anche le critiche del WWF Alta Marca Treviso allo studio condotto dall’Ulss 7 di Pieve di Soligo (TV) finalizzato a cercare tracce di sostanze pericolose per la salute nelle urine dei cittadini residenti nell’area del Prosecco: “Sono troppi i dubbi che aleggiano attorno a questo studio secondo il quale, incredibilmente, sarebbero più inquinati gli orti dei trevigiani che le colline del prosecco. Per questo stiamo considerando l’ipotesi di effettuare un secondo studio insieme all’Associazione Medici per l’Ambiente ISDE per vedere quanto l’indagine dell’Ulss 7 sia stata corretta”.

NOTE

L’8 marzo 2012, l’eurodeputato Zanoni aveva presentato un’interrogazione alla Commissione europea per denunciare l’indiscriminato utilizzo dell’elicottero per irrorare di pesticidi i vigneti del prosecco nella Marca trevigiana e chiedere un intervento della Ue per tutelare la salute dei cittadini.

Il 26 aprile 2012 la Commissione aveva risposto sottolineando che l’articolo 9 della Direttiva 2009/128/CE prevede il “divieto dell’irrorazione aerea con la possibilità di eventuali deroghe in condizioni estremamente limitate e controllate. La Direttiva è pienamente applicabile a decorrere dal 14 dicembre 2011”. La deroga è permessa, ad esempio, se non ci sono alternative praticabili rispetto all’uso degli elicotteri oppure se ci sono evidenti vantaggi per la salute umana e l’ambiente rispetto all’applicazione di pesticidi da terra.

Il 27 maggio 2013, Zanoni ha incontrato a Farra di Soligo i responsabili del WWF locale (FOTO e VIDEO) L’eurodeputato si è recato di persona a vedere il ristorante che era stato irrorato pochi giorni prima da un elicottero impegnato nel trattamento dei vigneti.

La scorsa estate, l’Ulss 7 di Pieve di Soligo (TV) aveva avviato uno studio, chiesto a gran voce da più parti, per cercare tracce di sostanze pericolose per la salute nelle urine di 408 cittadini residenti, di cui 138 bambini, nell’area della denominazione Prosecco Docg. L’esame aveva l’obiettivo di individuare la possibile presenza di sostanze pericolose collegate all’abuso di fitofarmaci che, se rilevata, dimostrerebbe senza ombra di dubbio la correlazione tra pesticidi usati nei vigneti e problemi di salute. Il WWF Alta Marca ha contestato i risultati di questo studio (che non avevano rilevato alcuna situazione allarmante per i cittadini) per la metodologia utilizzata, la scelta dei campioni da analizzare e la tempistica stessa delle analisi.

——————————————————-

Ti potrebbe interessare anche: Reclusi in casa per i pesticidi

fonte: http://www.publicintegrity.org/2013/09/20/13444/countries-target-pesticides-suspected-link-rare-kidney-disease

Traduzione di Michele Corti

Bando anche ai pesticidi più “popolari” in El Salvador e Sri Lanka per tutelare i lavoratori agricoli (ma se ne discute anche in India)

Immagine

Ai capi opposti del mondo alcuni i governi stanno imponendo rigidi limiti ai pesticidi considerati quali causa potenziale di una misteriosa forma di malattia renale uccidere i lavoratori agricoli .

In El Salvador il congresso ha approvato un divieto all’inizio di questo mese su 53 prodotti agrochimici. Se la legge sarà ratificata dal presidente salvadoregno Mauricio Funes, il Paese si unirà allo Sri Lanka quale la seconda nazione al mondo nel vietare i pesticidi più venduti per un potenziale legame di malattie renali .

Nel frattempo, in India , una nuova ricerca della Harvard University e dello stato di Andhra Pradesh ha trovato che l’acqua potabile locale è contaminata con alti livelli di silice – un minerale utilizzato nei pesticidi che studi precedenti mettono in relazione ad insufficienza renale.

Per più di due anni il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi ha osservato come un raro tipo di insufficienza renale cronica affligga i lavoratori agricoli lungo la costa del Pacifico dell’America Centrale, in Sri Lanka e in India . Un recente studio ha stimato che la malattia ha causato da sola più di 20.000 decessi nel Centro America, ma gli scienziati devono ancora accertare in modo definitivo la causa delle epidemie parallele.

Dopo la sua emergenza nel 1990 la malattia è stata ampiamente ignorata dalle autorità anche in ragione del fatto che colpisce le comunità rurali povere. Solo ora, in forza di un crescente corpo di documentazione scientifica, i governi hanno cominciato a impegnarsi per verificare le cause e trovare i rimedi.

La tendenza a metetre sotto accusa i pesticidi sta provocando peraltro una forte opposizione da parte dell’agribusiness ma anche da parte di alcuni ricercatori che temono i drastici bandi sui pesticidi potrebbero distogliere dal prendere in considerazione altre evidenze scientifiche, potenzialmente più forti, circa la relazione tra la malattia e gli effetti di stress da calore e di disidratazione .

La misura più estesa adottata finora: il divieto di 53 prodotti agrochimici approvato il 5 settembre dall’ Assemblea Legislativa di El Salvador , comprende prodotti di punta come il glifosato, il principio attivo di Roundup della Monsanto , e 2-4, D , prodotto dalla Dow Chemicals .

La proposta di legge vieterebbe varie sostanze chimiche che sono da tempo fuorilegge nella maggior parte del mondo, ma comprende anche pesticidi ampiamente utilizzati quali, ioltre al glifosato e al 2-4 , D, il paraquat e l’endosulfan . I funzionari della sanità salvadoregni credono che i metalli pesanti contenuti nei pesticidi rappresentino la causa principale della malattia.

La mossa di vietare le principali marche commerciali ha suscitato resistenze da parte della Camera dell’Agricoltura e Agroalimentare ( CAMAGRO ) di El Salvador oltre che dei politici di partiti di opposizione . “Poiché la legge è stata ormai approvata, il Presidente dovrebbe porre veto “, dice un membro congresso, Mario Ponce che ha cercato invano di eliminare i precedentemente citati quattro pesticidi dalla lista e ha detto a un quotidiano salvadoregno: “Daremmo d un duro colpo a tutta l’agricoltura”.

La Monsanto ha confermato che vende glifosato in El Salvador e in tutta l’America Latina, ma si è detta fiduciosa sul fatto che il prodotto non causa la malattia renale . “Quando il glifosato viene usato secondo le istruzioni riportate sull’etichetta non vi è alcuna preoccupazione di danni renali”, ha dichiarato la portavoce della Monsanto Erika Campuzano . “Questo erbicida è stato accuratamente esaminato e registrato dalle agenzie di regolamentazione di tutto il mondo”.

Alcuni scienziati hanno messo in dubbio la validità scientifica delle prove raccolte in di El Salvador

Una presentazione da parte del governo di El Salvador dello scorso mese di aprile mostra come in una comunità pesantemente colpita l’uso di pesticidi sia largamente diffuso e vi sia una contaminazione di metalli pesanti cadmio e arsenico nell’ambiente, ma non nel resto del paese . Il governo non ha fornito la prova che particolari marche di pesticidi contengano metalli pesanti e il glifosato e 2,4- D sono prodotti leader di tutto il mondo che vengono utilizzati in innumerevoli settori agricoli dove non si manifesta l’insorgenza di questa forma di malattia renale .

Dr. Carlos Orantes, il direttore del programma di ricerca nazionale di El Salvador sulla misteriosa malattia, ha dichiarato che le le prove raccolte sono di grande importanza e si chiede se l’opposizione al divieto non sia stata alimentata da interessi commerciali. “Qui c’è una lotta tra la tossicità e la redditività “, ha dichiarato Orantes .

Il divieto dei pesticidi si è meritato l’appoggio dell’arcivescovo di San Salvador, José Luis Escobar . “Sono molto soddisfatto per il fatto che abbiano vietato questi prodotti chimici di sintesi , perché questo tutelerà vite umane” ha detto Escobar in una conferenza stampa a San Salvador . “Se Dio vuole il presidente dovrà approvarlo e diventerà legge della Repubblica “.

Se El Salvador sancirà il divieto seguirà le orme di Sri Lanka . Questa primavera la nazione dell’isola asiatica ha vietato numerosi antiparassitari a seguito di uno studio pluriennale del suo ministero della Salute e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che aveva concluso che l’immissione di cadmio nella catena di approvvigionamento alimentare rappresenta una delle principali cause di insufficienza renale cronica . I pesticidi e i fertilizzanti sono ritenuti all’origime della contaminazione. Le sostanze chimiche vietate nello Sri Lanka si sovrappongono, ma non del tutto con quelle prese di mira a El Salvador .

Il 27 agosto , più di un anno dopo le sue dichiarazioni iniziali , il team di ricerca dello Sri Lanka ha pubblicato i suoi risultati sulla rivista medica BMC Nefrologia . Uno dei loro risultati chiave consiste nella verifica della presenza di cadmio e di residui di pesticidi nelle urine di pazienti affetti da malattie renali. Lo studio ha trovato ” una relazione significativa dose-effetto è stata osservato tra la concentrazione di cadmio nell’urina e lo stadio della CKD, insufficienza renale cronica” con riferimento alle fasi di declino della funzionalità renale che indicano la progressione della malattia .

Nonostante il divieto dello Sri Lanka sia stato ufficialmente annunciato non è stato ancora pienamente attuato , ha detto il dottor Channa Jayasumana , un ricercatore dello Sri Lanka che è stato uno dei principali propugnatori della teoria dei pesticidi. Jayasumana ha detto che l’attuazione di questa politica sta affrontando l’opposizione dell’agribusiness e che molti dei pesticidi vietati continuano a rimanere sul mercato . ” Non sappiamo quando il divieto verrà attuato pienamente “, ha detto Jayasumana .

Forse più sorprendenti sono i nuovi indizi che provengono dallo stato di Andhra Pradesh, nell’ India orientale .

I risultati preliminari di un gruppo di ricerca dell’Università di Harvard e del governo dello stato dell’ Andhra Pradesh ha mostrato che le acque sotterranee in villaggi colpiti contiene silice, minerale tossico, a livelli 3-5 volte superiori a quelli riscontrati negli Stati Uniti . La silice non è emersa come un fattore sospetto nel caso delle epidemie in centro-america o nello Sri Lanka , ma uno studio recente ha collegato l’esposizione professionale al minerale ad un aumentato rischio di insufficienza renale cronica . La silice è utilizzata in alcuni pesticidi, anche in marchi utilizzati in India .

Il Dr. Ajay Singh dell’Università di Harvard , uno dei direttori dello studio , ha detto che i risultati richiedono un esame più attento del ruolo della silice ma non erano ancora sufficienti per trarre conclusioni . Singh ha detto che la ricerca era ancora incompleto perché non aveva ancora considerato i campioni di controllo di acqua di villaggi non colpiti nella stessa zona per confrontare i livelli di esposizione alla silice .”C’è del fumo, ma non sono ancora sicuro di aver individuato l’incendio” ha detto.

A dispetto che circostanze paiano favorevoli per sostenere politiche contro gli agrochimici alcuni degli scienziati che hanno studiato da più più tempo la malattia sostengono che, almeno in America centrale, appaiono sempre maggiormente assodate le cause da stress da calore e da disidratazione . Uno studio ha trovato che i lavoratori della canna da zucchero sottoposti a maggiore sforzo fisico hanno sofferto di danno renale in modo significativamente più elevato rispetto ad altri impiegati presso la stessa azienda e nel corso della stessa stagione di raccolta . Prove emergenti sottolineano anche un possibile meccanismo di spiegazione per insufficienza renale legato alla disidratazione e all’attività di un enzima renale. “Non credo che vietando i pesticidi si risolverà l’epidemia” ha detto il dottor Catharina Wesseling del Programma su Lavoro, Ambiente e Salute in America Centrale (SALTRA) , uno dei leader della ricerca CKD nella regione . Mentre i pesticidi possono rappresentare un fattore concomitante, Wesseling sostiene che l’aspetto più importante della prevenzione consiste nell’evitare pericolosi livelli di stress da calore nel settore della canna da zucchero .

Le due teorie non sono incompatibili : la maggior parte degli scienziati concordano nel ritenere che esposizione a fattori tossici possa creare maggiore vulnerabilità allo stress da calore possa danneggiare il rene. Wesseling ha citato anche la possibilità che in diverse regioni possano risultare in gioco sostanze chimiche o cause di altra natura diverse tra loro nel determinare la malattia . Ma ha sottolineato che interventi di provata efficacia possono prevenire lo stress da calore , mentre l’obiettivo del divieto di pesticidi è meno chiaro. “La prevenzione dello stress da calore è possibile se si dispone di volontà politica”, ha detto Wesseling .

Mentre l’indagine scientifica alla ricerca di risposte continua i lavoratori continuano ad ammalarsi e morire .

Ezechiele Ramirez , un ex operaio della canna da zucchero in Nicaragua che soffre di insufficienza renale cronica ha espresso la sua frustrazione con il lungo dibattito sulla malattia nel corso di una precedente visita ICIJ alla sua comunità .

“Siamo preoccupati perché il tempo passa e le cose stanno procedendo molto lentamente” ha detto Ramirez”. Vogliamo che si faccia qualcosa subito perché sono tante le persone che muoiono ogni giorno”.

Apicoltori in prima linea contro i pesticidi in Trentino

Gli apicoltori trentini sul piede di guerra. Estranei ai condizionamenti  che mantengono il grosso del mondo agricolo in una condizione di sudditanza al potere provinciale, marginali al business agroindustriale denunciano apertamente il ruolo negativo della Fondazione Mach nel mantenere l’agricoltura trentina legata alla chimica.  Apival (l’Associazione apicoltori Valsugana Lagorai)  accusa la Mach di continuare a consigliare trattamenti con prodotti molto pericolosi anche quando sono disponibili e largamente poraticate tecniche più sostenibili. Lo fa dimostrando che le piccole produzioni per la fondazione guidata dallo scienziato cattogm Salamini non contano nulla. Le api non contano nulla rispetto agli interessi delle grandi coop del vino e delle mele. Ci guadagna un sistema politico-economico che non vuole mettersi in discussione e che fa pagare ad altri le sue contraddizioni: alle api, agli apicoltori, ai consumatori, a chi risiede nelle zone delle produzioni specializzate intensive (vigneti, pometi, fragolaie).

bee_pollen_macro

fonte:  http://www.ladige.it/articoli/2013/09/11/l-allarme-salvate-api-pesticidi-killer

«Salvate le api dai pesticidi killer»

(11.09.2013) Da anni un grido si leva dal mondo degli apicoltori trentini, ma sembra che lo ascoltino in pochi. Il problema, ormai storico, è la compatibilità di alcune prassi del mondo agricolo con l’allevamento di un insetto fondamentale anche per l’equilibrio dell’ecosistema. A richiamare di nuovo l’attenzione sul questa problematica è stato l’allarme in Valsugana, il mese scorso, nella zona di Novaledo, dove gli apicoltori hanno denunciato una moria di insetti a causa dei pesticidi irrorati nei vigneti vicini.
In quella circostanza Paolo Paterno, presidente di Apival (Associazione apicoltori Valsugana Lagorai) aveva puntato il dito contro le indicazioni tecniche fornite ai viticoltori dalla fondazione Mach. Nel mirino l’impiego di un principio attivo, il Thiamethoxam (Actara la denominazione commerciale), utilizzato come insetticida su foglie, sementi o al suolo (anche nei meleti) e accusato di avere effetti letali sulle api.
Nel caso di Novaledo e dintorni il danno è risultato particolarmente grave, perché chi ha diffuso il veleno nell’ambiente non si è preoccupato di sfalciare i prati prima di passare con l’atomizzatore. E proprio sotto i vigneti c’era il trifoglio, in quel periodo un bersaglio importante per le api bottinatrici (sia quelle di allevatori locali sie «nomadi»). La stima di Apival è che nell’area colpita, nel giro di un paio di giorni sia andato perso l’80% delle api, mentre le sopravvissute erano indebolite ed è stato necessario nutrirle per recuperarne la vitalità.
Secondo il presidente dell’Associazione apicoltori del Trentino,  Marco Facchinelli , il grave episodio registrato in Valsugana indica scarsa attenzione istituzionale nei riguardi della tutela di un settore fragile, che vive all’ombra del grande business agricolo: «Ci sentiamo impotenti, non sappiamo più a chi rivolgerci. La legge vieta di trattare i vitigni durante la fioritura, ma chi controlla se viene rispettata ed eventualmente sanziona i trasgressori? Per evitare almeno le conseguenze più serie, basterebbe accogliere la nostra richiesta di essere avvisati prima delle irrorazioni velenose, così nei giorni a rischio potremmo spostare le api in aree non contaminate».
Ma Facchinelli rilancia, soprattutto, la richiesta che vengano cancellati dai protocolli ufficiali i pesticidi velenosi per le api: «Esistono prodotti alternativi utilizzati anche da coltivatori trentini, senza perdite nel raccolto, per non dire dei successi del biologico: dunque, perché gli enti che hanno la delicata responsabilità di orientare gli agricoltori non si preoccupano di prevenire le conseguenze per il nostro settore? E perche ai vignaioli si consiglia ancora di diserbare chimicamente tra i filari, mentre ci sono grosse realtà che hanno scelto di non farlo? Nella fondazione Mach c’è un ambito che si occupa di apicoltura, ma viene coinvolto nella scrittura dei protocolli sui trattamenti di frutteti e vigneti? Da anni cerchiamo invano un confronto con le istituzioni, la recente moria in Valsugana rappresenta un nuovo allarme al quale si dovrebbe rispondere avviando un dialogo con gli apicoltori».
Un interrogativo legato a questa criticità riguarda poi il rischio che il miele e gli altri prodotti (propoli, pappa reale, polline) contengano a loro volta residui chimici, trasmettendoli agli esseri umani: «Ma la rapidità del processo letale – spiega Facchinelli – è tale da escludere questo ulteriore effetto pericoloso».
Dopo la strage di insetti, Apival ha annunciato che la prossima volta scatteranno le richieste di risarcimento danni nei riguardi dei responsabili. Sul fronte dell’intervento pubblico, invece, chi subisce le conseguenze delle attività chimiche altrui non ha diritto a tutele specifiche, non esiste un sistema analogo a ciò che avviene per la grandine sulle mele, con la Provincia che aiuta i frutticoltori. Rimarrebbe da verificare, piuttosto, l’esito della prassi prevista dal Piano provinciale per la sicurezza alimentare, che affida espressamente all’Azienda sanitaria e all’Appa l’acquisizione di informazioni (da condividere con l’assessorato alla Salute) sui monitoraggi delle matrici ambientali e sulla moria di api, con l’obiettivo di ridurre i rischi generali (per la popolazione e l’ecosistema) derivanti dall’impiego di fitofarmaci in agricoltura.

Assume sempre più rilevanza sociale e politica lo scontro in atto tra i viticoltori che non intendono modificare l’approccio chimico e intensivo alla coltivazione dei vigneti. Un biomonitoraggio dell’Ussl 7, ampiamente contestato dal WWF Alta Marca, non avrebbe riscontrato differenze negli effetti all’esposizione ai pesticidi tra gli abitanti delle grandi città e dei comuni più interessati alla viticoltura, La Coldiretti ha brandito come una clava le conclusioni rassicuranti per minacciare di denunciare per “procurato allarme” chi insistesse nel continuare a chiedere interventi restrittivi nell’impiego dei pesticidi a tutela della salute.  Nelle polemiche si inserisce il M5S che contesta il regolamento di Polizia Rurale intercomunale, giudicato insufficiente a fronte delle tante ed inquietanti evidenze che mettono in relazione l’uso dei pesticidi con l’incidenza di patologie tumorali.
fonte: http://www.oggitreviso.it/stop-ai-pesticidi-sit-davanti-al-municipio-70526

“Stop ai pesticidi”, sit-in davanti al Municipio

conegliano

(20.09.2013) CONEGLIANO – Si troveranno sabato 5 ottobre, alle 15, davanti al Municipio di Conegliano, per protestare contro l’uso e l’abuso dei pesticidi. E’ stata indetta dal Movimento 5 stelle la manifestazione per “tutelare la salute dei cittadini contro i troppi veleni sparsi sulle colline”.

“Ogni anno nella zona Docg Conegliano-Valdobbiadene dove prevale la monocultura della vite, vengono sparsi tonnellate di pesticidi tossici, molto tossici e nocivi che hanno come principi attivi sostanze cancerogene, teratogene e interferenti endocrini. – ricordano i grillini – Il “Regolamento intercomunale di Polizia Rurale” che hanno firmato i nostri sindaci sono lacunosi, insufficienti, inapplicabili, per mancanza di controllo e per la non applicazione delle normative europee, nazionali e regionali in materia di pesticidi”.

“
I medici oncologi dell’ ISDE (Medici per l’ambiente) hanno dimostrato la correlazione tra principi attivi e tumori con più di seimila studi  – ribadisce il M5s -.
 Nella Ulss7 aumentano ogni anno del 7% (1.000 persone all’anno circa) i malati di tumori maligni, cioè più di 3 nuovi malati di tumore al giorno (dati Ulss7). 
Parliamo di questa concausa con prevenzione primaria e principio di precauzione assenti dai nostri comuni”.

“Questa manifestazione pacifica di protesta – fanno sapere i grillini – è organizzata dal Movimento 5 Stelle e dai cittadini che chiedono di tutelare la salute pubblica con leggi efficaci, applicando quelle in essere, tra le quali spicca il dimenticato Principio di Preacauzione”.

Parteciperanno i rappresentanti delle associazioni ambientaliste locali e i rappresentanti delle istituzioni, il cittadino Gianni Girotto Portavoce al Senato della Repubblica.

 “Saremo in piazza Cima, davanti al municipio  – ricordano i promotori – con cartelli che invitano il sindaco ad applicare il Principio di Precauzione, stabilito dalla legge, e a non permettere più di irrorare case, scuole, asili e strade nel rispetto della tutela della salute e dell’ambiente”.

Un po’ di cronaca se a qualcuno è sfuggita, ed alcune riflessioni

 

di Giovanni Beghini

Workers spraying pesticide, Colombia, 2008

 

Nel 2004 il signor Paul Francois, aprendo il serbatoio di un nebulizzatore fu investito dai vapori di un erbicida, il “Lasso”, prodotto dalla Monsanto. Subito accusò nausea e svenimenti,  ed in seguito  una serie di disturbi come balbuzie, vertigini e cefalee, che lo hanno costretto a sospendere il lavoro per quasi un anno. Nel maggio del 2005, da alcune analisi effettuate, è risultato che Paul Francois aveva in corpo tracce di monoclorobenzene, un solvente presente nel Lasso, mentre la sostanza principale è l’ Alachlor. Questo  erbicida prodotto dalla regina dell’agrobussiness, è stato usato per la prima volta nel 1960 per eliminare le piante infestanti nei campi di cereali.  E’ stato bandito in Canada e Regno Unito dal 1980, in Europa, grazie ad una direttiva comunitaria compiacente, è fuori legge solo dal 2007.

Dopo questo fatto  inizia una vertenza contro la multinazionale e questa è arrivata a sentenza nel febbraio 2012. La multinazionale è stata costretta a risarcire i danni  all’agricoltore secondo i parametri  stabiliti dal giudice e con gli interessi. Lunedi 7 maggio 2012 il governo francese emana un decreto che conferisce al morbo di Parkinson lo status di malattia professionale per gli agricoltori e stabilisce esplicitamente un nesso di causalità tra questa patologia e l’uso di pesticidi. Ciò è avvenuto anche in seguito ad una manifestazione di agricoltori al Salone dell’Agricoltura, presso lo stand dell’industria dei fitofarmaci, che richiedeva il riconoscimento delle malattie professionali legate all’uso dei pesticidi e il ritiro dei prodotti pericolosi. Il riconoscimento ufficiale rappresenta dunque una vittoria per questa mobilitazione e acquisisce un carattere importante sia a livello simbolico che concreto aprendo la possibilità a sostegni finanziari per l’incapacità di continuare a lavorare. Un percorso fondamentale, non ancora praticato in Italia, ma che potrebbe cambiare radicalmente le problematiche legate a produzione, uso e residui dell’agrochimica. Non solo, in Francia nel marzo 2011 è nata l’Associazione PHYTO-VICTIMES per venire in aiuto  alle vittime professionali dei “fitofarmaci” e dei loro familiari, spiegando le procedure da adottare  per il riconoscimento delle malattie, per una conoscenza più approfondita, per sostenere le alternative agronomiche

L’associazione auspica che gli agricoltori vittime dei pesticidi vogliano rompere il silenzio. Secondo il dottor Yves Cosset, medico nazionale del lavoro, su venti casi  di Parkinson dieci sono stati riconosciuti come malattia professionale e cinque di questi sono stati addebitati all’uso di pesticidi. Ma ricorda che anche per l’amianto furono importanti i primi riconoscimenti e non esclude che ci siano altri riconoscimenti negli anni futuri.

Paul Francois  e l’associazione delle phyto-vittime ora pongono un gravissimo problema, d’altra parte logico: il riconoscimento come malattia professionale del cancro della vescica e della prostata tra i vignaioli, i tumori del sangue, la leucemia e il cancro al cervello.”.

Voglio ricordare che “non è la quantità che fa il veleno”, ma la persistenza dei pesticidi nell’ambiente, il tempo di esposizione, lo stadio evolutivo e l’età del sistema immunitario  di chi è esposto. Certo che la sentenza è storica, ma ci sono voluti 8 anni, una bella forza di volontà e la possibilità di resistere a lungo. E anche di controbattere sia alla multinazionale che alle organizzazioni degli agricoltori, che fino all’ultimo declinano ogni responsabilità.

Alla luce dello studio ETU di Treviso, che dimostra che metà della popolazione è cronicamente esposta al mancozeb chi sarebbe che risarcisce i danni alla salute, una volta dimostrato che ci sono ? I contadini, le amministrazioni, le agroindustrie ? E quale organizzazione dei consumatori è necessaria per garantire un cibo sano e indenne da pesticidi ? Le attuali sono troppo tolleranti nei confronti dei pesticidi, i valori soglia, i LMR tollerabili, per sostanze come i pesticidi sono quelli uguali a zero.

Quella francese è sicuramente una buona notizia e una bella vittoria, e indica una delle strade da seguire   “Nelle campagne del mondo ci vogliono uomini, non multinazionali. Il cibo deve essere prodotto per essere mangiato, e non solo per essere venduto.

L’ ETU (Etilentiourea) è un metabolita del famosissimo pesticida Mancozeb, un fungicida a vasto spettro che è arrivato in Italia dopo la guerra. Da molto tempo il brevetto è scaduto è quindi è anche economico. Il Mancozeb è diventato quindi quasi come il “verderame”, tanto famigliare da far dimenticare che era già stato classificato cancerogeno. Poi “riabilitato” (perché l’azione cancerogena sarebbe stata circoscritta alla sola tiroite e per dosi molto elevate di ETU). Da oltre una decina di anni è stato indicato ancora come responsabile di vari tipi di tumore. L’ETU si ritrova nelle urine ed è un indicatore dell’esposizione ai pesticidi delle popolazioni di aree dove i trattamenti della viticoltura intensiva sono praticati a breve distanza dalle abitazioni. Ma solo se il prelivo del fluido biologico è effettuato a breve distanza (entro 2 giorni dal trattamento). Ad agosto sono stati resi pubblici i risultati di un biomonitoraggio effettuato su un campione di popolazione residente in otto Comuni dell’area del prosecco DOCG. Sono stati esaminati i livelli urinari di etilentiourea (ETU) in quasi 400 soggetti, 260 dei quali adulti e 126 bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni.

  • In oltre metà (circa 53%) dei soggetti esaminati il valore di ETU era così basso da non essere laboratoristicamente rilevabile
  • Nei restanti soggetti i livelli di ETU rilevati erano complessivamente sovrapponibili a quelli evidenziati, da studi effettuati in passato, su soggetti residenti in alcune grandi città italiane (nelle quali non ci sono, ovviamente, vigneti vicini alle abitazioni). In linea con le percentuali della popolazione generale anche il numero di soggetti (21 tra adulti e bambini, circa il 5% del campione) che presenta valori di ETU superiori ai 5 microgrammi/litro considerato valore superiore di riferimento
  • Non sono emerse rilevanti differenze, nei livelli di ETU, nè in rapporto al Comune di residenza né, per i bambini, alla frequenza di asili situati in Comuni con maggior densità di vigneti
  • Sono emerse correlazioni statisticamente significative tra i valori di ETU e il trattamento con prodotti fitosanitari del proprio orto, l’assunzione di farmaci e il consumo di vino (probabile esito, in questi ultimi due casi, di complessi fenomeni metabolici e non della presenza di ditiocarbammati nei farmaci e nel vino)
  • I soggetti che vivono in abitazioni collocate a ridosso di vigneti di grandi dimensioni presentano livelli di ETU leggermente superiori a quelli mediamente rilevati

Da questo studio sono derivate minacce di denuncie per procurato allarme da parte della Coldiretti al WWF e ai comitati che si battono contro l’uso dei pesticidi.  La Coldiretti, che ha intrapreseo analoghe iniziative non solo nell’alta marca trevisana ma anche in altre “aree calde” dove esiste un forte conflitto tra comitati di residenti e produttori che fanno ampio ricorso alla chimica in frutteti e vigneti. La Coldiretti si fa forte di conclusioni che indicherebbero come l’ETU, il metabolita dei ditiocarbammati non è maggiormente presente nelle urine di individui abitanti nelle aree vitivinicole rispetto a quelli che abitano in grandi città.

Il WWF Alta Marca che aveva sollecitato il biomonitoraggio ha risposto con una serie di obiezioni alla lettura tranquillizzante dei risultati dello studio contestandone alcuni aspetti. Questo è il quarto comunicato sul tema.

pesticidi_elicottero2

Comunicato stampa del 14 settembre 2013

OGGETTO: Studio ETU agosto 2013, ULSS7

Riassunto dei 3 comunicati stampa precedenti

Abbiamo espresso la nostra valutazione sul punto 5) delle conclusioni, relative al vino
Abbiamo espresso il nostro parere sulla confusione tra obiettivo e mezzi per raggiungerlo
Abbiamo ricordato uno studio dell’ARPAV sui ditiocarbammati ed ETU
Abbiamo presentato la scheda di sicurezza del mancozeb, tutti ne parlano, ma sembra poco conosciuto dai “non addetti ai lavori”, malgrado la sua accertata pericolosità per la salute umana.

Questo Comunicato stampa n°4, dedica le nostre riflessioni su tre punti delle conclusioni delle studio dell’ULSS7 (2.4.9)
punto 2) delle conclusioni:
“non emergono differenze tra la percentuale di valori di ETU rilevabili nei bambini e quella degli adulti”

Come mai è stato assunto lo stesso parametro di rilevamento dell’ETU, anche per i bambini che hanno peso corporeo molto inferiore agli adulti? Se in un adulto di 75 Kg è stata rilevata la presenza di 5 μg/l di ETU, facendo le dovute proporzioni, un bambino di 15 Kg di peso, deve averne 75/15 = 5 volte meno di un adulto pertanto se l’adulto ha 5 μg/l di ETU, nel bambino si devono rilevarne 5/5 = 1 μg/l di ETU Alla luce di questi calcoli, l’affermazione dell’ULSS7 sembra un piuttosto azzardata.
il punto 4) delle conclusioni, che recita:
“influiscono in modo statisticamente significativo sui livelli di ETU degli adulti e dei loro figli i trattamenti con prodotti fitosanitari nel proprio orto”

Questa dicitura non è corretta, i prodotti sotto esame sono i ditiocarbammati e non prodotti fitosanitari in generale, inoltre questa affermazione è assolutamente in contrasto con quanto affermato a pag.3 del progetto pilota: “Sono stati esclusi i nuclei familiari con almeno un componente impiegato nel settore agricolo” All’attento personale dell’ULSS7 non sarà sfuggito che per acquistare ed utilizzare il principio attivo “mancozeb” occorre il patentino, e lo si può adoperare solo in ambito professionale e con tutti gli accorgimenti previsti nella scheda di sicurezza.
Avendo escluso gli agricoltori dai rilevamenti, l’ULSS7 avrà indagato su chi ha usato i prodotti professionali, che hanno invaso gli orti delle famiglie sotto esame? Al riguardo l’ULSS7 ha segnalato questo fatto alla Forestale e per conoscenza ai Sindaci? ipotizzando un commercio clandestino di ditiocarbammati nella zona? Oppure, l’ULSS7 avrà percepito che i ditiocarbammati che hanno invaso gli orti domestici, provenivano dai vigneti vicini o non sufficientemente lontani dalle case?

L’ULSS7 deve precisare meglio e non generalizzare, quando parla di “prodotti fitosanitari”, “fungicidi” e “ditiocarbammati”: questi ultimi sono solo uno dei prodotti componenti la schiera mercantile dei fungicidi, che a loro volta fanno parte dei prodotti fitosanitari, i quali a loro volta, con i biocidi, compongono i pesticidi (Direttiva CE 128/2009 recepita con Dlgs 150/2012)

Quando si dice fungicidi, ci si riferisce a più di un centinaio di molecole diverse.
Quando si dice ditiocarbammati si fa riferimento ad una molecola specifica.
L’ULSS7 ha eseguito lo studio pilota per rilevare la presenza di una sola singola molecola, non considerando, in questo caso, la contemporanea presenza di decine, se non centinaia di altre molecole chimiche, utilizzate in viticoltura e agricoltura.
Per il punto 9) delle conclusioni che recita:
“influiscono in modo statisticamente significativo sui livelli di ETU dei bambini i trattamenti con prodotti fitosanitari effettuati dai genitori in tempi recenti nel proprio orto e la distanza dell’abitazione a meno di 30 metri dal vigneto”.
è altrettanto valido quanto sopra osservato per il punto 4), a cui si deve aggiungere, come aggravante segnalata dall’ULSS7, la distanza dell’abitazione a meno di 30 metri dal vigneto,
Perché l’ULSS7, su questa conclusione, non ha emesso delle raccomandazioni, per la tutela della salute dei cittadini, come ad esempio:
A. la piantumazione dei vigneti oltre i 30 metri da strade e case
B. non utilizzare prodotti tossici e nocivi vicino alle case, strade, scuole, asili, ORTI, etc;
C. usare diffusori a bassa portata e piccola potenza, come nel controllo del vigneto di Campea, metodo avvalorato dalla presenza del personale dell’ULSS7, durante l’irrorazione
Sono i Sindaci dei 15 Comuni dell’area DOCG Conegliano-Valdobbiadene prosecco, i veri interlocutori dell’ULSS7 e di conseguenza dei cittadini. Tocca a loro, responsabili della tutela della salute dei cittadini, farsi carico di chiarire ogni dubbio.
Ricordiamo, a chi se ne fosse dimenticato, che il WWF rimane sempre in prima linea nella difesa dell’ambiente e manterrà sempre alta l’attenzione sulle ripercussioni che il degrado dello stesso provoca sulla salute umana.
“Importantissima è stata la partnership istituzionale tra tutti i soggetti quotidianamente chiamati a gestire il delicato equilibrio tra tutela della salute e fattori produttivi”
Questa dichiarazione ufficiale del Direttore Generale dell’ULSS7, non è un’opinione prettamente medica, pertanto è opportuno che venga smentita dalle nostre autorità politiche locali, che sono ben al corrente del Principio di Precauzione:
La sentenza del Consiglio di Stato n.01281/2013, afferma
“L’applicazione del principio di precauzione postula l’esistenza di un rischio potenziale per la salute e per l’ambiente, ma non richiede l’esistenza di evidenze scientifiche consolidate sulla correlazione tra la causa, oggetto di divieto o limitazione, e gli effetti negativi che ci si prefigge di eliminare o ridurre”.
I Sindaci dei 15 Comuni dell’area DOCG Conegliano-Valdobbiadene prosecco, ritengono che le conclusioni dello studio ETU, dell’ULSS7, siano coerenti con il “principio di precauzione”?
I cittadini quanto tempo dovranno aspettare una loro decisa presa di posizione, per una reale ed effettiva tutela della salute e dell’ambiente?

Pieve di Soligo 14 settembre 2013

Gilberto Carlotto
Vice Presidente WWF AltaMarca

fonte: http://www.liquidarea.com/2013/09/pediatria-i-pesticidi-ritrovati-nella-pappa-rendono-vulnerabili-i-bimbi-fino-ai-10-anni/

Immagine
Pesticidi insidia nel piatto dei più piccoli. I bambini possono essere esposti già in utero ad agenti ambientali tossici che attraversano la placenta, in età fetale non hanno sistemi di detossificazione di alcuni pesticidi, mentre fino ai 10 anni di vita questi sistemi sono quasi 5 volte meno attivi.

E’ quanto emerge da uno studio che sarà presentato a Bari al XXV Congresso nazionale della società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps). Dalla relazione di Ruggiero Francavilla, specialista in Pediatria e nutrizione pediatrica, Unità di pediatria B.Trambusti del Policlinico Bari, emerge anche che la fonte maggiore di contaminazione per i bimbi è attraverso l’alimentazione.
aspergillus fumigatus 300×200 Pediatria: i pesticidi ritrovati nella pappa rendono vulnerabili i bimbi fino ai 10 anni

l’Aspergillus fumigatus, che scatena spesso asma e altre reazioni allergiche

Ad oggi sono 3000 i potenziali ‘nemici’ a tavola da tenere sotto controllo, fra cui micotossine e pesticidi. Le micotossine, ricordano i pediatri Sipps, sono composti tossici prodotti da diversi tipi di funghi, appartenenti principalmente ai generi Aspergillus, Penicillium e Fusarium. La presenza di micotossine negli alimenti e nei mangimi può essere nociva e può causare effetti avversi di vario tipo. Alcune micotossine sono inoltre immunosoppressive e riducono la resistenza alle malattie infettive. I pesticidi sono prodotti chimici utilizzati in agricoltura a protezione delle colture da parassiti o insetti. Si possono trovare in gran parte degli ambienti in cui viviamo (case, scuole, luoghi di lavoro), in frutta e verdura, nelle acque sotterranee.
Recenti ricerche hanno dimostrato che l’esposizione ai pesticidi nel bambino aumenta significativamente il rischio di sviluppare tumori (del sangue e del cervello), sindrome da deficit di attenzione-iperattività, difficoltà di apprendimento e malattie endocrine.

I pesticidi possono infatti avere un’azione di interferente endocrino, perché alterano il funzionamento del sistema endocrino causando danni all’organismo, compromettendo il normale funzionamento del sistema ormonale. “Alcune semplici regole – raccomandano i pediatri – possono aiutare a ridurre l’esposizione: variare il tipo di frutta e la sede di acquisto, preferire frutta e verdura biologica, conoscere quali sono i vegetali e la frutta più contaminati, lavare bene frutta e verdura prima di consumarla, parlare del problema con il pediatra”.

L’olio d’oliva è sempre più raccomandato per le sue proprietà salutari. Purtroppo molte molecole che si utilizzano per la lotta chimica alle avversità dell’ulivo si concentrano nel grasso.   La tragedia è che per deriva , per contaminazione delle attrezzature o impianti di imbottigliamento, per l’uso da parte dei produttori bio poco senza scrupoli, i pesticidi finiscono anche nell’olio  bio   distruggendo la fiducia del consumatore.

 

Olive-oil

fonte: http://www.aamterranuova.it/Blog/Note-Selvatiche/Pesticidi-nell-olio-di-oliva

Negli oli e nei grassi si accumulano maggiori quantità di pesticidi. Un test realizzato in Germania rileva la presenza di insetticidi e ftalati nella maggior parte degli oli in commercio. Anche italiani, e anche biologici. Come si spiega?

I pesticidi nell’olio di oliva sono la regola e non l’eccezione. Dispiace, ma è così. Mi dispiace soprattutto il fatto di doverlo leggere su una rivista tedesca a cui sono abbonato, e notare che nel test di laboratorio compiuto su 20 bottiglie di olio, di provenienza spagnola, italiana o greca i pesticidi sono assenti solo in 5 di queste bottiglie.
Una discussione che al di là di tutta la retorica del caso sulla regionalità, la qualità agroalimentare, la tradizione culinaria, trova in Italia ben poco interesse e diffusione. Veniamo dunque ai fatti. I veleni sono quelli impiegati principalmente contro la cosiddetta mosca dell’olivo, insetticidi dai nomi poco noti come la cipermetrina. Gli oli di origine biologica si comportano un po’ meglio, ma non sono tutti esenti da tracce di pesticidi, anche se in quantità minime, causate molto probabilmente da contaminazioni accidentali. Già, le contaminazioni accidentali, quelle che a cui tutti noi siamo esposti quotidianamente con le nostre mucose, il nostro naso, la nostra bocca, la nostra pelle. Come uscirne? Come è possibile proteggersi, se si trovano anche nei prodotti bio? Ma continuiamo a galleggiare nell’olio. Un ulteriore problema sottolineato da Oekotest, è la presenza di ftalati, prodotti chimici che vengono generalmente aggiunti alle materie plastiche per migliorarne la morbidezza e la flessibilità. Come fanno a finire nell’olio? Probabilmente le cisterne in cui viene stoccato, le cannelle di gomma utilizzate per il filtraggio, i tappi delle bottiglie: tutte ipotesi, che sarebbe bene approfondire e conoscere con maggiore esattezza. E che ci dicono che i pesticidi utilizzati in agricoltura sono molto più invasivi di quanto si pensi.
Purtroppo l’olio è un facile ricettacolo di sostanze chimiche, perché i pesticidi che non sono solubili in acqua si sciolgono più facilmente nei grassi.
Teniamo dunque gli occhi aperti, esigiamo maggiori controlli, e chiediamo maggiore coraggio ai giornalisti e alle riviste che si occupano di prodotti alimentari. Insomma non facciamoci dire dai tedeschi quale olio dobbiamo comprare. Perdere la Fiat sarà un dramma per molte aziende e lavoratori, ma perdere la qualità e la reputazione del nostro olio sarebbe proprio una catastrofe.

di Gabriele Bindi