L’olio d’oliva è sempre più raccomandato per le sue proprietà salutari. Purtroppo molte molecole che si utilizzano per la lotta chimica alle avversità dell’ulivo si concentrano nel grasso.   La tragedia è che per deriva , per contaminazione delle attrezzature o impianti di imbottigliamento, per l’uso da parte dei produttori bio poco senza scrupoli, i pesticidi finiscono anche nell’olio  bio   distruggendo la fiducia del consumatore.

 

Olive-oil

fonte: http://www.aamterranuova.it/Blog/Note-Selvatiche/Pesticidi-nell-olio-di-oliva

Negli oli e nei grassi si accumulano maggiori quantità di pesticidi. Un test realizzato in Germania rileva la presenza di insetticidi e ftalati nella maggior parte degli oli in commercio. Anche italiani, e anche biologici. Come si spiega?

I pesticidi nell’olio di oliva sono la regola e non l’eccezione. Dispiace, ma è così. Mi dispiace soprattutto il fatto di doverlo leggere su una rivista tedesca a cui sono abbonato, e notare che nel test di laboratorio compiuto su 20 bottiglie di olio, di provenienza spagnola, italiana o greca i pesticidi sono assenti solo in 5 di queste bottiglie.
Una discussione che al di là di tutta la retorica del caso sulla regionalità, la qualità agroalimentare, la tradizione culinaria, trova in Italia ben poco interesse e diffusione. Veniamo dunque ai fatti. I veleni sono quelli impiegati principalmente contro la cosiddetta mosca dell’olivo, insetticidi dai nomi poco noti come la cipermetrina. Gli oli di origine biologica si comportano un po’ meglio, ma non sono tutti esenti da tracce di pesticidi, anche se in quantità minime, causate molto probabilmente da contaminazioni accidentali. Già, le contaminazioni accidentali, quelle che a cui tutti noi siamo esposti quotidianamente con le nostre mucose, il nostro naso, la nostra bocca, la nostra pelle. Come uscirne? Come è possibile proteggersi, se si trovano anche nei prodotti bio? Ma continuiamo a galleggiare nell’olio. Un ulteriore problema sottolineato da Oekotest, è la presenza di ftalati, prodotti chimici che vengono generalmente aggiunti alle materie plastiche per migliorarne la morbidezza e la flessibilità. Come fanno a finire nell’olio? Probabilmente le cisterne in cui viene stoccato, le cannelle di gomma utilizzate per il filtraggio, i tappi delle bottiglie: tutte ipotesi, che sarebbe bene approfondire e conoscere con maggiore esattezza. E che ci dicono che i pesticidi utilizzati in agricoltura sono molto più invasivi di quanto si pensi.
Purtroppo l’olio è un facile ricettacolo di sostanze chimiche, perché i pesticidi che non sono solubili in acqua si sciolgono più facilmente nei grassi.
Teniamo dunque gli occhi aperti, esigiamo maggiori controlli, e chiediamo maggiore coraggio ai giornalisti e alle riviste che si occupano di prodotti alimentari. Insomma non facciamoci dire dai tedeschi quale olio dobbiamo comprare. Perdere la Fiat sarà un dramma per molte aziende e lavoratori, ma perdere la qualità e la reputazione del nostro olio sarebbe proprio una catastrofe.

di Gabriele Bindi
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