Un po’ di cronaca se a qualcuno è sfuggita, ed alcune riflessioni

 

di Giovanni Beghini

Workers spraying pesticide, Colombia, 2008

 

Nel 2004 il signor Paul Francois, aprendo il serbatoio di un nebulizzatore fu investito dai vapori di un erbicida, il “Lasso”, prodotto dalla Monsanto. Subito accusò nausea e svenimenti,  ed in seguito  una serie di disturbi come balbuzie, vertigini e cefalee, che lo hanno costretto a sospendere il lavoro per quasi un anno. Nel maggio del 2005, da alcune analisi effettuate, è risultato che Paul Francois aveva in corpo tracce di monoclorobenzene, un solvente presente nel Lasso, mentre la sostanza principale è l’ Alachlor. Questo  erbicida prodotto dalla regina dell’agrobussiness, è stato usato per la prima volta nel 1960 per eliminare le piante infestanti nei campi di cereali.  E’ stato bandito in Canada e Regno Unito dal 1980, in Europa, grazie ad una direttiva comunitaria compiacente, è fuori legge solo dal 2007.

Dopo questo fatto  inizia una vertenza contro la multinazionale e questa è arrivata a sentenza nel febbraio 2012. La multinazionale è stata costretta a risarcire i danni  all’agricoltore secondo i parametri  stabiliti dal giudice e con gli interessi. Lunedi 7 maggio 2012 il governo francese emana un decreto che conferisce al morbo di Parkinson lo status di malattia professionale per gli agricoltori e stabilisce esplicitamente un nesso di causalità tra questa patologia e l’uso di pesticidi. Ciò è avvenuto anche in seguito ad una manifestazione di agricoltori al Salone dell’Agricoltura, presso lo stand dell’industria dei fitofarmaci, che richiedeva il riconoscimento delle malattie professionali legate all’uso dei pesticidi e il ritiro dei prodotti pericolosi. Il riconoscimento ufficiale rappresenta dunque una vittoria per questa mobilitazione e acquisisce un carattere importante sia a livello simbolico che concreto aprendo la possibilità a sostegni finanziari per l’incapacità di continuare a lavorare. Un percorso fondamentale, non ancora praticato in Italia, ma che potrebbe cambiare radicalmente le problematiche legate a produzione, uso e residui dell’agrochimica. Non solo, in Francia nel marzo 2011 è nata l’Associazione PHYTO-VICTIMES per venire in aiuto  alle vittime professionali dei “fitofarmaci” e dei loro familiari, spiegando le procedure da adottare  per il riconoscimento delle malattie, per una conoscenza più approfondita, per sostenere le alternative agronomiche

L’associazione auspica che gli agricoltori vittime dei pesticidi vogliano rompere il silenzio. Secondo il dottor Yves Cosset, medico nazionale del lavoro, su venti casi  di Parkinson dieci sono stati riconosciuti come malattia professionale e cinque di questi sono stati addebitati all’uso di pesticidi. Ma ricorda che anche per l’amianto furono importanti i primi riconoscimenti e non esclude che ci siano altri riconoscimenti negli anni futuri.

Paul Francois  e l’associazione delle phyto-vittime ora pongono un gravissimo problema, d’altra parte logico: il riconoscimento come malattia professionale del cancro della vescica e della prostata tra i vignaioli, i tumori del sangue, la leucemia e il cancro al cervello.”.

Voglio ricordare che “non è la quantità che fa il veleno”, ma la persistenza dei pesticidi nell’ambiente, il tempo di esposizione, lo stadio evolutivo e l’età del sistema immunitario  di chi è esposto. Certo che la sentenza è storica, ma ci sono voluti 8 anni, una bella forza di volontà e la possibilità di resistere a lungo. E anche di controbattere sia alla multinazionale che alle organizzazioni degli agricoltori, che fino all’ultimo declinano ogni responsabilità.

Alla luce dello studio ETU di Treviso, che dimostra che metà della popolazione è cronicamente esposta al mancozeb chi sarebbe che risarcisce i danni alla salute, una volta dimostrato che ci sono ? I contadini, le amministrazioni, le agroindustrie ? E quale organizzazione dei consumatori è necessaria per garantire un cibo sano e indenne da pesticidi ? Le attuali sono troppo tolleranti nei confronti dei pesticidi, i valori soglia, i LMR tollerabili, per sostanze come i pesticidi sono quelli uguali a zero.

Quella francese è sicuramente una buona notizia e una bella vittoria, e indica una delle strade da seguire   “Nelle campagne del mondo ci vogliono uomini, non multinazionali. Il cibo deve essere prodotto per essere mangiato, e non solo per essere venduto.

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