L’ ETU (Etilentiourea) è un metabolita del famosissimo pesticida Mancozeb, un fungicida a vasto spettro che è arrivato in Italia dopo la guerra. Da molto tempo il brevetto è scaduto è quindi è anche economico. Il Mancozeb è diventato quindi quasi come il “verderame”, tanto famigliare da far dimenticare che era già stato classificato cancerogeno. Poi “riabilitato” (perché l’azione cancerogena sarebbe stata circoscritta alla sola tiroite e per dosi molto elevate di ETU). Da oltre una decina di anni è stato indicato ancora come responsabile di vari tipi di tumore. L’ETU si ritrova nelle urine ed è un indicatore dell’esposizione ai pesticidi delle popolazioni di aree dove i trattamenti della viticoltura intensiva sono praticati a breve distanza dalle abitazioni. Ma solo se il prelivo del fluido biologico è effettuato a breve distanza (entro 2 giorni dal trattamento). Ad agosto sono stati resi pubblici i risultati di un biomonitoraggio effettuato su un campione di popolazione residente in otto Comuni dell’area del prosecco DOCG. Sono stati esaminati i livelli urinari di etilentiourea (ETU) in quasi 400 soggetti, 260 dei quali adulti e 126 bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni.

  • In oltre metà (circa 53%) dei soggetti esaminati il valore di ETU era così basso da non essere laboratoristicamente rilevabile
  • Nei restanti soggetti i livelli di ETU rilevati erano complessivamente sovrapponibili a quelli evidenziati, da studi effettuati in passato, su soggetti residenti in alcune grandi città italiane (nelle quali non ci sono, ovviamente, vigneti vicini alle abitazioni). In linea con le percentuali della popolazione generale anche il numero di soggetti (21 tra adulti e bambini, circa il 5% del campione) che presenta valori di ETU superiori ai 5 microgrammi/litro considerato valore superiore di riferimento
  • Non sono emerse rilevanti differenze, nei livelli di ETU, nè in rapporto al Comune di residenza né, per i bambini, alla frequenza di asili situati in Comuni con maggior densità di vigneti
  • Sono emerse correlazioni statisticamente significative tra i valori di ETU e il trattamento con prodotti fitosanitari del proprio orto, l’assunzione di farmaci e il consumo di vino (probabile esito, in questi ultimi due casi, di complessi fenomeni metabolici e non della presenza di ditiocarbammati nei farmaci e nel vino)
  • I soggetti che vivono in abitazioni collocate a ridosso di vigneti di grandi dimensioni presentano livelli di ETU leggermente superiori a quelli mediamente rilevati

Da questo studio sono derivate minacce di denuncie per procurato allarme da parte della Coldiretti al WWF e ai comitati che si battono contro l’uso dei pesticidi.  La Coldiretti, che ha intrapreseo analoghe iniziative non solo nell’alta marca trevisana ma anche in altre “aree calde” dove esiste un forte conflitto tra comitati di residenti e produttori che fanno ampio ricorso alla chimica in frutteti e vigneti. La Coldiretti si fa forte di conclusioni che indicherebbero come l’ETU, il metabolita dei ditiocarbammati non è maggiormente presente nelle urine di individui abitanti nelle aree vitivinicole rispetto a quelli che abitano in grandi città.

Il WWF Alta Marca che aveva sollecitato il biomonitoraggio ha risposto con una serie di obiezioni alla lettura tranquillizzante dei risultati dello studio contestandone alcuni aspetti. Questo è il quarto comunicato sul tema.

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Comunicato stampa del 14 settembre 2013

OGGETTO: Studio ETU agosto 2013, ULSS7

Riassunto dei 3 comunicati stampa precedenti

Abbiamo espresso la nostra valutazione sul punto 5) delle conclusioni, relative al vino
Abbiamo espresso il nostro parere sulla confusione tra obiettivo e mezzi per raggiungerlo
Abbiamo ricordato uno studio dell’ARPAV sui ditiocarbammati ed ETU
Abbiamo presentato la scheda di sicurezza del mancozeb, tutti ne parlano, ma sembra poco conosciuto dai “non addetti ai lavori”, malgrado la sua accertata pericolosità per la salute umana.

Questo Comunicato stampa n°4, dedica le nostre riflessioni su tre punti delle conclusioni delle studio dell’ULSS7 (2.4.9)
punto 2) delle conclusioni:
“non emergono differenze tra la percentuale di valori di ETU rilevabili nei bambini e quella degli adulti”

Come mai è stato assunto lo stesso parametro di rilevamento dell’ETU, anche per i bambini che hanno peso corporeo molto inferiore agli adulti? Se in un adulto di 75 Kg è stata rilevata la presenza di 5 μg/l di ETU, facendo le dovute proporzioni, un bambino di 15 Kg di peso, deve averne 75/15 = 5 volte meno di un adulto pertanto se l’adulto ha 5 μg/l di ETU, nel bambino si devono rilevarne 5/5 = 1 μg/l di ETU Alla luce di questi calcoli, l’affermazione dell’ULSS7 sembra un piuttosto azzardata.
il punto 4) delle conclusioni, che recita:
“influiscono in modo statisticamente significativo sui livelli di ETU degli adulti e dei loro figli i trattamenti con prodotti fitosanitari nel proprio orto”

Questa dicitura non è corretta, i prodotti sotto esame sono i ditiocarbammati e non prodotti fitosanitari in generale, inoltre questa affermazione è assolutamente in contrasto con quanto affermato a pag.3 del progetto pilota: “Sono stati esclusi i nuclei familiari con almeno un componente impiegato nel settore agricolo” All’attento personale dell’ULSS7 non sarà sfuggito che per acquistare ed utilizzare il principio attivo “mancozeb” occorre il patentino, e lo si può adoperare solo in ambito professionale e con tutti gli accorgimenti previsti nella scheda di sicurezza.
Avendo escluso gli agricoltori dai rilevamenti, l’ULSS7 avrà indagato su chi ha usato i prodotti professionali, che hanno invaso gli orti delle famiglie sotto esame? Al riguardo l’ULSS7 ha segnalato questo fatto alla Forestale e per conoscenza ai Sindaci? ipotizzando un commercio clandestino di ditiocarbammati nella zona? Oppure, l’ULSS7 avrà percepito che i ditiocarbammati che hanno invaso gli orti domestici, provenivano dai vigneti vicini o non sufficientemente lontani dalle case?

L’ULSS7 deve precisare meglio e non generalizzare, quando parla di “prodotti fitosanitari”, “fungicidi” e “ditiocarbammati”: questi ultimi sono solo uno dei prodotti componenti la schiera mercantile dei fungicidi, che a loro volta fanno parte dei prodotti fitosanitari, i quali a loro volta, con i biocidi, compongono i pesticidi (Direttiva CE 128/2009 recepita con Dlgs 150/2012)

Quando si dice fungicidi, ci si riferisce a più di un centinaio di molecole diverse.
Quando si dice ditiocarbammati si fa riferimento ad una molecola specifica.
L’ULSS7 ha eseguito lo studio pilota per rilevare la presenza di una sola singola molecola, non considerando, in questo caso, la contemporanea presenza di decine, se non centinaia di altre molecole chimiche, utilizzate in viticoltura e agricoltura.
Per il punto 9) delle conclusioni che recita:
“influiscono in modo statisticamente significativo sui livelli di ETU dei bambini i trattamenti con prodotti fitosanitari effettuati dai genitori in tempi recenti nel proprio orto e la distanza dell’abitazione a meno di 30 metri dal vigneto”.
è altrettanto valido quanto sopra osservato per il punto 4), a cui si deve aggiungere, come aggravante segnalata dall’ULSS7, la distanza dell’abitazione a meno di 30 metri dal vigneto,
Perché l’ULSS7, su questa conclusione, non ha emesso delle raccomandazioni, per la tutela della salute dei cittadini, come ad esempio:
A. la piantumazione dei vigneti oltre i 30 metri da strade e case
B. non utilizzare prodotti tossici e nocivi vicino alle case, strade, scuole, asili, ORTI, etc;
C. usare diffusori a bassa portata e piccola potenza, come nel controllo del vigneto di Campea, metodo avvalorato dalla presenza del personale dell’ULSS7, durante l’irrorazione
Sono i Sindaci dei 15 Comuni dell’area DOCG Conegliano-Valdobbiadene prosecco, i veri interlocutori dell’ULSS7 e di conseguenza dei cittadini. Tocca a loro, responsabili della tutela della salute dei cittadini, farsi carico di chiarire ogni dubbio.
Ricordiamo, a chi se ne fosse dimenticato, che il WWF rimane sempre in prima linea nella difesa dell’ambiente e manterrà sempre alta l’attenzione sulle ripercussioni che il degrado dello stesso provoca sulla salute umana.
“Importantissima è stata la partnership istituzionale tra tutti i soggetti quotidianamente chiamati a gestire il delicato equilibrio tra tutela della salute e fattori produttivi”
Questa dichiarazione ufficiale del Direttore Generale dell’ULSS7, non è un’opinione prettamente medica, pertanto è opportuno che venga smentita dalle nostre autorità politiche locali, che sono ben al corrente del Principio di Precauzione:
La sentenza del Consiglio di Stato n.01281/2013, afferma
“L’applicazione del principio di precauzione postula l’esistenza di un rischio potenziale per la salute e per l’ambiente, ma non richiede l’esistenza di evidenze scientifiche consolidate sulla correlazione tra la causa, oggetto di divieto o limitazione, e gli effetti negativi che ci si prefigge di eliminare o ridurre”.
I Sindaci dei 15 Comuni dell’area DOCG Conegliano-Valdobbiadene prosecco, ritengono che le conclusioni dello studio ETU, dell’ULSS7, siano coerenti con il “principio di precauzione”?
I cittadini quanto tempo dovranno aspettare una loro decisa presa di posizione, per una reale ed effettiva tutela della salute e dell’ambiente?

Pieve di Soligo 14 settembre 2013

Gilberto Carlotto
Vice Presidente WWF AltaMarca

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