Archivi per il mese di: novembre, 2013

fonte: http://news.you-ng.it/2013/11/18/i-pesticidi-favoriscono-lendometriosi-lo-rivela-studio-americano/

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I pesticidi sarebbero alla base della crescente diffusione dell’endometriosi. A rivelarlo, uno studio americano pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives.

La malattia nel nostro Paese colpisce tre milioni di donne.  Chi è colpito da questa patologia, che porta l’endometrio, ossia la membrana che riveste la parte interna dell’utero, a crescere anche al di fuori dell’organo, ha problemi di fertilità e dolori che possono compromettere la vita sociale e lavorativa. L’endometriosi colpisce con maggior frequenza tra i 25 e i 34 anni.

Dalla ricerca emerge che i pesticidi aumentano il rischio di endometriosi fino al 70%. Sono 248 le donne affette dalla patologia che sono state analizzate nello studio, valutando la presenza di due pesticidi nel loro sangue. Nello specifico: il Mirex e il Beta-esaclorocicloesano, bandito da una ventina d’anni negli Stati Uniti ma, sottolinea lo studio, ancora presente nel suolo e, dunque, in prodotti caseari e nel pesce.

Le analisi rivelano che per le donne che presentavano le più alte concentrazioni del primo pesticida  il rischio di contrarre l’endometriosi era aumentato del 50%. L’aumento per chi presentava maggiori quantità del secondo pesticida è, invece, di percentuale compresa tra il 30 e il 70%.

Il rapporto tra le concentrazioni dei pesticidi nel sangue e l’insorgere della patologia restava immutato anche considerando campioni per età, livello scolastico, alcol, fumo e altri fattori che potessero aumentare il rischio.

Sono 14 milioni le donne affette da endometriosi in Europa. Nel mondo ne soffrono 150 milioni.

Dalla Francia un appello trasversale contro i pesticidi. Il tabù della necessità dei pesticidi si sgretola. La falsa antitesi: o vi beccate cancro, malattie neurodegenerative, infertilità o siete alla fame è come il re nudo.

Pruomuoviamo anche in Italia una campagna di massa

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Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/10/francia-petizione-contro-i-pesticidi-cancerogeni-il-governo-li-proibisca/772631/

Nell’appello di Monpellier, ricercatori, Ong e politici bipartisan, chiedono all’esecutivo e alle autorità pubbliche di ridurne drasticamente l’utilizzo. Le sostanze chimiche, presenti nel 90% dei corsi d’acqua francesi, sono responsabili anche dell’aumento della morte delle api

di Leonardo Martinelli
(10.11.2013) – Basta con i pesticidi: l’appello arriva in Francia per la prima volta da un gruppo vasto ed eterogeneo di interlocutori, che comprende ricercatori, medici, rappresentanti di Ong, ma anche politici, sia di sinistra che di destra. Dopo anni di silenzi imbarazzati, sull’argomento è stato rotto un tabù, in un Paese dalla produzione agricola importante, soprattutto nelle colture estensive, dove il ricorso agli antiparassitari è più massiccio. La petizione (già definita “appello di Montpellier“, perché nella città del Sud della Francia si è tenuto a fine agosto un primo incontro che ha poi portato all’iniziativa) chiede al governo francese e alle autorità pubbliche in generale di ridurre la possibilità di ricorrere ai pesticidi e addirittura di proibirli al 100%, dove possibile.

Il documento è stato sottoscritto, fra gli altri, da una cinquantina di parlamentari e di politici di amministrazioni regionali e locali, anche Delphine Batho, ex ministro dell’Ecologia dell’attuale governo, capitanato dal socialista Jean-Marc Ayrault, e Chantal Jouanno, titolare dello stesso dicastero ai tempi di Nicolas Sarkozy. Un’iniziativa dai toni bipartisan, che vede tra i promotori pure personaggi di punta della medicina d’Oltralpe, come Charles Sultan, specialista di endocrinologia presso l’ospedale Chru di Montpellier. I firmatari della petizione riconoscono gli sforzi già fatti in Francia nel settore “vista la diminuzione netta delle quantità vendute di pesticidi dal 1998″, ma ritengono “allarmante il fatto che ormai da tre anni la flessione si sia arrestata”.

E questo in una fase in cui emergono nuovi dati allarmanti. Un organismo pubblico, il Commissariato generale per lo sviluppo sostenibile, ha presentato nei mesi scorsi i risultati preoccupanti di un’inchiesta: il 90% dei corsi d’acqua francesi è caratterizzato da “una presenza generalizzata” di pesticidi. Nel giugno scorso l’Istituto nazionale della salute e della ricerca medica (Inserm) aveva evocato “una forte presunzione del fatto che i rischi di malattie come quelle neurodegenerative o certi cancri, come quello del sangue, siano resi maggiori dall’esposizione ai pesticidi“. Si tratta di quella diretta per i lavoratori agricoli o nel caso di persone che risiedano nei pressi di aree dove i prodotti siano utilizzati in misura massiccia. Ma ormai si comincia a puntare il dito anche sulla possibilità di residui negli alimenti.

Intanto, proprio nei giorni scorsi, la Federazione francese degli apicoltori professionali (Ffap) ha lanciato un nuovo grido d’allarme riguardo al proprio comparto. “Esiste una reale urgenza: dobbiamo fermare l’emorragia delle api – ha ricordato Yvan Goutequillet, protavoce della Ffap -. In alcune delle nostre imprese la mortalità sta aumentando del 50% da un anno all’altro”. Secondo le stime generali della federazione, il tasso di mortalità delle api in Francia è aumentato dal 5% negli anni 90 al 30% attuale. E all’origine ci sarebbero sempre i pesticidi. Va, infine, ricordato che a fine agosto lo Stato francese è stato condannato in appello a indennizzare un agricoltore, malato di cancro, provocato da sostanze tossiche contenute nei pesticidi ed erbicidi. Una trentina di casi simili sono al momento attuale all’esame della magistratura. Ma quello di Dominique Marchal, produttore cerealicolo, è il primo a essere arrivato a questo grado di giudizio. Lo Stato francese, comunque, accusato fra le altre cose di non aver imposto ai fabbricanti di inserire avvertenze sui rischi riguardo al cancro nelle etichette dei pesticidi, ha già fatto ricorso alla Cassazione. Nel caso di condanna definitiva potrebbe rivalersi sui produttori di pesticidi. Che si ritroverebbero a subire una lunga serie di indennizzi da pagare. Ora che il tabù sui pesticidi si sta sgretolando.

La Crespi, pur nei limiti dell’appartenenza alle stesse cerchie, su Ogm e pesticidi attacca Veronesi e parla senza mezze misure di “mafia”. Da ex padrona del giornale può permettersi dei farlo senza tema di censure. Ma “Umberto” è anche a favore degli inceneritori, non solo di Ogm e nuceare. Una posizione sistematica che è espressione di modelli economico-sociali ben precisi e non di “sbagli di valutazione”.

Fonte:  Corriere della Sera, 4.11.20123 p. 31

Alimentazione? L’appello in vista di Expo: «Le persone vogliono cibo sicuro e un’agricoltura libera da pesticidi e farmaci»

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Crespi-Veronesi, amici contro, sugli Ogm «Umberto sbaglia e il suo sì mi rattrista»

La presidente onoraria del Fai: in Italia una mafia potente spinge per il biotech. Il bio non conosce crisi e non consuma petrolio per produrre i pesticidi.L’agricoltura attuale, in cui trovano posto gli Ogm, fa danni in alcuni Paesi in via di sviluppo. Signora Giulia Maria Crespi, lei sta seguendo con la massima attenzione lo sviluppo di Expo 2015, l’esposizione universale che si terrà a Milano. Che cosa si augura.« Nutrire il pianeta. è lo slogan di Expo 2015, che potrebbe essere un’occasione per ripensare al nostro modo di fare agricoltura senza gli enormi costi energetici e ambientali di quella odierna. Oggi occorre molto petrolio per produrre nitrati e pesticidi: ma il biologico non ha bisogno di questo. La gente vuole un’agricoltura che produca cibo più sicuro senza residui di pesticidi e di farmaci. L’agricoltura biologica offre tutto questo, infatti il cibo bio non conosce recessione. Spero che gli organizzatori ne tengano conto. Auguro successo al commissario unico Giuseppe Sala e a tutti: è un dovere far conoscere le leggi del mondo vegetale».Ma perché è così fieramente ostile all’universo degli Ogm? «Non sono laureata in agraria, ma da quarant’anni mi occupo d’agricoltura e ambiente, due ambiti in stretta connessione, perciò mi permetto di parlarne. Sono preoccupata per la questione Ogm. In Europa si sta discutendo se permettere la coltivazione Ogm, che sino ad ora era proibita. Abbiamo in molti l’impressione che in Italia si stia orchestrando una campagna contro il biologico e a favore degli Ogm da parte di alcune grandi ditte, opinion maker , e da una potente mafia».A cosa si riferisce?«Tutti dimenticano che la Monsanto e la Dow Chemical, che producono Ogm, sono multinazionali Usa che durante la guerra del Vietnam produssero l’agente arancio, miscela di sostanze tossiche impiegata come defogliante per stanare i vietcong e che ha lasciato un lungo strascico di morti e invalidi tra i soldati americani. Un componente dell’agente arancio è il 2,4-D, che è ancora oggi usato come diserbante anche nei Paesi dell’Unione europea. Un ramo della Dow Chemical, la Dow Agrosciences, è interessato a produrre piante geneticamente modificate resistenti proprio al 2,4-D».Qualcuno dirà che lei è una dietrologa…«L’agricoltura moderna si basa sull’impiego dei nitrati come concimi, sostanze usate in Germania durante la prima guerra mondiale per fabbricare esplosivi. Inoltre gli esteri fosforici, insetticidi largamente usati oggi per la loro azione neurotossica sugli insetti, sono parenti stretti del sarin, gas nervino dichiarato arma di distruzione di massa. Si possono elencare numerosi episodi tragici dovuti all’impiego di nitrati come esplosivi. Quei nitrati che vanno a concimare le nostre piante, anche quelle transgeniche. Le piante, in un terreno irrorato di diserbante e di concimi chimici, assorbono questi veleni. Ma la pianta Ogm non muore perché ha dentro di sé la resistenza alla sostanza diserbante. Ecco i pericoli…».

Il suo vecchio amico Umberto Veronesi è da tempo schierato a favore dell?Ogm: Lo ha affermato anche sul «Corriere della Sera ». Un parere come il suo non la fa riflettere?«Vorrei esprimere la mia riconoscenza a questo grande personaggio che varie volte mi ha operato di cancro in modo eccellente e che io ho fortemente aiutato alla fine degli anni Sessanta per iniziare la sua ricerca. Vorrei però dirgli quanto mi rattrista leggere la sua adesione al nucleare e all’agricoltura transgenica e vederlo sostenere che andare contro gli Ogm è antistorico. Sbaglia! Sbaglia! E tralascia di dire che le piante Ogm, pure essendo resistenti a certe malattie come la piralide per il mais, devono comunque subire diserbi per essere liberate dalle erbe infestanti e venire fertilizzate da concimi convenzionali. Dimentica il pericolo che il polline di piante transgeniche possa impollinare piante non transgeniche costringendole a produrre semi, e quindi piante, transgenici? Il tutto all’insaputa dell’agricoltore che non vuole il transgenico. Le precauzioni sulla distanza tra campi coltivati a Ogm e campi no-Ogm non mi sembrano sufficienti».E perché, signora Crespi?

«La Natura, si sa, è imprevedibile». Veronesi cita il caso del mandarancio come esempio positivo.«Veronesi non confonda il geneticamente modificato con l’ibrido realizzato dai genetisti. Nell’ibrido non viene inserito un gene di una specie del tutto diversa come negli Ogm. L’arancio e il mandarino sono due specie botaniche molto simili. Dunque sono ibridi e non Ogm».In molti sostengono che l’Ogm sfamerà il mondo, però. «A mio avviso è solo propaganda.

E si è anche in mala fede se non si ricorda che l’agricoltura attuale, in cui trovano posto gli Ogm, sta provocando in alcuni Paesi in via di sviluppo enormi guasti, come la desertificazione per la distruzione delle foreste necessaria a recuperare terreno per coltivare soia e altre piante geneticamente modificate. Si acquistano ettari e ettari per coltivare piante non destinate a produrre cibo per sfamare ma per fabbricare biomassa, e tutto a scapito dell’agricoltura locale. Vengono costruiti grandi bacini con dighe, perché questo tipo di agricoltura spreca tanta acqua, e ciò causa l’impoverimento delle sorgenti. Un esempio, L’enorme bacino che stanno costruendo in Etiopia, che impoverirà il Nilo a danno degli agricoltori egiziani…».

Conti Paolo

fonte: http://www.veramente.org/wp/?p=12100

di  Redazione, 12 novembre 2013
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Sintesi del rapporto nazionale ISPRA 2013 sui pesticidi rinvenuti nelle acque. I dati presentano una situazione allarmante sia per le acque superficiali che per quelle profonde, contrariamente alla favola che vorrebbe che i pesticidi svaniscano nel nulla

I pesticidi, come noto, sono le sostanze e i prodotti usati per combattere organismi nocivi. Da un punto di vista normativo si possono distinguere in prodotti fitosanitari (Reg. CE 1107/2009, Dir. 91/414/CEE), che sono le sostanze utilizzate per la protezione delle piante e per la conservazione dei  prodotti vegetali, e i biocidi (Reg. UE 528/2012, Dir 98/8/CE), che trovano impiego in vari campi di attività (disinfettanti, preservanti, pesticidi per uso non agricolo, ecc.). Parlando di residui nelle acque, la distinzione non è sempre possibile, poiché uno stesso principio attivo può essere usato sia come biocida sia come prodotto fitosanitario, e con il termine pesticidi si comprende l’insieme delle sostanze in questione.

Nel 2010, in particolare, le indagini hanno riguardato 3.619 punti di campionamento e 12.504 campioni, sono state cercate 355 sostanze. Nelle acque superficiali sono stati trovati residui di pesticidi nel 55,1% dei punti, nel 28,1% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti delle acque potabili. Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati il 28,2% dei punti, nel 9,6% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti. Le concentrazioni misurate sono spesso basse, ma il risultato complessivo indica una diffusione molto ampia della contaminazione. I livelli sono generalmente più bassi nelle acque sotterranee, ma residui di pesticidi sono presenti anche nelle falde confinate, la causa può essere cercata nelle complesse interazioni degli acquiferi, per cui l’infiltrazione dei contaminanti può anche verificarsi in aree distanti da quella in cui sono stati rilevati.

Le sostanze trovate complessivamente nelle acque sono 166, in prevalenza erbicidi e relativi metaboliti. Sono ancora largamente presenti sostanze ormai fuori commercio, come l’atrazina (bandita da oltre due decenni) e la simazina vietata in anni più recenti. Particolarmente diffuso è l’inquinamento da terbutilazina, ancora in commercio: la sostanza e/o il suo metabolita terbutilazina-desetil sono stati rinvenuti nel 46,6% dei punti di campionamento indagati delle acque superficiali (22,4% dei casi sopra i limiti) e nel 15,3% di quelli delle acque sotterranee (3% sopra i limiti).

Rilevante è anche la contaminazione da metolaclor, un erbicida largamente impiegato in diverse colture. È presente nel 36,8% dei punti delle acque superficiali (nel 17% dei casi sopra al limite) e nel 6% dei punti di quelle sotterranee, nel 1,6% dei casi oltre il limite.

Le sostanze più rilevate nel 2010 nelle acque superficiali sono: glifosate e il metabolita AMPA, terbutilazina e il metabolita terbutilazina-desetil, metolaclor, cloridazon, oxadiazon, MCPA, lenacil, azossistrobina, diuron, metalaxil, atrazina e il metabolita atrazina-desetil, clorpirifos.

Nelle acque sotterranee, con frequenze generalmente più basse, le sostanze più rilevate sono: bentazone, terbutilazina e terbutilazina-desetil, atrazina e atrazina-desetil, 2,6-diclorobenzammide, carbendazim, imidacloprid, metolaclor, metalaxil, oxadixil, pirimetanil, oxadiazon, penconazolo, simazina.

Da segnalare, inoltre, la presenza con elevate frequenze dei fungicidi carbendazim e metalaxil, e dell’insetticida imidacloprid.

I dati del biennio confermano uno stato di contaminazione già rilevato negli anni precedenti, con una maggiore diffusione nelle aree della pianura padano-veneta.

Il dato nazionale aggregato per l’insieme delle sostanze monitorate mostra un aumento della frequenza di residui nei campioni, sia nelle acque superficiali sia in quelle sotterranee. La frequenza di pesticidi nelle acque superficiali passa dal 20% circa nel 2003 fino al valore massimo del 38% nel 2006, collocandosi poi sempre su valori superiori al 30%. Quella nelle acque sotterranee, partendo da un valore inferiore al 15% nel 2003, registra il valore massimo del 27% nel 2009.

Come in passato, nei campioni sono presenti in genere miscele di sostanze. Nelle acque superficiali è stata riscontrata la presenza di almeno due sostanze nel 20% dei campioni, con un massimo di 23 sostanze in un singolo campione e una media di circa 3 sostanze. Nelle acque sotterranee si trovano almeno 2 sostanze nel 13% dei campioni, la media è di 2,5 sostanze, e il massimo, anche qui, è di 23 sostanze. Gli erbicidi triazinici e il metolaclor sono i componenti più frequenti delle miscele, sia nelle acque superficiali sia in quelle sotterranee.

 Rapporto ISPRA 2013