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di  Redazione, 12 novembre 2013
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Sintesi del rapporto nazionale ISPRA 2013 sui pesticidi rinvenuti nelle acque. I dati presentano una situazione allarmante sia per le acque superficiali che per quelle profonde, contrariamente alla favola che vorrebbe che i pesticidi svaniscano nel nulla

I pesticidi, come noto, sono le sostanze e i prodotti usati per combattere organismi nocivi. Da un punto di vista normativo si possono distinguere in prodotti fitosanitari (Reg. CE 1107/2009, Dir. 91/414/CEE), che sono le sostanze utilizzate per la protezione delle piante e per la conservazione dei  prodotti vegetali, e i biocidi (Reg. UE 528/2012, Dir 98/8/CE), che trovano impiego in vari campi di attività (disinfettanti, preservanti, pesticidi per uso non agricolo, ecc.). Parlando di residui nelle acque, la distinzione non è sempre possibile, poiché uno stesso principio attivo può essere usato sia come biocida sia come prodotto fitosanitario, e con il termine pesticidi si comprende l’insieme delle sostanze in questione.

Nel 2010, in particolare, le indagini hanno riguardato 3.619 punti di campionamento e 12.504 campioni, sono state cercate 355 sostanze. Nelle acque superficiali sono stati trovati residui di pesticidi nel 55,1% dei punti, nel 28,1% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti delle acque potabili. Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati il 28,2% dei punti, nel 9,6% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti. Le concentrazioni misurate sono spesso basse, ma il risultato complessivo indica una diffusione molto ampia della contaminazione. I livelli sono generalmente più bassi nelle acque sotterranee, ma residui di pesticidi sono presenti anche nelle falde confinate, la causa può essere cercata nelle complesse interazioni degli acquiferi, per cui l’infiltrazione dei contaminanti può anche verificarsi in aree distanti da quella in cui sono stati rilevati.

Le sostanze trovate complessivamente nelle acque sono 166, in prevalenza erbicidi e relativi metaboliti. Sono ancora largamente presenti sostanze ormai fuori commercio, come l’atrazina (bandita da oltre due decenni) e la simazina vietata in anni più recenti. Particolarmente diffuso è l’inquinamento da terbutilazina, ancora in commercio: la sostanza e/o il suo metabolita terbutilazina-desetil sono stati rinvenuti nel 46,6% dei punti di campionamento indagati delle acque superficiali (22,4% dei casi sopra i limiti) e nel 15,3% di quelli delle acque sotterranee (3% sopra i limiti).

Rilevante è anche la contaminazione da metolaclor, un erbicida largamente impiegato in diverse colture. È presente nel 36,8% dei punti delle acque superficiali (nel 17% dei casi sopra al limite) e nel 6% dei punti di quelle sotterranee, nel 1,6% dei casi oltre il limite.

Le sostanze più rilevate nel 2010 nelle acque superficiali sono: glifosate e il metabolita AMPA, terbutilazina e il metabolita terbutilazina-desetil, metolaclor, cloridazon, oxadiazon, MCPA, lenacil, azossistrobina, diuron, metalaxil, atrazina e il metabolita atrazina-desetil, clorpirifos.

Nelle acque sotterranee, con frequenze generalmente più basse, le sostanze più rilevate sono: bentazone, terbutilazina e terbutilazina-desetil, atrazina e atrazina-desetil, 2,6-diclorobenzammide, carbendazim, imidacloprid, metolaclor, metalaxil, oxadixil, pirimetanil, oxadiazon, penconazolo, simazina.

Da segnalare, inoltre, la presenza con elevate frequenze dei fungicidi carbendazim e metalaxil, e dell’insetticida imidacloprid.

I dati del biennio confermano uno stato di contaminazione già rilevato negli anni precedenti, con una maggiore diffusione nelle aree della pianura padano-veneta.

Il dato nazionale aggregato per l’insieme delle sostanze monitorate mostra un aumento della frequenza di residui nei campioni, sia nelle acque superficiali sia in quelle sotterranee. La frequenza di pesticidi nelle acque superficiali passa dal 20% circa nel 2003 fino al valore massimo del 38% nel 2006, collocandosi poi sempre su valori superiori al 30%. Quella nelle acque sotterranee, partendo da un valore inferiore al 15% nel 2003, registra il valore massimo del 27% nel 2009.

Come in passato, nei campioni sono presenti in genere miscele di sostanze. Nelle acque superficiali è stata riscontrata la presenza di almeno due sostanze nel 20% dei campioni, con un massimo di 23 sostanze in un singolo campione e una media di circa 3 sostanze. Nelle acque sotterranee si trovano almeno 2 sostanze nel 13% dei campioni, la media è di 2,5 sostanze, e il massimo, anche qui, è di 23 sostanze. Gli erbicidi triazinici e il metolaclor sono i componenti più frequenti delle miscele, sia nelle acque superficiali sia in quelle sotterranee.

 Rapporto ISPRA 2013

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