ImageUna vicenda che illustra bene il grado di sbandierata “sicurezza alimentare” assicurato da servizi che costano al contribuente molto più che in altri paesi. “Non esiste una norma di riferimento” ha risposto la burocrazia all’allevatore che vedeva nascere e morire vitelli deformi e intuisce che nella catena alimentare c’è una contaminazione e che chideva che fossero analizzati gli alimenti.  Facendo eseguire analisi a sue spese ha scoperto che gli animali assumevano con l’insilato di mais una dose elevata di insetticida. Un regalo del sistema di monocoltura esaperata praticato nella Pianura Padana che ha esasperato le avversità del mais. Oltre alla “tradizionale” Piralide da qualche anno un nuovo insetto (la Diabrotica) danneggia le colture (le larve si nutrono delle radici). Ma i trattamenti con insetticidi contro le forme adulte, che trasformano i campi di mas in camere a gas uccidendo molte forme di vita, sono quasi del tutto inutili e sono sconsigliati anche dagli stessi esperti (almeno quelli responsabili che non si prestano a sostenere il mercato delle multinazionali della chimica). La rotazione colturale risolverebbe il problema dal momento che le larve sono molto “specializzate” e linsetto non riusce a compiere un ciclo vitale su altre colture. Vicenda amarissima.

fonte: http://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/2014/01/08/1006636-mucche-pesticida-mangime.shtml

«Ho provato a salvare la mia azienda, ma mi sono trovato a combattere contro i mulini a vento». Claudio Quattrini è un imprenditore agricolo bresciano che, nella sua azienda di Calvisano, ha visto ammalarsi quasi 200 tra mucche da latte e vitelli, senza ricevere risposte dall’autorità competente che pure ha ripetutamente interpellato

di Federica Pacella

Brescia, 8 gennaio 2014 – «Ho provato a salvare la mia azienda, ma mi sono trovato a combattere contro i mulini a vento». Claudio Quattrini è un imprenditore agricolo bresciano che, nella sua azienda di Calvisano, ha visto ammalarsi quasi 200 tra mucche da latte e vitelli, senza ricevere risposte dall’autorità competente che pure ha ripetutamente interpellato. «A novembre 2010 – racconta – ho iniziato a registrare i primi aborti. Con l’alimentarista abbiamo fatto le analisi sui mangimi». Viene fuori che nell’insilato di mais c’è la forte presenza di un insetticida: 0,4mg/kg. «Ogni animale mangiava 25 kg di insilato, per cui ingerivano 10 mg di insetticida al giorno. Ad ogni vitello deforme che nasceva, chiamavo i veterinari dell’Asl, che però mi dicevano di aspettare e vedere come si sarebbe evoluta la cosa. Io mi sono allarmato, perché il latte veniva venduto: fosse successo qualcosa, i guai li avrei avuti io».

Non avendo risposte, Quattrini decide di far analizzare un vitello deceduto all’Istituto Zooprofilattico di Brescia. «Dopo 20 giorni, mi dicono che hanno addirittura perso il campione. Ci sarebbe quasi da ridere». Il 22 febbraio Quattrini manda una raccomandata all’Asl in cui fa l’elenco di tutti i problemi, con tanto di matricola di animali e patologie riscontrate. «La risposta mi arriva un mese dopo…». Unico documento dell’Asl è un verbale, il 3 marzo, di sospensione preventiva della somministrazione dell’insilato che Quattrini, però, non usava già più. «Qui finisce il loro impegno: nessun controllo sul mangime né sugli animali».

Quattrini continua a fare privatamente degli esami sugli animali. Il 6 aprile 2011, su sua richiesta, viene convocato al distaccamento del Dipartimento di veterinaria di Montichiari, competente per la zona. «Ho insistito perché facessero dei campionamenti, ma mi hanno risposto che non avevano nessun riferimento di legge per farlo». Nel frattempo parte il processo contro chi aveva venduto il mangime, tutt’ora in corso. «E’ stata un’odissea anche solo capire qual è il limite ammesso di quell’insetticida nei mangimi per animali. Non ricevendo risposta da Brescia, scrivo alla Direzione sanitaria di Milano che mi risponde dopo 8 mesi di sollecitazioni dicendo che il limite è di 0,01 mg/kg. La lettera è stata messa agli atti».

Ma cosa sarebbe cambiato se ci fosse stato un supporto più celere dall’Asl? «Avrebbero potuto fare studi più approfonditi di quelli che ho potuto fare io con le mie risorse e magari salvare qualche animale. C’è poi la questione della salute pubblica: se io fossi stato meno diligente?». Quattrini ha scritto al Ministero della Sanità per segnalare la vicenda. «Dicono che stanno effettuando le verifiche del caso. Una magra consolazione: io nel frattempo ho perso la mia azienda».

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