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Atto a cui si riferisce:
C.7/00246 premesso che: nell’agricoltura convenzionale, per produrre di più e per ottenere guadagni sempre maggiori, si usano sostanze chimiche tossiche (pesticidi, diserbanti, insetticidi e…
 
 Atto Camera  
   
 Risoluzione in commissione 7-00246presentato da ZACCAGNINI Adriano testo di Venerdì 31 gennaio 2014, seduta n. 164  

 La XIII Commissione,   
 premesso che:   
  nell’agricoltura convenzionale, per produrre di più e per ottenere guadagni sempre maggiori, si usano sostanze chimiche tossiche (pesticidi, diserbanti, insetticidi e concimi chimici) che stanno portando conseguenze molto dannose agli animali, all’ambiente e alla salute dell’uomo. I pesticidi, denominati anche fitofarmaci, vengono utilizzati nell’agricoltura convenzionale per combattere gli insetti che danneggiano le colture, inoltre vengono usati in grande quantità durante il trasporto e durante la giacenza dei prodotti alimentari nei magazzini e nei silos. Da un punto di vista normativo si possono distinguere in prodotti fitosanitari (Regolamento (CE) 1107/2009, Dir. 91/414/CEE), che sono le sostanze utilizzate per la protezione delle piante e per la conservazione dei prodotti vegetali, e i biocidi (Regolamento (UE) 528/2012, Dir. 98/8/CE), che trovano impiego in vari campi di attività (disinfettanti, preservanti, pesticidi per uso non agricolo, ecc.). Il regolamento (CE) n. 839/2008 della Commissione europea fissa la dose massima consentita dei residui di pesticidi negli alimenti, secondo il principio che sia possibile stabilire, per ogni sostanza tossica, una quantità che non danneggia l’organismo;   
 diversi studi epidemiologici, ecologici e tossicologici indicano come i pesticidi costituiscano un serio problema di salute pubblica e ambientale, incrementando nell’uomo il rischio di cancro, malattie neuro-degenerative, disturbi della gravidanza, aborti, teratogenesi, malattie immunologiche, eccetera. Uno studio pubblicato su Environmental Health Perspective ha dimostrato, utilizzando le stime di esposizione tratte da un «database storico», che i bambini nati da madri maggiormente esposte in gravidanza a insetticidi organoclorati hanno 6-7 volte più probabilità di patologia autistica rispetto ai figli di madri meno esposte. Dalla fine del 2001 l’Environmental Protection Agency (EPA) ha vietato negli USA il commercio del clorpirifos, un insetticida organofosfato tra i più utilizzati per uso residenziale. Tale sostanza si trovava in tutti campioni di aria indoor e nel 60 per cento – 70 per cento. Ai campioni di sangue raccolti da madri e neonati al momento del parto. I loro livelli ematici erano fortemente correlati, mostrando che il pesticida attraversa facilmente e rapidamente la placenta, causando evidenti effetti conseguenti sullo sviluppo del nascituro. In Europa, nel luglio 2012 la Francia, emanando un decreto, già pubblicato ed entrato in vigore, ha riconosciuto, il morbo di Parkinson come malattia professionale per gli agricoltori entrati a stretto contatto con i pesticidi. Alla base una serie di ricerche scientifiche che hanno evidenziato i legami tra il Parkinson e l’esposizione professionale ai pesticidi. I danni provocati dai pesticidi sono ormai noti. Ricercatori e scienziati continuano a studiare gli effetti della contaminazione di questi veleni nella catena alimentare e negli esseri umani. Il testo di legge francese specifica che con il termine pesticidi ci si riferisce ai prodotti destinati ad usi agricoli e prodotti per la manutenzione dei terreni, nonché a prodotti usati in ambito veterinario, biocidi e anti-parassitari, autorizzati o meno al momento della domanda. La contaminazione con i pesticidi in ambito lavorativo, tale da portare poi alla malattia, avviene durante la manipolazione di questi prodotti, attraverso il contatto o l’inalazione, durante la distribuzione sulle colture, superfici, o con il trattamento su animali, quando si usano macchine agricole per la distribuzione dei pesticidi. Assobio in Italia dichiara che: «Il riconoscimento ufficiale acquisisce un carattere importante sia a livello simbolico che concreto aprendo la possibilità a sostegni finanziari per l’incapacità degli agricoltori di continuare a lavorare. Un percorso cui dar seguito in Italia aggredendo radicalmente le problematiche legate a produzione, uso e residui dell’agrochimica. Un esempio da seguire, dunque, e una strada, quella dei pesticidi, da abbandonare». La rivista scientifica Annals of Neurology ha dedicato un articolo a questo tema. Dai risultati dell’articolo emerge che esiste, di fatto, un rapporto positivo tra il morbo di Parkinson e l’uso professionale di pesticidi, con una relazione di dose-effetto per il numero di anni di utilizzo, in particolare per gli insetticidi organoclorurati. Già nell’aprile 2009, i ricercatori della UCLA (University of California, Los Angeles) avevano annunciato di aver scoperto un legame tra la malattia di Parkinson e due sostanze chimiche comunemente spruzzate sulle coltivazioni per combattere i parassiti. Quello studio epidemiologico non aveva esaminato gli agricoltori che lavorano costantemente con i pesticidi, bensì persone che semplicemente vivevano vicino a dove i campi agricoli sono spruzzati con il fungicida Maneb e l’erbicida Paraquat. Si era riscontrato che il rischio per la malattia di Parkinson, per queste persone aumenta del 75 per cento. I risultati appaiono nell’edizione corrente on-line della rivista European Journal of Epidemiology;   
 il Parlamento francese ha accolto, giovedì 23 gennaio 2014 una proposta di legge che proibisce, sul territorio francese, l’utilizzo di prodotti fitosanitari (insetticidi, erbicidi e fungicidi) negli spazi verdi pubblici a partire dal 2020 e nei giardini (anche privati) a partire dal 2022;   
 dal 1o gennaio 2020 l’utilizzo di prodotti fitosanitari verrà interdetto negli spazi verdi, nelle foreste e nelle passeggiate accessibili al pubblico, a eccezione delle ferrovie, degli aeroporti e delle autostrade, per motivi di sicurezza pubblica. Inoltre, si potrà utilizzare i pesticidi in deroga in caso di emergenze sanitarie;   
 dal 1o gennaio 2022, invece, il divieto verrà esteso alla commercializzazione e alla detenzione di prodotti fitosanitari a utilizzo non professionale. Un provvedimento che toccherà il 45 per cento dei francesi che attualmente possiedono un giardino o un orto. Il provvedimento riguarda una percentuale oscillante fra il 5 e il 10 per cento, ovvero la quota di pesticidi destinati all’agricoltura. Numerosi comuni, comunque, hanno anticipato le mosse del Governo mettendo in atto un piano «zero fito». A Versailles (Yvelines), per esempio, prodotti chimici sono stati sostituiti da diserbanti termici e dalle antiche zappe. Sono così 130mila i litri di prodotti chimici «risparmiati» alle falde acquifere, con un risparmio per la salute e per il portafoglio, quantificabile in 25500 euro. Negli ultimi anni anche Nantes e Rennes hanno ridotto il dosaggio di pesticidi rispettivamente del 95 e 90 per cento;   
 mentre la Francia prende provvedimenti restrittivi in materia, grandi-ritardi, in Italia, ci sono stati nel togliere dal mercato pesticidi ora considerati pericolosi, come il lindano e il Ddt. Ma ancora oggi c’è un pericolo che si aggira in Italia e in gran parte dell’Europa: la Commissione europea ha emanato nel 2009 un «Regolamento» sui pesticidi, nel quale elenca le sostanze più dannose che dovranno essere bandite dal mercato; oltre al fatto che su 100 sostanze pericolose sono vietate solo 22, considerate cancerogene o «interferenti endocrine», tra queste compare il glufosinate, il cui impiego è elevato in particolare nelle colture transgeniche di mais, ma anche in viticoltura e nei frutteti e che verrà commercializzato fino al 1o ottobre 2017. In Italia, il Ministero della salute ha revocato la sospensione cautelativa della vendita di glufosinate, autorizzando per cinque anni (con decreto del 27 aprile 2012) un prodotto fitosanitario al glufosinate ammonio «per vite e fruttiferi»;   
 in merito alla contaminazione per l’utilizzo di pestidici e quindi, alle distanze da tenere fra terreni di persone e chi irrora i pesticidi, esiste la recente sentenza del Consiglio di Stato, 1281/2013, che ha respinto il ricorso di un agricoltore (al TAR e in appello al CdS) contro norme del regolamento del comune di Malosco (Trento), volte ad attuare i principi di prevenzione e di precauzione: «È vietato l’impiego di prodotti fitosanitari classificati come Molto Tossici (T+) o Tossici (T) […] l’obbligo di irrorazione con atomizzatore rimanendo ad una distanza di rispetto pari a 50 metri dal confine» Soprattutto la suddetta sentenza ha chiarito che «Il principio di precauzione postula l’esistenza di un rischio potenziale per la salute e per l’ambiente, ma non richiede l’esistenza di evidenze scientifiche consolidate sulla correlazione tra la causa, oggetto di divieto o limitazione, e gli effetti negativi che ci si prefigge di eliminare». Alla luce della suddetta sentenza incombe su Sindaci, Ulss e regioni, il dovere di adottare, come misure minimali, quelle previste nel regolamento del comune di Malosco, in quanto riconosciute dal più alto livello della magistratura;   
 a livello europeo l’espansione dei consumi bio, confermata anche nei primi mesi del 2011, evidenzia come il biologico sia uno dei pochi settori dell’agroalimentare in controtendenza rispetto alla situazione di generale crisi. Appare inoltre chiaro come il successo del biologico sia riconducibile non solo al mercato ma anche alla strategia ad hoc che l’Unione europea ha avviato a partire dagli anni novanta dello scorso secolo (si pensi ai regolamenti 2092/91 e al 2078/92). È dunque chiaro che l’espansione degli ettari e delle aziende bio a livello europeo e nazionale è attribuibile in buona misura ai premi previsti dalle misure agroambientali confluite nei Programmi di sviluppo rurale (Psr), a partire dal 2000. Tuttavia, in Italia, diversamente dagli altri Paesi europei, questo slancio sembra essersi esaurito in quanto in alcune regioni l’azione a favore dell’agricoltura biologica (misura 214) ha mostrato una minore carica attrattiva. Fra i problemi principali riscontrati figurano lo scarso livello incentivante dei premi e la disomogeneità tra i livelli di pagamento per mantenimento o introduzione nelle varie regioni. Si sono anche determinati fenomeni di «retrocessione» dal biologico al convenzionale, determinati dalle impennate dei prezzi di talune commodities negli scorsi anni. Un effetto «spiazzamento» può essere stato determinato, in alcune regioni, anche dalla concorrenza e maggiore appetibilità di altri schemi di incentivo sostenuti dalla misura 214, come l’agricoltura integrata. La revisione dei Psr in seguito all’health check ha costituito un’importante occasione per restituirle potere incentivante, evidenziando però la persistente carenza di un approccio integrato e – dunque – l’esigenza di intervenire anche attraverso altre misure dei Psr, come gli strumenti di progettazione integrata, in coerenza con le politiche nazionali e regionali di settore, così che tutti gli interventi acquisiscano carattere di organicità. Nelle Prospettive nella riforma 2014-2020, viene confermato che i pagamenti per la conversione all’agricoltura biologica o per il suo mantenimento dovrebbero incoraggiare gli agricoltori a partecipare a tali iniziative, in risposta al crescente interesse della società per le pratiche agricole ecocompatibili. Il biologico presenta, però, delle importanti novità nelle proposte di riforma sia del primo che del secondo pilastro della Pac. Nell’ambito della proposta di regolamento sui pagamenti diretti è previsto che gli agricoltori che soddisfano le condizioni stabilite dal regolamento (CE) 834/07 devono beneficiare della componente «greening» senza essere sottoposti ad ulteriori obblighi, dati i benefìci ambientali riconosciuti ai sistemi di agricoltura biologica. Nell’ambito della proposta di regolamento dello sviluppo rurale, è prevista una misura a sé per il biologico, che viene «eletta» da azione a misura svincolata dalle misure agro ambientali propriamente dette. Tuttavia, come per queste ultime, è prevista la possibilità di stipulare contratti collettivi o la collaborazione tra agricoltori in modo da coprire aree adiacenti più vaste, così come i pagamenti devono contribuire a compensare i costi aggiuntivi e il mancato guadagno derivanti dagli impegni assunti, limitatamente agli impegni che vanno al di là dei pertinenti criteri e requisiti obbligatori,

 impegna il Governo:

 in vista del semestre europeo e della Presidenza italiana e in vista dell’Expo 2015 dedicato al cibo e all’alimentazione, ad adottare misure simili a quelle già adottate in altri Paesi dell’Unione, come la Francia, al fine di preservare sia la salute dei consumatori che la genuinità del marchio made in Italy circa i prodotti agroalimentari, nonché a destinare fondi utili per la ricerca scientifica in grado «di approfondire i danni causati dall’utilizzo dei pestidici;   
 a promuovere anche la revisione della normativa che fissa la dose massima consentita di pesticidi ora presenti in tutta la catena alimentare, a rivedere la revoca del Ministero della salute della sospensione cautelativa della vendita di glufosinate ammonio «per vite e fruttiferi», tenendo anche in considerazione la sentenza del TAR del comune di Malosco (Trento), al fine di regolamentare a livello nazionale le distanze di sicurezza per gli abitanti limitrofi alle aree irrorate e le sanzioni per il mancato preavviso;   
 a monitorare anche in base alle indicazioni date dalla Pac per il 2014-2020 che i pagamenti soprattutto relativi ai Programmi di sviluppo rurale (PSR) siano in sintonia con l’indirizzo espresso dall’Unione europea che mira sul prodotto biologico nell’ambito delle misure agro ambientali;   
 a emanare i decreti attuativi ovvero il piano di azione nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei pesticidi (già in forte ritardo rispetto all’indicazione comunitaria).   
 (7-00246) «Zaccagnini».

 

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Dal distretto del florovivaismo più importante d’Italia (settore portante dell’agricoltura toscana), ma anche inserito in aree ad elevata urbanizzazione, parte la protesta contr l’uso dei pesticidi a ridosso delle abitazioni

fonte: http://www.lanazione.it/pistoia/cronaca/2014/02/16/1026328-pesticidi-case-protesta.shtml

Pesticidi a ridosso delle case: la protesta si allarga. Al via una petizione

Sul piede di guerra decine di comitati

Pistoia, 16 febbraio 2014 – Monta la protesta dei cittadini sull’uso di pesticidi a ridosso delle case da parte dei vivaisti e  si allarga a macchia d’olio. In questi giorni si sono mobilitati a quanto pare, migliaia di cittadini che fanno parte di un nutrito gruppo di associazioni del territorio provinciale, per avviare la sottoscrizione di una petizione da presentare entro l’estate a tutti i sindaci delle province di Pistoia, Prato e Firenze. Un documento in cui viene chiesto il rispetto della leggi nazionali e europee già in vigore, insieme al divieto dell’uso di sostanze chimiche in prossimità di abitazioni, strade, fossi e corsi d’acqua e l’obbligo di apposita segnaletica di pericolo sui terreni trattati con pesticidi.

A presentare questa azione collettiva, ieri mattina , presso la libreria Lo spazio di via dell’Ospizio, c’erano Alleanza beni comuni, i Gas (gruppi di acquisto solidali) del territorio provinciale, l’associazione Terredaria, comitati civici tra cui quello di San Rocco coinvolto nella vicenda dei pesticidi in via Carota e Molina, e altri rappresentanti di organizzazioni insieme a semplici cittadini interessati all’argomento.«Siamo tantissimi — ha spiegato ieri mattina Rosanna Crocini di Alleanza beni comuni — più persone di quanto i nostri amministratori possano immaginare. Raccoglieremo firme almeno per tre mesi a partire da ora, e contiamo, per l’estate, di presentare la petizione a tutti i sindaci dei comuni della piana fino ad arrivare a Firenze. L’Arpat ha parlato chiaro in questi giorni sui giornali — aggiunge Crocini —. C’è contaminazione anche della falda acquifera ed è gravissimo. Chi ha inquinatoil territorio? Noi cittadini sicuramente no, ma possiamo contribuire a fermare questa cosa. Chiediamo che, chi, per primo, deve tutelare la salute dei cittadini, lo faccia al più presto».
«Evidenze scientifiche ci sono — interviene Paolo Bardazzi del gruppo Gas di Colle di Quarrata —. Basta documentarsi su internet. Dottori, esperti del settore, primari hanno già collegato i pesticidi a numerose malattie umane. Tumoridi varia natura, Parkinson, aborti e tante altre patologie a partire dalle più comuni allergie. Dobbiamo, col tempo, riuscire ad invertire questa tendenza. Bonificare le acque da queste sostanze e prendere tutti gli accorgimenti del caso, come l’uso di sostanze prettamente biologiche». «Qui si parla della vita delle persone — riprende ancora la parola, Rosanna Crocini — .Non apparteniamo a nessun partito ma vogliamo fare politica, esattamente quella di riprenderci i beni che ci appartengono. E che l’assessore all’ambiente del Comune di Pistoia Mario Tuci non ci venga a dire che non esistono documenti contingibil per fare un’ordinanza che obblighi i vivaisti a usare questi prodotti a distanza dalle case — polemizza —. Quelli di Arpat allora cosa sono?».

La raccolta firme per la petizione di Alleanza beni comuni si terrà tutte le domeniche al parco verde di Olmi ,il sabato mattina al mercato di Pistoia e in altre occasioni che verranno pubblicizzate giorno per giorno.
Michela Monti