Solo quelli pericolosi?

I pesticidi sono pericolosi in generale, non sono una minaccia alla salute all’ambiente solo alcuni di essi.  Un conto è il gradualismo, ma non ci può essere ambiguità nell’obiettivo dell’abolizione dell’uso di pesticidi in agricoltura. Molte molecole ritenute “innocenti” o “poco pericolose” si sono spesso rivelate dopo decenni di impiego e nuove scoperte scientifiche ed evidenze epidemiologiche molto pericolose.

Molti meccanismi di tossicità ritenuti dipendenti dalla dose si sono rivelati indipendenti dalla dose e attivati a concentrazioni bassissime. I meccanismi di azione biocida apparentemente selettivi interferiscono in realtà in modo imprevisto con complesse catene biochimiche negli organismi viventi. Ecco perché oggi non si può più parlare solo di “riduzione dell’uso” o di “riduzione dei pesticidi pericolosi” o di “limiti di legge” al di fuori di un percorso – sia pure con diversi step –  di uscita dai pesticidi.

Pesticidi No grazie, senza se e senza ma. Non ci sono tecniche agricole rispettose dell’ambiente che prevedono l’uso dei pesticidi.

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fonte: http://www.parmatoday.it/speciale/earth-day/pesticidi-pericolosi-appello.html

Fermiamo i pesticidi pericolosi

Gli ambientalisti dell’Emilia-Romagna chiedono la collaborazione dei sindaci per eliminare l’utilizzo di biocidi sui terreni non agricoli

Ridurre da subito il più possibile l’uso dei pesticidi. Questo è l’appello che Gruppi di Acquisto Solidali (GAS), Associazioni ambientaliste, Associazioni che si occupano di cibo e agricoltura, agricoltori biologici, uniti nel Coordinamento regionale “Pesticidi No Grazie!”, rivolgono a tutti i Sindaci, che hanno la responsabilità di tutelare la salute pubblica.

Il grido d’allarme è sollevato anche dal recente rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che documenta l’incremento di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee. La Pianura Padana risulta essere una delle macro aree più contaminate. Sono ancora largamente presenti sostanze ritirate dal commercio da oltre 20 anni, come l’atrazina, un erbicida noto per essere cancerogeno.

“I pesticidi causano gravi danni agli ecosistemi, accrescono il rischio di malattie neurodegenerative e del cancro, interferiscono con il sistema ormonale, con effetti ancora più importanti sui feti e sui bambini- scrive il coordinamento -. Il costo umano, ambientale ed economico di un uso intensivo dei pesticidi è inaccettabile”.

L’appello chiede:
• di vietare fin da subito l’utilizzo di pesticidi e biocidi, nelle aree non agricole (zone pubbliche, parchi, cigli stradali e ferroviari, fossi, viali, orti e verde pubblico e zone private, ecc…) privilegiando metodi di controllo biologici e comunque non chimico, come previsto dalla normativa comunitaria e nazionale.

• di regolamentare le irrorazioni dei pesticidi nelle aree agricole in modo da abbattere la dispersione aerea dei prodotti chimici durante i trattamenti, di limitare l’inquinamento ambientale che è fortemente tossico per il terreno e per gli animali che vi vivono, per impedire la contaminazione dell’ambiente, di persone e cose, con particolare attenzione ai gruppi vulnerabili come i bambini. Le aree soggette a trattamento devono essere segnalate indicando in modo chiaro e immediato i prodotti usati e la loro pericolosità.

“Ognuno di noi, guardando le strisce di erba ingiallita, può rendersi conto di quanto sia diffuso l’uso dei erbicidi, non solo nei campi ma anche sui bordi di strade e ferrovie, lungo le sponde dei corsi d’acqua, vicino a viali, persino nei parchi e nei giardini. Quello che chiediamo non è molto di più dell’immediata applicazione delle norme comunitarie e nazionali che riconoscono i rischi potenziali dei pesticidi per la salute umana e per l’ambiente e hanno come obiettivo la riduzione il più possibile del rischio” – affermano i portavoce del coordinamento regionale.

Il coordinamento riconosce che una riduzione dell’inquinamento sarà possibile solo attraverso iniziative che supportino la transizione a tecniche agricole rispettose dell’ambiente e della biodiversità, attente alla tutela di lavoratori e consumatori.

Dal 1° gennaio è in vigore il Piano di Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, con l’obbligo per gli agricoltori di adottare, almeno, tecniche colturali integrate e approcci alternativi alla difesa chimica. Come richiesto dalle associazioni di categoria, è indispensabile che gli agricoltori siano sostenuti con una formazione adeguata e fornendo loro tutte le informazioni necessarie per applicare tecniche a basso uso di pesticidi.

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