Archivi per il mese di: aprile, 2014

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Giovanni Beghini

(26.04.14) Strane cose nel mondo. I livelli tollerabili di glifosate nell’acqua potabile e nel latte materno variano a seconda della potenza e dell’importanza delle multinazionale dell’agrofarmaco, cioè a seconda della quantita di ettari di terreno coltivato ad OGM. E qui noi europei siamo fortunati.

Ma dobbiamo anche pensare al ruolo di esempio e di guida che l’Europa deve avere in questo “campo”, dobbiamo “condividere” questa “fortuna”, peraltro sempre minacciata.

Prendiamo l’esempio di USA ed Argentina e confrontiamo con Europa.

In Europa il livello massimo consentito (LMR) è di 0,1 ug/l nell’acqua potabile mentre negli Stati Uniti l’EPA ha stabilito il livello massimo di contaminazione di legge ( MCL,LMR ) per il glifosato a 700 ug / l, 7.000 volte il MCL in Europa In Argentina non esiste il limite..

Monsanto e tutti coloro che stabiliscono i LMR sostengono che il glifosato non è bioaccumulabile . Da scienziato senior della Monsanto , Dan Goldstein ha negato persino di recente . ” Se ingerito , il glifosato è rapidamente escreto , non si accumula nei tessuti grassi o del corpo, e non subisce metabolismo negli esseri umani , viene escreto immodificato nelle urine . Scoprire che i livelli di glifosato nel latte materno sono molto più alti rispetto a qualsiasi valore riportato nei campioni di urina è una fonte di preoccupazione sia per il pubblico in generale e lo dovrebbe essere per i governi di tutto il mondo, dal momento che i dati stabiliscono senza ulteriori dubbi che il glifosato è bioaccumulabile ; che si accumula nel corpo delle persone in un certo periodo di tempo . Questo significa che i nostri tessuti del corpo possono essere esposti a livelli più elevati di cosiddetti livelli di sicurezza fissati dalle autorità di regolamentazione .

Su un totale di 10 campioni inviati dalle madri degli stati negli Stati Uniti , 3 donne avevano livelli rilevabili di glifosato nel loro latte materno . Il più alto livello di glifosato è stato rilevato in una madre Florida ( 166 ug / l) e le altre due madri con i risultati ” positivi ” sono stati da Virginia ( 76 ug / l) e Oregon ( 99 ug / l) .

I livelli riscontrati nell’analisi del latte materno di 76 ug / 166 ug / l sono 760-1600 volte superiore alla direttiva europea acqua potabile permette singoli pesticidi . Tuttavia, sono meno di 700 ug / L massimo livello di contaminanti ( MCL) per il glifosato negli Stati Uniti, che è stato deciso dalla US Environmental Protection Agency ( EPA ) sulla base del apparentemente falsa premessa che la società Glyphosate non dà bioaccumulazione.

Il test iniziale è stato effettuato utilizzando il metodo ELISA (immunologico) ed è possibile che anche i campioni che erano negativi contenessero livelli ” preoccupanti ” di glifosato, se testati con metodi più sensibili.

Jessica M. di Virginia , una delle mamme che sono risultati positivi per il glifosato nel latte materno , ha detto. “E ‘ inquietante sapere che c’è glifosato nel mio corpo , soprattutto nel mio latte che poi contamina il corpo di mio figlio. Essa è non utilizza nessun tipo di carne o pesce, e solo raramente usa prodotti lattiero-caseari . Questo mi dimostra realmente e dovrebbe mostrare agli altri , come sia pervasiva questa tossina, che è presente nel nostro sistema alimentare . ”

“Quello che abbiamo trovato incoraggiante è che nelle donne che mangiano biologico e non OGM molto rigorosamente , per diversi mesi a due anni , non è stato trovato alcun livelli rilevabili di glifosato nel loro latte materno . “

Sorprendentemente , il nuovo studio statunitense per le mamme in tutta l’America e Pulse sostenibile trovato i livelli massimi di glifosato nelle urine di oltre 10 volte superiore a quelle che si trovano in Europa.

Dei 35 campioni ricevuti da tutti gli Stati Uniti , 13 campioni erano al di sopra del livello minimo rilevabile . I tre livelli più elevati sono stati riscontrati nelle donne con il più alto in Oregon ( 18,8 ug / l) . Altri risultati positivi sono stati trovati in campioni provenienti da stati di California , Washington , Maryland , Colorado e Hawaii.

Gli esperti dicono GE settore delle colture come il colpevole dei risultati sia latte materno e nelle urine , a causa della quantità di glifosato utilizzato in Roundup Ready colture GM negli Stati Uniti

Per concludere dobbiamo unire tutte le forze per arrivare eliminare l’uso del glifosate, iniziando dai comuni virtuosi, all’agricoltura, all’Italia, all’Europa a tutto il pianeta. Se vogliamo salvarci.

 

 

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La Cooperativa Gamma5  (via Antoniana 66, Campodarsego, PD) a marzo ha intervistato in diretta dall’Argentina la dott.ssa María del Carmen Seveso sul tema dei pesticidi e degli Ogm

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TRADUZIONE DI ALEJANDRA  RADIOASCOLTATRICE DI VICENZA 

Atucà e Luca in collegamento con la dott.ssa María del Carmen Seveso, dall’Argentina.

A: In nome della radio, un ringraziamento particolare alla Dottoressa María del Carmen Seveso. So molto bene che voi, un gruppo di professionisti della salute, di medici totalmente capacitati a fare delle statistiche in riferimento alla problematica referente agli agrotossici vi trovate in una situazione molto complessa. Geograficamente si tratta della zona nord-est dell’Argentina, nelle vicinanze delle piantagioni di riso e soia.  Qual’è il problema che in questo momento è tanto pesante e crea tanto disturbo, dottoressa Maria? Mi riferisco in particolar modo alla situazione dei bambini nelle scuole, e delle persone in generale.

M: Prima di tutto voglio chiarire che non siamo un gruppo di medici, a dire il vero siamo pochi medici che ci stiamo interessando a questa problematica. In generale invece nei Servizi di Salute, ti posso assicurare almeno per il Chaco, e pure nel resto del paese, c’è come una contraddizione: alcuni  riconoscono il problema ma quando devono scrivere non lo scrivono.

Il punto è che la maggioranza sembra ignorare, soprattutto a livello della comunità scientifica e delle autorità sanitarie, oppure negano e squalificano quello che noi diciamo, tra l’altro senza argomentazioni, cosa che noi sì ne abbiamo. Inoltre noi abitiamo in questi posti e vediamo quello che sta succedendo, lo soffriamo sulla nostra pelle, vediamo i nostri pazienti, e in più vediamo quello che succede intorno a noi, nell’ambiente.

Il problema inizia con la soia transgenica negli anni 90 del secolo scorso. La soia coprì tutti i campi seminati, almeno nella provincia del Chaco, portando all’intero disboscamento della regione, per l’elevato rendimento che questa produceva…

A: Il disboscamento e la totale rottura del ecosistema, nella selva chaqueña…

M: Sì. A tutto questo si cominciò a aggiungere un’altro problema. Diciassette anni fa si costruì a 35 Km di Presidente Roque Saenz Peña (che è dove abito io) e a ridosso della Strada statale 26, nel paesino di Avia Terrai, la ditta sementiera “Genética Mandiyu”, a meno di un km del paese.

A: Quale ironia, mettere un nome guaraní alla dita che produce questo seme velenoso che praticamente uccide l’indio, il nativo di queste terre… Grazie, Dott.ssa Maria, vada avanti, la prego.

M: Sì, è una joint venture della Monsanto. La Genetica Mandiyu è la produttrice di semi di cotone transgenico più grande dell’Argentina.

A: Aggiungo che l’Argentina ha una estensione 10 volte più grande che l’Italia, quindi là le coltivazioni sono molto estese.

M: Dopo si aggiungono, contemporaneamente o un po’ dopo, i semi di mais transgenico, che si producono in altri posti del paese. La più grande semina di transgenici nell’Argentina fu nel periodo 2011-2012, arrivando a 23.700.000 di ettari nel paese. In quello stesso anno si utilizzarono 370 milioni di litri/kg di agrotossici, includendoli tutti (a differenza di 10-15 anni prima, quando si usavano circa 30 milioni di litri di agrotossici nel paese).

A: Quale tipo di agrotossico viene usato?

M: Tutti i possibili, quelli dei quali abbiamo conoscenza perché abbiamo visto le ricevute di vendita ai produttori. Sono fondamentalmente il glifosato, con tutti i componenti  surfattanti che si trovano nelle formule con nome commerciale, per es. il Roundup di Monsanto.

Ci sono 300 formule o anche di più che si stanno utilizzando nella regione. Fino a poco tempo fa (e non mi risulta che questo uso sia stata interrotto) si usava l’Endosulfan della Bayer, che è un organoclorurato. Gli organoclorurati sono composti organici biopersistenti (si, biomagnificano), cioè perdurano, non se ne vanno da qualsiasi sistema si tratti, sia questo un essere vivente oppure l’acqua, la terra.  Il Convegno di Stoccolma proibì l’Endosulfan, e i paesi aderenti non devono utilizzare questo prodotto o simili, eppure nell’Argentina si continuò a utilizzare. È un prodotto altamente tossico che produce, nell’intossicazione acuta, alterazioni di tutto il sistema. Si arriva al coma e alla morte precedute da convulsioni, insufficienza renale, insufficienza  epatica, shock. Dall’altra parte, nella sua forma cronica vediamo che cominciano a comparire epilessia in adulti, convulsioni…

A: Fa venire i brividi quello che sta dicendo, Dottoressa Maria. L’utilizzo di questo agrotossico è una forma dissimulata di ammazzare… (Atucà prosegue il suo lavoro di traduzione simultanea)

M: Farò una rapida menzione dei prodotti, dopodiché chi è interessato li può cercare e informarsi, perché sono tantissimi. Si usano organofosforati come il cloropirifos, metamidofos, dimetoato, ecc. che si associano alle tante altre formule, ai tanti altri nomi commerciali. Dopo abbiamo i piretroidi, che sebbene ci fossero già in natura sono stati manipolati per fare sì che siano persistenti, molto più tossici. Anche questi (d’altronde tutti) provocano alterazioni neurologiche, danneggiano il sistema nervoso centrale e periferico, e tutti producono (anche gli erbicidi) una  perturbazione endocrina, cioè occupano recettori che sono occupati abitualmente per un sistema molto fine e molto bene organizzato (come qualsiasi organismo vivente), dove per ogni trasmettitore c’è un recettore, sia questo enzimatico, ormonale, nervoso.

A: Come è riuscita a trovare tutto questo nelle persone? Quali sono le statistiche attuali di questa situazione?

M: Io ho menzionato come erbicida il glifosato ma si sta usando anche il 2,4D, che è della famiglia del agente arancio (il 2,4,5,T) che venne usato dai nordamericani in Vietnam. Si utilizza anche il Paraquat, che è un erbicida molto tossico fabbricato in Svizzera, ma in Svizzera non si utilizza, così come in tanti altri paesi del mondo, perché ha una tossicità altissima. Nella intossicazione acuta produce una fibrosi polmonare acuta che uccide in pochi giorni, 3-5 giorni, e in forma irreversibile provoca coagulazione intravascolare disseminata, insufficienza epatica e renale.

Devo dire che cercare di trasmettere tutto quello che sta accadendo e potere farsi una idea può comportare delle ore … Io sto dicendo solo alcune cose e cercherò di selezionare il più possibile per riuscire a dare un minimo panorama nel poco tempo che abbiamo.

A: Non c’è problema, dottoressa Maria, noi vogliamo che tu ci invii tramite mail tutta la documentazione, io la faccio tradurre e qui la faremo leggere nei diversi programmi della radio, periodicamente.

M: Mi sembra molto importante questo, perché io adesso sto dando una informazione molto incompleta, ristretta, giacché il poter spiegarlo bene comporta molto tempo.

Insomma, in pratica, con la superficie e i volumi di tossici si può già capire la portata del problema. Nessuno avrebbe bisogno, se avesse un po di senso comune, di chiedere cosa succede alla gente. Si capisce cosa succede alla gente che sta esposta a queste sostanze. Questi sono veleni, sono biocidi, cioè sostanze disegnate per uccidere …

I fungicidi che devono aggiungere sono imprescindibili per loro perché i funghi sono opportunistici e rovinano pure loro i raccolti.

Si continuano a redigere statistiche, ma nei Servizi di Salute, almeno in questa provincia, non si registrano i dati degli intossicati. Arriva un paziente che è stato fumigato, che ha determinati sintomi ed i servizi di salute le dicono che ha uno “stato influenzale”, quindi questo fatto non si registra come intossicazione. D’altra parte noi non abbiamo dei laboratori che ci diano le certezze che loro richiedono per potere dire che una persona è intossicata, che nel suo sangue c’è questo o quel veleno.  Gli enti che invece hanno i loro laboratori sono quelli che analizzano l’acqua (c’è per es. un istituto specializzato per analizzare l’acqua qui nella provincia), fanno le analisi e anche se trovano il veleno dicono che non c’è niente. In sostanza è come essere in una guerra senza armi.

Un esempio di dato attraverso il quale si può inferire il danno che stanno occasionando questi agrotossici nella popolazione è la quantità di bambini e ragazzi con handicap. In una popolazione di un milione de abitanti com’è la provincia del Chaco ci sono 40 scuole pubbliche speciali per questo tipo di bambini, anzi 41 perché da poco si è creata una nuova in Avia Terai, sempre per bambini diversamente abili. Paesini di duemila abitanti hanno la loro scuola per bambini con discapacità. Bisognerebbe fare loro degli studi molecolari, ma è già altamente significativa la quantità di nuove scuole speciali. Che tra l’altro non sono le uniche, perché noi non stiamo contando quelle private. Per es. qui a Saenz Peña ci sono 5 scuole private con le stesse caratteristiche e che ospitano 500 bambini con certificazione, in una popolazione di poco più di 100 mila abitanti. Questo è un dato indiretto che ci sta dicendo quello che sta succedendo. Inoltre aumentano le cifre della popolazione con tumori. Inoltre si osserva che nella stessa casa dove c’è un bambino con discapacità anche la mamma ha delle altre malattie correlate. L’ipertensione indotta dalla gravidanza è molto più frequente.

A: Queste problematiche si riscontrano anche nella frontiera con Paraguay e Brasile?

M: Si, certamente. Ci sono studi realizzati da una dottoressa credo in Incarnacion. La dottoressa Benitez Leite ha fatto dei lavori molto importanti che furono pubblicati nella rivista dell’associazione “Red de medicos de pueblos fumigados” (Rete di medici dei paesi fumigati), nel loro primo incontro. Dopo vi passerò il link. Il caso Paraguay è terribile, e in più sembra che è pericoloso addentrarsi in queste cose…

A: Il pericolo del quale vi parla la dottoressa si riferisce direttamente al pericolo di morte che corrono le persone; le persone rischiano la morte, non è uno scherzo, le persone che si battono contra questo stato di cose mettono in pericolo la loro propria vita, la loro propria dignità, la loro propria persona…

M: Questo specificatamente in Paraguay.

L e A: Il problema che sta succedendo adesso in Argentina, Paraguay e Brasile, potrebbe probabilmente in futuro succedere anche da noi, in Italia?

M: Io credo che la comunità europea si sta tutelando abbastanza, almeno a noi arriva l’informazione che si proibisce il mais transgenico perché Seralini (NdT: Biologo dell’Università di Caen, Francia) ha detto che produce tumori. Ci sono dei ricercatori europei che pure loro stanno parlando della nocività di questi prodotti, ma quello che succede è che voi ricevete gli alimenti prodotti con transgenici.

A: Ah, gli alimenti transgenici che si producono in Sudamerica si consumano in Europa… fantastico questo…

M: Certo, i semi transgenici di mais producono 4 o 5 veleni, e anche quelli di cotone. Hanno pesticidi  per i vermi, hanno fungicidi, e non uno ma due o tre, e se compare uno nuovo lo cambiano, e così si creano nuovi semi. Si chiamano “eventi”, in Argentina si sono approvati 28 “eventi transgenici” dal 1996. Sono nuovi semi transgenici, non sappiamo quali per l’esattezza, ma dicono che il 95% dei semi che si fabbricano e si seminano in Argentina sono transgenici.

Vi dirò un’ultima cosa che a voi interessa. Gli animali (mucche, maiali, galline) si alimentano con transgenici, quindi quello che noi esportiamo e voi comprate è alimento transgenico.

A: Si, noi qui siamo coscienti di tutto ciò, e siamo d’accordo con lei.

L: Un abbraccio forte forte e “muchas gracias”.

A: Dottoressa, qui alla radio la ringraziamo sentitamente e la abbracciamo forte. La chiameremo nuovamente e ci accorderemo per ulteriori contatti, per continuare a parlare con lei, se è d’accordo.

M: Si, vorrei fare tra qualche mese un viaggio in Europa, quindi potremmo pensare di fare qualche conferenza là da voi.

A: Ma certamente, qui alla radio la riceveranno a braccia aperte, ti ringraziamo molto.

M: Un’ultima cosa: io credo che sia importante leggere quello che vi ho inviato direttamente, lo traducete e lo leggete. Esso contiene un riassunto molto chiaro e conciso di quello che sta succedendo, credo che quello sarà molto più efficace. Bene, è stato un piacere poter avere parlato con voi, arrivederci.

A e L: Grazie mille Dottoressa. Per finire le facciamo ascoltare una canzone: “Te lo digo, te lo canto, fuera Monsanto”.

 

Franciacorta: deriva a domicilio

Sulla pagina fb Franciacorta, pesticidi, salute è stata caricata questa foto: un’enorme irroratrice a scavallo dei filari a distanza ridicola dalla casa in primo piano. Basta un refolo di vento e la deriva arriva… a domicilio

fonte: http://www.thenation.com/article/178802/pesticide-industry-vs-consumers-not-fair-fight

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Riversando denaro sulla politica, le società produttrici dei pesticidi hanno sventato i tentativi di proteggere la collettività

Lee Fang  (traduzione Michele Corti)

(11.03.2014)

In un piccolo
 ufficio statale a Sacramento, in California nel 2007 un piccolo gruppo di operai agricoli e ricercatori si ritrovò insieme per spiegare ai funzionari perché il clorpirifos, un pesticida largamente usato, dovrebbe essere considerato una sostanza tossica sulla base alla Proposition 65 , una legge statale che vieta alle imprese di scaricare nelle acque utilizzate per usi potabili sostanze note per causare difetti congeniti a e danni al sistema riproduttivo.

Clorpirifos, un insetticida organofosforico è stato sviluppato come un cugino degli agenti nervini accumulati durante la Seconda Guerra Mondiale . Il principio attivo è stato bandito per uso domestico da più di un decennio , e gli studi hanno dimostrato che i bambini nati da madri con elevati livelli di clorpirifos nel loro organismo presentano tassi significativamente più elevati di disturbi dello sviluppo neurologico, problemi di sviluppo in utero, menomazioni cerebrali, ridotto peso alla nascita e alterazioni del sistema endocrino .

I lavoratori che manipolano il prodotto chimico, anche se a livelli di rischi inferiori, sono comunque in pericolo per l’esposizione al clorpirifos, un prodotto chimico spruzzato per uccidere i larve di insetti e altri parassiti . In molti di essi sono stati registrati mal di testa, convulsioni e attacchi di vomito .

Ma nei campi americani, dove i lavoratori – per lo più immigrati – e delle loro famiglie lavorano per la produzione di mandorle, mais, pesche uva, erba medica e altre colture clorpirifos è ancora utilizzato con regolarmente. E’ noto che la sostanza chimica può rimanere adesa sui corpi e sui capi di avestiario dei lavoratori quando tornano a casa dalle loro famiglie e penetra facilmente con il vento negli edifici aperti al pubblico dagli asili nido ali ospedali alle chiese e ai parchi giochi . Gli agricoltori della California utilizzano circa
 600 tonellate di principio attivo l’anno.

Ricordando quell’incontro a Sacramento, Margaret Reeves, un ricercatore senior che lavora con il Pesticide Action Network ( PAN ), ricorda che le persone che intedevano criticare il clorpirifos ” ottennero di parlare ciascuno non più di uno o due minuti.” Dopo di che vennero gli scienziati che lavorano per la Dow Chemical, il principale produttore del princioio attivo negli Stati Uniti .

“C’erano cinque scienziati Dow , e ciascuno di loro ha avuto a disposizione da cinque a dieci minuti. Era allucinante come venisse accordata una preferenza al loro contributo rispetto alle argomentazioni degli esposti, dei portavoce dei diritti dei consumatori e dei rappresentanti degli operai agricoli, “dice il Dott. Reeves .

 

I sostenitori degli esposti sono stati sopraffatti sul piano finanziario da parte dell’industria . Negli ultimi dieci anni , PAN ha speso circa 21 mila dollari in lobbying a Sacramento . Dow , nel frattempo, ha speso più di 1,2 milioni in lobbying nella capitale della California durante lo stesso periodo.

 

Alla fine il clorpirifos non è stato ritenuto dall Stato della California una sostanza tossica e soggetta a regolamentazione ai sensi della California Prop 65 .

Questo squilibrio di potere a favore dell’industria prevale anche a livello nazionale, visto lo stallo attuale a Washington in materia di protezione dei lavoratori agricoli da sostanze chimiche pericolose utilizzate in agricoltura .

Nel 1996, il Congresso approvò il Food Quality Protection Act, che la protezione dei proteggere bambini dall’uso di pesticidi entro il 2006. Tale termine è da tempo scaduto e i critici sostengono non c’è stata sufficiente iniziativa normativa . L’ EPA ha anche rifiutato una richiesta di PAN Nord America e del Natural Resources Defense Council per introdurre il divieto dell’uso del clorpirifos .

Infine, nel gennaio di quest’anno, l’EPA ha aperto per una consultazione pubblica sulla normativa per la valutazione dei rischi per la salute umana e per l’ambiente causati dalla deriva dei pesticidi da aziende agricole verso le zsuperfici vicine tra cui case e scuole. E il mese scorso, l’agenzia ha pubblicato una proposta tanto attesa per aggiornare le norme sulla sicurezza per quanto riguarda la manipolazione dei pestidici da parte degli operatori agricoli.

Ma i produttori di pesticidi sono pronti a respingere gli sforzi dell’EPA . CropLife America, un gruppo che raduna diverse aziende, tra cui Dow, Bayer e DuPont – e che spende più di 14 milioni di dollari all’anno in ricerca e propaganda – non solo è in stretta comunicazione con l’EPA ma ha lavorato con i propri referenti del Congresso per bloccare i tentativi dell’agenzia per una nuova regolamentazione. L’organizzazione ha invitato al rappresentate della California Darrell Issa , presidente della commissione parlamentare di supervisione, per mettere sotto indagine l’amministrazione a causa del suo perseguire l’introduzione di nuovi regolamentazioni agricole, tra cui le cosiddette regole su “irrorazioni e derive”. Secondo i funzionari di CropLife, queste riforme ” causano agli agricoltori inutili aggravi di tempo, denaro e responsabilità e hanno un impatto negativo significativo sull’agricoltura statunitense e l’economia.” Rispondendo all’appello Issa ha indetto molteplici audizioni per minare l’EPA con il pretesto di proteggere: “i creatori di posti di lavoro ancora sepolti dalla burocrazia”, come è stata intitolata una sessione relativa alle normative EPA sui pesticidi .

Dow Chemical e le altre aziende si affidano agli stretti legami intessuti anche con altri legislatori , in particolare quelli del Partito Repubblicano. Oltre alla commissione di Issa , un certo numero di legislatori del partito hanno sponsorizzato emendamenti alle norme legislative in grado di bloccare l’azione EPA sulla regolazione dell’ uso dei pesticidi . Il disegno di legge sull’agricoltura recentemente approvato ha iinserito un emendamento bipartisan che esenta in alcuni casi l’ inquinamento da pesticidi dal ricadere sotto l’applicazione della legge sull’acqua pulita (Clean Water Act).

I rappresentanti dei lavoriatori agricoli possono portare solo poche risorse politiche al tavolo mentre l’ industria dei pesticidi usa la promessa di rielezione ai suoi referenti politici . Dopo che la Corte Suprema

 ha legittimato un illimitato budget di spesa politica per le imprese con la sua decisione “Cittadini Uniti” politicamente attivi , la Dow Chemical ha aumentato le spese “no profit” in campo politico. La società ha elargito donazioni alla Camera di Commercio degli Stati Uniti per $ 1,7 milioni nel 2009 a di più di 2,9 milioni dollari nel 2012 . Questi fondi si aggiungono ai 644.143 $ di contributi diretti da parte comitato di azione politica della Dow a candidati federali, in gran parte repubblicani, alle ultime elezioni .

Un preoccupante effetto della politica post “Cittadini Uniti” si è visto con l’, American Chemistry Council (un altro gruppo finanziato da Dow e da altri produttori di pesticidi) che iniziò a trasmettere annunci pubblicitari a favore di politici amici settore, compresi quelli considerati a sicura elezione. In molti casi gli annunci sono andati in onda ben più di un anno prima delle elezioni, un modo per rendere visibile a tutti che la fedeltà alle aziende chimiche garantisce ricompense politiche .

Sebbene in California gli studi sull’argomento suggeriscono che il passaggio da clorpirifos a pesticidi meno tossici può avvenire a costo minimo per gli agricoltori la transizione è stata lenta . E per Dow , che produce due prodotti a base di clorpirifos (Dursban e Lorsban), lo status quo è abbastanza redditizio : la società , che produce una vasta gamma di prodotti chimici , ha generato oltre 4,8 miliardi dollari di profitti lo scorso anno .

Uccidere le api per brevettare l’ape resistente ai pesticidi

Una notizia che dovrebbe far riflettere chi ritiene che sia “catastrofismo”, “complottismo” pensare che le multinazionali (e i poteri globali) abbiano un programma di manipolazione estensiva del vivente per adattarlo alle loro esigenze di potere e profitto. La Monsanto vuole modificare geneticamente le api per “adattarle” ai pesticidi. Un mondo a misura di pesticidi con piante e animali geneticamente modificati. Ed è impossibile credere che non si stia pensando ad un post-umano, adattato anch’esso per essere inserito nella tecno-natura.  C’è ancora qualche ingenuo che pensa che i pesticidi siano usati perché necessari o per il solo profitto immediato ricavato nella loro commercializzazione? Pesticidi chiamano OGM e il tutto chiama un’agricoltura schiava dei brevetti, un’agricoltura dove non c’è spazio per chi vuole coltivare in modo libero per sfamare sé stesso, la propria famiglia, la propria comunità, non c’è spazio per un’agricoltura che non ricorre ai mezzi, alle tecniche delle multinazionali semplicemente perché chi si “ostina”a usare la biodiversità contadina è vittima di leggi che lo impediscono e dei veleni che uccidono piante e animali non brevettati, non c’è spazio per comunità e popoli privati di sovranità alimentare, non c’è spazio per l’uomo che dovrà lasciare il campo a un post-uomo “adattato” ai veleni, “adattato” a consumare spazzatura, “adattato” a non pensare e a non ribellarsi.

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fonte: http://www.ticinolive.ch/2014/04/17/monsanto-vuole-modificare-geneticamente-le-api-per-farle-resistere-ai-pesticidi/

Monsanto vuole modificare geneticamente le api per farle resistere ai pesticidi

17 aprile 2014

La multinazionale statunitense di biotecnologie agrarie Monsanto sta investendo in aziende specializzate nella ricerca sulle api. Un’attività che preoccupa gli apicoltori americani.Specializzata nello sviluppo di sementi geneticamente modificate e nella produzione di prodotti fitosanitari, Monsanto si è lanciata nel bio-controllo e si concentra sulle api.
Essenziali per il nostro ecosistema, questi insetti assicurano un terzo della nostra alimentazione.Malgrado siano importi, le api se la passano male. In una quindicina d’anni la mortalità delle colonie di api ha raggiunto il 30%, quando si considera che la perdita “normale” non oltrepassa il 10%.
Un fenomeno che risulta da diversi fattori, soprattutto umani : cattiva selezione delle api in funzione della loro produttività invece che dal loro adattamento all’ambiente, mancanza di nutrimento legata all’impoverimento della biodiversità a causa dell’agricoltura intensiva, diminuzione delle colonie a causa di spostamenti delle arnie per l’impollinazione delle colture, utilizzo di pesticidi, ecc.

Di fronte all’alto tasso di mortalità delle api, Monsanto vuole operare per salvaguardare questi preziosi insetti attraverso ricerche genetiche.
Nel 2011 la società aveva acquistato Beeologics, azienda specializzata nella salute delle api.
“Monsanto sa che le api sono una componente essenziale di un’agricoltura durevole nel mondo – si giustifica la società in un comunicato stampa.

Per minimizzare il calo delle colonie di api, Beeologics centra il suo lavoro su soluzioni che vertono sulla replica dell’acido ribonucleico, permettendo agli impollinatori di sintetizzare le proteine necessarie nella lotta contro determinati virus.

Un successo, secondo la società. Ma questa tecnologia suscita dibattito nella comunità scientifica.
Christoph Then, veterinario specialista in biotecnologie ed ex esperto di Greenpeace commenta : “L’acido ribonucleico utilizzato è instabile e può passare da un organismo all’altro. Dunque a questo stadio la tecnologia non è abbastanza sicura per essere usata nell’ambiente.”

Una tecnologia che dovrebbe essere sviluppata nei prossimi anni e che, pur non essendo lucrativa come gli altri settori in cui è attiva Monsanto, offre alla società l’occasione di far dimenticare che l’industria dei pesticidi è la principale responsabile della scomparsa delle api.

Gli investimenti di Monsanto nel settore delle api sollevano comunque dubbi fra i professionisti. Lo scorso settembre, durante il congresso mondiale degli apicoltori, Gilles Ratia, presidente della federazione internazionale degli apicoltori Apimundia rammentava le attività di Monsanto in termini di modificazione genetica delle sementi e la commercializzazione dei suoi diserbanti, chiedendo se il colosso americano non stia cercando di avere l’esclusiva sull’apicoltura per rendere le api resistenti ai suoi propri prodotti chimici.

(Fonte : reporterre.net)

L’avvelenamento è sistematico, ubiquitario, perseguito consapevolmente

L’avvelenamento degli agroecosistemi è ormai ubiquitario, pervasivo. E’ un avvelenamento voluto consapevolmente. Avvelenare il vivente sin nell’ultima fibra è la strategia di chi vuole sostituire la natura “imperfetta” con una tecnonatura programmata a misura di profitto capitalistico. Dietro lo schermo di ipocrisia della sostenibilità e l’arroganza dei premi per l’uso dei veleni in nome dell’ “agricoltura integrata” e dei “protocolli di buone pratiche agricole” c’è l’industria biocida che sul suo carro ospita confortevolmente le organizzazioni agricole corporative (ma anche componenti addomesticate e istituzionalizzate dell’ambientalismo).

Roma, 16 apr. (TMNews) – Oltre due terzi del polline raccolto dalle api nei campi europei e portato ai loro alveari è contaminato da un cocktail di pesticidi tossici. Questo è il risultato allarmante di un nuovo studio di Greenpeace International, pubblicato oggi nell’ambito della campagna europea per salvare le api e proteggere l’agricoltura. Le sostanze chimiche rilevate nei pollini comprendono insetticidi, acaricidi, fungicidi ed erbicidi, prodotti da aziende agrochimiche come Bayer, Syngenta e BASF.
Il rapporto “Api, il bottino avvelenato” è il più vasto nel suo genere a livello europeo in termini di aree geografiche interessate e numero di campioni prelevati simultaneamente, con oltre 100 campioni provenienti da 12 Paesi. In totale sono state individuate 53 diverse sostanze chimiche. Lo studio evidenzia le alte concentrazioni e l’ampia gamma di fungicidi presenti nel polline raccolto vicino ai vigneti in Italia, l’uso diffuso di insetticidi killer delle api in quello dei campi polacchi, la presenza di DDE (un prodotto di degradazione del DDT, tossico e bioaccumulabile) in Spagna, il ritrovamento frequente del neonicotinoide thiacloprid in molti campioni raccolti in Germania.
“Il rapporto conferma l’elevata esposizione di api e altri impollinatori a un pesante cocktail di pesticidi tossici. C’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell’attuale modello agricolo, basato sull’uso intensivo di pesticidi tossici, monocolture su larga scala e un preoccupante controllo dell’agricoltura da parte di poche aziende agrochimiche come Bayer, Syngenta & Co” dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace.
Il rapporto conferma i risultati di un recente studio dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che evidenzia vaste lacune conoscitive sulla salute delle api e degli impollinatori in genere, tra le quali gli effetti dei “cocktail di pesticidi” a cui sono esposti, e invita l’Ue e i governi nazionali a colmare queste lacune con ulteriori indagini scientifiche.
“Le api, e non solo loro, sono potenzialmente esposte a veleni micidiali. È l’ennesima dimostrazione che è necessario un cambiamento radicale verso un’agricoltura più sostenibile e l’Europa deve fare la sua parte, subito.” conclude Ferrario.
Alla luce di quanto riscontrato dal nuovo rapporto sulla contaminazione del polline, Greenpeace invita la Commissione europea e i governi nazionali a vietare completamente l’utilizzo dei pesticidi clothianidin, imidacloprid, thiamethoxam e fipronil, attualmente sottoposti a un divieto temporaneo e a vietare gli altri pesticidi dannosi per api e altri impollinatori (compresi clorpirifos, cipermetrina e deltametrina). Greenpeace chiede inoltre l’adozione urgente di piani d’azione per le api al fine di valutare gli effetti dei pesticidi sugli impollinatori e ridurne l’utilizzo; di stimolare ricerca e sviluppo di tecniche non inquinanti per la gestione dei parassiti e promuovere la diffusione di pratiche agricole ecologiche.
Per protestare contro la presenza dei pesticidi killer delle api nel polline, oltre 20 attivisti di Greenpeace hanno aperto oggi uno striscione di 170 metri quadri di fronte al quartier generale della Bayer, a Leverkusen (Germania), con la scritta: “Bayer: smettila di ucciderci”, simbolicamente tenuto da due api. Con questa azione gli attivisti stanno ulteriormente sottolineando come l’industrie agrochimiche siano le principali responsabili del declino delle api nell’attuale modello agricolo industriale.

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Pesticidi per la diabrotica del mais: quanti rischi che corre la Bassa

Una ricercatrice Enea spiega la relazione tra esposizione anticrittogamici e linfomi, Parkinson. Kron Morelli: «ci sono trattamenti alternativi»

Attenzione, molta attenzione all’utilizzo dei pesticidi del mais contro piralide e diabrotica, che gli agricoltori della Bassa utilizzano ad inizio estate. Sono prodotti che non solo uccidono gli animali che si trovano in campo e inquinano la falda, ma si accumulano nell’organismo e possono – a lungo andare – generare malattie e tumori nei lavoratori, nei loro famigliari, nelle popolazioni rurali. Lo ha detto, con tanto di studi alla mano, la ricercatrice dell’Enea Maria Rita Rapagnani all’importante convegno organizzato a Quinzano d’Oglio dal Comune. Convegno rivolto agli agricoltori ma anche ad amministratori e ambientalisti: perché è da cinque anni (da quando sono stati messi fuori legge i semi di mais ricoperti da neo-nicotinoidi) che in tutta la pianura Padana tra giugno e luglio si irrorano distese di masi con pesticidi fosforganici per uccidere gli insetti infestanti e tutelare il raccolto. Ma quali sono gli effetti collaterali?

L’esposizione ai pesticidi aumenta linfomi, Parkinson ed Alzheimer

La Rapagnani (che è stata anche membro della commissione ministeriale che autorizza i pesticidi ) è stata chiara: ci sono studi scientifici che dimostrano come diverse patologie del sangue e dell’apparato linfatico siano da mettere in relazione ad una ripetuta esposizione ai pesticidi più potenti (come quelli utilizzati nella Bassa in estate). Anche patologie quali il Parkinson e Alzheimer hanno una correlazione con l’esposizione a certi principi chimici. Ad esempio in Francia il Parkinson è malattia professionale generato anche da esposizione da pesticidi. In un altro studio fatto nel cuore della floricultura in provincia di Pistoia si è scoperto che le donne esposte a pesticidi (tra cui quelle che lavavano gli indumenti contaminati dei mariti) sono più soggette ad aborti e malattie.
Da qui la raccomandazione ai contoterzisti e agli agricoltori che maneggiano questi prodotti: utilizzare sempre mascherina e guanti, rispettare le distanze minime dalle abitazioni (50 metri) e dai corsi d’acqua (10 metri). Fortunatamente anche il ministero si sta rendendo conto degli effetti di certe sostanze e ha messo al bando diversi principi attivi considerati troppo pericolosi e persistenti, visto che si rimangono nella falda per anni. Ed il legislatore sta pensando anche di vietare i trattamenti vicino alle piste ciclo-pedonali, frequentate soprattutto da bambini.

Le alternative alla chimica: pratiche agronomiche e biologiche

Eppure i modi di contrasto biologico a questi insetti devastatori ci sono: ci sono trattamenti a base di funghi messi in commercio da un’azienda bresciana, la Agrifutur di Alfianello, il cui titolare (Giuseppe Kron Morelli) era tra i relatori al convegno. Ha infatti brevettato un prodotto a base di Metarhizium anisopliae, un fungo entomopatogeno efficace contro la diabrotica. E ci sono delle buone pratiche agronomiche per diminuire di molto l’esposizione del mais all’attacco degli insetti infestanti, come ha spiegato Mauro Agosti di Confidesa. Una su tutte: la rotazione agraria, seminare sorgo laddove l’anno prima c’era mais contaminato toglie dal terreno la presenza di larve della diabrotica. Altro accorgimento: meglio semine precoci (come quella di quest’anno) per avere una pianta già forte quando le uova si schiudono. Seminando un mais precoce già a luglio si potrebbe trinciare ed effettuare un’altra semina. Kron Morelli ha anche ricordato che dal 1 gennaio 2014 per regolamento è obbligatoria la lotta integrata, ovvero meno chimica e più pratiche agro-bio.

Quest’anno molta meno diabrotica e piralide

Una nota positiva: viste le forti precipitazioni dello scorso anno e la semina precoce di questa primavera, quest’anno sarà inferiore la presenza di diabrotica e piralide. Il mais sarà strutturato quando arriva l’attacco estivo, ha assicurato Agosti. Il sindaco Andrea Soregaroli, che ha inaugurato il convegno ha sottolineato come «sia importante salvaguardare la produzione di mais, ossatura dell’economia agricola bresciana e non solo ma gli agricoltori devono avere la consapevolezza di avere in mano uno strumento pericoloso che non provoca morti istantanee ma può creare malattie e morti in prospettiva. Per questo è importante scoprire i sistemi alternativi».

Appello al vescovo: ci aiuti siamo assediati dai pesticidi

Scrivono due genitori di Conegliano che devono buttare i prodotti del loro orto per non avvelenare i loro bimbi

Due cittadini di Conegliano, terra di Prosecco (ma anche di un uso massivo pesticidi), scrivono al vescovo di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo per rappresentargli la disperazione di tanti abitanti della zona che subiscono gli effetti delle irrorazioni di pesticidi nei vigneti intorno alle loro case. Vigneti che si sono espansi ovunque negli ultimi anni sulla scorta del successo del Prosecco.  Le istituzioni appaiono sorde. Troppo forti gli interessi in gioco con il business del Prosecco. Mammona ha troppa presa. Come tanti altri in Italia Fabio e Sandra sperano che la Chiesa, specie quella di papa Francesco, sappia ascoltare queste grida di dolore che non sono solo motivatiedalla preoccupazione di tante persone per la salute propria e dei propri cari ma anche dei danni che si ripercuoteranno sulle generazioni future e su tutte le creature viventi. I pesticidi , uniti ad altre minacce , mettono in dubbio la salvaguardia del creato.

 

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Conegliano, 24/03/14.

 

Eccellenza,

mi permetto di scriverLe la presente perché siamo disperati.

Disperati come genitori e come cittadini.

Tra pochi giorni inizieranno i trattamenti con i fitofarmaci nelle nostre terre.

Noi abitiamo a Collalbrigo di Conegliano e abbiamo la sfortuna di vivere proprio in mezzo ai vigneti, tutti Prosecco Docg. Vigneti che hanno subito una impressionante diffusione negli ultimi due anni, cancellando prati e boschetti.

Facciamo parte anche di un Comitato che da alcuni anni cerca di convincere i viticoltori ad abbandonare l’uso dei trattamenti con i veleni e di adottare metodologie rispettose dell’ambiente e della Salute.

Metodologie che già da vent’anni esistono e sono sempre più usate da viticoltori rispettosi del creato che Dio ci ha donato.

Ci siamo rivolti anche a Sindaci e Amministratori.

Tutto inutile: con vari espedienti i viticoltori continuano ad usare pericolosissimi pesticidi, classificati come molto tossici.

Pensi che sulle istruzioni dei sacchi che contengono questi fitofarmaci viene imposto agli operai di NON entrare nei campi trattati per almeno 5 giorni. E noi che invece abitiamo a ridosso, dobbiamo vivere con l’incubo che i nostri tre bambini (7, 9 e 12 anni) giochino sul cortile dove è appena piovuta la nube sparata dal viticoltore.

Lo scorso anno abbiamo fatto analizzare i nostri ortaggi, che i nostri bambini piantano e raccolgono ogni anno, e il laboratorio ha riscontrato residui di pericolosi fitofarmaci come il temutissimo Cloropyrifos, Mancozeb, Metalaxil e altri.

Dovevamo buttare via tutto , perché, soprattutto il Cloropyrifos, ha effetti devastanti come interferente endocrino, proprio sui bambini.

Allora abbiamo fatto una denuncia alla Procura della Repubblica di Treviso, ma proprio in questi giorni la Procura ha chiesto l’archiviazione perché i responsabili sarebbero ignoti; ma non le conseguenze, che sono invece ben note.

Fra poco ricomincerà il nostro incubo. Lo scorso anno quasi ogni giorno dovevamo chiudere in gran fretta le finestre e talvolta partircene in auto fino alla sera. Ma così non si può vivere!

Dobbiamo forse vendere la nostra casa che curiamo in ogni momento e sulla cui recinzione tra l’altro stiamo erigendo un’edicola alla Madonna, cui siamo tanto devoti.

Vogliamo far sì che non vinca sempre il dio danaro.

Per amor di Dio, Le chiediamo a cuore aperto: faccia qualcosa Lei, perché non sappiamo più a chi rivolgere la nostra supplica.

Le chiedo che Lei possa comunicare che sulle proprietà della Curia di Vittorio Veneto da quest’anno Lei non usa più fitofarmaci, ma solo prodotti biologici, per un’agricoltura rispettosa dell’uomo e dell’ambiente.

Sarebbe un fortissimo esempio che porterebbe di colpo il livello del benessere comune molto in alto.

Le siamo grati per quanto potrà fare.

 

Fabio Padovan

Sandra Scopel

 

 

P:S.: Le inviamo la presente anche come lettera Raccomandata A.R., oltre che per email, per essere sicuri che la riceva. Grazie.

La strada dell’abolizione dei pesticidi passa attraverso la sensibilizzazione del consumatore,attraverso  la pressione sui decisori politici (in modo da controbilanciare quelle delle lobby agroindustriali) ma anche – e forse ancor più – attraverso l’informazione e l’assistenza ai coltivatori.

Sono quanto mai opportuni incontri come quello che si svolgerà la prossima settimana a Fregona (TV) nel Vittoriese, area di produzione del Prosecco e quindi di viticoltura intensiva con largo ricorso ai pesticidi. Incontro rivolti al tempo stesso ai residenti e ai coltivatori per informare entrambi che produrre senza utlizzare veleni si può.

 

Vittoriese

 

Rapporto ISIS 26/3/14  (a cura del Dr Mae Wan Ho)

traduzione Dr. Giovanni Beghini (Isde, CNPNG)

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Nuove ricerche mostrano che bassi livelli di glifosate in urine umane possono promuovere la crescita di cellule del tumore della mammella , confermando il potenziale effetto carcinogeno dell’erbicida conosciuto fin dal 1980

Un gruppo di ricerca Tailandese guidato dal dott. Jutamaad Satayvivad del Centro di eccellenza di Salute Pubbla ed Ambientale, del Ministero dell’Educazione, ed il Chulabhorn Graduate Institut in Bangkok pubblicano una ricerca molto simile al famoso studio di Seralini che la rivista ha ritirato.

Loro hanno trovato che minime concentrazioni di glifosate favoriscono la proliferazione di cellule del tumore della mammella umano ormono-dipendente, T47D cellule, ma non le cellule di tumori della mammella ormono-indipendenti, MDA-MB231 cellule. Questo dettagliato esperimento mostra che il glifosate mima l’azione degli estrogeni ed usa lo stesso percorso molecolare degli ormoni naturali che promuovono la proliferazione delle cellule tumorali.

Hanno anche trovato che il glifosate ha effetti sinergici nel favorire la crescita delle cellule tumorali in combinazione con genisteina, l’estrogeno della soia.

Glifosate alla concentrazione tra 10-12 e 10-6 M (0.169 ng/L to 0.169 mg/L) aumenta la proliferazione delle T47D cellule dal 15 al 30 %, circa la metà del più potente estrogeno, il 17 b-estradiolo (E2).

La stessa concentrazione di glifosate induce l’attivazione della ERE (estrogen response element), una specifica sequenza di DNA l’espressione di un gene con una alta affinità per i recettori degli estrogeni (ER) che lega gli estrogeni e che in questa meniera attiva la responsività maggiore agli estrogeni. Infatti questa attività è inibita da un estrogeno-antagonista, ICI 182780, indicando che l’attività estrogenica del glifosate è mediata dai recettori degli estrogeni.

ICI 182780, un inibitore specifico degli estrogeni a 1Nm reduce sia gli effetti proliferativi sia del glifosate sia degli estrogeni confermando che l’azione del glifosate avviene attraverso questa via.

Non è tutto. Gli erbicidi a base di glifosate sono largamente usati in tutto il mondo, anche nelle coltivazioni di soia OGM (Roundup ready GM soybean). I ricercatori hanno trovato un effetto somma degli effetti di glifosate e dell’estrogeno naturalmente presente nella soia, la genisteina, nelle urine umane.