Non solo no pesticidi. Il Comitato per il diritto alla salute della Val di Non, mentre rinnova una serie di richieste per limitare  l’impatto dei pesticidi (nella prospettiva della sua eliminazione),  avanza anche altre richieste in materia di tutela del paesaggio deturpato dalle reti di plastica antigrandine e dai pali di cemento. Chiede inoltre che si limiti la zootecnia intensiva che rischia di portare anche in alta valle la sciagura del biogas

Immagine

fonte: http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2014/03/13/news/pesticidi-chiesta-la-zona-no-spray-1.8847635

Il Comitato diritto alla salute ha consegnato alla Comunità un documento per la difesa dell’ambiente

di Giacomo Eccher

(13.03.14) CLES. «L’agricoltura in Val di Non ha bisogno di un restyling, di carattere produttivo, ambientale e paesaggistico per poter offrire, assieme alle altre attività economiche della valle ed in particolar modo al turismo, un’offerta originale e peculiare che riesca soprattutto a puntare sul territorio in maniera rispettosa dei valori esistenziali primari di ogni comunità: salute, qualità della vita, rapporti sociali, tutela ambientale e paesaggio». E’ questo, sostanzialmente, il messaggio che il Cds (Comitato per il diritto alla salute), ha portato al tavolo di confronto e consultazione della Comunità di Valle tramite i suoi rappresentanti del comparto ambientale.

Il documento è articolato in venti punti che il Cds chiede vengano inseriti nel “Piano territoriale e sviluppo” della Comunità. In primis, nel testo, il Comitato punta a definire delle fasce di rispetto, di almeno trenta metri dove venga vietato l’uso di pesticidi di sintesi (una sorta di no-spray zone) e lo scarico di reflui zootecnici, almeno in prossimità dei corsi d’acqua, delle aree abitate e delle aree agricole che non usano questi antiparassitari (e quindi tutti quelli che praticano un’agricoltura biologica o biodinamica). Come secondo punto la proposta del Cds è quella d’incentivare l’impiego di varietà resistenti alle malattie e l’uso di siepi in prossimità delle aree residenziali. Inoltre si chiede di vietare nelle aree agricole ad alta vocazionalità (precisamente nei territori comunali di Romeno, Cavareno, Don, Amblar, Sarnonico, Ronzone, Malosco, Ruffrè, Fondo, Sfruz, Smarano, Rumo) l’implementazione di impianti intensivi, con pali tutori di cemento, tiranti in acciaio, teli antigrandine, serre, o altre infrastrutture che deturpano il paesaggio. Il documento prosegue chiedendo di definire, per tutta la valle, delle linee guida per i trattamenti fitosanitari in agricoltura, ad uso dei Comuni, basate sull’effettiva applicazione del “principio di precauzione”. E aggiunge di rimuovere i teli antigrandine, incentivando, invece, le pratica delle assicurazioni private contro incidenti di questo tipo.

Per migliorare la qualità dell’ambiente in valle si chiede anche la conversione, entro il minor tempo possibile, dal metodo di coltivazione frutticola con l’uso di fitosanitari di sintesi a metodi di coltivazione biologica e, biodinamica e di prevedere degli indicatori ambientali per monitorare, sistematicamente e diffusamente, la contaminazione delle acque da pesticidi. Impedire la conversione di aree agricole prative, estensive e di bosco ad aree agricole intensive è un’altra delle priorità del Cds che propone anche di vietare la realizzazione di nuovi allevamenti zootecnici intensivi e sovradimensionati (oltre i 30 capi adulti di bovini o equivalenti). Infine, il Cds chiede alla Comunità di Valle di posizionare lungo i “percorsi della salute” promossi dall’Apss, nei tratti adiacenti alle coltivazioni frutticole, siepi idonee alla protezione dalla deriva dei trattamenti fitosanitari e di incentivare l’uso di prodotti agricoli e agroalimentari di prossimità – di qualità riconosciuta e certificata e biologici – nella ristorazione privata, collettiva e pubblica. Il chilometro zero proposto per soddisfare innanzitutto le richieste per il consumo locale.

Annunci