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Pesticidi per la diabrotica del mais: quanti rischi che corre la Bassa

Una ricercatrice Enea spiega la relazione tra esposizione anticrittogamici e linfomi, Parkinson. Kron Morelli: «ci sono trattamenti alternativi»

Attenzione, molta attenzione all’utilizzo dei pesticidi del mais contro piralide e diabrotica, che gli agricoltori della Bassa utilizzano ad inizio estate. Sono prodotti che non solo uccidono gli animali che si trovano in campo e inquinano la falda, ma si accumulano nell’organismo e possono – a lungo andare – generare malattie e tumori nei lavoratori, nei loro famigliari, nelle popolazioni rurali. Lo ha detto, con tanto di studi alla mano, la ricercatrice dell’Enea Maria Rita Rapagnani all’importante convegno organizzato a Quinzano d’Oglio dal Comune. Convegno rivolto agli agricoltori ma anche ad amministratori e ambientalisti: perché è da cinque anni (da quando sono stati messi fuori legge i semi di mais ricoperti da neo-nicotinoidi) che in tutta la pianura Padana tra giugno e luglio si irrorano distese di masi con pesticidi fosforganici per uccidere gli insetti infestanti e tutelare il raccolto. Ma quali sono gli effetti collaterali?

L’esposizione ai pesticidi aumenta linfomi, Parkinson ed Alzheimer

La Rapagnani (che è stata anche membro della commissione ministeriale che autorizza i pesticidi ) è stata chiara: ci sono studi scientifici che dimostrano come diverse patologie del sangue e dell’apparato linfatico siano da mettere in relazione ad una ripetuta esposizione ai pesticidi più potenti (come quelli utilizzati nella Bassa in estate). Anche patologie quali il Parkinson e Alzheimer hanno una correlazione con l’esposizione a certi principi chimici. Ad esempio in Francia il Parkinson è malattia professionale generato anche da esposizione da pesticidi. In un altro studio fatto nel cuore della floricultura in provincia di Pistoia si è scoperto che le donne esposte a pesticidi (tra cui quelle che lavavano gli indumenti contaminati dei mariti) sono più soggette ad aborti e malattie.
Da qui la raccomandazione ai contoterzisti e agli agricoltori che maneggiano questi prodotti: utilizzare sempre mascherina e guanti, rispettare le distanze minime dalle abitazioni (50 metri) e dai corsi d’acqua (10 metri). Fortunatamente anche il ministero si sta rendendo conto degli effetti di certe sostanze e ha messo al bando diversi principi attivi considerati troppo pericolosi e persistenti, visto che si rimangono nella falda per anni. Ed il legislatore sta pensando anche di vietare i trattamenti vicino alle piste ciclo-pedonali, frequentate soprattutto da bambini.

Le alternative alla chimica: pratiche agronomiche e biologiche

Eppure i modi di contrasto biologico a questi insetti devastatori ci sono: ci sono trattamenti a base di funghi messi in commercio da un’azienda bresciana, la Agrifutur di Alfianello, il cui titolare (Giuseppe Kron Morelli) era tra i relatori al convegno. Ha infatti brevettato un prodotto a base di Metarhizium anisopliae, un fungo entomopatogeno efficace contro la diabrotica. E ci sono delle buone pratiche agronomiche per diminuire di molto l’esposizione del mais all’attacco degli insetti infestanti, come ha spiegato Mauro Agosti di Confidesa. Una su tutte: la rotazione agraria, seminare sorgo laddove l’anno prima c’era mais contaminato toglie dal terreno la presenza di larve della diabrotica. Altro accorgimento: meglio semine precoci (come quella di quest’anno) per avere una pianta già forte quando le uova si schiudono. Seminando un mais precoce già a luglio si potrebbe trinciare ed effettuare un’altra semina. Kron Morelli ha anche ricordato che dal 1 gennaio 2014 per regolamento è obbligatoria la lotta integrata, ovvero meno chimica e più pratiche agro-bio.

Quest’anno molta meno diabrotica e piralide

Una nota positiva: viste le forti precipitazioni dello scorso anno e la semina precoce di questa primavera, quest’anno sarà inferiore la presenza di diabrotica e piralide. Il mais sarà strutturato quando arriva l’attacco estivo, ha assicurato Agosti. Il sindaco Andrea Soregaroli, che ha inaugurato il convegno ha sottolineato come «sia importante salvaguardare la produzione di mais, ossatura dell’economia agricola bresciana e non solo ma gli agricoltori devono avere la consapevolezza di avere in mano uno strumento pericoloso che non provoca morti istantanee ma può creare malattie e morti in prospettiva. Per questo è importante scoprire i sistemi alternativi».

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