Giovanni Beghini, medico per l’ambiente e presidente dell’associazione Terra Viva per l’agricoltura biologica risponde alle campagne propagandistiche di Assofertilizzanti tendenti a inculcare nell’opinione pubblica l’idea che senza concimi chimici (e pesticidi con i quali vanno di conserva) non si possa sfamare la popolazione del pianeta. Quando, invece, sappiamo che l’agricoltura convenzionale con tutti i suoi sforzi tecnologici e il “miglioramento” genetico va inesorabilmente incontro a rese decrescenti. Perché compromette la fertilità a lungo termine del terreno, perché provoca la recrudescenza di parassiti e fattori biologici avversi alle coltivazioni.

BeghiniGiovanni Beghini  (sopra con Patrizia Gentilini)

I pifferai magici della chimica non garantiscono né sicurezza alimentare, né salvaguardia dell’ambiente

La terra intesa come pianeta e come suolo merita un rispetto di cui non conosciamo ancora le dimensioni. Ha un ruolo essenziale nella sua massima espressione di rapporto con l’umanità, che è l’agricoltura ma ha anche il ruolo fondamentale di laboratorio dei cicli biologici della natura, in particolare del carbonio e dell’azoto. E lo sviluppo di questo rapporto ha prodotto quella grande meraviglia, quel grande equilibrio armonico che era l’agricoltura fino all’avvento massiccio della chimica. Con l’uso sempre più raffinato di attrezzi (i primi vomeri moderni sono stati sperimentati ai primi dell’800 in Inghilterra, con la selezione delle sementi più adatte per ogni territorio, clima, altitudine e bisogno alimentare operata con saggezza e pazienza da generazioni di contadini attenti , con la scoperta dei benefici della rotazione delle colture si era arrivati ad una agricoltura che nutriva le popolazioni, dava lavoro, manteneva un rapporto stretto tra persone e territorio. Tutto questo è stato superato con la promessa di migliori raccolti, di minore lavoro, di maggiore guadagno e grazie alla chimica.

A questo punto si potrebbe tentare una verifica di queste promesse e discutere delle tesi sostenute nell’articolo. L’impressione è che il suolo sia considerato una piccola parte di una macchina industriale, che si può e si deve modellare secondo determinate nostre esigenze e non una entità preziosa con sue proprie esigenze. Salute del pianeta: Nel nostro piccolo, in Italia si usano 150000 tonnellate di pesticidi all’anno e 700000 tonnellate di fertilizzanti all’anno. Non è certamente questa la salute del pianeta, visto che molte di queste sostanze sono POPs e finiscono inevitabilmente in mare, nelle acque profonde, nel terreno, nei cibi. In un passo successivo dell’articolo si parla addirittura di acque pulite quando ogni anno i rapporti ISPRA sono più preoccupanti. Si parla di sicurezza alimentare ma se negli anni ’60 c’erano sulla terra 80 milioni di persone che soffrivano la fame ora si stima siano 800 milioni. C’ è ancora una produzione alta di cibo ma non viene distribuito, molte volte proprio a causa delle politiche agricole dei grandi paesi. In questo senso affermare che questa agricoltura realizza una lotta alla povertà è poco credibile, la povertà e la distanza dal cibo è in aumento nel sud del mondo ma anche alla nostra latitudine. C’è qualcosa di sbagliato se un paese con una spiccata vocazione agricola come il nostro è fra i principali importatori di olio di oliva, di grano, di carne, dei principali alimenti ed esporta quasi solo vino.

E’ perfettamente vero che la terra, il suolo compie una immane opera di resilienza rispetto al contenimento dell’acqua, un metro cubo di humus trattiene mezzo metro cubo di acqua, con grande beneficio per il rallentamento dello scorrimento e per la riserva idrica che rappresenta nei momenti di siccità ma questo lo può fare solo un suolo vivo, vero, non un suolo trattato con erbicidi, diserbanti e fertilizzanti minerali, quest’ultimo può trattiene al massimo il 10 % di acqua. Non solo, si dice che un cm cubo di suolo vivo contenga 50000 batteri al lavoro (il numero è certamente difficile da determinare) una infinità di miceli, di micorizze e questa è la base della biodiversità. Un suolo troppo a lungo e troppo intensamente trattato si riduce essere privo di questa biodiversità. Abbiamo ben presente le steppe dell’Asia centrale sottoposte ad intense fertilizzazioni in epoca sovietica che sono trasformate in deserti. Ma abbiamo presente anche le cartine che mostrano l’avanzata inesorabile della desertificazione anche nel nostro paese, ora semplicemente ritardata da due anni di piogge. Siamo perfettamente d’accordo con chi scrive l’articolo invece sulla necessità di fermare la cementificazione e l’urbanizzazione a scapito del terreno agricolo e condividiamo la richiesta di non usare il fotovoltaico a terra, ritenendo che il miglior sistema per produrre energia sia rappresentato ancora dalla clorofilla. Così auspichiamo, con le parole dell’articolista, di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni (primo passo è restituire la sovranità alimentare derubata con il brevetto dei semi e secondo passo è fermare il land grabbing ormai esteso in tutto il pianeta) proteggere gli ambienti naturali, ma favorendo la biodiversità e non la monocultura, ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura, ma con l’agricoltura chimica si ha l’impatto più grande, il consumo di calorie da energia fossile necessario a produrre una caloria di cibo è in rapporto di 10:1, mentre nell’agricoltura organica è di 2:1.

Ci sono molte altre problematiche di fondo nella questione fertilizzanti. Una è il reperimento delle materie prime. Oltre all’uso del concime animale praticato fin dagli albori dell’agricoltura, nel ‘700 le materie prime furono le ossa, ma furono ben presto insufficienti, poi fu il guano ed anche quello ebbe una fine, si cercarono miniere di fosfati ma anche quelle non sono eterne. Ora si cerca di usare il fermentato degli impianti a biogas ma è somiglia più un sistema per smaltire rifiuti che una utilità per la terra. C’è poi un problema prezzi: se si fa un rapporto fra il prezzo del prodotto agricolo (che cala o è stabile) ed il prezzo del concime (che cresce o è stabile) questo rapporto diminuisce sempre a scapito dei profitti dell’agricoltore che produce di più (forse) ma guadagna di meno. C’è poi un altro grande problema: il fenomeno di tachifilassi: per produrre la stessa quantità di prodotto è necessario usare una sempre maggiore quantità di fertilizzante. Questo problema sommato ai precedenti mette in evidenza quanto rischioso sia perseverare nel percorrere sempre la stessa strada, che il pianeta non può più sostenere e quanto sia necessario trovare presto alternative adeguate, che non sono un romantico ed impossibile ritorno alla agricoltura di un secolo fa. Tutte le energie della ricerca, della passione, della tecnica, dell’economia e della politica sono necessarie per percorrere una nuova strada.

Assofertilizzanti faccia pure la sua pubblicità aziendale come tutte aziende e faccia la sua propaganda finalizzata a far credere che il bisogno di fertilizzanti debba sempre aumentare come il proprio giro d’affari ma per favore non la camuffi da salvaguardia del pianeta, non usi parole che perdono il loro significato in bocca a chi nella pratica produce effetti letteralmente opposti a quelli che declama.

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