Il Rodale Insitute (visita il sito) si trova a Kutztown in Pennsylvania. E’ un istituto di ricerca agronomica la cui attività è rivolta principalmente a confrontare l’agricoltura biologica e quella convenzionale. I risultati ottenuti nel corso di trent’anni di prove sono stati pubblicati su riviste scientifiche e condotti secondo metodologie rigorose. Assumono pertanto un grande valore. E’ facile sostenere che l’agricoltura biologica nei primi anni dopo la conversione non produce quanto quella convenzionale. La differenza, però, va misurata sul lungo periodo perché è sulla capacità dell’agricoltura di conservare la potenzialità produttiva dei suoli agrari del pianeta nei prossimi decenni che l’umanità scommette. Quando gli effetti positivi sulle caratteristiche chimico-fisiche del suolo e sulla vita biologica si accumulano anno dopo anno l’agricoltura bio riesce a produrre quanto quella convenzionale, ma con molti meno impatto sulla terra, sulle acque, sull’atmosfera, sulla biodiversità, sulle culture e umane e le strutture sociali, sulla salute. Il terreno, coltivato per trent’anni con i due metodi mostra un comportamento completamente diverso. Nella foto seguente a sinistra una zolla “bio”, a destra una “convenzionale”. A contatto con l’acqua il terreno coltivato con il metodo convenzionale (concimi chimici) si disgrega e cede materiale in sospensione che si addensa anche in superficie mentre la zolla bio resta intatta, assorbe acqua e non rilascianell’acqua alcunché che la intorbida. Cosa significa? Che il terreno bio ha meno bisogno di acqua perché ne immagazzina di più e la cede gradualmente alle piante. Ne consegue che quando l’acqua è scarsa le produzioni bio sono migliori di quelle del convenzionale. Ma ne consegua anche che il terreno bio subisce meno lisciviazione ovvero trasferimento di elementi nutritivi (e inquinanti) in soluzione nelle falde acquifere sotterranee. Il terreno convenzionale è più fragile e subisce maggiormente il compattamento delle macchine agricole, con il che diminuisce l’apporto di aria e l’assorbimento dell’acqua; con il che le radici con più fatica si sviluppano nel terreno costituendo un apparato radicale efficiente nell’assorbine acqua e nutrienti, ma anche capace di tenere aggregato il terreno e di produrre, una volta che le radici muoiono, sostanza organica in grado di arricchire il terreno di humus.

Rodale2scarica il PDF con il rapporto su 30 anni di prove agronomiche (in inglese)

Report Rodale

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