fonte : http://www.ruralpini.it/pesticidi(03.01.15)-Clorpirifos-nuovo-DDT.html

(04.01.15) I Comitati no pesticidi per il diritto alla salute, i medici per l’ambiente, alcuni media (tra cui Ruralpini) sono accusati di “allarmismo” perché denunciano l’uso di pesticidi altamente pericolosi per la salute dell’uomo e per gli ecosistemi. Ma non si fanno tappare la bocca dalle lobby

 

di Michele Corti

Sottoposto a restrizioni e a bandi il Clorpirifos, di cui è riconosciuta la pericolosità per la salute e gli ecosistemi è ancora largamente usato in quella che viene chiamata ipocritamente “difesa integrata”. Necessario aumentare le pressioni dal basso (residenti in aree agricole, consumatori) per escluderne totalmente l’uso

Oggi nessuno osa sostenere che il DDT non abbia rappresentato una calamità ecologica eppure dopo la seconda guerra mondiale il DDT era considerato un prodotto sicuro da utilzzare per l’igiene personale e domestica. per l’igiene zootecnica, per l’agricoltura. Ci vollero decenni per capire che il DDT si stava accumulando anche nel grasso degli orsi polari e che le sue caratteristiche di persistenza, bio-accumulo, tossicità rappresentavano una pesante minaccia. Però l’esperienza del DDT non pare essere stata messa a frutto.

Un DDT dei giorni nostri: il Clorpirifos

Ampiamente usato in tutto il mondo nelle più diverse formulazioni e per le svariate applicazioni anche il Clorpirifos etile (un insetticida organofosforico), a causa della sua persistenza e caratteristiche di bioaccumulo, è stato “spalmato” ovunque sul pianeta. Presente nei ghiacci dei poli come nelle case di abitanti di città e di campagne lo si trova nel sangue, nelle urine e in altri liquidi biologici. Da tempo è riconosciuta la sua caratteristica di distruttore endocrino ed è stato messo in evidenza il legame con molte gravi patologie ed in particolare con danni allo sviluppo cerebrale dei feti, dei neonati e dei bambini esposti anche a dosi molto basse. Sottoposto a restrizioni da numerosi paesi da 14 anni non può più essere impiegato per l’uso domestico negli Stati Uniti. Dal 2007 Earth Justice e Pesticide Action Network America hanno chiesto un bando totale del pesticida enel settembre 2014 si sono appellati ad un tribunale federale per imporre all’EPA (Environment protection agency) di rispondere alla richiesta di messa al bando anche alla luce delle nuove acquisizioni sui danni alla salute.

Una delle caratteristiche del Clorpirifos è la lipofilia, ovvero la tendenza ad accularsi nel grasso. Per questo motivo l’impiego sull’olivo è stato bandito dal Ministro della Salute dal 12.06.2012. La Regione Puglia nel 2013 per difendere la propria produzione di olio di oliva minacciata dall’immagine poco edificante di partite respinte sia da mercati nazionali che esteri ha deciso di limitare ad uno solo il trattamento di qualsiasi coltura con Clorpirifos e di vietare in modo assoluto l’uso dopo il 30 giugno per evitare la contaminazione delle drupe. A livello nazionale, invece, è possibile eseguire ancora sino a quattro trattamenti.

La posizione della Puglia si spiega con il blocco di centinaio di container nei porti di New York e Seattle nell’aprile 2013 per un totale di mille tonnellate di olio di oliva extra-vergine pugliese.

Il prodotto presentava residui di clorpirifos etile e negli Usa – dove da tempo è proibito trattare gli olivi con Clorpirifos non sono ammesse benché minime tracce di Clorpirifos nell’olio di oliva.

Quest’anno un sindaco pugliese (comune di Torremaggiore) ha vietato qualsiasi utilizzo per tutto l’anno solare di Clorpirifos su tutta la superficie dei terreni confinanti a colture di olivo. Questo divieto è stato introdotto anche in considerazione di un’indagine non ufficiale, seguita al verificarsi di un numero elevato di casi di tumore nella popolazione, che aveva riscontrato residui di Clorpirifos negli alimenti.

Appare evidente che ci si preoccupa più della deriva del Clorpirifos verso gli oliveti (con i conseguenti danni commerciali) che della deriva verso le abitazioni. Eppure la pericolosità della deriva, della contaminazione delle case è stata messa in evidenza da numerosi studi. Penetrato nelle case il Clorpirinfos è particolarmente pericoloso per le gestanti perché passa la placenta e può esporre il feto a gravissimi rischi.

Non è da molti anni che si è dimostrata la natura di Interferente endocrino del Clorpirifos.

 

Cosa sono gli interferenti endocrini?

Gli interferenti endocrini sono sostanze in grado di alterare il sistema endocrino (ormonale) , influenzando negativamente diverse funzioni vitali quali lo sviluppo, la crescita, la riproduzione e il comportamento sia nell’uomo che nelle specie animali. Gli interferenti endocrini possono agire a diversi livelli (1):

  • simulando l’azione degli ormoni prodotti dal sistema endocrino e inducendo quindi reazioni biochimiche anomale;

  • bloccando i recettori delle cellule che riconoscono gli ormoni (recettori ormonali) e impedendo la normale azione degli ormoni prodotti dal sistema endocrino;

  • interferendo sulla sintesi, sul trasporto, sul metabolismo e sull’escrezione degli ormoni naturali, alterandone così la concentrazione.

Come sa chi ha qualche conoscenza di biologia e biochimica Ricercatori dell’Istituto superiore di Sanità hanno evidenziato mediante studi sperimentali su ratti ipotiroidismo 1) nelle madri esposte, con riduzione dei livelli degli ormoni tiroidei e danni visibili a livello del tessuto. Nella prole alterazione del tessuto tiroideo e dei livelli ormonali in modo simile a quanto osservato nelle madri, sia in epoca perinatale sia a piena maturità sessuale (2);
2) effetti permanenti relativi alla produzione di ossitocina e vasopressina, due regolatori neuroendocrini sintetizzati nell’ipotalamo. In particolare, l’ossitocina risulta aumentata mentre i livelli di vasopressina diminuiscono (3).

In un’ampia scheda monografica del 2011 (4) sul Clorpirifos come interferente endocrino, che rappresenta una delle fonti più complete in italiano, vengono riferiti i numerosi aspetti di tossicità del Clorpirifos e, in tema di cancerogenicità, si insiste sulla necessità di mettere al riparo i bambini:

È poi molto importante considerare gli effetti cancerogeni causati da pesticidi OP, tra cui il CPF, sui bambini, la cui esposizione può derivare dall’utilizzo di queste sostanze in case, scuole, altre strutture, giardini, cibo e acqua contaminata nonché dal loro utilizzo in agricoltura e dall’esposizione mediata dai genitori e parenti esposti in campo lavorativo. Un ruolo importante sembra essere rivestito dalla esposizione dei genitori e in particolare dalle madri durante il periodo di gestazione e preconcenzionale. I tumori maligni osservati nei bambini esposti a pesticidi e riportati in differenti studi comprendono leucemie, neuroblastoma, tumore di Wilms, sarcoma dei tessuti molli, sarcoma di Ewing, linfoma non Hodgkin, cancro al cervello, colon-retto e testicoli. Gli studi a riguardo in ogni caso sono stati limitati da diversi fattori quali informazioni non specifiche sull’esposizione ai pesticidi, un numero ridotto di soggetti esposti e i potenziali bias; nonostante ciò è chiaro da quanto riportato in molti studi che il rischio di sviluppo di tumori maligni nei bambini in seguito ad esposizione a pesticidi OP è di maggiore entità rispetto a quello osservato negli adulti indicando che i bambini sono molto più sensibili agli effetti cancerogeni dei pesticidi stessi.

I gravi danni allo sviluppo dei bimbi

Uno studio epidemiologico recentissimo (5)  ha messo in relazione l’esposizione del Clorpirifos delle madri che risiedono in zone agricole della California (il frutteto degli Usa) all’insorgenza dell’autismo. L’aumento del rischio di autismo nel nascituro in relazione all’esposizione nel secondo e, ancor più, nel terzo trimestre di gravidanza è del 60% per le madri che risiedono a meno di 1,5 km da aree trattate con Clorpirifos. Ma di cosa stiamo parlando quando, in Trentino, viene considerata eccessiva una distanza di 50 m dalle abitazioni? In precedenza altri studi epidemiologici avevano messo in evidenza come l’esposizione in utero al Clorpirifos determini ritardo mentale e psicomotorio, disturbi comportamentali, riduzione del quoziente di intelligenza (6). A queste osservazioni fannno riscontro studi in vitro che mettono in evidenza il danno arrecato alle membrane cellulari dei neuroni da parte del Clorpirifos.

Quando di mezzo ci sono gli interferenti endocrini non ci sono dosi abbastanza basse per escludere un rischio. Due sono i fattori che fanno si che l’esposizione a dosi minime diventi pericolosa 1) le finestre temporali (fasi cruciali dello sviluppo dell’organismo che determinano una particolare suscettibilità all’esposizione agli interferenti endocrini, sia che ciò riguardi lo sviluppo cerebrale che la sfera riproduttiva), 2) l’effetto dell’ azione multipla di molecole con effetti simili (magari a dosi non rilevabili strumentalmente).

Anche il Parlamento europeo fa allarmismo?

Qualcuno potrà pensare “siete i soliti che amplificano i rischi per portare acqua ai vostri mulini”. Allora sappia cosa ha dichiarato il parlamento europeo nel 2013 a proposito degli interferenti endocrini (7) di cui riportiamo alcuni dei numerosi punti. Il PE:

1. ritiene, sulla base di una valutazione globale delle conoscenze disponibili, che il principio di precauzione, conformemente all’articolo 192, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), imponga alla Commissione e ai legislatori di adottare misure adeguate che consentano di ridurre, ove necessario, l’esposizione umana a breve e lungo termine agli interferenti endocrini, intensificando nel contempo lo sforzo di ricerca per migliorare lo stato delle conoscenze scientifiche sugli effetti degli interferenti endocrini sulla salute umana;

2.  sottolinea che il principio di precauzione si applica in un ambiente di incertezza scientifica, nel quale un rischio può essere caratterizzato solo sulla base di conoscenze imperfette, non immutabili né indiscutibili, ma nel quale è necessario agire per evitare o ridurre conseguenze potenzialmente gravi o irreversibili per la salute umana e/o l’ambiente;

3. ritiene che sia necessario attuare misure intese a proteggere la salute umanaquando si possano ragionevolmente supporre gli effetti avversi di determinate sostanze con proprietà di interferenza endocrina; sottolinea inoltre, dati gli effetti dannosi o irreversibili che possono essere causati dalle sostanze con proprietà di interferenza endocrina, che l’assenza di conoscenze precise, comprese le prove che confermano l’esistenza di nessi causali, non dovrebbe impedire che si adottino misure di protezione della salute conformemente al principio di precauzione e nel rispetto del principio di proporzionalità;

Ma il punto più importante riguarda la “scientificità” delle soglie

25. sottolinea che attualmente non esistono basi scientifiche sufficienti per fissare un valore limite sotto il quale non si manifestano effetti avversi per cui gli interferenti endocrini dovrebbero essere considerati sostanze senza “senza soglia”, e che qualsiasi esposizione a tali sostanze può comportare un rischio, a meno che il produttore non possa dimostrare scientificamente l’esistenza di una soglia, tenendo conto della maggiore sensibilità durante le finestre critiche dello sviluppo e degli effetti delle miscele.

Nessuna rilevanza tossicologica?

L’APPA del Trentino nel 2008 eseguiva un’indagine su 20 abitazioni dalla quale emergeva che nelle urine di chi vi abita si trovano “tracce minime che dal punto di vista tossicologico rivesto scarso o nullo significato” pur ammettendo la presenza di una “contaminazione indoor” (l’aumento di escrezione del TCP dopo le irrorazioni è statisticamente significativo e non può essere negato)(8).

La questione dei pesticidi pericolosi e, in particolare, del Clorpirifos etile, in Trentino rappresenta un nervo scoperto. Trentino e Melinda accreditano vicendevolmente un’immagine di naturalità che esiste solo nelle massicce campagne pubblicitarie dove i bimbi colgono le mele dagli alberi di meleti idilliaci del tempo che fu (grandi piante a vaso oggi sostituite da impianti intensivi a spalliera facilmente “spruzzabili”

In realtà, proprio come nel modello americano dove il cibo di massa delle monocolture viene “spinto” con massicci investimenti pubblicitari finalizzati alla manipolazione del consumatore, la mela del Trentino-Alto Adige è la meno pulita. Se si scorrono le relazioni annuali di Legambiente (“Pesticidi nel piatto”) si osserva invariabilmente che le mele con più residui sono quelle di Bolzano e di Trento, dove si pratica la melicoltura più intensiva. Il rapporto 2011 riferisce che in media in Italia il 46% delle mele analizzate presenta residui di più pesticidi. Il record è di Bolzano con l’88%, mentre in Trentino ci si attesta “solo” al 67%. In altre regioni alpine dove si coltivano mele le percentuali sono nettamente più basse e scendono al 38% in Piemonte e al 20% in Lombardia, Veneto e Valle d’Aosta. Peccato che le mele di queste regioni, di regola prodotte con meno trattamenti rispetto al Trentino siano schiacciate dalla concorrenza impari di Melinda. Il consumatore inconsapevole e acritico, condizionato dagli spot non chiede una mela, chiede un bollino. E quello entrato nell’immaginario collettivo è Melinda. Nonostante sia oggetto di 40 trattamenti (da confrontare con i 20 della Valtellina). Non solo in Trentino si tratta di più ma il Clorpirifos è previsto dalle norme tecniche provinciali per un più ampio spettro di trattamenti contro fitofagi come dalla seguente tabella

Norme tecniche “difesa integrata” 2014. Trattamenti con Clorpirifos etile

Trentino Lombardia Piemonte Veneto
Cocciniglia di S.Josè SI NO NO SI
Pandemis, Archips, Adoxophies. Eulia SI SI NO SI
Carpocapsa SI SI SI SI
Psille SI SI NO
Afide lanigero SI NO NO NO
Sesia SI NO

Ecotossicità

Nonostante le caratteristiche di persistenza, trasporto a lunga distanza, il Clorpirifos non è ancora stato incluso nella lista nera dei POP (persistent organic pesticides, in italiano IOP, inquinanti organici persistenti) oggetto della Convenzione di Stoccolma (9). Eppure è tra gli inquinanti più presenti nelle acque e nei ghiacci artici ed è stata dimostrata la sua presenza nelle acque e nei sedimenti e l’elevata tossicità per gli organismi e gli ecosistemi acquatici (10). Forse perché è un pesticida troppo “comodo” per farne a meno. A questo punto, considerato che le autorità internazionali e nazionali solo con grande lentezza stanno mettendo al bando il Clorpirinfos non rimane che fare appello al consumatore perché faccia pressione con la borsa della spesa.

 

Note

(1) http://www.minambiente.it/pagina/gli-interferenti-endocrini#sthash.8tw4EiuW.dpuf

(2) De Angelis S., Tassinari R., Maranghi F., Eusepi A., Di Virgilio A., Chiarotti F., Ricceri L., Venerosi Pesciolini A., Gilardi E., Moracci G., Calamandrei G., Olivieri A., Mantovani A. (2009) Developmental exposure to chlorpyrifos induces alterations in thyroid and thyroid hormone levels without other toxicity signs in cd1 mice. Toxicol Sci. 108, 2(2009):311-329.

(3) Tait S., Ricceri L., Venerosi A., Maranghi F., Mantovani A., Calamandrei G. “Long-term effects on hypothalamic neuropeptides after developmental exposure to chlorpyrifos in mice”. Environ Health Perspect. 117,1(2009):112-116.

(4) Turci R., Sturchio E., Businaro J., Casorri L., Imbriani M., Minoia C. “Interferenti endocrini. Schede monografiche 6 Clorpirifos e clorpirifos-metile” G Ital Med Lav Erg 33, 2 (2011):149-184  http://88.149.153.159/cciaa/data/docs/GIMLE%20-%20interferenti%20endocrini%20-%20clorpirifos%20e%20m.pdf

(5) Shelton J.F., Geraghty E.M., Tancredi D.J.,Delwiche L.D., Schmidt R.J., Ritz B.  Hansen L., Hertz-Picciotto I. “NeurodevelopmentalDisorders and Prenatal Residential Proximity to Agricultural Pesticides: The CHARGE Study” Environmental Health Perspectives 122, 10:(2014)1103-1109 http://ehp.niehs.nih.gov/1307044/

(6) Rauh V.A., Garfinkel R., Perera F.P., Andrews H.F., Hoepner L., Barr D.B., Whitehead R., Tang D., Whyatt R.W. “Impact of prenatal chlorpyrifos exposure on neurodevelopment in the first 3 years of life among inner-city children”. Pediatrics 118 (2006):1845-1859. Rauh V.A., Arunajadai S., Horton M., Perera F., Hoepner L., Barr D.B., Whyatt R. “Seven-year neurodevelopmental scores and prenatal exposure to chlorpyrifos, a common agricultural pesticide”. Environ Health Perspect 119, 8(2011):1196-1201.

(7) Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulla protezione della salute pubblica dagli interferenti endocrini http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2013-0090+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT

(8) Per interpretare i dati va tenuto conto che i valori di riferimento di una “popolazione generale” più attendibili sono quelli disponibili per gli Stati Uniti. . Le indagini più recenti negli Usa  realizzate tra il 1999 e il 2000 (n = 1994) e tra il 2001 e il 2002 (n = 2509), hanno evidenziato valori molto simili tra loro, oltre che una tendenza alla diminuzione dei livelli di TCP nella popolazione generale americana, con media geometrica pari rispettivamente a 1,58 e 1,73 μg/g creatinina. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Third National Report on Human Exposure to Environmental Chemicals. Atlanta (GA). 2005.

(9) http://www.trm.to.it/files/Comunicazione/ConvenzioneStoccolma.pdf

(10) http://www.pan-europe.info/News/PR/121009_Chlorpyrifos_as_POP_final.pdf

Annunci