Archivi per il mese di: marzo, 2015

Repubblica, come altri media dei potentati finanziar,i scopre le novità sgradite ai padroni del vapore del biocapitalismo globale molto in ritardo. Annuncia che ” per la prima volta” (sic) si dimostra un effetto negativo dei pesticidi sulla fertilità maschile. Ma dove vivono? Guardare qui per capire che è da parecchi anni che i medici e i ricercatori denunciano questo nesso http://www.ruralpini.it/Commenti03.01.12-Salviamo-l-‘-uomo-dai-pesticidi.bak.htm

Save the man intitolava nel 2011 la Swedish society  for Nature Conservation un rapporto che, abbandonando il tradizionale atteggiamento dei conservazionisti (interessati solo alle specie animali in pericolo, meglio se “carismatiche”), lanciava l’allarme per la nostra stessa specie. Il rapporto riassumeva studi intrapresi da diversi anni che hanno già consentito di accumulare molte certezza. Abbastanza per mettere al bando numerosi pesticidi tre cui alcuni molto usati anche in Italia per la “lotta integrata”.  Ovviamente nella “notizia” di Repubblica c’è anche tanto di quel provincialismo che fa parlare di  risultati di indagini scientifiche solo se c’è di mezzo una Università yenkee.

Sono molti i lavori scientifici che dimostrano l’attività antagonista dei pesticidi rispetto ai recettori degli androgeni in vitro e questi effetti sono ben correlati con le loro proprietà antiandrogeniche riscontrate in vivo In ratti maschi esposti nell’utero ad una vasta gamma di pesticidi le strutture-bersaglio sensibili agli androgeni subiscono la demascolinizzazzione. Ma le indagini epidemiologiche confermano una correlazione tra esposizione ai pesticidi e disturbi della sfera riproduttiva maschile: non solo oligospermia ma anche ipospadia, criptorchidismo, ridotta lunghezza del pene ecc.

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fonte: http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2015/03/31/news/pesticidi_in_frutta_e_verdura_danneggiano_fertilita_maschile-110891179/

Allarme pesticidi in frutta e verdura: riducono la fertilità maschile

Per la prima volta uno studio, condotto ad Harvard, dimostra una relazione diretta fra alimenti contaminati e qualità degli spermatozoi. La ricerca, su un campione ridotto di 150 uomini, ha rilevato che il rischio dipende anche dal tipo e dalla quantità di prodotti che si mangiano. Piselli, fagioli e cipolle più ‘sicuri’ di peperoni, spinaci, mele e pere. Gli esperti: lavare a fondo e togliere la buccia

di AGNESE FERRARA

ROMA –  I pesticidi presenti sulla frutta e la verdura provocano effetti sulla fertilità maschile. Ora, per la prima volta, i danni sono stati valutati non su persone esposte per ragioni professionali o sull’ambiente, ma su comuni consumatori. Prima di assumere le verdure è dunque bene lavarle più volte con molta cura e sbucciare sempre la frutta. Lo raccomandano gli studiosi del Dipartimento di nutrizione ed epidemiologia della Harvard T. H Chan school of public health di Boston che hanno condotto un’indagine su un campione di 155 uomini con problemi di fertilità, dai 18 ai 55 anni di età.

Dallo studio, pubblicato con tanto di editoriale sull’autorevole rivista Human Reproduction, risulta che il danno è correlato alla quantità e al tipo di frutta e verdura consumate, perché ci sono quelle che ne contengono di più e quelle che ne contengono solo tracce. Negli Stati Uniti, il dipartimento dell’agricoltura pubblica annualmente delle tabelle riassuntive sul contenuto di pesticidi di frutta e verdura ed è a queste tabelle ufficiali che hanno fatto riferimento gli studiosi per l’indagine.

Il campione è stato seguito per 18 mesi durante i quali ogni soggetto ha compilato dei questionari dettagliati su cosa e quanto mangiava, oltre ad essere sottoposto a periodiche analisi del liquido seminale. Comparando la quantità e il tipo di frutta e verdura consumate e i relativi tassi di pesticidi con le analisi degli spermatozoi, i ricercatori hanno scoperto che chi assumeva più di una porzione e mezza al giorno di frutta e verdura con elevati livelli di pesticidi aveva il 49% di spermatozoi in meno, ovvero 86 milioni contro i 171 milioni di chi invece ne consumava meno di mezza porzione al giorno e sceglieva quelle con poche sostanze chimiche. In chi mangiava frutta e verdura con alti livelli di pesticidi è risultato compromesso anche lo sviluppo normale degli spermatozoi con una percentuale del 32% in più rispetto agli altri.

Quali sono i cibi più a rischio e quelli invece più sicuri? “Quelli che contengono meno pesticidi sono i piselli, i fagioli, il pompelmo e la cipolla. Livelli elevati di residui invece sono stati riscontrati nei peperoni, negli spinaci, nelle fragole, nelle mele e nelle pere”,  precisano gli autori in una nota stampa. “Si tratta di una indagine preliminare fatta su un piccolo campione, ma per la prima volta abbiamo dimostrato che esiste una relazione fra pesticidi e qualità del seme – spiega Jorge Chavarro, a capo della ricerca – . I nostri risultati non devono scoraggiare il consumo di frutta e verdura, ma riteniamo che sia necessario adottare più strategie per combattere l’uso dei pesticidi, scegliendo prodotti organici e vietando le coltivazioni che usano grandi quantità di sostanze chimiche”.

Commenta Elena Vicini, della sezione di istologia ed embriologia e ricercatrice specializzata in biologia della riproduzione alla Sapienza di Roma:  “La ricerca è stata condotta su un campione piccolo e andrebbe estesa a una popolazione più vasta e senza problemi di sterilità per capire quanto i pesticidi incidano sulla qualità degli spermatozoi  Il risultato è comunque molto importante. La frutta e la verdura proteggono la fertilità maschile perché sono ricche di antiossidanti e non bisogna rinunciarci – avverte Vicini – . Si deve però avere maggiore consapevolezza nella scelta di alimenti non trattati rivolgendosi soprattutto a coltivatori di fiducia. E ricordandosi si lavare sempre a fondo la verdura e sbucciare la frutta”.

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Più OGM = più pesticidi = più cancro (comunque la si metta)

Una bella rivincita per lo scienziato Seralini, messo alla gogna dell’establishment scientifico legato al carro delle multinazionali (ma anche per tanti altri che hanno subito dure conseguenze per aver denunciato, sulla base dei propri studi) la pericolosità del Glifosate.  L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, subito contestata duramente dalla Monsanto, ha inserito il Glifosate nell’elenco dei probabili cancerogeni. Una valutazione che segna un punto di svolta nella lunga storia di un pesticida che più di ogni altro ha visto il sistema dell’agricoltura chimica e delle multinazionali che controllano sementi, pesticidi, ogm, commercio internazionale delle commodities agricole insorgere contro ricercatori, agenzie, associazioni che mettevano sotto accusa il Glifosate sulla base di indagini epidemiologici e di studi sperimentali.

Questa volta la Monsanto si trova a tentare di contraddire un’agenzia internazionale molto accreditata, non singoli ricercatori coraggiosi o movimenti per la salute e l’agricoltura pulita. Per i governi sarà difficile ignorare la presa di posizione dello Iarc.

Va tenuto conto che il Glifosate non è sotto accisa solo per la “probabile” cancerogenità ma è stato associato all’autismo, indicato come interferente endocrino, killer della flora intestinale utile,  agente di modificazioni del Dna e di tare genetiche.

L’uso del Glifosate è cresciuto epsonenzialmente con l’utilizzo degli Ogm, venduti dai servi delle multinazionali come uno strumento per ridurre l’uso dei “fitofarmaci” in agricoltura. Dal momento che buona parte degli Ogm che hanno avuto applicazione su larga scala sono legati alla resistenza al Glifosate essi inducono a diserbare abbondantemente. In più inducendo, per fenomeni di impollinazione incrociata, la resistenza al Glifosate nelle malerbe si è causato un tendenziale aumento delle dosi di pesticida necessarie a controllarle. Un affare per la Monsanto e per chi scommette su un pianeta avvelenato per specularci sopra.

Monsanto

fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2015/03/25/news/_quel_pesticida_e_un_probabile_cancerogeno_e_battaglia_tra_iarc_e_il_produttore_della_sostanza-110424637/

“Quel pesticida è un probabile cancerogeno”: è battaglia tra Iarc e Monsanto, produttore della sostanza

Utilizzato in 750 prodotti per l’agricoltura, per l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione l’erbicida potrebbe essere pericoloso. Ma Monsanto, la multinazionale che lo distribuisce, smentisce. Intanto gli agricoltori biologici chiedono la messa al bando

Antonio Cianciullo

ROMA (25.03.15) – Il glifosato, meglio noto con il nome di battaglia Roundup, è un “probabile cancerogeno” come afferma lo Iarc (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione) o è un erbicida non pericoloso per gli esseri umani, come sostiene la multinazionale che lo produce, la Monsanto? Lo scontro tra il colosso della chimica e il prestigioso istituto di ricerca è diventato incandescente quando lo Iarc ha reso noto il giudizio maturato su cinquepesticidi. Il glifosato e gli insetticidi malathion e diazinon sono stati classificati come “probabili cancerogeni” anche se “le prove sono limitate”. Mentre gli insetticidi tetrachlorvinphos et parathion sono stati considerati solo “possibili cancerogeni”.

Dei cinque prodotti indagati, quello con le vendite di gran lunga più importanti è il glisofato: è utilizzato in 750 prodotti per l’agricoltura e ha conosciuto un boom correlato con le piante ogm che hanno incorporato la resistenza a questo erbicida. È usato anche nei giardini. Secondo lo Iarc questa sostanza si può ritrovare nell’acqua, nell’aria e nei cibi, causando un’esposizione della popolazione nelle aree più vicine ai luoghi in cui viene utilizzato, anche se i livelli di esposizione osservati sono “generalmente bassi”. Il rischio ipotizzato è il linfoma non Hodgkin, una forma di tumore del sangue.

Lo Iarc precisa che il suo giudizio non ha valore legale: “Spetta ai governi e agli altri organismi internazionali emanare regolamenti e leggi a tutela della salute pubblica”. Ma certo il peso del suo giudizio è consistente. E la risposta della Monsanto è stata molto dura. “Il processo decisionale dello Iarc non è trasparente, la decisione è irresponsabile e potrebbe causare confusione sul tema molto importante della sicurezza”, ha dichiarato Robb Fraley, Chief Technology Officer della multinazionale americana. E Philip Miller, vicepresidente della Monsanto, ha aggiunto: “Lo Iarc ha volutamente scelto di ignorare dozzine di studi che supportano il giudizio di non pericolosità per il glifosato”.

“Per noi le valutazioni dello Iarc sono valide perché elaborate con metodo rigoroso e perché valutano studi indipendenti e pubblicati nella letteratura scientifica: quindi vanno tenute nella massima considerazione dalle autorità regolatorie”, ribatte Roberto Bertollini, direttore di ricerca dell’ufficio europeo dell’Oms. “Ciò non toglie che ulteriori studi siano benvenuti”.

Ma le associazioni dei consumatori e degli agricoltori sono già passate all’offensiva. In Francia Générations futures ha espresso soddisfazione per il giudizio dello Iarc. E il presidente di Aiab Vincenzo Vizioli ha chiesto che “l’Italia e l’Unione Europea considerino immediatamente le misure necessarie per proteggere agricoltori e consumatori dal glifosato. Che faccia male alla salute dell’uomo e dell’ambiente, che si accumuli nei cibi e nell’acqua, lo sappiamo da anni e da anni combattiamo contro questo e gli altri pesticidi, spacciati per innocui”. Anche Chiara Braga, responsabile ambiente della segreteria del Pd, ha aderito alla proposta di messa al bando del glifosato annunciando un’interrogazione parlamentare al ministro delle Politiche agricole.

Una buona occasione per ricordare che un vino non può essere buono né tanto meno pulito e giusto finché è ottenuto spruzzando fiumi di pesticidi (magari ancora con l’elicottero). Se ne discute a Verona

NO-pest-vr