Uno studio pubblicato il 9 dicembre sulla rivista Neurology espone i risultati di uno studio che solleva nuove preoccupazioni circa i legami tra pesticidi e malattia di Parkinson e relativamente alla contaminazione delle catene alimentari. L’eptacloro epossido è un insetticida cloroganico (della “famiglia” del Ddt) largamente utilizzato in agricoltura sino agli anni ’70-’80 è oggi fuorilegge in molti paesi. Ma data la persistenza tutt’oggi si trovano residui negli alimenti e nelle acque.

Lo studio su Neuroly mette in relazione il consumo di latte con l’insorgenza del morbo di Parkinson nelle Hawaii. Qui sino al 1988 le coltivazioni di ananas erano trattate con eptacloro e le vacche erano alimentate con i residui e scarti di ananas.

I risultati dicono che il 90% di coloro che consumavano latte al tempo dell’uso dell’eptacloro presentano residui del pesticida nel cervello (chi non beveva latte solo nel 63% dei casi). Per di più chi consumava latte presenta il 40% in meno di cellule cerebrali nella Substatia nigra rispetto a chi non consumava latte. Ed è proprio questa perdita di cellule che provoca il Parlinson.

Questi dati sono stati ottenuti dalle autopsie di 449 uomini tra i 45 e i 68 anni che avevano aderito all’Honolulu Heart Program tra il 1965 t e il 1968.  Come è noto il morbo di Parkinson è al momento incurabile. Le cellule cerebrali non producono dopamina, il neurotrasmettitore fondamentale per la regolazione del movimento e delle emozioni.

 

La correlazione tra latte e Parkinson non era nuova ma lo studio conferma osservazioni precedenti negli Usa che legavano la malattia con il consumo di latte alimentate illegalmente con sementi conciate con Eptacloro. Il morbo di Parkinson è una patologia dove le base genetica (colpisce i maschi) si intreccia a fattori ambientali. L’esposizione a insetticidi, erbicidi, fungicidi oltre a ferite alla testa è nota da tempo come condizione che favorisce l’insorgere dalla malattia. Paradossalmente il fumo appare come fattore di prevenzione della malattia.

Ovviamente non solo il consumo di latte o di frutta ad essere messi in discussione quando si mette in evidenza il nesso tra Parkisnson e pesticidi. Ma si deve insistere affinché questi alimenti siano esenti da pesticidi (anche quelli che non sono stati ancora collegati a gravi malattie).

 

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