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Le notizie di questi giorni dicono che la Francia e altri paesi stanno pensando di bandire il Glifosate. In Italia, invece, tutto tace. Parla la Coldiretti,  un sindacato di ispirazione cristiana con tanto di assistenti ecclesiastici ma che, a quanto pare, del prossimo e del Creato non gli interessa più di tanmto, visto che si tricera dietro un ipocrita e burocratico: “”CI ATTENIAMO AL MINISTERO”. Il Glifosate è stato classificato probabile cancerogeno dall’IARC ma loro attendono che il Ministero si svegli. Ma oltre al Ministero non esiste anche la coscienza? Il principio di precauzione che dice che se c’è un forte sospetto che stiate avvelenando i fratelli e tutti gli esseri viventi? Sapete che è pericoloso e lo irrorate ugualmente?  Sapete che a Brescia nelle acque il Glifosate è oltre i limiti di legge? Certo che sì, ma ve ne fregate. Sapete che Brescia è in una situazione da “terra dei fuochi” con le discariche, gli inceneritori, le acciaierie, la concentrazione di impianti per il trattamento di rifiuti “attirati” per business dalle provincie vicine. E cosa fate? Fornite il contributo dell’ “agricoltura” (ma ormai è una squallida depandance industriale) all’avvelenamento del territorio. A Brescia c’è la tragedia del PCB. Ma la Coldiretti al carro degli interessi agroindustriali si nasconde dietro il dito del… “fintanto che è autorizzato lo usiamo”. Cosa ne dice Papa Francesco? Attendiamo anche da lui parole chiare. I pesticidi fanno strage. Non si vede il sangue che scorre ma il modo subdolo con cui agiscono causa montagne di sofferenze e danni irreversibili nel medio periodo. Un’offesa al creato, all’uomo e a Dio per chi crede.

Monsanto MonSATAN Sign

fonte: http://www.ilgiorno.it/brescia/erbicida-cancerogeno-1.814566

«Il Glifosate è autorizzato ci atteniamo al Ministero»

Brescia, 1 aprile 2015 – «E’ un fitofarmaco autorizzato, ci atteniamo a quello che dice il Ministero». Anche se il glifosate, sostanza alla base di un erbicida tra i più venduti al mondo prodotto da Monsanto, è probabilmente cancerogeno, questo non implica un’immediata sospensione del suo utilizzo. Spetta agli organi competenti, come la Commissione europea, ora decidere cosa fare. Nel frattempo, come devono comportarsi gli agricoltori? Chi ha scelto di seguire la strada del biologico ed è rispettoso dei disciplinari, in teoria già non utilizza sostanze come il glifosate. Gli altri, senza volerne fare una questione di buoni o cattivi, invece lo usano perché è tra quelli ammessi dal ministero delle Politiche agricole come disseccante delle erbe infestanti.

«Noi abbiamo aziende agricole costantemente controllate sotto il punto di vista dei fitofarmaci – spiegano da Coldiretti Brescia – tutti hanno anche un quaderno di campagna, dove registrano ogni tipologia di prodotto utilizzato, attenendosi a quelli autorizzati e alle dosi prescritte». E nella banca dati dei fitofarmaci autorizzati dal Ministero c’è anche il glifosate, con le dovute prescrizioni di dosaggio. Ora, però, pesa la classificazione di Iarc come probabile cancerogeno. Per l’Agenzia internazionale sulla ricerca sul cancro potrebbe anche provocare mutazioni nel Dna ed avrebbe una correlazione con i linfoma non-Hodgkin nei lavoratori più esposti.

Il dipartimento bresciano di Arpa, che monitora acque sottorranee e superficiali, lo ha ritrovato in diversi corsi d’acqua del Bresciano, anche in dosi superiori alla soglia di garanzia, segno che viene utilizzato abbondantemente anche nella nostra provincia. Dopo la pubblicazione della ricerca, Monsanto ha sentito la necessità di spiegare, con una nota pubblicata sul suo sito, di essere in disaccordo con Iarc e che tutti gli erbicidi a base di glifosate presenti sul mercato rispettano gli standard rigorosi posti dalle autorità regolatorie e sanitarie per proteggere la salute umana.

«Prima di dare il via libera all’uso dei prodotti – precisa Coldiretti – il Ministero fa tutta una serie di controlli, che sono a garanzia di tutti. C’è poi da dire che è finita l’era in cui si può usare di tutto e di più. Inoltre, avvalersi di questi prodotti ha un costo per l’azienda, per cui l’agricoltore fa ben attenzione a dosarne l’uso». Senza un intervento, dunque, dall’alto, per bandire il glifosate, Coldiretti Brescia spiega che non può dare indicazione ai suoi iscritti di non utilizzarlo: starà alla volontà dei singoli agricoltori decidere se metterlo sotto chiave in via precauzionale.

Più OGM = più pesticidi = più cancro (comunque la si metta)

Una bella rivincita per lo scienziato Seralini, messo alla gogna dell’establishment scientifico legato al carro delle multinazionali (ma anche per tanti altri che hanno subito dure conseguenze per aver denunciato, sulla base dei propri studi) la pericolosità del Glifosate.  L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, subito contestata duramente dalla Monsanto, ha inserito il Glifosate nell’elenco dei probabili cancerogeni. Una valutazione che segna un punto di svolta nella lunga storia di un pesticida che più di ogni altro ha visto il sistema dell’agricoltura chimica e delle multinazionali che controllano sementi, pesticidi, ogm, commercio internazionale delle commodities agricole insorgere contro ricercatori, agenzie, associazioni che mettevano sotto accusa il Glifosate sulla base di indagini epidemiologici e di studi sperimentali.

Questa volta la Monsanto si trova a tentare di contraddire un’agenzia internazionale molto accreditata, non singoli ricercatori coraggiosi o movimenti per la salute e l’agricoltura pulita. Per i governi sarà difficile ignorare la presa di posizione dello Iarc.

Va tenuto conto che il Glifosate non è sotto accisa solo per la “probabile” cancerogenità ma è stato associato all’autismo, indicato come interferente endocrino, killer della flora intestinale utile,  agente di modificazioni del Dna e di tare genetiche.

L’uso del Glifosate è cresciuto epsonenzialmente con l’utilizzo degli Ogm, venduti dai servi delle multinazionali come uno strumento per ridurre l’uso dei “fitofarmaci” in agricoltura. Dal momento che buona parte degli Ogm che hanno avuto applicazione su larga scala sono legati alla resistenza al Glifosate essi inducono a diserbare abbondantemente. In più inducendo, per fenomeni di impollinazione incrociata, la resistenza al Glifosate nelle malerbe si è causato un tendenziale aumento delle dosi di pesticida necessarie a controllarle. Un affare per la Monsanto e per chi scommette su un pianeta avvelenato per specularci sopra.

Monsanto

fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2015/03/25/news/_quel_pesticida_e_un_probabile_cancerogeno_e_battaglia_tra_iarc_e_il_produttore_della_sostanza-110424637/

“Quel pesticida è un probabile cancerogeno”: è battaglia tra Iarc e Monsanto, produttore della sostanza

Utilizzato in 750 prodotti per l’agricoltura, per l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione l’erbicida potrebbe essere pericoloso. Ma Monsanto, la multinazionale che lo distribuisce, smentisce. Intanto gli agricoltori biologici chiedono la messa al bando

Antonio Cianciullo

ROMA (25.03.15) – Il glifosato, meglio noto con il nome di battaglia Roundup, è un “probabile cancerogeno” come afferma lo Iarc (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione) o è un erbicida non pericoloso per gli esseri umani, come sostiene la multinazionale che lo produce, la Monsanto? Lo scontro tra il colosso della chimica e il prestigioso istituto di ricerca è diventato incandescente quando lo Iarc ha reso noto il giudizio maturato su cinquepesticidi. Il glifosato e gli insetticidi malathion e diazinon sono stati classificati come “probabili cancerogeni” anche se “le prove sono limitate”. Mentre gli insetticidi tetrachlorvinphos et parathion sono stati considerati solo “possibili cancerogeni”.

Dei cinque prodotti indagati, quello con le vendite di gran lunga più importanti è il glisofato: è utilizzato in 750 prodotti per l’agricoltura e ha conosciuto un boom correlato con le piante ogm che hanno incorporato la resistenza a questo erbicida. È usato anche nei giardini. Secondo lo Iarc questa sostanza si può ritrovare nell’acqua, nell’aria e nei cibi, causando un’esposizione della popolazione nelle aree più vicine ai luoghi in cui viene utilizzato, anche se i livelli di esposizione osservati sono “generalmente bassi”. Il rischio ipotizzato è il linfoma non Hodgkin, una forma di tumore del sangue.

Lo Iarc precisa che il suo giudizio non ha valore legale: “Spetta ai governi e agli altri organismi internazionali emanare regolamenti e leggi a tutela della salute pubblica”. Ma certo il peso del suo giudizio è consistente. E la risposta della Monsanto è stata molto dura. “Il processo decisionale dello Iarc non è trasparente, la decisione è irresponsabile e potrebbe causare confusione sul tema molto importante della sicurezza”, ha dichiarato Robb Fraley, Chief Technology Officer della multinazionale americana. E Philip Miller, vicepresidente della Monsanto, ha aggiunto: “Lo Iarc ha volutamente scelto di ignorare dozzine di studi che supportano il giudizio di non pericolosità per il glifosato”.

“Per noi le valutazioni dello Iarc sono valide perché elaborate con metodo rigoroso e perché valutano studi indipendenti e pubblicati nella letteratura scientifica: quindi vanno tenute nella massima considerazione dalle autorità regolatorie”, ribatte Roberto Bertollini, direttore di ricerca dell’ufficio europeo dell’Oms. “Ciò non toglie che ulteriori studi siano benvenuti”.

Ma le associazioni dei consumatori e degli agricoltori sono già passate all’offensiva. In Francia Générations futures ha espresso soddisfazione per il giudizio dello Iarc. E il presidente di Aiab Vincenzo Vizioli ha chiesto che “l’Italia e l’Unione Europea considerino immediatamente le misure necessarie per proteggere agricoltori e consumatori dal glifosato. Che faccia male alla salute dell’uomo e dell’ambiente, che si accumuli nei cibi e nell’acqua, lo sappiamo da anni e da anni combattiamo contro questo e gli altri pesticidi, spacciati per innocui”. Anche Chiara Braga, responsabile ambiente della segreteria del Pd, ha aderito alla proposta di messa al bando del glifosato annunciando un’interrogazione parlamentare al ministro delle Politiche agricole.

Nel dibattito tra candidati sindaci a Guastalla, nella bassa mantovana, i pesticidi diventano materia di scontro. Con il fitopatologo di turno pronto, come succede troppo spesso, ad assumere la veste di difensore d’ufficio dei pesticidi dimenticando che essere “medico delle piante” non può voler dire essere avvelenatore degli umani e degli altri esseri viventi

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fonte: http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2014/04/30/news/tumori-in-aumento-scontro-sui-pesticidi-1.9143414

Tumori in aumento, scontro sui pesticidi

Guastalla, dibattito con i candidati sindaci. Franzini: «Tracce negli alimenti». Montermini: «Prodotti fuori commercio»

GUASTALLA. Oltre che una serata informativa, doveva anche essere un momento di confronto tra i tre candidati sindaci di Guastalla sui temi dell’ambiente. Invece si è trasformata soprattutto in una polemica tra il dottor Mario Franzini, che ha relazionato sulla tossicità dei pesticidi, e il dottor Anselmo Montermini, fitopatologo, direttore del Consorzio fitoprovinciale di Modena, che ha criticato alcune dichiarazioni di Franzini.

Lunedì sera, al circolo “1° Maggio”, il Collettivo Nonviolento Uomo Ambiente della Bassa e il Lions club “Ferrante Gonzaga” di Guastalla hanno organizzato un incontro-dibattito su temi estremamente delicati: “Anche la Bassa… Terra dei Fuochi, dei Fumi e dei Pesticidi”, alla quale, dopo i saluti di Rosa Maria Felicita De Lorenzi, a nome del Lions Club, hanno preso parte il dottor Massimo Comunale, che ha relazionato sull’indagine epidemiologica dell’Asl di Mantova sull’impatto ambientale di alcune industrie mantovane che, per le loro lavorazioni, emettono formaldeide, sostanza tossica dichiarata dall’Italia, cancerogena solo dal 2010 e che sarebbe una delle tante cause dell’aumento di tumori anche tra la popolazione guastallese; Gianfranco Aldrovandi che ha parlato dell’aumento dei casi di malattie tumorali sia in Italia che nella provincia reggiana; il dottor Ettore Bussi, che ha parlato dell’inquinamento dell’aria e da percolato; il dottor Mario Franzini, che ha trattato l’argomento dei pesticidi usati in agricoltura; Giulio Davolio, assessore uscente all’ambiente del Comune di Suzzara, che ha portato l’esperienza “porta a porta”, iniziata nel 2000 e che oggi ha raggiunto il lusinghiero risultato dell’83% di raccolta differenziata senza uso di inceneritori.

«Nel cibo ci sono i principi attivi che vengono utilizzati nelle colture. Uno studio condotto nella Svizzera francese ha stabilito che su 15 paste analizzate, il cui grano è stato trattato da pesticidi, tutte contenevano “pirimil-fos metile” mentre le paste prodotte biologicamente non presentavano tracce – ha detto il dottor Franzini –. In italia l’Ispra, nel 2008, ha effettuato una serie di analisi su pasti servizi in mense scolastiche, aziendali e ospedaliere: nel 70% dei casi sono stati rilevati residui di pesticidi entro i limiti di legge. In un pasto completo, fino a 13 residui chimici. A lungo andare – ha aggiunto Franzini – queste sostanze nocive attaccano il sistema endocrino simulando l’azione degli ormoni e provocano sterilità e disturbi di ogni tipo. In alcuni casi, sembra che i pesticidi possano causare conseguenze genetiche trasmissibili alle future generazioni». Chiudendo il suo intervento di 40 minuti, Franzini ha chiesto ai candidati sindaci di utilizzare, almeno nelle mense scolastiche, alimenti prodotti biologicamente.

Immediata la reazione del dottor Montermini, fitopatologo, che ha criticato l’esposizione del dottor Franzini dicendo che quelli citati «erano pesticidi vecchi quali Ddt, Dicloropropano e Mancozeb, tutti prodotti ritirati da tempo».

Ma a fare i danni maggiori sarebbe un diserbante: «Il Glifosate – ha detto il dottor Franzini – già ritirato dai mercati di alcuni paesi europei e purtroppo ancora molto utilizzato in Italia, che provoca linfomi, plasmocitosi, tumori della pelle e tumori alla mammella». (m.p.)

La Cooperativa Gamma5  (via Antoniana 66, Campodarsego, PD) a marzo ha intervistato in diretta dall’Argentina la dott.ssa María del Carmen Seveso sul tema dei pesticidi e degli Ogm

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TRADUZIONE DI ALEJANDRA  RADIOASCOLTATRICE DI VICENZA 

Atucà e Luca in collegamento con la dott.ssa María del Carmen Seveso, dall’Argentina.

A: In nome della radio, un ringraziamento particolare alla Dottoressa María del Carmen Seveso. So molto bene che voi, un gruppo di professionisti della salute, di medici totalmente capacitati a fare delle statistiche in riferimento alla problematica referente agli agrotossici vi trovate in una situazione molto complessa. Geograficamente si tratta della zona nord-est dell’Argentina, nelle vicinanze delle piantagioni di riso e soia.  Qual’è il problema che in questo momento è tanto pesante e crea tanto disturbo, dottoressa Maria? Mi riferisco in particolar modo alla situazione dei bambini nelle scuole, e delle persone in generale.

M: Prima di tutto voglio chiarire che non siamo un gruppo di medici, a dire il vero siamo pochi medici che ci stiamo interessando a questa problematica. In generale invece nei Servizi di Salute, ti posso assicurare almeno per il Chaco, e pure nel resto del paese, c’è come una contraddizione: alcuni  riconoscono il problema ma quando devono scrivere non lo scrivono.

Il punto è che la maggioranza sembra ignorare, soprattutto a livello della comunità scientifica e delle autorità sanitarie, oppure negano e squalificano quello che noi diciamo, tra l’altro senza argomentazioni, cosa che noi sì ne abbiamo. Inoltre noi abitiamo in questi posti e vediamo quello che sta succedendo, lo soffriamo sulla nostra pelle, vediamo i nostri pazienti, e in più vediamo quello che succede intorno a noi, nell’ambiente.

Il problema inizia con la soia transgenica negli anni 90 del secolo scorso. La soia coprì tutti i campi seminati, almeno nella provincia del Chaco, portando all’intero disboscamento della regione, per l’elevato rendimento che questa produceva…

A: Il disboscamento e la totale rottura del ecosistema, nella selva chaqueña…

M: Sì. A tutto questo si cominciò a aggiungere un’altro problema. Diciassette anni fa si costruì a 35 Km di Presidente Roque Saenz Peña (che è dove abito io) e a ridosso della Strada statale 26, nel paesino di Avia Terrai, la ditta sementiera “Genética Mandiyu”, a meno di un km del paese.

A: Quale ironia, mettere un nome guaraní alla dita che produce questo seme velenoso che praticamente uccide l’indio, il nativo di queste terre… Grazie, Dott.ssa Maria, vada avanti, la prego.

M: Sì, è una joint venture della Monsanto. La Genetica Mandiyu è la produttrice di semi di cotone transgenico più grande dell’Argentina.

A: Aggiungo che l’Argentina ha una estensione 10 volte più grande che l’Italia, quindi là le coltivazioni sono molto estese.

M: Dopo si aggiungono, contemporaneamente o un po’ dopo, i semi di mais transgenico, che si producono in altri posti del paese. La più grande semina di transgenici nell’Argentina fu nel periodo 2011-2012, arrivando a 23.700.000 di ettari nel paese. In quello stesso anno si utilizzarono 370 milioni di litri/kg di agrotossici, includendoli tutti (a differenza di 10-15 anni prima, quando si usavano circa 30 milioni di litri di agrotossici nel paese).

A: Quale tipo di agrotossico viene usato?

M: Tutti i possibili, quelli dei quali abbiamo conoscenza perché abbiamo visto le ricevute di vendita ai produttori. Sono fondamentalmente il glifosato, con tutti i componenti  surfattanti che si trovano nelle formule con nome commerciale, per es. il Roundup di Monsanto.

Ci sono 300 formule o anche di più che si stanno utilizzando nella regione. Fino a poco tempo fa (e non mi risulta che questo uso sia stata interrotto) si usava l’Endosulfan della Bayer, che è un organoclorurato. Gli organoclorurati sono composti organici biopersistenti (si, biomagnificano), cioè perdurano, non se ne vanno da qualsiasi sistema si tratti, sia questo un essere vivente oppure l’acqua, la terra.  Il Convegno di Stoccolma proibì l’Endosulfan, e i paesi aderenti non devono utilizzare questo prodotto o simili, eppure nell’Argentina si continuò a utilizzare. È un prodotto altamente tossico che produce, nell’intossicazione acuta, alterazioni di tutto il sistema. Si arriva al coma e alla morte precedute da convulsioni, insufficienza renale, insufficienza  epatica, shock. Dall’altra parte, nella sua forma cronica vediamo che cominciano a comparire epilessia in adulti, convulsioni…

A: Fa venire i brividi quello che sta dicendo, Dottoressa Maria. L’utilizzo di questo agrotossico è una forma dissimulata di ammazzare… (Atucà prosegue il suo lavoro di traduzione simultanea)

M: Farò una rapida menzione dei prodotti, dopodiché chi è interessato li può cercare e informarsi, perché sono tantissimi. Si usano organofosforati come il cloropirifos, metamidofos, dimetoato, ecc. che si associano alle tante altre formule, ai tanti altri nomi commerciali. Dopo abbiamo i piretroidi, che sebbene ci fossero già in natura sono stati manipolati per fare sì che siano persistenti, molto più tossici. Anche questi (d’altronde tutti) provocano alterazioni neurologiche, danneggiano il sistema nervoso centrale e periferico, e tutti producono (anche gli erbicidi) una  perturbazione endocrina, cioè occupano recettori che sono occupati abitualmente per un sistema molto fine e molto bene organizzato (come qualsiasi organismo vivente), dove per ogni trasmettitore c’è un recettore, sia questo enzimatico, ormonale, nervoso.

A: Come è riuscita a trovare tutto questo nelle persone? Quali sono le statistiche attuali di questa situazione?

M: Io ho menzionato come erbicida il glifosato ma si sta usando anche il 2,4D, che è della famiglia del agente arancio (il 2,4,5,T) che venne usato dai nordamericani in Vietnam. Si utilizza anche il Paraquat, che è un erbicida molto tossico fabbricato in Svizzera, ma in Svizzera non si utilizza, così come in tanti altri paesi del mondo, perché ha una tossicità altissima. Nella intossicazione acuta produce una fibrosi polmonare acuta che uccide in pochi giorni, 3-5 giorni, e in forma irreversibile provoca coagulazione intravascolare disseminata, insufficienza epatica e renale.

Devo dire che cercare di trasmettere tutto quello che sta accadendo e potere farsi una idea può comportare delle ore … Io sto dicendo solo alcune cose e cercherò di selezionare il più possibile per riuscire a dare un minimo panorama nel poco tempo che abbiamo.

A: Non c’è problema, dottoressa Maria, noi vogliamo che tu ci invii tramite mail tutta la documentazione, io la faccio tradurre e qui la faremo leggere nei diversi programmi della radio, periodicamente.

M: Mi sembra molto importante questo, perché io adesso sto dando una informazione molto incompleta, ristretta, giacché il poter spiegarlo bene comporta molto tempo.

Insomma, in pratica, con la superficie e i volumi di tossici si può già capire la portata del problema. Nessuno avrebbe bisogno, se avesse un po di senso comune, di chiedere cosa succede alla gente. Si capisce cosa succede alla gente che sta esposta a queste sostanze. Questi sono veleni, sono biocidi, cioè sostanze disegnate per uccidere …

I fungicidi che devono aggiungere sono imprescindibili per loro perché i funghi sono opportunistici e rovinano pure loro i raccolti.

Si continuano a redigere statistiche, ma nei Servizi di Salute, almeno in questa provincia, non si registrano i dati degli intossicati. Arriva un paziente che è stato fumigato, che ha determinati sintomi ed i servizi di salute le dicono che ha uno “stato influenzale”, quindi questo fatto non si registra come intossicazione. D’altra parte noi non abbiamo dei laboratori che ci diano le certezze che loro richiedono per potere dire che una persona è intossicata, che nel suo sangue c’è questo o quel veleno.  Gli enti che invece hanno i loro laboratori sono quelli che analizzano l’acqua (c’è per es. un istituto specializzato per analizzare l’acqua qui nella provincia), fanno le analisi e anche se trovano il veleno dicono che non c’è niente. In sostanza è come essere in una guerra senza armi.

Un esempio di dato attraverso il quale si può inferire il danno che stanno occasionando questi agrotossici nella popolazione è la quantità di bambini e ragazzi con handicap. In una popolazione di un milione de abitanti com’è la provincia del Chaco ci sono 40 scuole pubbliche speciali per questo tipo di bambini, anzi 41 perché da poco si è creata una nuova in Avia Terai, sempre per bambini diversamente abili. Paesini di duemila abitanti hanno la loro scuola per bambini con discapacità. Bisognerebbe fare loro degli studi molecolari, ma è già altamente significativa la quantità di nuove scuole speciali. Che tra l’altro non sono le uniche, perché noi non stiamo contando quelle private. Per es. qui a Saenz Peña ci sono 5 scuole private con le stesse caratteristiche e che ospitano 500 bambini con certificazione, in una popolazione di poco più di 100 mila abitanti. Questo è un dato indiretto che ci sta dicendo quello che sta succedendo. Inoltre aumentano le cifre della popolazione con tumori. Inoltre si osserva che nella stessa casa dove c’è un bambino con discapacità anche la mamma ha delle altre malattie correlate. L’ipertensione indotta dalla gravidanza è molto più frequente.

A: Queste problematiche si riscontrano anche nella frontiera con Paraguay e Brasile?

M: Si, certamente. Ci sono studi realizzati da una dottoressa credo in Incarnacion. La dottoressa Benitez Leite ha fatto dei lavori molto importanti che furono pubblicati nella rivista dell’associazione “Red de medicos de pueblos fumigados” (Rete di medici dei paesi fumigati), nel loro primo incontro. Dopo vi passerò il link. Il caso Paraguay è terribile, e in più sembra che è pericoloso addentrarsi in queste cose…

A: Il pericolo del quale vi parla la dottoressa si riferisce direttamente al pericolo di morte che corrono le persone; le persone rischiano la morte, non è uno scherzo, le persone che si battono contra questo stato di cose mettono in pericolo la loro propria vita, la loro propria dignità, la loro propria persona…

M: Questo specificatamente in Paraguay.

L e A: Il problema che sta succedendo adesso in Argentina, Paraguay e Brasile, potrebbe probabilmente in futuro succedere anche da noi, in Italia?

M: Io credo che la comunità europea si sta tutelando abbastanza, almeno a noi arriva l’informazione che si proibisce il mais transgenico perché Seralini (NdT: Biologo dell’Università di Caen, Francia) ha detto che produce tumori. Ci sono dei ricercatori europei che pure loro stanno parlando della nocività di questi prodotti, ma quello che succede è che voi ricevete gli alimenti prodotti con transgenici.

A: Ah, gli alimenti transgenici che si producono in Sudamerica si consumano in Europa… fantastico questo…

M: Certo, i semi transgenici di mais producono 4 o 5 veleni, e anche quelli di cotone. Hanno pesticidi  per i vermi, hanno fungicidi, e non uno ma due o tre, e se compare uno nuovo lo cambiano, e così si creano nuovi semi. Si chiamano “eventi”, in Argentina si sono approvati 28 “eventi transgenici” dal 1996. Sono nuovi semi transgenici, non sappiamo quali per l’esattezza, ma dicono che il 95% dei semi che si fabbricano e si seminano in Argentina sono transgenici.

Vi dirò un’ultima cosa che a voi interessa. Gli animali (mucche, maiali, galline) si alimentano con transgenici, quindi quello che noi esportiamo e voi comprate è alimento transgenico.

A: Si, noi qui siamo coscienti di tutto ciò, e siamo d’accordo con lei.

L: Un abbraccio forte forte e “muchas gracias”.

A: Dottoressa, qui alla radio la ringraziamo sentitamente e la abbracciamo forte. La chiameremo nuovamente e ci accorderemo per ulteriori contatti, per continuare a parlare con lei, se è d’accordo.

M: Si, vorrei fare tra qualche mese un viaggio in Europa, quindi potremmo pensare di fare qualche conferenza là da voi.

A: Ma certamente, qui alla radio la riceveranno a braccia aperte, ti ringraziamo molto.

M: Un’ultima cosa: io credo che sia importante leggere quello che vi ho inviato direttamente, lo traducete e lo leggete. Esso contiene un riassunto molto chiaro e conciso di quello che sta succedendo, credo che quello sarà molto più efficace. Bene, è stato un piacere poter avere parlato con voi, arrivederci.

A e L: Grazie mille Dottoressa. Per finire le facciamo ascoltare una canzone: “Te lo digo, te lo canto, fuera Monsanto”.

 

 

Rapporto ISIS 26/3/14  (a cura del Dr Mae Wan Ho)

traduzione Dr. Giovanni Beghini (Isde, CNPNG)

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Nuove ricerche mostrano che bassi livelli di glifosate in urine umane possono promuovere la crescita di cellule del tumore della mammella , confermando il potenziale effetto carcinogeno dell’erbicida conosciuto fin dal 1980

Un gruppo di ricerca Tailandese guidato dal dott. Jutamaad Satayvivad del Centro di eccellenza di Salute Pubbla ed Ambientale, del Ministero dell’Educazione, ed il Chulabhorn Graduate Institut in Bangkok pubblicano una ricerca molto simile al famoso studio di Seralini che la rivista ha ritirato.

Loro hanno trovato che minime concentrazioni di glifosate favoriscono la proliferazione di cellule del tumore della mammella umano ormono-dipendente, T47D cellule, ma non le cellule di tumori della mammella ormono-indipendenti, MDA-MB231 cellule. Questo dettagliato esperimento mostra che il glifosate mima l’azione degli estrogeni ed usa lo stesso percorso molecolare degli ormoni naturali che promuovono la proliferazione delle cellule tumorali.

Hanno anche trovato che il glifosate ha effetti sinergici nel favorire la crescita delle cellule tumorali in combinazione con genisteina, l’estrogeno della soia.

Glifosate alla concentrazione tra 10-12 e 10-6 M (0.169 ng/L to 0.169 mg/L) aumenta la proliferazione delle T47D cellule dal 15 al 30 %, circa la metà del più potente estrogeno, il 17 b-estradiolo (E2).

La stessa concentrazione di glifosate induce l’attivazione della ERE (estrogen response element), una specifica sequenza di DNA l’espressione di un gene con una alta affinità per i recettori degli estrogeni (ER) che lega gli estrogeni e che in questa meniera attiva la responsività maggiore agli estrogeni. Infatti questa attività è inibita da un estrogeno-antagonista, ICI 182780, indicando che l’attività estrogenica del glifosate è mediata dai recettori degli estrogeni.

ICI 182780, un inibitore specifico degli estrogeni a 1Nm reduce sia gli effetti proliferativi sia del glifosate sia degli estrogeni confermando che l’azione del glifosate avviene attraverso questa via.

Non è tutto. Gli erbicidi a base di glifosate sono largamente usati in tutto il mondo, anche nelle coltivazioni di soia OGM (Roundup ready GM soybean). I ricercatori hanno trovato un effetto somma degli effetti di glifosate e dell’estrogeno naturalmente presente nella soia, la genisteina, nelle urine umane.