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Le notizie di questi giorni dicono che la Francia e altri paesi stanno pensando di bandire il Glifosate. In Italia, invece, tutto tace. Parla la Coldiretti,  un sindacato di ispirazione cristiana con tanto di assistenti ecclesiastici ma che, a quanto pare, del prossimo e del Creato non gli interessa più di tanmto, visto che si tricera dietro un ipocrita e burocratico: “”CI ATTENIAMO AL MINISTERO”. Il Glifosate è stato classificato probabile cancerogeno dall’IARC ma loro attendono che il Ministero si svegli. Ma oltre al Ministero non esiste anche la coscienza? Il principio di precauzione che dice che se c’è un forte sospetto che stiate avvelenando i fratelli e tutti gli esseri viventi? Sapete che è pericoloso e lo irrorate ugualmente?  Sapete che a Brescia nelle acque il Glifosate è oltre i limiti di legge? Certo che sì, ma ve ne fregate. Sapete che Brescia è in una situazione da “terra dei fuochi” con le discariche, gli inceneritori, le acciaierie, la concentrazione di impianti per il trattamento di rifiuti “attirati” per business dalle provincie vicine. E cosa fate? Fornite il contributo dell’ “agricoltura” (ma ormai è una squallida depandance industriale) all’avvelenamento del territorio. A Brescia c’è la tragedia del PCB. Ma la Coldiretti al carro degli interessi agroindustriali si nasconde dietro il dito del… “fintanto che è autorizzato lo usiamo”. Cosa ne dice Papa Francesco? Attendiamo anche da lui parole chiare. I pesticidi fanno strage. Non si vede il sangue che scorre ma il modo subdolo con cui agiscono causa montagne di sofferenze e danni irreversibili nel medio periodo. Un’offesa al creato, all’uomo e a Dio per chi crede.

Monsanto MonSATAN Sign

fonte: http://www.ilgiorno.it/brescia/erbicida-cancerogeno-1.814566

«Il Glifosate è autorizzato ci atteniamo al Ministero»

Brescia, 1 aprile 2015 – «E’ un fitofarmaco autorizzato, ci atteniamo a quello che dice il Ministero». Anche se il glifosate, sostanza alla base di un erbicida tra i più venduti al mondo prodotto da Monsanto, è probabilmente cancerogeno, questo non implica un’immediata sospensione del suo utilizzo. Spetta agli organi competenti, come la Commissione europea, ora decidere cosa fare. Nel frattempo, come devono comportarsi gli agricoltori? Chi ha scelto di seguire la strada del biologico ed è rispettoso dei disciplinari, in teoria già non utilizza sostanze come il glifosate. Gli altri, senza volerne fare una questione di buoni o cattivi, invece lo usano perché è tra quelli ammessi dal ministero delle Politiche agricole come disseccante delle erbe infestanti.

«Noi abbiamo aziende agricole costantemente controllate sotto il punto di vista dei fitofarmaci – spiegano da Coldiretti Brescia – tutti hanno anche un quaderno di campagna, dove registrano ogni tipologia di prodotto utilizzato, attenendosi a quelli autorizzati e alle dosi prescritte». E nella banca dati dei fitofarmaci autorizzati dal Ministero c’è anche il glifosate, con le dovute prescrizioni di dosaggio. Ora, però, pesa la classificazione di Iarc come probabile cancerogeno. Per l’Agenzia internazionale sulla ricerca sul cancro potrebbe anche provocare mutazioni nel Dna ed avrebbe una correlazione con i linfoma non-Hodgkin nei lavoratori più esposti.

Il dipartimento bresciano di Arpa, che monitora acque sottorranee e superficiali, lo ha ritrovato in diversi corsi d’acqua del Bresciano, anche in dosi superiori alla soglia di garanzia, segno che viene utilizzato abbondantemente anche nella nostra provincia. Dopo la pubblicazione della ricerca, Monsanto ha sentito la necessità di spiegare, con una nota pubblicata sul suo sito, di essere in disaccordo con Iarc e che tutti gli erbicidi a base di glifosate presenti sul mercato rispettano gli standard rigorosi posti dalle autorità regolatorie e sanitarie per proteggere la salute umana.

«Prima di dare il via libera all’uso dei prodotti – precisa Coldiretti – il Ministero fa tutta una serie di controlli, che sono a garanzia di tutti. C’è poi da dire che è finita l’era in cui si può usare di tutto e di più. Inoltre, avvalersi di questi prodotti ha un costo per l’azienda, per cui l’agricoltore fa ben attenzione a dosarne l’uso». Senza un intervento, dunque, dall’alto, per bandire il glifosate, Coldiretti Brescia spiega che non può dare indicazione ai suoi iscritti di non utilizzarlo: starà alla volontà dei singoli agricoltori decidere se metterlo sotto chiave in via precauzionale.

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Repubblica, come altri media dei potentati finanziar,i scopre le novità sgradite ai padroni del vapore del biocapitalismo globale molto in ritardo. Annuncia che ” per la prima volta” (sic) si dimostra un effetto negativo dei pesticidi sulla fertilità maschile. Ma dove vivono? Guardare qui per capire che è da parecchi anni che i medici e i ricercatori denunciano questo nesso http://www.ruralpini.it/Commenti03.01.12-Salviamo-l-‘-uomo-dai-pesticidi.bak.htm

Save the man intitolava nel 2011 la Swedish society  for Nature Conservation un rapporto che, abbandonando il tradizionale atteggiamento dei conservazionisti (interessati solo alle specie animali in pericolo, meglio se “carismatiche”), lanciava l’allarme per la nostra stessa specie. Il rapporto riassumeva studi intrapresi da diversi anni che hanno già consentito di accumulare molte certezza. Abbastanza per mettere al bando numerosi pesticidi tre cui alcuni molto usati anche in Italia per la “lotta integrata”.  Ovviamente nella “notizia” di Repubblica c’è anche tanto di quel provincialismo che fa parlare di  risultati di indagini scientifiche solo se c’è di mezzo una Università yenkee.

Sono molti i lavori scientifici che dimostrano l’attività antagonista dei pesticidi rispetto ai recettori degli androgeni in vitro e questi effetti sono ben correlati con le loro proprietà antiandrogeniche riscontrate in vivo In ratti maschi esposti nell’utero ad una vasta gamma di pesticidi le strutture-bersaglio sensibili agli androgeni subiscono la demascolinizzazzione. Ma le indagini epidemiologiche confermano una correlazione tra esposizione ai pesticidi e disturbi della sfera riproduttiva maschile: non solo oligospermia ma anche ipospadia, criptorchidismo, ridotta lunghezza del pene ecc.

Save_the_man

fonte: http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2015/03/31/news/pesticidi_in_frutta_e_verdura_danneggiano_fertilita_maschile-110891179/

Allarme pesticidi in frutta e verdura: riducono la fertilità maschile

Per la prima volta uno studio, condotto ad Harvard, dimostra una relazione diretta fra alimenti contaminati e qualità degli spermatozoi. La ricerca, su un campione ridotto di 150 uomini, ha rilevato che il rischio dipende anche dal tipo e dalla quantità di prodotti che si mangiano. Piselli, fagioli e cipolle più ‘sicuri’ di peperoni, spinaci, mele e pere. Gli esperti: lavare a fondo e togliere la buccia

di AGNESE FERRARA

ROMA –  I pesticidi presenti sulla frutta e la verdura provocano effetti sulla fertilità maschile. Ora, per la prima volta, i danni sono stati valutati non su persone esposte per ragioni professionali o sull’ambiente, ma su comuni consumatori. Prima di assumere le verdure è dunque bene lavarle più volte con molta cura e sbucciare sempre la frutta. Lo raccomandano gli studiosi del Dipartimento di nutrizione ed epidemiologia della Harvard T. H Chan school of public health di Boston che hanno condotto un’indagine su un campione di 155 uomini con problemi di fertilità, dai 18 ai 55 anni di età.

Dallo studio, pubblicato con tanto di editoriale sull’autorevole rivista Human Reproduction, risulta che il danno è correlato alla quantità e al tipo di frutta e verdura consumate, perché ci sono quelle che ne contengono di più e quelle che ne contengono solo tracce. Negli Stati Uniti, il dipartimento dell’agricoltura pubblica annualmente delle tabelle riassuntive sul contenuto di pesticidi di frutta e verdura ed è a queste tabelle ufficiali che hanno fatto riferimento gli studiosi per l’indagine.

Il campione è stato seguito per 18 mesi durante i quali ogni soggetto ha compilato dei questionari dettagliati su cosa e quanto mangiava, oltre ad essere sottoposto a periodiche analisi del liquido seminale. Comparando la quantità e il tipo di frutta e verdura consumate e i relativi tassi di pesticidi con le analisi degli spermatozoi, i ricercatori hanno scoperto che chi assumeva più di una porzione e mezza al giorno di frutta e verdura con elevati livelli di pesticidi aveva il 49% di spermatozoi in meno, ovvero 86 milioni contro i 171 milioni di chi invece ne consumava meno di mezza porzione al giorno e sceglieva quelle con poche sostanze chimiche. In chi mangiava frutta e verdura con alti livelli di pesticidi è risultato compromesso anche lo sviluppo normale degli spermatozoi con una percentuale del 32% in più rispetto agli altri.

Quali sono i cibi più a rischio e quelli invece più sicuri? “Quelli che contengono meno pesticidi sono i piselli, i fagioli, il pompelmo e la cipolla. Livelli elevati di residui invece sono stati riscontrati nei peperoni, negli spinaci, nelle fragole, nelle mele e nelle pere”,  precisano gli autori in una nota stampa. “Si tratta di una indagine preliminare fatta su un piccolo campione, ma per la prima volta abbiamo dimostrato che esiste una relazione fra pesticidi e qualità del seme – spiega Jorge Chavarro, a capo della ricerca – . I nostri risultati non devono scoraggiare il consumo di frutta e verdura, ma riteniamo che sia necessario adottare più strategie per combattere l’uso dei pesticidi, scegliendo prodotti organici e vietando le coltivazioni che usano grandi quantità di sostanze chimiche”.

Commenta Elena Vicini, della sezione di istologia ed embriologia e ricercatrice specializzata in biologia della riproduzione alla Sapienza di Roma:  “La ricerca è stata condotta su un campione piccolo e andrebbe estesa a una popolazione più vasta e senza problemi di sterilità per capire quanto i pesticidi incidano sulla qualità degli spermatozoi  Il risultato è comunque molto importante. La frutta e la verdura proteggono la fertilità maschile perché sono ricche di antiossidanti e non bisogna rinunciarci – avverte Vicini – . Si deve però avere maggiore consapevolezza nella scelta di alimenti non trattati rivolgendosi soprattutto a coltivatori di fiducia. E ricordandosi si lavare sempre a fondo la verdura e sbucciare la frutta”.

Più OGM = più pesticidi = più cancro (comunque la si metta)

Una bella rivincita per lo scienziato Seralini, messo alla gogna dell’establishment scientifico legato al carro delle multinazionali (ma anche per tanti altri che hanno subito dure conseguenze per aver denunciato, sulla base dei propri studi) la pericolosità del Glifosate.  L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, subito contestata duramente dalla Monsanto, ha inserito il Glifosate nell’elenco dei probabili cancerogeni. Una valutazione che segna un punto di svolta nella lunga storia di un pesticida che più di ogni altro ha visto il sistema dell’agricoltura chimica e delle multinazionali che controllano sementi, pesticidi, ogm, commercio internazionale delle commodities agricole insorgere contro ricercatori, agenzie, associazioni che mettevano sotto accusa il Glifosate sulla base di indagini epidemiologici e di studi sperimentali.

Questa volta la Monsanto si trova a tentare di contraddire un’agenzia internazionale molto accreditata, non singoli ricercatori coraggiosi o movimenti per la salute e l’agricoltura pulita. Per i governi sarà difficile ignorare la presa di posizione dello Iarc.

Va tenuto conto che il Glifosate non è sotto accisa solo per la “probabile” cancerogenità ma è stato associato all’autismo, indicato come interferente endocrino, killer della flora intestinale utile,  agente di modificazioni del Dna e di tare genetiche.

L’uso del Glifosate è cresciuto epsonenzialmente con l’utilizzo degli Ogm, venduti dai servi delle multinazionali come uno strumento per ridurre l’uso dei “fitofarmaci” in agricoltura. Dal momento che buona parte degli Ogm che hanno avuto applicazione su larga scala sono legati alla resistenza al Glifosate essi inducono a diserbare abbondantemente. In più inducendo, per fenomeni di impollinazione incrociata, la resistenza al Glifosate nelle malerbe si è causato un tendenziale aumento delle dosi di pesticida necessarie a controllarle. Un affare per la Monsanto e per chi scommette su un pianeta avvelenato per specularci sopra.

Monsanto

fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2015/03/25/news/_quel_pesticida_e_un_probabile_cancerogeno_e_battaglia_tra_iarc_e_il_produttore_della_sostanza-110424637/

“Quel pesticida è un probabile cancerogeno”: è battaglia tra Iarc e Monsanto, produttore della sostanza

Utilizzato in 750 prodotti per l’agricoltura, per l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione l’erbicida potrebbe essere pericoloso. Ma Monsanto, la multinazionale che lo distribuisce, smentisce. Intanto gli agricoltori biologici chiedono la messa al bando

Antonio Cianciullo

ROMA (25.03.15) – Il glifosato, meglio noto con il nome di battaglia Roundup, è un “probabile cancerogeno” come afferma lo Iarc (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione) o è un erbicida non pericoloso per gli esseri umani, come sostiene la multinazionale che lo produce, la Monsanto? Lo scontro tra il colosso della chimica e il prestigioso istituto di ricerca è diventato incandescente quando lo Iarc ha reso noto il giudizio maturato su cinquepesticidi. Il glifosato e gli insetticidi malathion e diazinon sono stati classificati come “probabili cancerogeni” anche se “le prove sono limitate”. Mentre gli insetticidi tetrachlorvinphos et parathion sono stati considerati solo “possibili cancerogeni”.

Dei cinque prodotti indagati, quello con le vendite di gran lunga più importanti è il glisofato: è utilizzato in 750 prodotti per l’agricoltura e ha conosciuto un boom correlato con le piante ogm che hanno incorporato la resistenza a questo erbicida. È usato anche nei giardini. Secondo lo Iarc questa sostanza si può ritrovare nell’acqua, nell’aria e nei cibi, causando un’esposizione della popolazione nelle aree più vicine ai luoghi in cui viene utilizzato, anche se i livelli di esposizione osservati sono “generalmente bassi”. Il rischio ipotizzato è il linfoma non Hodgkin, una forma di tumore del sangue.

Lo Iarc precisa che il suo giudizio non ha valore legale: “Spetta ai governi e agli altri organismi internazionali emanare regolamenti e leggi a tutela della salute pubblica”. Ma certo il peso del suo giudizio è consistente. E la risposta della Monsanto è stata molto dura. “Il processo decisionale dello Iarc non è trasparente, la decisione è irresponsabile e potrebbe causare confusione sul tema molto importante della sicurezza”, ha dichiarato Robb Fraley, Chief Technology Officer della multinazionale americana. E Philip Miller, vicepresidente della Monsanto, ha aggiunto: “Lo Iarc ha volutamente scelto di ignorare dozzine di studi che supportano il giudizio di non pericolosità per il glifosato”.

“Per noi le valutazioni dello Iarc sono valide perché elaborate con metodo rigoroso e perché valutano studi indipendenti e pubblicati nella letteratura scientifica: quindi vanno tenute nella massima considerazione dalle autorità regolatorie”, ribatte Roberto Bertollini, direttore di ricerca dell’ufficio europeo dell’Oms. “Ciò non toglie che ulteriori studi siano benvenuti”.

Ma le associazioni dei consumatori e degli agricoltori sono già passate all’offensiva. In Francia Générations futures ha espresso soddisfazione per il giudizio dello Iarc. E il presidente di Aiab Vincenzo Vizioli ha chiesto che “l’Italia e l’Unione Europea considerino immediatamente le misure necessarie per proteggere agricoltori e consumatori dal glifosato. Che faccia male alla salute dell’uomo e dell’ambiente, che si accumuli nei cibi e nell’acqua, lo sappiamo da anni e da anni combattiamo contro questo e gli altri pesticidi, spacciati per innocui”. Anche Chiara Braga, responsabile ambiente della segreteria del Pd, ha aderito alla proposta di messa al bando del glifosato annunciando un’interrogazione parlamentare al ministro delle Politiche agricole.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/19/agricoltura-a-proposito-dei-danni-da-pesticidi/1438386/#

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di Patrizia Gentilini

Alimentazione e sicurezza alimentare, anche grazie ad Expo, sono argomenti di estrema attualità: correlati a questi temi sono usciti in questi giorni due comunicati stampa di particolare rilievo in quanto affrontano i rischi per la salute e l’ambiente rappresentati dall’utilizzo di pesticidi in agricoltura.

Il primo, datato 30 gennaio u.s. ed inviato alle Autorità competenti, è dell’Associazione dei Medici per l’Ambiente ed affronta il tema delle deroghe per l’utilizzo di principi attivi già messi al bando per la loro pericolosità. Il problema è di estrema attualità in quanto in questi giorni, ad esempio, la Regione Veneto sta valutando se concedere deroghe per 26 sostanze: si pensi che ben 598 sono i pesticidi già autorizzati in deroga nel nostro Paese fino al 31 Maggio 2015. Si ricorda anche che l’ultimo rapporto Ispra sui pesticidi nelle acque italiane evidenzia una “ampia diffusione della contaminazione” ed il rilevamento di ben “175 sostanze diverse, un numero più elevato degli anni precedenti”. Nel suddetto rapporto viene trattato, come in passato, il tema delle miscele di sostanze e vi si afferma che “la valutazione di rischio, infatti, nello schema tradizionale considera gli effetti delle singole sostanze, e non tiene conto dei possibili effetti delle miscele che possono essere presenti nell’ambiente. C’è la consapevolezza, sia a livello scientifico, sia nei consessi regolatori, che il rischio derivante dalle sostanze chimiche sia attualmente sottostimato e si impone una particolare cautela anche verso i livelli di contaminazione più bassi.”

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Isde Italia ribadisce che è ormai assodato che l’esposizione a pesticidi comporta non solo gravi ed irreversibili alterazioni a carico dell’ambiente e della biodiversità, ma può correlarsi anche a gravi conseguenze sulla salute umana. Questi effetti, già evidenziati nelle categorie di persone esposte professionalmente, riguardano oggi tutta la popolazione umana, stante l’utilizzo sempre più massiccio e diffuso di questi agenti in ogni parte del pianeta. Le conseguenze di tali esposizioni possono rivelarsi particolarmente gravi – anche a basse dosi – in particolare se si verificano durante la vita embrio-fetale e nella prima infanzia, aumentando il rischio di danni cerebrali e di malattie che possono manifestarsi anche nelle fasi più tardive della vita. Vi è ormai evidenza di forte correlazione fra esposizione a pesticidi e patologie quali cancro, malattie respiratorie, malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzheimer e sclerosi laterale amiotrofica (SLA), autismo, deficit di attenzione ed iperattività, diabete, disordini riproduttivi, malformazioni fetali, disfunzioni tiroidee. La possibilità che alcune di queste malattie agiscano modificando alcune funzioni fondamentali delle cellule, comprese le cellule della linea germinale, non può che accrescere le preoccupazioni per la salute pubblica. È quindi più che mai importante promuovere pratiche agronomiche sostenibili in grado di soddisfare i bisogni alimentari di tutti.

La Direttiva 2009/128/CE, di cui il PAN (Piano di Azione Nazionale) costituisce recepimento e applicazione, prevede che “gli utilizzatori professionali di pesticidi adottino le pratiche o i prodotti che presentano il minor rischio per la salute umana e l’ambiente tra tutti quelli disponibili per lo stesso scopo”: ciò conferma la necessità di promuovere tecniche agronomiche radicalmente alternative alle attuali. Le Autorità competenti non possono essere complici della legittimazione di pratiche e prodotti chimici di sintesi già vietate per ragioni di sicurezza. Il Principio di precauzione, sancito dall’Unione Europea, deve guidare anche a livello nazionale e locale ogni decisione in materia di attività e sostanze pericolose.

Il secondo comunicato è del 17 febbraio ed è a firma del Tavolo delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica di cui fanno parte: Aiab, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Fai, Federbio, Firab, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Slowfood, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, Siep, UpBio Wwf. In questo comunicato congiunto si fa notare come l’Italia sia il maggior consumatore europeo di pesticidi per unità di superficie coltivata dell’Europa occidentale, con un consumo pari a 5,6 chili per ettaro ogni anno, valore doppio rispetto a quelli della Francia e della Germania. Si riprendono anche i dati dell’Ispra circa la contaminazione delle acque e si riportano le sostanze che più spesso hanno determinato superamento dei limiti: glifosate, metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina. Le associazioni suddette lanciano pertanto un allarme sul tema del Piano di Azione Nazionale sull’utilizzo sostenibile dei pesticidi previsto dalla direttiva europea del 2009 e adottato in Italia solo nel 2014 ed affermando che: “Il Piano italiano non contiene proposte concrete per tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente”. Non è prevista una sensibile riduzione delle sostanze chimiche in uso, ma solo l’obbligo dal novembre 2015 di rispettare ciò che andrebbe rispettato per legge, ossia le prescrizioni contenute sulle etichette degli agrofarmaci”.

“Il rischio è che le multinazionali della chimica continuino a condizionare l’applicazione delle politiche europee nel nostro Paese e la destinazione di miliardi di euro di soldi pubblici che verranno spesi da qui al 2020 con l’applicazione della PAC, la politica agricola comunitaria. La stessa nuova programmazione dei Programmi di Sviluppo Rurale dalle Regioni per le misure agroambientali rischia di essere destinata sempre più a pratiche agronomiche che prevedono l’uso massiccio di pesticidi. Bisogna invece favorirne la reale riduzione principalmente attraverso la conversione al biologico, premiando quelle aziende agricole in grado di fare a meno dei pesticidi e che producono benefici per tutti: cibo sano, tutela dell’ambiente e della biodiversità agricola e naturale”. Il Tavolo conclude chiedendo “che i provvedimenti in attuazione del Pan seguano un iter trasparente visto che riguardano temi fondamentali per tutti i cittadini come la tutela della salute delle persone e dell’ambiente, che dovranno essere in primo piano per il nuovo periodo della programmazione dei fondi comunitari. Per questo il tavolo delle Associazioni ha chiesto un incontro al ministro dell’Agricoltura e alle Regioni ma le lettere inviate all’inizio di dicembre non hanno ricevuto ancora nessuna risposta”.

Quanto affrontato nei due comunicati è di cruciale importanza perché, come ricordato nel comunicato dei Medici per l’Ambiente, anche sul piano delle rese economiche, l’agricoltura basata sulla chimica di sintesi è stata messa in discussione. Una recente metanalisi dell’Università di Berkeley, che ha esaminato 115 ricerche scientifiche per confrontare agricoltura biologica e convenzionale, ha concluso che non vi sono prove sufficienti per affermare che l’agricoltura convenzionale sia più efficiente e dia rese maggiori rispetto a quella biologica, affermando che: “È importante ricordare che il nostro attuale sistema agricolo produce molto più cibo di quanto sia necessario per sfamare il pianeta. Per sradicare la fame nel mondo è necessario aumentare l’accesso al cibo, non solo la produzione. Inoltre, aumentare la percentuale di agricoltura che utilizza metodi biologici e sostenibili non è una scelta, è una necessità. Non possiamo semplicemente continuare a produrre cibo senza prenderci cura del nostro suolo, dell’acqua e della biodiversità”.

L’agricoltura biologica è purtroppo molto spesso bistrattata, ma recenti ampie indagini hanno evidenziato che, ad esempio, una alimentazione di tipo biologico in gravidanza riduce in modo significativo il rischio di complicanze gravidiche quali l’eclampsia e di malformazioni quali l’ipospadia.

Ciò non deve stupire se pensiamo che i principi attivi presenti in un gran numero di pesticidi possono agire come interferenti endocrini a dosi estremamente basse specie in periodi cruciali quali la vita intrauterina: sono ormai decine e decine gli studi che confermano i rischi connessi all’esposizione a tali sostanze. Ad esempio una revisione di 13 studi caso-controllo pubblicati fra il 1987 e 2009 per indagare il rischio di leucemia infantile correlato ad esposizione residenziale a pesticidi ha evidenziato che il rischio più elevato, oltre il doppio dell’atteso, si aveva per esposizione durante la gravidanza anche a pesticidi per uso domestico; da un’altra revisione del 2013 che ha preso in esame gli effetti dei pesticidi sul neurosviluppo (in particolare sulla sfera sensoriale, motoria, cognitiva, su QI e sulla morfologia cerebrale con risonanza magnetica) è emerso che 26 su 27 studi evidenziano effetti neurocomportamentali, con una relazione dose-risposta in 11 su 12 studi; inoltre 10 studi longitudinali, che hanno valutato l’esposizione prenatale, hanno riscontrato effetti comportamentali all’età di 7 anni ed alterazioni motorie specie nei neonati; addirittura in 2 gruppi di 20 bambini ciascuno, con livelli medio/alti e medio/bassi di clorpirifos valutato alla nascita sul cordone ombelicale, una risonanza magnetica nucleare eseguità in età scolare ha evidenziato alterazioni cerebrali anche per i bambini esposti ai più bassi livelli di clorpirifos.

Di quali altre evidenze abbiamo bisogno per capire che è urgente invertire la rotta?

Perché non promuovere da subito e senza esitazioni una agricoltura che utilizza metodi biologici, la sola in grado di rispettare, ancor prima dell’ambiente, la salute umana ed in special modo quella delle generazioni a venire?

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