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fonte: http://www.ruralpini.it/Svizzera_senza_pesticidi.html

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di Michele Corti

Una notizia clamorosa e dal valore storico: la Cancelleria federale svizzera ammette il referendum del comitato “Per una Svizzera senza pesticidi sintetici”. Iniziativa per abolire completamente l’uso dei pesticidi e l’import di prodotti al pesticida. Frutto della democrazia svizzera che consente il referendum propositivo di modifica della costituzione. Nell’articolo ricordiamo il referendum del 1990 e le iniziative possibili in Italia sul fronte della liberazione dell’agricoltura dai pesticidi

(11.12.16) La Svizzera non smette di dare lezioni in tema di democrazia diretta e di ecologismo concreto. Una lezione tanto più significativa dopo la vicenda italiana del referendum sulla contro riforma costituzionale che ha visto una grande partecipazione al voto e un pronunciamento chiaro nel senso della difesa della democrazia ma che ha sottolineato come il popolo in Italia possa intervenire sul processo legislativo in modo limitato.

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Il plurilinguismo svizzero. Le lingue ufficiali sono quattro (Tedesco, francese, italiano, romancio. Ma la lingua parlata (e spesso anche scritta) differrisce da quelle standard

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Democrazia diretta

In Svizzera il referendum di iniziativa popolare può riguardare anche le modifiche della costituzione federale. Così essa è sottoposta a una revisione dinamica (e senza drammi) con un significativo apporto da parte delle iniziative referendarie. All’art. 192 della costituzione federale svizzera si afferma il principio che:

La presente Costituzione può essere riveduta in ogni tempo, interamente o parzialmente. Il popolo può anche proporre la revisione totale della Costituzione e se il Popolo si pronuncia per la revisione totale, si procede alla rielezione delle due Camere (art. 193). Il differenziale di quoziente di democrazia tra la carta elvetica e quella italica è incommensurabile.

Per una Svizzera libera dai pesticidi

Va premesso che la Svizzera è da tempo incamminata su una strada di forte espansione dell’agricoltura bio che la vede seguire l’esempio dell’Austria. Nel Canton Grigioni le aziende bio sono il 50% e nella val Poschiavo (geograficamente valtellinese) il bio arriva al 90%. Desta comunque scalpore la notizia che la proposta di referendum presentata dal comitato «Per una Svizzera senza pesticidi sintetici» l’8 novembre 2016 ha superato l’esame della Cancelleria federale e che dal 29 novembre si stanno raccogliendo le firme. Si tratta di un paese al cuore dell’Europa (anche se fortuna per esso fuori da una UE agli antipodi dai principi democratici) La raccolta firme si concluderà il 29 maggio 2018. I promotori hanno 18 mesi per raccogliere 100 mila firme. Nel caso di successo della raccolta firme al referendum può essere presentato anche un controprogetto da parte dell’assembea federale . Nel caso passerebbe il progetto che otterrebbe la doppia maggioranza sia degli elettori che dei cantoni. Va infatti tenuto presente che la Svizzera è una vera federazione e non sarebbe ammissibile un voto che passa in una minoranza di cantoni sia pure con una maggioranza di elettori.

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Ma cosa chiedono coloro che vogliono abolire i pesticidi dalla faccia dell’agricoltura svizzera? In concreto l’inserimento all’art. 74 della costituzione federale di un nuovo comma.

L’articolo attuale è così formulato:

Art. 74. Protezione dell’ambiente

  1. La Confederazione emana prescrizioni sulla protezione dell’uomo e del suo ambiente naturale da effetti nocivi o molesti.
  2. Si adopera per impedire tali effetti. I costi delle misure di prevenzione e rimozione sono a carico di chi li ha causati.
  3. L’esecuzione delle prescrizioni compete ai Cantoni, per quanto la legge non la riservi alla Confederazione.

Il referendum propone di aggiungere

2bis. L’utilizzazione di pesticidi sintetici nella produzione agricola, nella trasformazione dei prodotti agricoli e nella cura del suolo e del paesaggio è vietata.  L’importazione a fini commerciali di derrate alimentari contenenti pesticidi sintetici o per la cui produzione sono stati utilizzati tali pesticidi è vietata.

Cosa dire? Più chiaro di cosi! In ogni caso non sarà una battaglia facile perché se è vero che la Svizzera è il paese della democrazia diretta più avanzata è anche vero che è anche sede delle alcune delle più famigerate multinazionali.
I promotori si rendono ovviamente conto che è indispensabile un’attuazione graduale di questa rivoluzione e hanno previsto delle misure transitorie che prevedono un periodo di 10 anni per l’entrata in vigore del bando dei pesticidi.

Alle disposizioni transitorie (art. 197 della Costituzione federale recante Disposizioni transitorie successive all’accettazione della Costituzione federale del 18 aprile 1999) si aggiunge così un nuovo comma

Disposizione transitoria dell’art. 74 cpv. 2bis

1. La legislazione di esecuzione dell’articolo 74 capoverso 2bis entra in vigore entro dieci anni dall’ accettazione di questa disposizione da parte del Popolo e dei Cantoni.

2. Il Consiglio federale emana provvisoriamente le disposizioni di esecuzione necessarie mediante ordinanza, provvedendo ad assicurare un’attuazione progressiva dell’articolo 74 capoverso 2bis.

3. Fintanto che l’articolo 74 capoverso 2bis non sia interamente attuato, il Consiglio federale può autorizzare provvisoriamente derrate alimentari non trasformate contenenti pesticidi sintetici o per la cui produzione sono stati utilizzati tali pesticidi soltanto se sono indispensabili per far fronte a una minaccia fondamentale per l’uomo o la natura, in particolare a una grave situazione di penuria o a una minaccia eccezionale per l’agricoltura, la natura o l’uomo.

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E in Italia? Il precedente del fallito referendum del 1990

Anche in Italia il tema pesticidi è stato oggetto di referendum. Ben 25 anni fa. Ma non fu un merito. Perché il velleitarismo e l’ideologismo ottenne come risultato che quello fu il primo referendum azzoppato dal mancato raggiungimento del quorum. Perché non passò? Innanzitutto va osservato che non avendo il popolo diritto di iniziativa legislativa ma solo diritto di abrogare le leggi approvate dalle camere, il quesito referendario non poteva essere formulato in termini chiari. Si voleva abrogare – per costringere il legislatore a stabilire una nuova norma – la norma che consentiva al Ministro della Sanità il potere di stabilire quale fosse il limite oltre il quale un dato prodotto cominciava ad avere effetti nocivi sull’organismo.  Il quesito era così formulato:

“Volete voi l’abrogazione dell’art. 5 della legge 30 aprile 1962, n. 283 “Modifica degli articoli 242, 243, 247, 250 e 262 del testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265: “Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande”, limitatamente al secondo paragrafo del comma h) che reca il seguente testo: “Il ministro della sanità, con propria ordinanza, stabilisce per ciascun prodotto autorizzato all’impiego per tali scopi i limiti di tolleranza e l’intervallo minimo che deve intercorrere tra l’ultimo trattamento e la raccolta e, per le sostanze alimentari immagazzinate, tra l’ultimo trattamento e l’immissione al consumo”?

I promotori del referendum si auspicavano che il legislatore, per colmare il vuoto, si orientasse verso una soluzione che in luogo di limiti di legge “politici” si basasse su limiti dedotti da indicazioni medico-scientifiche. La debolezza di un simile approccio appare evidente se si considera che gli organismi ufficiali (Istituto superiore di sanità e, oggi, l’EFSA, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare che prende per buone le prove di innocuità degli ogm fornite dalla Monsanto) si basano – ma sarebbe difficile che fosse diversamente considerando la logica (politico-legale) che li informa – su protocolli che non tengono conto del principio di precauzione ma che, al contrario, si basano sulla dimostrazione palese (attraverso indagini epidemiologiche o test con cavie di laboratorio) della tossicità conclamata. Oggi sappiamo che l’approccio delle agenzie in materia di ricerca delle prove degli effetti della tossicità di una molecola di sintesi sconta limiti enormi.

I danni alla salute, sempre che siano riconosciuti, sono acclarati con molto ritardo rispetto all’introduzione nelle catene alimentari della molecola di sintesi in ragione della necessità di accumulare nel tempo evidenze statistiche sufficienti. Nei fatti quando si arriva a “criminalizzare” una molecola, sono decaduti i brevetti o gli organismi bersaglio (malerbe, insetti, funghi) sono divenuti ad essa resistenti tanto che alla multinazionale che l’ha brevettata conviene mettere sul mercato un’altro principio attivo. Detto in termini facilmente comprensibili è necessario che muoia o comunque si ammali un notevole numero di persone prima che un qualsiasi prodotto di sintesi venga additato come pericoloso. Vi è poi l’annosa questione dell’effetto cocktail. Gli organismi viventi, i consumatori primari o secondari contaminati dalla tale molecola chimica non sono esposti solo a una sola molecola, ma a un insieme di molecole tossiche, genotossiche, cancerogene ecc. La logica dei “limiti di legge” e delle prove tossicologiche è irrimediabilmente impotente a tutelare la salute su questa base. Oggi, a differenza del 1990, sappiamo che molecole per lungo tempo ritenute innocue o poco pericolose sono distruttori endocrini, sono causa di danni a livello epigenetico che si traducono in cancro e altre malattie degenerative. Dopo decenni di indagini si sono accumulate evidente che alcuni pesticidi possono spiegare la riduzione della fertilità umana, l’aumento di malattie metaboliche, neuro degenerative, comportamentali. Posso ridurre l’intelligenza dei bambini. Se la speranza di vita sana è in diminuzione (mentre i media della finanza continuano a sbandierare l’aumento della vita media) è perché la contaminazione dell’aria e del cibo è aumentata. Sono diminuite le forme più grossolane di inquinamento, sono aumentate quelle più subdole, quelle che fanno si che l’esposto (si chiama così il cittadino avvelenato in nome del profitto), attraverso i suoi gameti “ammalati”, avrà figli, nipoti, pronipoti più suscettibili al cancro e alle malattie neurodegenerative, meno intelligenti, meno fertili.

Nel 1990 al referendum anti-pesticidi vennero mancare consensi anche a seguito di un’impostazione ideologica. Era inserito in un pacchetto di tre referendum di chiara marca ideologica promossi dagli ambientalisti e dalla sinistra: Partito Radicale, dai Verdi, dal Partito Comunista Italiano, da Democrazia Proletaria, da Sinistra Indipendente, da Lega Italiana Protezione Uccelli, da Legambiente e (solo per i due quesiti sulla caccia) dal Psi. Era espressione di un ambientalismo chiaramente ideologico, di matrice urbana che lasciava diffidente larga parte dell’elettorato “moderato” che negli anni successivi si sarebbe in larga misura allineato ad un consenso sempre più generale (ma anche sempre più ambiguo). Un elettorato che, però, al di fuori degli schieramenti politici divenne sempre più “trasversalmente” un consumatore bio, un riciclatore. Unire il tema dei pesticidi a quello della caccia fu un grave errore perché mobilitò non solo il mondo venatorio ma anche quello agricolo (dove la componente bio era allora una minoranza “marziana”). Quanto sia stato un errore insistere con l’abolizione della caccia che in nessun altro paese del mondo è perseguita dai movimenti ecologisti lo si capisce oggi a posteriori. Con i cinghiali (e altra fauna nociva) che entrano nelle città, con il moltiplicarsi di incidenti stradali anche mortali per impatto con esemplari di fauna selvatica, con i danni enormi all’agricoltura che eccedono la capacità di indennizzo degli enti preposti (senza contare che gli agricoltori non “professionali” non sono indennizzati da tempo) anche gli ambientalisti (tranne le frange fanaticamente animaliste) si guardano bene in mente di riprovare ad abolire la caccia. Si limitano a impedire la revisione di una legge (157/92) che “tutela” in modo assurdo anche la fauna dannosa e che ha provocato – in forza delle limitazioni spesso capziose dell’attività venatoria – la tendenza alla prossima estinzione del cacciatore.

La battaglia si sposta sul piano locale

L’ambientalismo istituzionale, però, non si sogna nemmeno di tornare alla carica sui pesticidi. Entrato in legami sempre più stretti con i poteri forti grazie alla “green economy” e alle speculazioni sulle finte energie rinnovabili, ha perso anche quello che c’era di buono in quella carica ideologica del passato. Per questo motivo in Italia le iniziative contro i pesticidi, a differenza della Svizzera, sono portate avanti a livello locale. Anche se non è facile.

Malles

A Malles, in val Venosta, nel 2014 il referendum comunale per la messa al bando dei pesticidi (69% di votanti, 75% di SI) è stato insabbiato prima dal consiglio comunale (vai all’articolo) che aveva fatto mancare il numero legale alla sua ratifica poi dal Tribunale di Bolzano con una sentenza in sede civile del maggio di quest’anno. Nel frattempo, però, il comune di Malles come altri in Italia, ha introdotto un regolamento molto restrittivo. Nel 2012 il Tar di Trento (vai all’articolo) aveva sostanzialmente respinto il ricorso contro un regolamento del genere del comune di Malosco in val di Non (la valle di Melinda e della monocoltura della mela con largo ricorso ai pesticidi) . L’esempio di Malles ha però messo in moto un movimento (tutto giocato a livello locale) che ha coinvolto aree vicine al Trentino-Alto Adige come il bellunese o lontane come il Salento. Di particolare interesse la campagna “Liberi dai veleni” lanciata in provincia di Belluno. Qui, dopo il capoluogo, il secondo comune della provincia, Feltre, ed altre amministrazioni hanno adottato nelle ultime settimane regolamenti restrittivi sull’onda sia del successo di alcune esperienze di agricoltura bio ma anche all’espansione di meleti chimici (per opera di imprenditori del Trentino-alto adige) e della monocoltura viticola del Prosecco.

Vedasi Gazzetta Ufficiale Svizzera (ITA)

https://www.admin.ch/ch/i/pore/vi/vis471t.html

e/o Gazzetta Ufficiale Svizzera (ITA)

https://www.admin.ch/opc/it/federal-gazette/2016/7519.pdf

Schweizerisches Bundesblatt (DEU)

https://www.admin.ch/opc/de/federal-gazette/2016/8433.pdf

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Uno studio pubblicato il 9 dicembre sulla rivista Neurology espone i risultati di uno studio che solleva nuove preoccupazioni circa i legami tra pesticidi e malattia di Parkinson e relativamente alla contaminazione delle catene alimentari. L’eptacloro epossido è un insetticida cloroganico (della “famiglia” del Ddt) largamente utilizzato in agricoltura sino agli anni ’70-’80 è oggi fuorilegge in molti paesi. Ma data la persistenza tutt’oggi si trovano residui negli alimenti e nelle acque.

Lo studio su Neuroly mette in relazione il consumo di latte con l’insorgenza del morbo di Parkinson nelle Hawaii. Qui sino al 1988 le coltivazioni di ananas erano trattate con eptacloro e le vacche erano alimentate con i residui e scarti di ananas.

I risultati dicono che il 90% di coloro che consumavano latte al tempo dell’uso dell’eptacloro presentano residui del pesticida nel cervello (chi non beveva latte solo nel 63% dei casi). Per di più chi consumava latte presenta il 40% in meno di cellule cerebrali nella Substatia nigra rispetto a chi non consumava latte. Ed è proprio questa perdita di cellule che provoca il Parlinson.

Questi dati sono stati ottenuti dalle autopsie di 449 uomini tra i 45 e i 68 anni che avevano aderito all’Honolulu Heart Program tra il 1965 t e il 1968.  Come è noto il morbo di Parkinson è al momento incurabile. Le cellule cerebrali non producono dopamina, il neurotrasmettitore fondamentale per la regolazione del movimento e delle emozioni.

 

La correlazione tra latte e Parkinson non era nuova ma lo studio conferma osservazioni precedenti negli Usa che legavano la malattia con il consumo di latte alimentate illegalmente con sementi conciate con Eptacloro. Il morbo di Parkinson è una patologia dove le base genetica (colpisce i maschi) si intreccia a fattori ambientali. L’esposizione a insetticidi, erbicidi, fungicidi oltre a ferite alla testa è nota da tempo come condizione che favorisce l’insorgere dalla malattia. Paradossalmente il fumo appare come fattore di prevenzione della malattia.

Ovviamente non solo il consumo di latte o di frutta ad essere messi in discussione quando si mette in evidenza il nesso tra Parkisnson e pesticidi. Ma si deve insistere affinché questi alimenti siano esenti da pesticidi (anche quelli che non sono stati ancora collegati a gravi malattie).

 

PCB e DDT continuano ad essere presenti nelle catene alimentari del pianeta anche se sono stati banditi. Ma le nuove molecole che regolarmente – scaduto il brevetto – le multinazionali mettono sul mercato dell’avvelenamento sostenibile (“sostenibile” ovviamente per l’ipocrisia di istituzioni che sono permeabili alle lobby e che enunciano principi di precauzione solo per ingannare i sudditi) si riveleranno prima o poi pericolose. Ci vorranno i tempi della scienza (rallentata dal fatto che i finanziamenti sono condizionati direttamente o indirettamente dalle multinazionali, quando non complice e socia in affari), ci vorrà l’approssimarsi della scadenza dei nuovi brevetti. Solo l’abolizione senza se e senza ma dei pesticidi può fermare l’avvelenamento strisciante che significa GENOCIDIO STRISCIANTE, CONTROLLO DELLE NASCITE CON ALTRI MEZZI, DELIBERATA MUTAZIONE GENETICA DELLA SPECIE UMANA (i pesticidi e i tossici in generale non producono esemplari di Homo sapiens sapiens ancor più sapiens ma vale il contrario).

Pesticidi e bambini: l’esposizione da piccoli mette a rischio la fertilità da grandi

(01.12.2015) Gli uomini che durante l’adolescenza mangiano cibi contaminati da pesticidi rischiano seriamente di compromettere la propria fertilità. Lo afferma uno studio condotto sugli abitanti delle isole Faroe.

L’esposizione da adolescenti agli inquinanti ambientali organoclorurati può portare allo sviluppo di spermatozoi difettosi, secondo quanto affermano i ricercatori del Milken Institute School of Public Health della George Washington University. Lo studio, per la prima volta valuta il collegamento tra l’assunzione di queste sostanze in adolescenza e i problemi riproduttivi che si verificano negli adulti.

L’autrice della ricerca Melissa Perry ha guidato un team che ha sottoposto ad analisi i campioni di sangue e di sperma prelevati da 90 uomini tra i 22 e i 40 anni abitanti nelle isole Faroe, nel Nord Atlantico. Per 33 di questi volontari sono stati testati anchecampioni ematici prelevati all’età di 14 anni.

Faroe dieta pesticidi

La popolazione delle isole Faroe segue normalmente una dieta molto ricca di pesce, tra cui carne e grasso di balena, il che la rende più esposta rispetto alla media agli inquinanti organoclorurati, tra cui PCB e DDT, ancora utilizzati in agricoltura in alcuni paesi tropicali. Questi agenti inquinanti organici persistenti si accumulano nel grasso animale.

salmone cibi grassi sostanze inquinanti

Per valutare l’eventuale disomia della sperma, una condizione in cui gli spermatozoi presentano un numero anormale di cromosomi, i ricercatori, oltre alle analisi ematiche, si sono affidati anche ad un metodo di imaging sviluppato nel laboratorio di Melissa Perry. In questo modo è stato possibile scoprire che gli uomini che avevano livelli alti di pesticidi organoclorurati nel sangue sia a 14 anni che in età adulta presentavano un tasso superiore di spermatozoi con cromosomi anormali e, di conseguenza, un maggior rischio di sviluppare infertilità.

“La maggior parte delle persone può ridurre l’esposizione a PCB e DDT tagliando sugli alimenti che sono ad alto contenuto di grassi animali e scegliendo il pesce con saggezza. Questo studio, e altri simili, suggeriscono che le decisioni circa l’introduzione di sostanze chimiche nell’ambiente deve essere effettuata con molta attenzione, in quanto vi possono essere conseguenze impreviste lungo la strada”, ha commentato Perry.

Non passa mese senza che i risultati di nuove indagini cliniche rivelino come i pesticidi siano responsabili di danni alla salute in precedenza non considerati o solo ipotizzati. Molto spesso queste tristi evidenze mediche riguardano i bambini. In una società dove crollati i riferimenti sociopolitici ed ideologici è l’etica che deve tornare a informare i comportamenti queste considerazioni pesano come macigni. Non potevate dire “non sapevamo”, “ubbidivamo agli ordini”, “il mercato ce lo imponeva”, “eravamo costretti dalla globalizzazione”. Ma il crimine contro lumanità resta e i complici sono tanti.

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fonte:http://www.aiab.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3296:i-pesticidi-indeboliscono-i-polmoni-dei-bambini-e-sono-dannosi-come-il-fumo-passivo&catid=254:biogricolturanotizie14dicembre2015&Itemid=163

I Pesticidi indeboliscono i polmoni dei bambini come il fumo passivo

Si è spesso detto che la campagna è il luogo ideale per crescere i figli. Lontano dall’inquinamento della città, si può godere di ampi spazi aperti e di un sano stile di vita, a contatto con la natura.

Ma un nuovo studio ha messo in guardia proprio i bambini che vivono vicino le aziende agricole e sono esposti a una comune classe di pesticidi. Affermano che la vicinanza a quei prodotti chimici agricoli causa nei bambini l’insorgenza di debolezza polmonare. Gli esperti affermano che è altrettanto dannoso quanto il fumo passivo.
Lo studio è il primo a collegare l’esposizione di basso livello cronico ai pesticidi organofosfati alla salute dei polmoni nei bambini.

I ricercatori hanno scoperto che i livelli di metaboliti dei pesticidi organofosforici nel corpo dei bambini, che vivevano vicino le aziende agricole, sono collegabili a respiri più deboli e problemi asmatici. Lo studio ha trovato che ogni aumento di dieci volte delle concentrazioni di pesticida è stata associata ad una diminuzione di 159 millilitri della funzione polmonare. Ciò equivale a circa l’8% di aria, quanto serve, in media, per spegnere una candela. Inoltre, i bambini che sono esposti a questi pesticidi affrontano un rischio maggiore di malattia polmonare ostruttiva cronica in età adulta, una delle malattie respiratorie più comuni nel mondo.
La dottoressa Brenda Eskenazi della University of California, di Berkeley – uno degli autori dello studio – ha affermato: “I ricercatori hanno sempre descritto i problemi respiratori dei lavoratori agricoli che sono esposti a questi pesticidi, ma questi nuovi risultati riguardano i bambini che vivono in una zona agricola in cui vengono utilizzati gli organofosfati”.
Lo studio ha esaminato la funzione polmonare di 279 bambini che vivono nella Salinas Valley in California. I bambini partecipanti facevano parte del Centro per la Valutazione della Salute di Madri e Bambini di Salinas, uno studio longitudinale che li seguiva dal grembo all’adolescenza. Per cinque volte, i ricercatori hanno raccolto campioni di urina da bambini di età compresa tra i sei mesi e i cinque anni per testare i livelli di metaboliti dei pesticidi organofosforici. All’età di sette anni, i bambini sono stati sottoposti ad un test spirometrico per misurare la quantità di aria che potrebbero espirare.
La dottoressa Rachel Raanan, un altro autore dello studio, ha affermato: “I bambini nel nostro studio esposti ad antiparassitari superiori avevano capacità respiratoria inferiori. Se la funzione polmonare ridotta persiste in età adulta, potrebbe esporre i nostri partecipanti ad maggior rischio di sviluppare problemi respiratori”.
Per ridurre al minimo l’esposizione di un bambino, i ricercatori suggeriscono che gli agricoltori dovrebbero rimuovere i loro abiti di lavoro comprese le scarpe prima di entrare nelle loro case e che i bambini siano tenuti al chiuso quando sui campi vengono spruzzati i pesticidi. Inoltre frutta e verdura dovrebbero essere lavate accuratamente prima di mangiare.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Thorax.

Ennesima conferma: le mele sono la frutta più contaminata. Per via dei numerosi trattamenti cui sono sottoposti i meleti intensivi e della scarsa resistenza delle varietà “gradite al mercato” (in realtà imposte dalla filiera)

FONTE: http://www.repubblica.it/ambiente/2015/10/21/news/greenpeace_ci_sono_pesticidi_nell_83_delle_mele_biologiche_-125588830/

Le analisi sui campioni europei hanno permesso di individuare 39 tipi diversi di sostanze tossiche, potenzialmente dannose anche per la salute umana. Solo il 17% delle mele convenzionali testate è risultata priva di residui rilevabili. Agrofarma: gli ultimi report del ministero dice il contrario

UNA mela al giorno toglie il medico di torno. Oppure, nel caso in cui contenga pesticidi pericolosi, il medico ce lo fa chiamare di corsa. Greenpeace pubblica oggi i risultati di un’analisi sulle mele acquistati nei supermercati di 11 paesi europei,Italia compresa. Mentre i test sulle mele biologiche non hanno evidenziato tracce di pesticidi, ben l’83% delle mele prodotte in modo convenzionale sono risultate contaminate da residui di pesticidi, e nel 60% di questi campioni sono state trovate due o più sostanze chimiche. Metà dei pesticidi rilevati hanno effetti tossici noti per organismi acquatici come i pesci, ma anche per le api e altri insetti utili. Molte di queste sostanze chimiche, inoltre, sono bioaccumulabili, hanno impatti negativi sulla riproduzione o altre proprietà pericolose. Infine, a causa dell’incompletezza di dati e conoscenze disponibili soprattutto sugli effetti di residui multipli, non si possono escludere rischi per la salute umana.

Greenpeace ha analizzato 126 campioni di mele, di cui 109 prodotte convenzionalmente, le rimanenti provenienti da coltivazioni biologiche. Le mele sono state acquistate in 23 catene di supermercati e analizzate in un laboratorio indipendente per verificare la presenza di un’ampia gamma di residui di pesticidi. In Italia le mele sono state acquistate presso le catene Auchan, Carrefour, Lidl e un campione di mele biologiche presso Naturasì. Nella maggior parte dei campioni era presente almeno il residuo di un pesticida: in un campione acquistato presso Lidl sono stati trovati residui di tre pesticidi. La sostanza trovata più frequentemente è il “thpi”, un metabolita del fungicida captano. Greenpeace chiede ai supermercati di abbandonare l’uso di pesticidi pericolosi nella produzione ortofrutticola, incentivando gli agricoltori a preferire pratiche di coltivazione sostenibili.

“Dai campi al piatto, i pesticidi chimici sono una presenza troppo frequente nei nostri alimenti”, dice Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace, “anche se tutti i residui individuati rientrano nei limiti stabiliti dalle normative, la varietà di sostanze chimiche trovate mostra che nelle coltivazioni convenzionali è pratica comune irrorare i meleti con applicazioni multiple di pesticidi. Tutto questo, insieme alla scarsa conoscenza dei possibili impatti dei ‘cocktail di pesticidi’ sull’ambiente e sulla salute, è fonte di grande preoccupazione. Inoltre non è accettabile che gli agricoltori e le loro famiglie debbano sopportare il carico tossico di questo fallimentare sistema di agricoltura industriale”. Nel complesso, le analisi sui campioni europei hanno permesso di individuare 39 tipi diversi di pesticidi. Solo il 17% delle mele convenzionali testate è risultata priva di residui rilevabili. Alcuni di questi pesticidi sono considerati altamente persistenti e potenzialmente bioaccumulabili: ciò significa che, una volta rilasciati nell’ambiente, si degradano lentamente e possono risalire la catena alimentare accumulandosi in un’ampia varietà di organismi viventi, finendo così per danneggiare l’intero ecosistema.

Le mele analizzate sono state prodotte in Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Slovacchia, Spagna e Svizzera, e vendute nei supermercati dei rispettivi Paesi d’origine. “I supermercati devono interrompere questa dipendenza da sostanze tossiche e incoraggiare una progressiva riduzione dei pesticidi nella produzione convenzionale di mele, a partire dai pesticidi più pericolosi, fino alla loro completa eliminazione. I consumatori non vogliono essere responsabili inconsapevoli del degrado dei nostri ecosistemi e i supermercati devono assumersi la responsabilità di ampliare l’offerta di mele coltivate con tecniche che non necessitano di pesticidi, incentivando gli agricoltori ad adottare pratiche di coltivazione ecologiche”, conclude Ferrario. Lo studio conferma i risultati dell’analisi su campioni di acqua e suolo prelevati all’inizio dell’anno nei meleti europei, che avevano rilevato la presenza di numerose miscele di pesticidi.

La replica di Agrofarma. L’Associazione nazionale imprese agrofarmaci (Federchimica) precisa che le analisi cui fa riferimento Greenpeace non si riferiscono ai controlli di alcuna autorità designata come competente in materia. Le autorità competenti, Ministero della Salute in Italia ed EFSA in Europa, negli ultimi report pubblicati di recente hanno, al contrario, ribadito gli alti standard di sicurezza alimentare perseguiti sul nostro territorio e che pongono l’Italia tra i leader globali rispetto al tema”. “Nel suo report – continua Agrofarma – il ministero ricorda inoltre che il superamento occasionale di un limite legale non comporta un pericolo per la salute. Gli eventuali residui di fitofarmaci rilevati, infatti, rappresentano una percentuale molto inferiore rispetto al livello di guardia preso

come riferimento per assicurare la qualità igienico-sanitaria degli alimenti. I dati riportati evidenziano gli elevati standard di regolarità dei cibi che arrivano sulle nostre tavole, rassicurando dunque gli italiani sulla sicurezza di ciò che mangiano”.

Una buona occasione per ricordare che un vino non può essere buono né tanto meno pulito e giusto finché è ottenuto spruzzando fiumi di pesticidi (magari ancora con l’elicottero). Se ne discute a Verona

NO-pest-vr

fonte: http://www.ruralpini.it/pesticidi(15.01.15)-Malles-tradita.html

(15.01.15) Cosa succede a Malles dove il consiglio comunale con un ribaltone messo in atto con astensioni e assenzestrategiche ha bloccato (anche se solo temporaneamente) l’attuazione del referendum popolare che ha bandito i pesticidi dalcomune dell’alta Val Venosta?

Intervista a Johannes Fragner-Unterpertinger (sopra) Portavoce del Movimento contro i Pesticidi sul territorio di Malles –Alta Val Venosta dopo il clamoroso pronunciamento del consiglio comunale di Malles che ha – per il momento – vanificato l’esito di un referendum NO PESTICIDI appoggiato dal 72% dei votanti e dallo stesso sindaco. Come dice Johannes, le lobby dell’agricoltura chimica hanno fatto male i calcoli e la clamorosa vicenda rischia di richiamare ancora più l’attenzione dell’opinione pubblica in Italia e in Europa sul nesso tra pesticidi e potere, sul rischio per la democrazia del potere globale delle sei sorelle della chimica e del peso delle lobby agrochimiche e agroindustriali a livello nazionale e locale. È palese che i consiglieri comunali di Malles, nel mettersi contro il popolo e tradire un referendum così sentito, hanno messo in conto il disprezzo che la popolazione che gli riserverà e ben difficilmente alle prossime elezioni di maggio saranno rieletti. E allora perché lo hanno fatto? Evidentemente perché la lobby pro pesticidi ha offerto qualcosa di allettante in cambio del loro comportamento scandaloso.
Lotte per la salute e per la democrazia vanno di pari passo. Lo sapevamo. Ora ne siamo ancora più convinti.

Intervista di Laura Zanetti

LZ: le ultime notizie di stampa parlano del voto contrario da parte del Consiglio Comunale di Malles circa la validità dell’esito referendario contro i pesticidi espresso dalla popolazione nel settembre dello scorso anno. Un colpo di scena inaspettato a livello mediatico…

JFU: praticamente è successo questo: per rendere valida o meno una normativa serve la presenza alla prima lettura di 2/3 del Consiglio Comunale (14 voti). Alla seconda e terza votazione bastano 11 voti positivi. Quindi i 20 consiglieri che lo compongono si sono espressi così: nove hanno votato si ( a nostro favore quindi), uno ha dato voto contrario, sei si sono astenuti, quattro non si sono presentati. È semplicemente scandaloso. Ho chiamato poi amici politici di vari partiti che in settimana presenteranno varie interrogazioni sulla vicenda in diversi ambiti politici locali, nazionali ed internazionali.

LZ: oltrettutto nella commissione per stilare lo Statuto referendario c’è la firma di un noto giurista trentino:

JFU: si è il prof. Marino Marinelli, giurista e docente all’Università di Trento, che ha maturato una notevole esperienza nel campo del contenzioso anche transnazionale. Nel nostro caso aveva stilato una norma chiara e ineccepibile, prendendo spunti da diverse sentenze nazionali e internazionali, oltre che da quella di Malosco che si rifanno al principio secondo il quale sopra qualsiasi tipo di interesse economico sta il diritto alla salute.

LZ: come ha reagito la popolazione:

JFU: la gente qui è arrabbiatissima. Considera questa vicenda inquietante, un ”calcio alla democrazia”. Ma abbiamo avuto la solidarietà di molti media, della stampa, delle televisioni che sono tutti con noi. Poi se penso a quei ragazzi che la notte successiva al voto si sono dati appuntamento davanti alla piazza del Municipio e con grande fantasia politica hanno scritto sul selciato, uno ad uno, i numeri dei residenti del comune di Malles – Alta val Venosta che avevano detto no ai pesticidi: si inginocchiati a terra hanno scritto per ore ed ore, dall’1 al numero 2377, pur sapendo di rischiare una denuncia per imbrattamento di suolo pubblico. Infatti si è già messo in moto il procedimento (guarda il video)

Comunque una cosa è certa: tutto si riverberà contro di loro che non rispettano le regole democratiche. E’ che intanto c’è il rischio che ci facciano perdere un altro anno prezioso nel mettere in pratica ciò che è stato voluto dal popolo.

LZ: tra quattro mesi ci saranno nuove elezioni . Com’è lo scenario politico .

JFU: chiaramente la vicenda ha creato molto scontento tra gran parte della popolazione e so che tante persone vorrebbero creare una Lista Civica. Temo però che sarebbe una scelta contro-producente . Io insisterò invece perché vada sostenuto questo sindaco coraggioso, perché lo stesso si ripresenti con almeno 11 possibili eletti che siano dalla nostra parte.

LZ: certa stampa nazionale comunque confonde le idee quando parla che l’invalidità del risultato referendario è da correlarsi con il fatto che la materia è solo di competenza europea.

JFU: Infatti ormai anno che passa escono delle sentenze giuridiche sia nazionali che internazionali, che antepongono il diritto alla salute alla libertà totale di fare un’agricoltura devastante sia per la salute che per l’ambiente. Comunque c’era in partenza di tutto il giudizio di una commissione giuridica indipendente che aveva ammesso il quesito referendario

LZ: quali saranno le vostre prossime mosse?

JFU: ci troveremo come Comitato il 20 di gennaio alla presenza dei nostri avvocati. Poi vedremo che tipo di azioni , anche legali, intraprendere.

LZ: il 29 di gennaio Lei deve affrontare un processo che parte da una querela che sembra si basi sul nulla. E’ così?

JFU : Ma proprio così: In effetti i miei legali protestano vivamente perché non sanno nemmeno come difendermi perché mancano tutti i presupposti di una denuncia contro di me. Come libero cittadino e come portavoce di un comitato promotore ( con tante firme deposte in comune), avevo il diritto di chiedere alla commissione comunale di poter raccogliere le firme necessarie ad indire il referendum popolare. Questa commissione giuridica indipendente ha ammesso poi il quesito. Punto. La citazione in tribunale, fatta ancora PRIMA che fosse effettuato il referendum popolare, PRIMA che il Comune di Malles avesse fatto alcunché, è una chiara minaccia politica e un altrettanto chiaro tentativo di intimidazione. Però il motto della mia famiglia è: Honora Deum- Neminem time!- Onora Dio e non temere nessuno! Per cui lotterò in pace fino al buon esito per la SALUTE di tutti e per una nuova forma di AGRICOLTURA che rispetti la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Come hanno votato i consiglieri comunali?

Bisogna sempre fare NOMI e COGNOMI

Johann Ziernheld – ASTENSIONE
Sibille Tschenett – ASTENSIONE
Josef Stecher – ASTENSIONE
Joachim Theiner- SI
Gerold Frank – NO
Werner Weiskopf – NON PRESENTE
Josef Thurner – SI
Egon Alber – ASTENSIONE
Marion Januth – SI
Thomas Hellrigl – NON PRESENTE
Andreas Heinisch – SI
Siegfried Telser – SI
Getrud Telser Schwabl – SI
Christine Taraboi Blaas – SI
Marcel Weihrather – NON PRESENTE
Erich Stocker – NON PRESENTE
Bruno Pileggi – SI
Josef Sachsalber – ASTENSIONE
Ulrich Veith – SI
Gunnar Moriggl – ASTENSIONE

Il Mancozeb è una vecchissima conoscenza. Utilizzato da mezzo secolo specie dai viticoltori. Ma è anche uno dei più noti interferenti endocrini e agenti di cancerogenesi.  E’ proprio vero che quando un concetto come la “sostenibilità” viene utilizzato per giustificare l’utilizzo di veleni è meglio lasciarlo… agli avvelenatori.

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fonte : http://www.ruralpini.it/pesticidi(03.01.15)-Clorpirifos-nuovo-DDT.html

(04.01.15) I Comitati no pesticidi per il diritto alla salute, i medici per l’ambiente, alcuni media (tra cui Ruralpini) sono accusati di “allarmismo” perché denunciano l’uso di pesticidi altamente pericolosi per la salute dell’uomo e per gli ecosistemi. Ma non si fanno tappare la bocca dalle lobby

 

di Michele Corti

Sottoposto a restrizioni e a bandi il Clorpirifos, di cui è riconosciuta la pericolosità per la salute e gli ecosistemi è ancora largamente usato in quella che viene chiamata ipocritamente “difesa integrata”. Necessario aumentare le pressioni dal basso (residenti in aree agricole, consumatori) per escluderne totalmente l’uso

Oggi nessuno osa sostenere che il DDT non abbia rappresentato una calamità ecologica eppure dopo la seconda guerra mondiale il DDT era considerato un prodotto sicuro da utilzzare per l’igiene personale e domestica. per l’igiene zootecnica, per l’agricoltura. Ci vollero decenni per capire che il DDT si stava accumulando anche nel grasso degli orsi polari e che le sue caratteristiche di persistenza, bio-accumulo, tossicità rappresentavano una pesante minaccia. Però l’esperienza del DDT non pare essere stata messa a frutto.

Un DDT dei giorni nostri: il Clorpirifos

Ampiamente usato in tutto il mondo nelle più diverse formulazioni e per le svariate applicazioni anche il Clorpirifos etile (un insetticida organofosforico), a causa della sua persistenza e caratteristiche di bioaccumulo, è stato “spalmato” ovunque sul pianeta. Presente nei ghiacci dei poli come nelle case di abitanti di città e di campagne lo si trova nel sangue, nelle urine e in altri liquidi biologici. Da tempo è riconosciuta la sua caratteristica di distruttore endocrino ed è stato messo in evidenza il legame con molte gravi patologie ed in particolare con danni allo sviluppo cerebrale dei feti, dei neonati e dei bambini esposti anche a dosi molto basse. Sottoposto a restrizioni da numerosi paesi da 14 anni non può più essere impiegato per l’uso domestico negli Stati Uniti. Dal 2007 Earth Justice e Pesticide Action Network America hanno chiesto un bando totale del pesticida enel settembre 2014 si sono appellati ad un tribunale federale per imporre all’EPA (Environment protection agency) di rispondere alla richiesta di messa al bando anche alla luce delle nuove acquisizioni sui danni alla salute.

Una delle caratteristiche del Clorpirifos è la lipofilia, ovvero la tendenza ad accularsi nel grasso. Per questo motivo l’impiego sull’olivo è stato bandito dal Ministro della Salute dal 12.06.2012. La Regione Puglia nel 2013 per difendere la propria produzione di olio di oliva minacciata dall’immagine poco edificante di partite respinte sia da mercati nazionali che esteri ha deciso di limitare ad uno solo il trattamento di qualsiasi coltura con Clorpirifos e di vietare in modo assoluto l’uso dopo il 30 giugno per evitare la contaminazione delle drupe. A livello nazionale, invece, è possibile eseguire ancora sino a quattro trattamenti.

La posizione della Puglia si spiega con il blocco di centinaio di container nei porti di New York e Seattle nell’aprile 2013 per un totale di mille tonnellate di olio di oliva extra-vergine pugliese.

Il prodotto presentava residui di clorpirifos etile e negli Usa – dove da tempo è proibito trattare gli olivi con Clorpirifos non sono ammesse benché minime tracce di Clorpirifos nell’olio di oliva.

Quest’anno un sindaco pugliese (comune di Torremaggiore) ha vietato qualsiasi utilizzo per tutto l’anno solare di Clorpirifos su tutta la superficie dei terreni confinanti a colture di olivo. Questo divieto è stato introdotto anche in considerazione di un’indagine non ufficiale, seguita al verificarsi di un numero elevato di casi di tumore nella popolazione, che aveva riscontrato residui di Clorpirifos negli alimenti.

Appare evidente che ci si preoccupa più della deriva del Clorpirifos verso gli oliveti (con i conseguenti danni commerciali) che della deriva verso le abitazioni. Eppure la pericolosità della deriva, della contaminazione delle case è stata messa in evidenza da numerosi studi. Penetrato nelle case il Clorpirinfos è particolarmente pericoloso per le gestanti perché passa la placenta e può esporre il feto a gravissimi rischi.

Non è da molti anni che si è dimostrata la natura di Interferente endocrino del Clorpirifos.

 

Cosa sono gli interferenti endocrini?

Gli interferenti endocrini sono sostanze in grado di alterare il sistema endocrino (ormonale) , influenzando negativamente diverse funzioni vitali quali lo sviluppo, la crescita, la riproduzione e il comportamento sia nell’uomo che nelle specie animali. Gli interferenti endocrini possono agire a diversi livelli (1):

  • simulando l’azione degli ormoni prodotti dal sistema endocrino e inducendo quindi reazioni biochimiche anomale;

  • bloccando i recettori delle cellule che riconoscono gli ormoni (recettori ormonali) e impedendo la normale azione degli ormoni prodotti dal sistema endocrino;

  • interferendo sulla sintesi, sul trasporto, sul metabolismo e sull’escrezione degli ormoni naturali, alterandone così la concentrazione.

Come sa chi ha qualche conoscenza di biologia e biochimica Ricercatori dell’Istituto superiore di Sanità hanno evidenziato mediante studi sperimentali su ratti ipotiroidismo 1) nelle madri esposte, con riduzione dei livelli degli ormoni tiroidei e danni visibili a livello del tessuto. Nella prole alterazione del tessuto tiroideo e dei livelli ormonali in modo simile a quanto osservato nelle madri, sia in epoca perinatale sia a piena maturità sessuale (2);
2) effetti permanenti relativi alla produzione di ossitocina e vasopressina, due regolatori neuroendocrini sintetizzati nell’ipotalamo. In particolare, l’ossitocina risulta aumentata mentre i livelli di vasopressina diminuiscono (3).

In un’ampia scheda monografica del 2011 (4) sul Clorpirifos come interferente endocrino, che rappresenta una delle fonti più complete in italiano, vengono riferiti i numerosi aspetti di tossicità del Clorpirifos e, in tema di cancerogenicità, si insiste sulla necessità di mettere al riparo i bambini:

È poi molto importante considerare gli effetti cancerogeni causati da pesticidi OP, tra cui il CPF, sui bambini, la cui esposizione può derivare dall’utilizzo di queste sostanze in case, scuole, altre strutture, giardini, cibo e acqua contaminata nonché dal loro utilizzo in agricoltura e dall’esposizione mediata dai genitori e parenti esposti in campo lavorativo. Un ruolo importante sembra essere rivestito dalla esposizione dei genitori e in particolare dalle madri durante il periodo di gestazione e preconcenzionale. I tumori maligni osservati nei bambini esposti a pesticidi e riportati in differenti studi comprendono leucemie, neuroblastoma, tumore di Wilms, sarcoma dei tessuti molli, sarcoma di Ewing, linfoma non Hodgkin, cancro al cervello, colon-retto e testicoli. Gli studi a riguardo in ogni caso sono stati limitati da diversi fattori quali informazioni non specifiche sull’esposizione ai pesticidi, un numero ridotto di soggetti esposti e i potenziali bias; nonostante ciò è chiaro da quanto riportato in molti studi che il rischio di sviluppo di tumori maligni nei bambini in seguito ad esposizione a pesticidi OP è di maggiore entità rispetto a quello osservato negli adulti indicando che i bambini sono molto più sensibili agli effetti cancerogeni dei pesticidi stessi.

I gravi danni allo sviluppo dei bimbi

Uno studio epidemiologico recentissimo (5)  ha messo in relazione l’esposizione del Clorpirifos delle madri che risiedono in zone agricole della California (il frutteto degli Usa) all’insorgenza dell’autismo. L’aumento del rischio di autismo nel nascituro in relazione all’esposizione nel secondo e, ancor più, nel terzo trimestre di gravidanza è del 60% per le madri che risiedono a meno di 1,5 km da aree trattate con Clorpirifos. Ma di cosa stiamo parlando quando, in Trentino, viene considerata eccessiva una distanza di 50 m dalle abitazioni? In precedenza altri studi epidemiologici avevano messo in evidenza come l’esposizione in utero al Clorpirifos determini ritardo mentale e psicomotorio, disturbi comportamentali, riduzione del quoziente di intelligenza (6). A queste osservazioni fannno riscontro studi in vitro che mettono in evidenza il danno arrecato alle membrane cellulari dei neuroni da parte del Clorpirifos.

Quando di mezzo ci sono gli interferenti endocrini non ci sono dosi abbastanza basse per escludere un rischio. Due sono i fattori che fanno si che l’esposizione a dosi minime diventi pericolosa 1) le finestre temporali (fasi cruciali dello sviluppo dell’organismo che determinano una particolare suscettibilità all’esposizione agli interferenti endocrini, sia che ciò riguardi lo sviluppo cerebrale che la sfera riproduttiva), 2) l’effetto dell’ azione multipla di molecole con effetti simili (magari a dosi non rilevabili strumentalmente).

Anche il Parlamento europeo fa allarmismo?

Qualcuno potrà pensare “siete i soliti che amplificano i rischi per portare acqua ai vostri mulini”. Allora sappia cosa ha dichiarato il parlamento europeo nel 2013 a proposito degli interferenti endocrini (7) di cui riportiamo alcuni dei numerosi punti. Il PE:

1. ritiene, sulla base di una valutazione globale delle conoscenze disponibili, che il principio di precauzione, conformemente all’articolo 192, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), imponga alla Commissione e ai legislatori di adottare misure adeguate che consentano di ridurre, ove necessario, l’esposizione umana a breve e lungo termine agli interferenti endocrini, intensificando nel contempo lo sforzo di ricerca per migliorare lo stato delle conoscenze scientifiche sugli effetti degli interferenti endocrini sulla salute umana;

2.  sottolinea che il principio di precauzione si applica in un ambiente di incertezza scientifica, nel quale un rischio può essere caratterizzato solo sulla base di conoscenze imperfette, non immutabili né indiscutibili, ma nel quale è necessario agire per evitare o ridurre conseguenze potenzialmente gravi o irreversibili per la salute umana e/o l’ambiente;

3. ritiene che sia necessario attuare misure intese a proteggere la salute umanaquando si possano ragionevolmente supporre gli effetti avversi di determinate sostanze con proprietà di interferenza endocrina; sottolinea inoltre, dati gli effetti dannosi o irreversibili che possono essere causati dalle sostanze con proprietà di interferenza endocrina, che l’assenza di conoscenze precise, comprese le prove che confermano l’esistenza di nessi causali, non dovrebbe impedire che si adottino misure di protezione della salute conformemente al principio di precauzione e nel rispetto del principio di proporzionalità;

Ma il punto più importante riguarda la “scientificità” delle soglie

25. sottolinea che attualmente non esistono basi scientifiche sufficienti per fissare un valore limite sotto il quale non si manifestano effetti avversi per cui gli interferenti endocrini dovrebbero essere considerati sostanze senza “senza soglia”, e che qualsiasi esposizione a tali sostanze può comportare un rischio, a meno che il produttore non possa dimostrare scientificamente l’esistenza di una soglia, tenendo conto della maggiore sensibilità durante le finestre critiche dello sviluppo e degli effetti delle miscele.

Nessuna rilevanza tossicologica?

L’APPA del Trentino nel 2008 eseguiva un’indagine su 20 abitazioni dalla quale emergeva che nelle urine di chi vi abita si trovano “tracce minime che dal punto di vista tossicologico rivesto scarso o nullo significato” pur ammettendo la presenza di una “contaminazione indoor” (l’aumento di escrezione del TCP dopo le irrorazioni è statisticamente significativo e non può essere negato)(8).

La questione dei pesticidi pericolosi e, in particolare, del Clorpirifos etile, in Trentino rappresenta un nervo scoperto. Trentino e Melinda accreditano vicendevolmente un’immagine di naturalità che esiste solo nelle massicce campagne pubblicitarie dove i bimbi colgono le mele dagli alberi di meleti idilliaci del tempo che fu (grandi piante a vaso oggi sostituite da impianti intensivi a spalliera facilmente “spruzzabili”

In realtà, proprio come nel modello americano dove il cibo di massa delle monocolture viene “spinto” con massicci investimenti pubblicitari finalizzati alla manipolazione del consumatore, la mela del Trentino-Alto Adige è la meno pulita. Se si scorrono le relazioni annuali di Legambiente (“Pesticidi nel piatto”) si osserva invariabilmente che le mele con più residui sono quelle di Bolzano e di Trento, dove si pratica la melicoltura più intensiva. Il rapporto 2011 riferisce che in media in Italia il 46% delle mele analizzate presenta residui di più pesticidi. Il record è di Bolzano con l’88%, mentre in Trentino ci si attesta “solo” al 67%. In altre regioni alpine dove si coltivano mele le percentuali sono nettamente più basse e scendono al 38% in Piemonte e al 20% in Lombardia, Veneto e Valle d’Aosta. Peccato che le mele di queste regioni, di regola prodotte con meno trattamenti rispetto al Trentino siano schiacciate dalla concorrenza impari di Melinda. Il consumatore inconsapevole e acritico, condizionato dagli spot non chiede una mela, chiede un bollino. E quello entrato nell’immaginario collettivo è Melinda. Nonostante sia oggetto di 40 trattamenti (da confrontare con i 20 della Valtellina). Non solo in Trentino si tratta di più ma il Clorpirifos è previsto dalle norme tecniche provinciali per un più ampio spettro di trattamenti contro fitofagi come dalla seguente tabella

Norme tecniche “difesa integrata” 2014. Trattamenti con Clorpirifos etile

Trentino Lombardia Piemonte Veneto
Cocciniglia di S.Josè SI NO NO SI
Pandemis, Archips, Adoxophies. Eulia SI SI NO SI
Carpocapsa SI SI SI SI
Psille SI SI NO
Afide lanigero SI NO NO NO
Sesia SI NO

Ecotossicità

Nonostante le caratteristiche di persistenza, trasporto a lunga distanza, il Clorpirifos non è ancora stato incluso nella lista nera dei POP (persistent organic pesticides, in italiano IOP, inquinanti organici persistenti) oggetto della Convenzione di Stoccolma (9). Eppure è tra gli inquinanti più presenti nelle acque e nei ghiacci artici ed è stata dimostrata la sua presenza nelle acque e nei sedimenti e l’elevata tossicità per gli organismi e gli ecosistemi acquatici (10). Forse perché è un pesticida troppo “comodo” per farne a meno. A questo punto, considerato che le autorità internazionali e nazionali solo con grande lentezza stanno mettendo al bando il Clorpirinfos non rimane che fare appello al consumatore perché faccia pressione con la borsa della spesa.

 

Note

(1) http://www.minambiente.it/pagina/gli-interferenti-endocrini#sthash.8tw4EiuW.dpuf

(2) De Angelis S., Tassinari R., Maranghi F., Eusepi A., Di Virgilio A., Chiarotti F., Ricceri L., Venerosi Pesciolini A., Gilardi E., Moracci G., Calamandrei G., Olivieri A., Mantovani A. (2009) Developmental exposure to chlorpyrifos induces alterations in thyroid and thyroid hormone levels without other toxicity signs in cd1 mice. Toxicol Sci. 108, 2(2009):311-329.

(3) Tait S., Ricceri L., Venerosi A., Maranghi F., Mantovani A., Calamandrei G. “Long-term effects on hypothalamic neuropeptides after developmental exposure to chlorpyrifos in mice”. Environ Health Perspect. 117,1(2009):112-116.

(4) Turci R., Sturchio E., Businaro J., Casorri L., Imbriani M., Minoia C. “Interferenti endocrini. Schede monografiche 6 Clorpirifos e clorpirifos-metile” G Ital Med Lav Erg 33, 2 (2011):149-184  http://88.149.153.159/cciaa/data/docs/GIMLE%20-%20interferenti%20endocrini%20-%20clorpirifos%20e%20m.pdf

(5) Shelton J.F., Geraghty E.M., Tancredi D.J.,Delwiche L.D., Schmidt R.J., Ritz B.  Hansen L., Hertz-Picciotto I. “NeurodevelopmentalDisorders and Prenatal Residential Proximity to Agricultural Pesticides: The CHARGE Study” Environmental Health Perspectives 122, 10:(2014)1103-1109 http://ehp.niehs.nih.gov/1307044/

(6) Rauh V.A., Garfinkel R., Perera F.P., Andrews H.F., Hoepner L., Barr D.B., Whitehead R., Tang D., Whyatt R.W. “Impact of prenatal chlorpyrifos exposure on neurodevelopment in the first 3 years of life among inner-city children”. Pediatrics 118 (2006):1845-1859. Rauh V.A., Arunajadai S., Horton M., Perera F., Hoepner L., Barr D.B., Whyatt R. “Seven-year neurodevelopmental scores and prenatal exposure to chlorpyrifos, a common agricultural pesticide”. Environ Health Perspect 119, 8(2011):1196-1201.

(7) Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulla protezione della salute pubblica dagli interferenti endocrini http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2013-0090+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT

(8) Per interpretare i dati va tenuto conto che i valori di riferimento di una “popolazione generale” più attendibili sono quelli disponibili per gli Stati Uniti. . Le indagini più recenti negli Usa  realizzate tra il 1999 e il 2000 (n = 1994) e tra il 2001 e il 2002 (n = 2509), hanno evidenziato valori molto simili tra loro, oltre che una tendenza alla diminuzione dei livelli di TCP nella popolazione generale americana, con media geometrica pari rispettivamente a 1,58 e 1,73 μg/g creatinina. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Third National Report on Human Exposure to Environmental Chemicals. Atlanta (GA). 2005.

(9) http://www.trm.to.it/files/Comunicazione/ConvenzioneStoccolma.pdf

(10) http://www.pan-europe.info/News/PR/121009_Chlorpyrifos_as_POP_final.pdf

La situazione è analoga a quella europea (in Europa 47% di campioni senza residui). Sia in Usa che in Europa le autorità per la sicurezza alimentare proclamano che “non c’è pericolo per la salute” perché i superamenti dei limiti di legge sono pochi. In realtà la posizione tranquillizzante contrasta con la crescente evidenza del legame tra alcune patologie e la presenza dei pesticidi nell’ambiente.  Contrasta anche con le acquisizioni mediche circa gli effetti sulla salute dell’esposizione a dosi bassissime di pesticidi e sull’effetto cocktail. Di seguito il commento di PAN Pesticides Action Network America che mette anche i limiti metodologici del programma di monitoraggio Usa

pesticidi2

fonte: http://www.panna.org/over-half-foods-tested-us-contain-pesticides

(21.12.14) Venerdì scorso, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha pubblicato l’ultima tornata di campionamenti dei residui di pesticidi presenti negli alimenti. Alcuni dei risultati sono preoccupanti, e acquistano maggiore importanza tenendo conto delle debolezze dei protocolli di campionamento recentemente identificate da chi si occupa di controllare il governo. Inoltre, anche se i risultati possono non superare i livelli di “tolleranza”, in alcuni casi sono riconducibili a ripercussioni sulla salute e l’intelligenza dei bambini. Il gruppo di frutti e verdure dove si rinviene il maggior numero di diversi pesticidi comprende – così come nei rilevamenti più frequenti – sedano, nettarine, pesche e lamponi. Risultati preoccupanti sono stati osservati sia sui prodotti di importazione che su quelli coltivati all’interno dei confini degli Stati Uniti. Inoltre si rinvengono negli alimenti anche alcuni pesticidi che sono stati vietati negli Stati Uniti e in tutto il mondo a causa di conseguenze sulla salute. In risposta ai nuovi risultati del programma di monitoraggio dei pesticidi dell’ USDA Emily Marquez, dottore di ricerca e scienziato dello staff di Pesticide Action Network ha rilasciato la seguente dichiarazione: “La maggior parte dei campioni di alimenti conteneva un certo livello di residui di antiparassitari. Se i livelli trovati erano per lo più sotto i livelli di tolleranza stabiliti dalla US Environmental Protection Agency, per molti pesticidi l’impatto sulla salute nei bambini può verificarsi anche a livelli così bassi. Ad esempio, il test per la ricerca dei residui è stato eseguito nel caso dell’insetticida neurotossico clorpirifos in 18 diversi tipi di cibo (principalmente frutta e verdura o derivati). Solo un piccolo numero di campioni sul totale conteneva il composto chimico, ma esso è stato riscontrato in 12 sui18 tipi di alimenti testati. I residui diclorpirifos erano quasi sempre al di sotto dei livelli di tolleranza di APE; tuttavia è opportuno notare che piccole quantità di clorpirifos sono associati a conseguenze negative. Gli studi epidemiologici sui bambini esposti all’ insetticida hanno evidenziato anche a basse dosi una correlazione con il quoziente di intelligenza e effetti negativi sullo sviluppo del cervello. Nel mese di ottobre, il Government Accountability Office (GAO) ha pubblicato un rapporto che raccomanda sia alla FDA e che all’ USDA rivelare i limiti del loro monitoraggio dei residui di antiparassitari. Tra i limiti che l’USDA dovrebbe chiarire per quanto riguarda la metodologia di campionamento vi è la non rappresentatività sul piano nazionale dei campioni prelevati. A causa di queste limitazioni, il Government Accountability Office (GAO) ha riferito che “gli utenti dei dati possono fraintendere le informazioni contenute in queste relazioni e trarre conclusioni erronee sulla base dei dati.” Disporre di informazioni accurate sui residui di pesticidi nei nostri alimenti e sul loro potenziale impatto sulla salute pubblica è fondamentale. Aggiorneremo nostro database Whatsonmyfood.org con questi nuovi dati, e li analizzeremo ulteriormente. Ma nell’interesse della trasparenza pubblica l’USDA dovrebbe essere cristallino circa i limiti della sua metodologia di campionamento come specificato dal GAO, e delineare i suoi piani per correggere queste debolezze.