fonte: http://www.ruralpini.it/pesticidi(15.01.15)-Malles-tradita.html

(15.01.15) Cosa succede a Malles dove il consiglio comunale con un ribaltone messo in atto con astensioni e assenzestrategiche ha bloccato (anche se solo temporaneamente) l’attuazione del referendum popolare che ha bandito i pesticidi dalcomune dell’alta Val Venosta?

Intervista a Johannes Fragner-Unterpertinger (sopra) Portavoce del Movimento contro i Pesticidi sul territorio di Malles –Alta Val Venosta dopo il clamoroso pronunciamento del consiglio comunale di Malles che ha – per il momento – vanificato l’esito di un referendum NO PESTICIDI appoggiato dal 72% dei votanti e dallo stesso sindaco. Come dice Johannes, le lobby dell’agricoltura chimica hanno fatto male i calcoli e la clamorosa vicenda rischia di richiamare ancora più l’attenzione dell’opinione pubblica in Italia e in Europa sul nesso tra pesticidi e potere, sul rischio per la democrazia del potere globale delle sei sorelle della chimica e del peso delle lobby agrochimiche e agroindustriali a livello nazionale e locale. È palese che i consiglieri comunali di Malles, nel mettersi contro il popolo e tradire un referendum così sentito, hanno messo in conto il disprezzo che la popolazione che gli riserverà e ben difficilmente alle prossime elezioni di maggio saranno rieletti. E allora perché lo hanno fatto? Evidentemente perché la lobby pro pesticidi ha offerto qualcosa di allettante in cambio del loro comportamento scandaloso.
Lotte per la salute e per la democrazia vanno di pari passo. Lo sapevamo. Ora ne siamo ancora più convinti.

Intervista di Laura Zanetti

LZ: le ultime notizie di stampa parlano del voto contrario da parte del Consiglio Comunale di Malles circa la validità dell’esito referendario contro i pesticidi espresso dalla popolazione nel settembre dello scorso anno. Un colpo di scena inaspettato a livello mediatico…

JFU: praticamente è successo questo: per rendere valida o meno una normativa serve la presenza alla prima lettura di 2/3 del Consiglio Comunale (14 voti). Alla seconda e terza votazione bastano 11 voti positivi. Quindi i 20 consiglieri che lo compongono si sono espressi così: nove hanno votato si ( a nostro favore quindi), uno ha dato voto contrario, sei si sono astenuti, quattro non si sono presentati. È semplicemente scandaloso. Ho chiamato poi amici politici di vari partiti che in settimana presenteranno varie interrogazioni sulla vicenda in diversi ambiti politici locali, nazionali ed internazionali.

LZ: oltrettutto nella commissione per stilare lo Statuto referendario c’è la firma di un noto giurista trentino:

JFU: si è il prof. Marino Marinelli, giurista e docente all’Università di Trento, che ha maturato una notevole esperienza nel campo del contenzioso anche transnazionale. Nel nostro caso aveva stilato una norma chiara e ineccepibile, prendendo spunti da diverse sentenze nazionali e internazionali, oltre che da quella di Malosco che si rifanno al principio secondo il quale sopra qualsiasi tipo di interesse economico sta il diritto alla salute.

LZ: come ha reagito la popolazione:

JFU: la gente qui è arrabbiatissima. Considera questa vicenda inquietante, un ”calcio alla democrazia”. Ma abbiamo avuto la solidarietà di molti media, della stampa, delle televisioni che sono tutti con noi. Poi se penso a quei ragazzi che la notte successiva al voto si sono dati appuntamento davanti alla piazza del Municipio e con grande fantasia politica hanno scritto sul selciato, uno ad uno, i numeri dei residenti del comune di Malles – Alta val Venosta che avevano detto no ai pesticidi: si inginocchiati a terra hanno scritto per ore ed ore, dall’1 al numero 2377, pur sapendo di rischiare una denuncia per imbrattamento di suolo pubblico. Infatti si è già messo in moto il procedimento (guarda il video)

Comunque una cosa è certa: tutto si riverberà contro di loro che non rispettano le regole democratiche. E’ che intanto c’è il rischio che ci facciano perdere un altro anno prezioso nel mettere in pratica ciò che è stato voluto dal popolo.

LZ: tra quattro mesi ci saranno nuove elezioni . Com’è lo scenario politico .

JFU: chiaramente la vicenda ha creato molto scontento tra gran parte della popolazione e so che tante persone vorrebbero creare una Lista Civica. Temo però che sarebbe una scelta contro-producente . Io insisterò invece perché vada sostenuto questo sindaco coraggioso, perché lo stesso si ripresenti con almeno 11 possibili eletti che siano dalla nostra parte.

LZ: certa stampa nazionale comunque confonde le idee quando parla che l’invalidità del risultato referendario è da correlarsi con il fatto che la materia è solo di competenza europea.

JFU: Infatti ormai anno che passa escono delle sentenze giuridiche sia nazionali che internazionali, che antepongono il diritto alla salute alla libertà totale di fare un’agricoltura devastante sia per la salute che per l’ambiente. Comunque c’era in partenza di tutto il giudizio di una commissione giuridica indipendente che aveva ammesso il quesito referendario

LZ: quali saranno le vostre prossime mosse?

JFU: ci troveremo come Comitato il 20 di gennaio alla presenza dei nostri avvocati. Poi vedremo che tipo di azioni , anche legali, intraprendere.

LZ: il 29 di gennaio Lei deve affrontare un processo che parte da una querela che sembra si basi sul nulla. E’ così?

JFU : Ma proprio così: In effetti i miei legali protestano vivamente perché non sanno nemmeno come difendermi perché mancano tutti i presupposti di una denuncia contro di me. Come libero cittadino e come portavoce di un comitato promotore ( con tante firme deposte in comune), avevo il diritto di chiedere alla commissione comunale di poter raccogliere le firme necessarie ad indire il referendum popolare. Questa commissione giuridica indipendente ha ammesso poi il quesito. Punto. La citazione in tribunale, fatta ancora PRIMA che fosse effettuato il referendum popolare, PRIMA che il Comune di Malles avesse fatto alcunché, è una chiara minaccia politica e un altrettanto chiaro tentativo di intimidazione. Però il motto della mia famiglia è: Honora Deum- Neminem time!- Onora Dio e non temere nessuno! Per cui lotterò in pace fino al buon esito per la SALUTE di tutti e per una nuova forma di AGRICOLTURA che rispetti la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Come hanno votato i consiglieri comunali?

Bisogna sempre fare NOMI e COGNOMI

Johann Ziernheld – ASTENSIONE
Sibille Tschenett – ASTENSIONE
Josef Stecher – ASTENSIONE
Joachim Theiner- SI
Gerold Frank – NO
Werner Weiskopf – NON PRESENTE
Josef Thurner – SI
Egon Alber – ASTENSIONE
Marion Januth – SI
Thomas Hellrigl – NON PRESENTE
Andreas Heinisch – SI
Siegfried Telser – SI
Getrud Telser Schwabl – SI
Christine Taraboi Blaas – SI
Marcel Weihrather – NON PRESENTE
Erich Stocker – NON PRESENTE
Bruno Pileggi – SI
Josef Sachsalber – ASTENSIONE
Ulrich Veith – SI
Gunnar Moriggl – ASTENSIONE

fonte: http://www.ruralpini.it/pesticidi(09.01.15)-Val-di-Non-No-pesticidi.html

(10.01.15) La Val di Non rappresenta in Italia la punta avanzata di un movimento che in varie regioni ad agricoltura chimica intensiva si batte contro la contaminazione con veleni chimici delle abitazioni e di chi ci abita come conseguenza della deriva dei trattamenti con pesticidi

di Laura Zanetti

 

Intervista a Sergio De Romedis e Virgilio Rossi, portavoce del Comitato per il diritto alla salute in Val di Non che da diversi anni si batte con costanza e determinazione contro i rischi per la salute delle irrorazioni con pesticidi . Hanno subito anche delle denunce, al chiaro scopo di dissuasione ma la campagna di informazione prosegue e ha dato lo spunto alla Val Venosta per il referendum per bandire i pesticidi dal comune di Malles. Localmente la politica, le istituzioni e anche la Chiesa fanno muro, schierate dalla parte di un sistema intorno alla monoMelindacoltura ha creato una grande organizzazione commerciale con grande influenza locale.

Quando nasce il Comitato per la salute in Val di Non e perché?

Nel 2007 tre mamme della Val di Non , con bambini piccoli, preoccupate per i continui trattamenti  di pesticidi e dei loro odori si ponevano la domanda: “ ma questi tipi di sostanze possono far male alla salute, a quella dei più piccoli?”. Siamo partiti  in 15 persone della Val di Non e da subito è emersa la gravità del problema resa ancor più complessa dall’indifferenza delle istituzioni che minimizzavano il problema. Abbiamo constatato inoltre che il problema era sentito da molti residenti e quindi abbiamo raccolto più di mille firme per una petizione presentata in Provincia di Trento per sollecitare provvedimenti concreti.

Qual è stata la vostra prima azione?

Come prima azione abbiamo deciso di affrontare  il problema da un punto di vista tecnico e scientifico studiando il fenomeno delle “derive” ovvero della migrazione fisica delle particelle di pesticidi in luoghi diversi dall’obiettivo: giardini, orti, parchi pubblici, strade. In particolare abbiamo approfondito la ricerca scientifica sulle derive di Lorenzin e Betta del 1992. Questo studio dimostra che anche a 100 mt dall’atomizzatore ( la macchina addetta allo spargimento di pesticidi sugli alberi da frutto) il rischio di esposizione ai pesticidi in aree esterne ai campi agricoli è medio. A questo punto, poiché c’erano abitazioni, scuole e asili, confinanti a meno di 10 metri dall’uso dell’atomizzatore, le nostre preoccupazioni erano confermate anche dalla letteratura scientifica.

Qual è stato il passo successivo:

Abbiamo iniziato a studiare le schede e le etichette, prodotto per prodotto con tutti i fattori di rischio in esse contenuti, scoprendo così che alcuni prodotti (i veleni più pericolosi) erano sospetti di cancerogenicità (frase di rischio R40) e perfino teratogeni Queste nostre conoscenze preoccupanti abbiamo tentato, da subito, di condividerle con alcune istituzioni locali (Comuni e Comunità di valle) le quali insistevano nel negare il problema. A questo punto abbiamo scelto di autofinanziarci per poter effettuare alcune analisi chimiche mirate per verificare se c’era effettivamente contaminazione da pesticidi nelle aree non agricole . Circa 50 sono state le campionature su materiale biologico ( urine) e non ( erba, polvere nelle case)

Cosa è emerso?

E’ emersa una forte contaminazione in aree non agricole (orti, giardini, parchi, …) , dentro le abitazioni e perfino nella polvere nelle camere da letto. Ma il dato più preoccupante emerso era la contaminazione accertata dentro il corpo dei cittadini che vivono vicino alle aree agricole trattate con pesticidi di sintesi. Le urine dei bambini infatti presentavano valori da metaboliti di pesticidi più elevati degli adulti. Un esempio: il metabolita della sostanza attiva clorpirifos etil era presente nei bambini con valori 4 volte maggiori rispetto a quelli di riferimento della popolazione media.

Dati resi pubblici e a chi?

Dapprima sono stati inviati a nostre spese con ben 40 raccomandate ai Sindaci di valle e ai Medici Pediatri di base senza ottenere alcuna risposta. Come non abbiamo ottenuto  dal mondo agricolo la possibilità  di un confronto per discutere il problema. A questo punto abbiamo coinvolto la stampa trentina perché ci sentivamo in dovere, come obbligo morale, di avvisare la popolazione sugli effettivi rischi di contaminazione.

Come ha risposta la cittadinanza ?

La popolazione ha risposto in modo straordinario dimostrando più responsabilità delle istituzioni. Abbiamo organizzato e promosso a partire dal 2007 più di 40 serate con la presenza di medici e agricoltori sensibili al problema e la risposta della popolazione interessata, in termini di affluenza, è stata notevole dentro e fuori la Val di Non. Abbiamo stimato che abbiamo partecipato alle nostre serate circa 4.000 persone, nel 2007 hanno firmato una petizione che chiedeva maggiori controlli sui pesticidi oltre 1.000 persone e nel 2009 quasi 3.000 persone hanno firmato una petizione che chiedeva lo stop dell’espansione delle melicoltura intensiva in Alta Val di Non. Inoltre sul nostro esempio sono nati molti altri comitati e movimenti contro i pesticidi e la frutticoltura intensiva.

Avete avuto la collaborazione delle Scuole?

Avevamo chiesto di poter  prelevare dell’erba negli spazi esterni di una scuola materna della valle frequentata da un’alunna che presentava nelle urine valori altissimi del metabolita del pesticida clorpirifos etil. La coordinatrice della scuola ed il Sindaco non hanno consentito il prelievo.

E’ risaputo infatti quanto la vostra testimonianza nelle serate organizzate in Alta val Venosta sia stata determinante per creare consapevolezza tra gli abitanti del luogo

Abbiamo collaborato attivamente con Malles e il suo Comitato attraverso scambi di dati e incontri: loro sono stati molto più bravi di noi. Hanno iniziato dopo e hanno vinto, ma i contesti sono diversi: noi dobbiamo condividere i nostri dati e informare con ben 5000 famiglie dedite alla monocultura su 38.000 abitanti: in pratica chi subisce le conseguenze dei pesticidi e li usa nella maggior parte dei casi coincidono con le stesse persone, perciò è molto più facile negare il rischio per la paura di perdere il reddito delle mele.

L’Alta Val Venosta  ha avuto da subito la solidarietà e l’appoggio della Chiesa . E voi?

Zero per quanto riguarda la chiesa locale. Abbiamo scritto pure al Vescovo, che ci ha ricevuti, ma non abbiamo avuto nessun aiuto concreto dalla Chiesa trentina. L’unico sacerdote che ci è stato vicino è stato padre Zanotelli.

Come ha reagito il mondo agricolo di fronte alla vostra determinazione?

Abbiamo ricevuto una querela da APOT (Associazione Produttori Ortofrutticoli Trentini) per diffamazione e procurato allarme che è stata, ovviamente, archiviata dal Giudice.

Chi è il direttore generale di Melinda e dove lavorava prima di passare alla grande organizzazione della mela trentina?

E’ il dott. Luca Granata. Prima lavorava alla DUPONT ITALIA, una nota multinazionale che produce e vende anche pesticidi.

Il Mancozeb è una vecchissima conoscenza. Utilizzato da mezzo secolo specie dai viticoltori. Ma è anche uno dei più noti interferenti endocrini e agenti di cancerogenesi.  E’ proprio vero che quando un concetto come la “sostenibilità” viene utilizzato per giustificare l’utilizzo di veleni è meglio lasciarlo… agli avvelenatori.

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fonte : http://www.ruralpini.it/pesticidi(03.01.15)-Clorpirifos-nuovo-DDT.html

(04.01.15) I Comitati no pesticidi per il diritto alla salute, i medici per l’ambiente, alcuni media (tra cui Ruralpini) sono accusati di “allarmismo” perché denunciano l’uso di pesticidi altamente pericolosi per la salute dell’uomo e per gli ecosistemi. Ma non si fanno tappare la bocca dalle lobby

 

di Michele Corti

Sottoposto a restrizioni e a bandi il Clorpirifos, di cui è riconosciuta la pericolosità per la salute e gli ecosistemi è ancora largamente usato in quella che viene chiamata ipocritamente “difesa integrata”. Necessario aumentare le pressioni dal basso (residenti in aree agricole, consumatori) per escluderne totalmente l’uso

Oggi nessuno osa sostenere che il DDT non abbia rappresentato una calamità ecologica eppure dopo la seconda guerra mondiale il DDT era considerato un prodotto sicuro da utilzzare per l’igiene personale e domestica. per l’igiene zootecnica, per l’agricoltura. Ci vollero decenni per capire che il DDT si stava accumulando anche nel grasso degli orsi polari e che le sue caratteristiche di persistenza, bio-accumulo, tossicità rappresentavano una pesante minaccia. Però l’esperienza del DDT non pare essere stata messa a frutto.

Un DDT dei giorni nostri: il Clorpirifos

Ampiamente usato in tutto il mondo nelle più diverse formulazioni e per le svariate applicazioni anche il Clorpirifos etile (un insetticida organofosforico), a causa della sua persistenza e caratteristiche di bioaccumulo, è stato “spalmato” ovunque sul pianeta. Presente nei ghiacci dei poli come nelle case di abitanti di città e di campagne lo si trova nel sangue, nelle urine e in altri liquidi biologici. Da tempo è riconosciuta la sua caratteristica di distruttore endocrino ed è stato messo in evidenza il legame con molte gravi patologie ed in particolare con danni allo sviluppo cerebrale dei feti, dei neonati e dei bambini esposti anche a dosi molto basse. Sottoposto a restrizioni da numerosi paesi da 14 anni non può più essere impiegato per l’uso domestico negli Stati Uniti. Dal 2007 Earth Justice e Pesticide Action Network America hanno chiesto un bando totale del pesticida enel settembre 2014 si sono appellati ad un tribunale federale per imporre all’EPA (Environment protection agency) di rispondere alla richiesta di messa al bando anche alla luce delle nuove acquisizioni sui danni alla salute.

Una delle caratteristiche del Clorpirifos è la lipofilia, ovvero la tendenza ad accularsi nel grasso. Per questo motivo l’impiego sull’olivo è stato bandito dal Ministro della Salute dal 12.06.2012. La Regione Puglia nel 2013 per difendere la propria produzione di olio di oliva minacciata dall’immagine poco edificante di partite respinte sia da mercati nazionali che esteri ha deciso di limitare ad uno solo il trattamento di qualsiasi coltura con Clorpirifos e di vietare in modo assoluto l’uso dopo il 30 giugno per evitare la contaminazione delle drupe. A livello nazionale, invece, è possibile eseguire ancora sino a quattro trattamenti.

La posizione della Puglia si spiega con il blocco di centinaio di container nei porti di New York e Seattle nell’aprile 2013 per un totale di mille tonnellate di olio di oliva extra-vergine pugliese.

Il prodotto presentava residui di clorpirifos etile e negli Usa – dove da tempo è proibito trattare gli olivi con Clorpirifos non sono ammesse benché minime tracce di Clorpirifos nell’olio di oliva.

Quest’anno un sindaco pugliese (comune di Torremaggiore) ha vietato qualsiasi utilizzo per tutto l’anno solare di Clorpirifos su tutta la superficie dei terreni confinanti a colture di olivo. Questo divieto è stato introdotto anche in considerazione di un’indagine non ufficiale, seguita al verificarsi di un numero elevato di casi di tumore nella popolazione, che aveva riscontrato residui di Clorpirifos negli alimenti.

Appare evidente che ci si preoccupa più della deriva del Clorpirifos verso gli oliveti (con i conseguenti danni commerciali) che della deriva verso le abitazioni. Eppure la pericolosità della deriva, della contaminazione delle case è stata messa in evidenza da numerosi studi. Penetrato nelle case il Clorpirinfos è particolarmente pericoloso per le gestanti perché passa la placenta e può esporre il feto a gravissimi rischi.

Non è da molti anni che si è dimostrata la natura di Interferente endocrino del Clorpirifos.

 

Cosa sono gli interferenti endocrini?

Gli interferenti endocrini sono sostanze in grado di alterare il sistema endocrino (ormonale) , influenzando negativamente diverse funzioni vitali quali lo sviluppo, la crescita, la riproduzione e il comportamento sia nell’uomo che nelle specie animali. Gli interferenti endocrini possono agire a diversi livelli (1):

  • simulando l’azione degli ormoni prodotti dal sistema endocrino e inducendo quindi reazioni biochimiche anomale;

  • bloccando i recettori delle cellule che riconoscono gli ormoni (recettori ormonali) e impedendo la normale azione degli ormoni prodotti dal sistema endocrino;

  • interferendo sulla sintesi, sul trasporto, sul metabolismo e sull’escrezione degli ormoni naturali, alterandone così la concentrazione.

Come sa chi ha qualche conoscenza di biologia e biochimica Ricercatori dell’Istituto superiore di Sanità hanno evidenziato mediante studi sperimentali su ratti ipotiroidismo 1) nelle madri esposte, con riduzione dei livelli degli ormoni tiroidei e danni visibili a livello del tessuto. Nella prole alterazione del tessuto tiroideo e dei livelli ormonali in modo simile a quanto osservato nelle madri, sia in epoca perinatale sia a piena maturità sessuale (2);
2) effetti permanenti relativi alla produzione di ossitocina e vasopressina, due regolatori neuroendocrini sintetizzati nell’ipotalamo. In particolare, l’ossitocina risulta aumentata mentre i livelli di vasopressina diminuiscono (3).

In un’ampia scheda monografica del 2011 (4) sul Clorpirifos come interferente endocrino, che rappresenta una delle fonti più complete in italiano, vengono riferiti i numerosi aspetti di tossicità del Clorpirifos e, in tema di cancerogenicità, si insiste sulla necessità di mettere al riparo i bambini:

È poi molto importante considerare gli effetti cancerogeni causati da pesticidi OP, tra cui il CPF, sui bambini, la cui esposizione può derivare dall’utilizzo di queste sostanze in case, scuole, altre strutture, giardini, cibo e acqua contaminata nonché dal loro utilizzo in agricoltura e dall’esposizione mediata dai genitori e parenti esposti in campo lavorativo. Un ruolo importante sembra essere rivestito dalla esposizione dei genitori e in particolare dalle madri durante il periodo di gestazione e preconcenzionale. I tumori maligni osservati nei bambini esposti a pesticidi e riportati in differenti studi comprendono leucemie, neuroblastoma, tumore di Wilms, sarcoma dei tessuti molli, sarcoma di Ewing, linfoma non Hodgkin, cancro al cervello, colon-retto e testicoli. Gli studi a riguardo in ogni caso sono stati limitati da diversi fattori quali informazioni non specifiche sull’esposizione ai pesticidi, un numero ridotto di soggetti esposti e i potenziali bias; nonostante ciò è chiaro da quanto riportato in molti studi che il rischio di sviluppo di tumori maligni nei bambini in seguito ad esposizione a pesticidi OP è di maggiore entità rispetto a quello osservato negli adulti indicando che i bambini sono molto più sensibili agli effetti cancerogeni dei pesticidi stessi.

I gravi danni allo sviluppo dei bimbi

Uno studio epidemiologico recentissimo (5)  ha messo in relazione l’esposizione del Clorpirifos delle madri che risiedono in zone agricole della California (il frutteto degli Usa) all’insorgenza dell’autismo. L’aumento del rischio di autismo nel nascituro in relazione all’esposizione nel secondo e, ancor più, nel terzo trimestre di gravidanza è del 60% per le madri che risiedono a meno di 1,5 km da aree trattate con Clorpirifos. Ma di cosa stiamo parlando quando, in Trentino, viene considerata eccessiva una distanza di 50 m dalle abitazioni? In precedenza altri studi epidemiologici avevano messo in evidenza come l’esposizione in utero al Clorpirifos determini ritardo mentale e psicomotorio, disturbi comportamentali, riduzione del quoziente di intelligenza (6). A queste osservazioni fannno riscontro studi in vitro che mettono in evidenza il danno arrecato alle membrane cellulari dei neuroni da parte del Clorpirifos.

Quando di mezzo ci sono gli interferenti endocrini non ci sono dosi abbastanza basse per escludere un rischio. Due sono i fattori che fanno si che l’esposizione a dosi minime diventi pericolosa 1) le finestre temporali (fasi cruciali dello sviluppo dell’organismo che determinano una particolare suscettibilità all’esposizione agli interferenti endocrini, sia che ciò riguardi lo sviluppo cerebrale che la sfera riproduttiva), 2) l’effetto dell’ azione multipla di molecole con effetti simili (magari a dosi non rilevabili strumentalmente).

Anche il Parlamento europeo fa allarmismo?

Qualcuno potrà pensare “siete i soliti che amplificano i rischi per portare acqua ai vostri mulini”. Allora sappia cosa ha dichiarato il parlamento europeo nel 2013 a proposito degli interferenti endocrini (7) di cui riportiamo alcuni dei numerosi punti. Il PE:

1. ritiene, sulla base di una valutazione globale delle conoscenze disponibili, che il principio di precauzione, conformemente all’articolo 192, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), imponga alla Commissione e ai legislatori di adottare misure adeguate che consentano di ridurre, ove necessario, l’esposizione umana a breve e lungo termine agli interferenti endocrini, intensificando nel contempo lo sforzo di ricerca per migliorare lo stato delle conoscenze scientifiche sugli effetti degli interferenti endocrini sulla salute umana;

2.  sottolinea che il principio di precauzione si applica in un ambiente di incertezza scientifica, nel quale un rischio può essere caratterizzato solo sulla base di conoscenze imperfette, non immutabili né indiscutibili, ma nel quale è necessario agire per evitare o ridurre conseguenze potenzialmente gravi o irreversibili per la salute umana e/o l’ambiente;

3. ritiene che sia necessario attuare misure intese a proteggere la salute umanaquando si possano ragionevolmente supporre gli effetti avversi di determinate sostanze con proprietà di interferenza endocrina; sottolinea inoltre, dati gli effetti dannosi o irreversibili che possono essere causati dalle sostanze con proprietà di interferenza endocrina, che l’assenza di conoscenze precise, comprese le prove che confermano l’esistenza di nessi causali, non dovrebbe impedire che si adottino misure di protezione della salute conformemente al principio di precauzione e nel rispetto del principio di proporzionalità;

Ma il punto più importante riguarda la “scientificità” delle soglie

25. sottolinea che attualmente non esistono basi scientifiche sufficienti per fissare un valore limite sotto il quale non si manifestano effetti avversi per cui gli interferenti endocrini dovrebbero essere considerati sostanze senza “senza soglia”, e che qualsiasi esposizione a tali sostanze può comportare un rischio, a meno che il produttore non possa dimostrare scientificamente l’esistenza di una soglia, tenendo conto della maggiore sensibilità durante le finestre critiche dello sviluppo e degli effetti delle miscele.

Nessuna rilevanza tossicologica?

L’APPA del Trentino nel 2008 eseguiva un’indagine su 20 abitazioni dalla quale emergeva che nelle urine di chi vi abita si trovano “tracce minime che dal punto di vista tossicologico rivesto scarso o nullo significato” pur ammettendo la presenza di una “contaminazione indoor” (l’aumento di escrezione del TCP dopo le irrorazioni è statisticamente significativo e non può essere negato)(8).

La questione dei pesticidi pericolosi e, in particolare, del Clorpirifos etile, in Trentino rappresenta un nervo scoperto. Trentino e Melinda accreditano vicendevolmente un’immagine di naturalità che esiste solo nelle massicce campagne pubblicitarie dove i bimbi colgono le mele dagli alberi di meleti idilliaci del tempo che fu (grandi piante a vaso oggi sostituite da impianti intensivi a spalliera facilmente “spruzzabili”

In realtà, proprio come nel modello americano dove il cibo di massa delle monocolture viene “spinto” con massicci investimenti pubblicitari finalizzati alla manipolazione del consumatore, la mela del Trentino-Alto Adige è la meno pulita. Se si scorrono le relazioni annuali di Legambiente (“Pesticidi nel piatto”) si osserva invariabilmente che le mele con più residui sono quelle di Bolzano e di Trento, dove si pratica la melicoltura più intensiva. Il rapporto 2011 riferisce che in media in Italia il 46% delle mele analizzate presenta residui di più pesticidi. Il record è di Bolzano con l’88%, mentre in Trentino ci si attesta “solo” al 67%. In altre regioni alpine dove si coltivano mele le percentuali sono nettamente più basse e scendono al 38% in Piemonte e al 20% in Lombardia, Veneto e Valle d’Aosta. Peccato che le mele di queste regioni, di regola prodotte con meno trattamenti rispetto al Trentino siano schiacciate dalla concorrenza impari di Melinda. Il consumatore inconsapevole e acritico, condizionato dagli spot non chiede una mela, chiede un bollino. E quello entrato nell’immaginario collettivo è Melinda. Nonostante sia oggetto di 40 trattamenti (da confrontare con i 20 della Valtellina). Non solo in Trentino si tratta di più ma il Clorpirifos è previsto dalle norme tecniche provinciali per un più ampio spettro di trattamenti contro fitofagi come dalla seguente tabella

Norme tecniche “difesa integrata” 2014. Trattamenti con Clorpirifos etile

Trentino Lombardia Piemonte Veneto
Cocciniglia di S.Josè SI NO NO SI
Pandemis, Archips, Adoxophies. Eulia SI SI NO SI
Carpocapsa SI SI SI SI
Psille SI SI NO
Afide lanigero SI NO NO NO
Sesia SI NO

Ecotossicità

Nonostante le caratteristiche di persistenza, trasporto a lunga distanza, il Clorpirifos non è ancora stato incluso nella lista nera dei POP (persistent organic pesticides, in italiano IOP, inquinanti organici persistenti) oggetto della Convenzione di Stoccolma (9). Eppure è tra gli inquinanti più presenti nelle acque e nei ghiacci artici ed è stata dimostrata la sua presenza nelle acque e nei sedimenti e l’elevata tossicità per gli organismi e gli ecosistemi acquatici (10). Forse perché è un pesticida troppo “comodo” per farne a meno. A questo punto, considerato che le autorità internazionali e nazionali solo con grande lentezza stanno mettendo al bando il Clorpirinfos non rimane che fare appello al consumatore perché faccia pressione con la borsa della spesa.

 

Note

(1) http://www.minambiente.it/pagina/gli-interferenti-endocrini#sthash.8tw4EiuW.dpuf

(2) De Angelis S., Tassinari R., Maranghi F., Eusepi A., Di Virgilio A., Chiarotti F., Ricceri L., Venerosi Pesciolini A., Gilardi E., Moracci G., Calamandrei G., Olivieri A., Mantovani A. (2009) Developmental exposure to chlorpyrifos induces alterations in thyroid and thyroid hormone levels without other toxicity signs in cd1 mice. Toxicol Sci. 108, 2(2009):311-329.

(3) Tait S., Ricceri L., Venerosi A., Maranghi F., Mantovani A., Calamandrei G. “Long-term effects on hypothalamic neuropeptides after developmental exposure to chlorpyrifos in mice”. Environ Health Perspect. 117,1(2009):112-116.

(4) Turci R., Sturchio E., Businaro J., Casorri L., Imbriani M., Minoia C. “Interferenti endocrini. Schede monografiche 6 Clorpirifos e clorpirifos-metile” G Ital Med Lav Erg 33, 2 (2011):149-184  http://88.149.153.159/cciaa/data/docs/GIMLE%20-%20interferenti%20endocrini%20-%20clorpirifos%20e%20m.pdf

(5) Shelton J.F., Geraghty E.M., Tancredi D.J.,Delwiche L.D., Schmidt R.J., Ritz B.  Hansen L., Hertz-Picciotto I. “NeurodevelopmentalDisorders and Prenatal Residential Proximity to Agricultural Pesticides: The CHARGE Study” Environmental Health Perspectives 122, 10:(2014)1103-1109 http://ehp.niehs.nih.gov/1307044/

(6) Rauh V.A., Garfinkel R., Perera F.P., Andrews H.F., Hoepner L., Barr D.B., Whitehead R., Tang D., Whyatt R.W. “Impact of prenatal chlorpyrifos exposure on neurodevelopment in the first 3 years of life among inner-city children”. Pediatrics 118 (2006):1845-1859. Rauh V.A., Arunajadai S., Horton M., Perera F., Hoepner L., Barr D.B., Whyatt R. “Seven-year neurodevelopmental scores and prenatal exposure to chlorpyrifos, a common agricultural pesticide”. Environ Health Perspect 119, 8(2011):1196-1201.

(7) Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulla protezione della salute pubblica dagli interferenti endocrini http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2013-0090+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT

(8) Per interpretare i dati va tenuto conto che i valori di riferimento di una “popolazione generale” più attendibili sono quelli disponibili per gli Stati Uniti. . Le indagini più recenti negli Usa  realizzate tra il 1999 e il 2000 (n = 1994) e tra il 2001 e il 2002 (n = 2509), hanno evidenziato valori molto simili tra loro, oltre che una tendenza alla diminuzione dei livelli di TCP nella popolazione generale americana, con media geometrica pari rispettivamente a 1,58 e 1,73 μg/g creatinina. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Third National Report on Human Exposure to Environmental Chemicals. Atlanta (GA). 2005.

(9) http://www.trm.to.it/files/Comunicazione/ConvenzioneStoccolma.pdf

(10) http://www.pan-europe.info/News/PR/121009_Chlorpyrifos_as_POP_final.pdf

La situazione è analoga a quella europea (in Europa 47% di campioni senza residui). Sia in Usa che in Europa le autorità per la sicurezza alimentare proclamano che “non c’è pericolo per la salute” perché i superamenti dei limiti di legge sono pochi. In realtà la posizione tranquillizzante contrasta con la crescente evidenza del legame tra alcune patologie e la presenza dei pesticidi nell’ambiente.  Contrasta anche con le acquisizioni mediche circa gli effetti sulla salute dell’esposizione a dosi bassissime di pesticidi e sull’effetto cocktail. Di seguito il commento di PAN Pesticides Action Network America che mette anche i limiti metodologici del programma di monitoraggio Usa

pesticidi2

fonte: http://www.panna.org/over-half-foods-tested-us-contain-pesticides

(21.12.14) Venerdì scorso, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha pubblicato l’ultima tornata di campionamenti dei residui di pesticidi presenti negli alimenti. Alcuni dei risultati sono preoccupanti, e acquistano maggiore importanza tenendo conto delle debolezze dei protocolli di campionamento recentemente identificate da chi si occupa di controllare il governo. Inoltre, anche se i risultati possono non superare i livelli di “tolleranza”, in alcuni casi sono riconducibili a ripercussioni sulla salute e l’intelligenza dei bambini. Il gruppo di frutti e verdure dove si rinviene il maggior numero di diversi pesticidi comprende – così come nei rilevamenti più frequenti – sedano, nettarine, pesche e lamponi. Risultati preoccupanti sono stati osservati sia sui prodotti di importazione che su quelli coltivati all’interno dei confini degli Stati Uniti. Inoltre si rinvengono negli alimenti anche alcuni pesticidi che sono stati vietati negli Stati Uniti e in tutto il mondo a causa di conseguenze sulla salute. In risposta ai nuovi risultati del programma di monitoraggio dei pesticidi dell’ USDA Emily Marquez, dottore di ricerca e scienziato dello staff di Pesticide Action Network ha rilasciato la seguente dichiarazione: “La maggior parte dei campioni di alimenti conteneva un certo livello di residui di antiparassitari. Se i livelli trovati erano per lo più sotto i livelli di tolleranza stabiliti dalla US Environmental Protection Agency, per molti pesticidi l’impatto sulla salute nei bambini può verificarsi anche a livelli così bassi. Ad esempio, il test per la ricerca dei residui è stato eseguito nel caso dell’insetticida neurotossico clorpirifos in 18 diversi tipi di cibo (principalmente frutta e verdura o derivati). Solo un piccolo numero di campioni sul totale conteneva il composto chimico, ma esso è stato riscontrato in 12 sui18 tipi di alimenti testati. I residui diclorpirifos erano quasi sempre al di sotto dei livelli di tolleranza di APE; tuttavia è opportuno notare che piccole quantità di clorpirifos sono associati a conseguenze negative. Gli studi epidemiologici sui bambini esposti all’ insetticida hanno evidenziato anche a basse dosi una correlazione con il quoziente di intelligenza e effetti negativi sullo sviluppo del cervello. Nel mese di ottobre, il Government Accountability Office (GAO) ha pubblicato un rapporto che raccomanda sia alla FDA e che all’ USDA rivelare i limiti del loro monitoraggio dei residui di antiparassitari. Tra i limiti che l’USDA dovrebbe chiarire per quanto riguarda la metodologia di campionamento vi è la non rappresentatività sul piano nazionale dei campioni prelevati. A causa di queste limitazioni, il Government Accountability Office (GAO) ha riferito che “gli utenti dei dati possono fraintendere le informazioni contenute in queste relazioni e trarre conclusioni erronee sulla base dei dati.” Disporre di informazioni accurate sui residui di pesticidi nei nostri alimenti e sul loro potenziale impatto sulla salute pubblica è fondamentale. Aggiorneremo nostro database Whatsonmyfood.org con questi nuovi dati, e li analizzeremo ulteriormente. Ma nell’interesse della trasparenza pubblica l’USDA dovrebbe essere cristallino circa i limiti della sua metodologia di campionamento come specificato dal GAO, e delineare i suoi piani per correggere queste debolezze.

Somma_NO_Pest

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 21.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 8 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Le statistiche dei consumi di pesticidi Italian_pesticidesvedono l’ Italia in testa (in qualche anno superata dalla Francia che ha una superficie molto più grande). I dati sulla vendita di pesticidi (tonellate di principi attivi) forniti dalla UE (http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Agri-environmental_indicator_-_consumption_of_pesticides) vedono l’Italia superare paesi molto più grandi.

Va tenuto conto che la superficie agricola della Francia è molto più ampia di quella dell’Italia. Sulla base dei dati della Commissione UE (http://ec.europa.eu/agriculture/statistics/agricultural/2013/index_en.htm) le superfici (in milioni di ha di superficie agricola) risultano: Francia  28,9, Spagna 23,9, Germania 16,7, Polonia 14,8, Romania 14,0, Italia 13,1 Ungheria 5,3, Bulgaria 5,0, Grecia 4,1, Portogallo 3,6

Confrontando i dati più recenti che si dispongono per diversi paesi (2006) emerge come solo il Portogallo si avvicina all’uso di peticidi dell’Italia

Tabella – Confronto al 2006 tra diversi paesi europei nelle vendite di pesticidi per ha di superficie agricola

Stat_pest

Si dirà che l’Italia è il giardino d’Europa dove si concentrano le produzioni legnose (frutticoltura, olivicoltura, viticoltura) che, come si sa, ‘richiedono una copertura con fitofarmaci’ (sic) molto più elevata dei cereali e di altre coltivazioni erbacee. Quello che fa schizzare il consumo di pesticidi in Italia è il ricorso a funghicidi e insettidi usati per le coltivazioni legnose.  Però sia la Spagna che la Grecia e il Portogallo hanno consumi per ettaro più bassi (Grecia e Spagna molto più bassi).

Tabella 1 (Commissione UE) – Tonnellate di principi attivi vendute nei paesi della UE

Consumption_of_pesticides_-_Sales_of_pesticides_(tonnes_of_active_ingredient)_in_selected_countries,_2000-2008

Purtroppo il dato per la Spagna, pari a 36 mila tonnellate di principi attivi è fermo al 2001, quando l’Italia consumava 76 mila tonnellate. Confrontato alla superficie il consumo di pesticidi italiano è  1,5 kg/ha, quello italiano nello stesso anno di 5,8 kg/ha ovvero 4 volte quello spagnolo.  Una differenza abissale che non può essere giustificata né dalla rese più basse per alcune colture, né dal clima (il nord della Spagna ha un clima atlantico molto umido anche se nel complesso la Spagna ha condizioni di minore piovosità che riducono l’esigenza di funghicidi). La struttura delle due agricolture è simile con l’identica quota di cereali e una leggera prevalenza dell’Italia (in percentuale) per le coltivazioni più ‘esigenti’ in termini di ‘protezione chimica’.  Viene da concludere che in Italia al di là della proclamata qualità e sostenibilità delle produzioni agricole vi sia un orientamento ‘chimico’ molto radicato come prova il fatto che anche nell’ambito delle stese coltivazioni e condizioni climatiche vi sono – nell’ambito dell’agricoltura convenzionale – forti differenze nel numero di trattamenti. Monocoltura e ricerca di alte rese con forti concimazioni sono una delle spiegazioni del perché l’Italia è LAND OF PESTICIDES

Tabella 2 – Quota di alcune colture sulla superficie coltivata in Italia e Spagna (fonti UE)

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Interessanti per dei confronti anche le seguenti mappe della EEA (Agenzia europea per l’ambiente) riferiti al 2003 (http://www.eea.europa.eu/data-and-maps/figures/).

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Riportiamo la traduzione dell’abstract di un recente lavoro scientifico che chiarifica il ruolo dei neonicotinoidi nel CCD (colony collapse disorder) delle api.

Vanishing-of-the-BeesBulletin of Insectology 67(1):125-130, 2014 ISSN 1721-8861

L’esposizione sub-letale ai neonicotinoidi compromette la preparazione invernale delle api come preludio del Colony collapse disorder

Chensheng L U 1, Kenneth M. W ARCHOL 2 , Richard A. C ALLAHAN 3
1 Department of Environmental Health, Harvard School of Public Health, Landmark Center West, Boston, MA, USA
2 Worcester County Beekeepers Association, Northbridge, MA, USA
3 Worcester County Beekeepers Association, Holden, MA, USA

Riassunto

Il colony collapse disorder (CCD) dell’ape mellifera (Api mellifera L.), apparso nel 2005/2006, aleggia ancora in molte parti del mondo. Qui dimostriamo che l’esposizione subletale ai neonicotinoidi, imidacloprid e clothianidin, ha influenzato la preparazione per l’inverno di colonie sane, con successiva manifestazione del CCD. Abbiamo trovato che le api del gruppo di controllo e di quello trattato con neonicotinoidi hanno trascorso in modo quasi identico tutta la stagione estiva e quella autunnale e non abbiamo osservato alcun morbilità o mortalità acuta in entrambi i gruppi fino alla fine dell’inverno. Le api di sei colonie su dodici del gruppo trattato con neonicotinoidi hanno abbandonato i loro alveari, e sono poi morte con sintomatologia simile al CCD. Un fenomeno opposto è stato invece riscontrato nelle colonie di controllo nelle quali, invece dell’ abbandono, si è verificato un rapido ripolamento con nuove api emergenti. Solo una delle sei colonie di controllo è andata persa a causa di un’infezione di tipo Nosema. Le osservazioni ricavate da questo studio possono contribuire al chiarimento dei meccanismi mediante i quali l’esposizione sub-letale a neonicotinoidi causa la sparizione delle api mellifere dai loro alveari.

Bulletin of Insectology 67(1):125-130, 2014 ISSN 1721-8861
Sub-lethal exposure to neonicotinoids impaired honey bees winterization before proceeding to colony collapse disorder
Chensheng L U 1, Kenneth M. W ARCHOL 2 , Richard A. C ALLAHAN 3
1 Department of Environmental Health, Harvard School of Public Health, Landmark Center West, Boston, MA, USA
2 Worcester County Beekeepers Association, Northbridge, MA, USA
3 Worcester County Beekeepers Association, Holden, MA, USA
Abstract

Honey bee (Apis mellifera L.) colony collapse disorder (CCD) that appeared in 2005/2006 still lingers in many parts of the world. Here we show that sublethal exposure of neonicotinoids, imidacloprid or clothianidin, affected the winterization of healthy colonies that subsequently leads to CCD. We found honey bees in both control and neonicotinoid treated groups progressed almost identically through the summer and fall seasons and observed no acute morbidity or mortality in either group until the end of winter. Bees from six of the twelve neonicotinoid treated colonies had abandoned their hives, and were eventually dead with symptoms resembling CCD. However, we observed a complete opposite phenomenon in the control colonies in which instead of abandonment, they were repopulated quickly with new emerging bees. Only one of the six control colonies was lost due to Nosema like infection. The observations from this study may help to elucidate the mechanisms by which sub lethal neonicotinoids exposure caused honey bees to vanish from their hives

“No alla chimica in agricoltura. Vietiamo i pesticidi nel Salento”

Dalla Val Venosta al Salento circola un nuovo amore per la terra, la consapevolezza che l’orlo del baratro è vicino, che il livello di contaminazione è al livello di guardia. La consapevolezza che si deve agire dal basso, nel senso non solo del movimento politico spontaneo ma anche nel senso di ritorno alla terra e ai suoi valori con amore, umiltà, semplicità ma ferma determinazione e orientamento etico.

girolomoni

Mentre la moria delle api continua anche se passata sotto silenzio e continuano ad accumularsi le prove epidemiologiche del legame tra pesticidi e gravi patologie, l’ISPRA anno dopo anno registra la presenza sempre più diffusa di pesticidi nelle acque superficiali e profonde (anche oltre i limiti di legge),  l’EFSA, che dovrebbe tutelare la sicurezza alimentare proclama che i pesticidi non rappresentano un problema per la salute. L’EFSA come tutte le altre agenzie  è un ente politico condizionato dal potere delle multinazionali.

Così si diffondono le iniziative per bandire o quantomeno limitare i pesticidi a livello locale. Oggi 27 dicembre a Castiglione d’Otranto nel Salento ai comuni verrà consegnata la petizione già sottoscritta da 2 mila cittadini che chiede «di inibire l’uso di fitofarmaci chimici, in particolar modo di quelli classificati come “tossici”, “molto tossici” e “nocivi”, e di regolamentare in maniera restrittiva l’utilizzo di quelli catalogati come “irritanti” e “non classificati” e dei fertilizzanti sintetici». L’iniziativa è promossa, tra gli altri dalla Casa dell’agricolture Tullia e Gino che ricorda il pioniere dell’agricoltura bio Gino Girolomoni e la moglie prematuramente scomparsi.

Dalla Val Venosta alle colline marchigiane al Salento: ambienti e sistemi agricoli diversissimi ma la voglia di salvare la terra è la stessa

fonte: http://www.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=24059&id_rub=130

“Lo spirito del grano” nel segno della prima petizione italiana contro i pesticidi

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Lecce (26.12.2014)

Domani a Castiglione d’Otranto torna per il terzo anno consecutivo l’appuntamento dedicato all’agricoltura sostenibile e al vivere sano. Quest’anno, è abbinato alla consegna agli enti locali della prima petizione contro i pesticidi.
È la manifestazione natalizia dedicata ai temi dell’agricoltura sostenibile e del vivere sano, la sorella invernale della Notte Verde di fine agosto: per il terzo anno consecutivo, torna “Lo Spirito del grano”, a Castiglione d’Otranto, domani, sabato 27 dicembre, a partire dalle 18.30, in piazza della Libertà.

L’evento è curato dall’associazione Casa delle Agriculture Tullia e Gino e dal Comitato Notte Verde, con il patrocinio del Comune di Andrano. Quest’anno, è abbinato alla consegna agli enti locali della prima petizione italiana contro l’agrochimica,“No alla chimica in agricoltura. Vietiamo i pesticidi nel Salento”.

Lo scorso 1° dicembre, infatti, la raccolta firme è stata ufficialmente affidata al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, con relativa cerimonia a Bari. Ora, è tempo di incalzare le istituzioni più prossime al territorio, perché i 2051 “no” si trasformino in atti concreti.

Si inizia alle 18.30 con i dialoghi che si terranno nell’antica cappella dell’Annunziata. Il tema della tavola rotonda riguarda l’impegno delle comunità e degli enti locali verso una svolta naturale da imprimere all’agricoltura salentina. Converseranno Isidoro Colluto, attivista di Casa delle Agriculture; Mario Accoto, sindaco di Andrano; Francesco Minonne, componente del Comitato di Gestione del Parco regionale Otranto-S.M.di Leuca-Bosco di Tricase; Gabriele Petracca, presidente del Gal Terra d’Otranto, e Giulio Sparascio, vicepresidente del Gal Capo di Leuca. A seguire, il “Mercato Comune dei Frutti Minori”, il mercatino di prodotti rigorosamente naturali di aziende locali: ortaggi, olio, salumi, vino, formaggi, miele, salsa, frise e farine. Spazio anche all’artigianato e alla gastronomia con “Puteche aperte: vino e pezzetti”. Infine, il viaggio musicale tra le canzoni popolari del Sud Italia, “Canti e Cunti” di Alice Rolli.

Perché “Lo Spirito del grano”. Dopo l’incontro con la regista Cecilia Mangini durante la scorsa edizione e dopo la pubblicazione del documentario che porta lo stesso nome, a firma di tre attivisti locali (Donato Nuzzo, Fulvio Rifuggio e Isidoro Colluto), “Lo Spirito del grano” prosegue il suo percorso di passione per la terra e ricerca dei ritmi naturali legati alle pratiche agricole. Non è un caso che venga riproposto a Castiglione d’Otranto, comunità che sta investendo su un modello di crescita collettiva attraverso il ritorno alla terra: Casa delle agricUlture Tullia e Gino porta avanti da anni la riconversione organica dei terreni abbandonati e ceduti in comodato d’uso gratuito da anziani, vedove, emigranti. Una nuova forma di economia, ma anche una tutela del territorio attraverso buone pratiche.

La petizione, anciata il 9 giugno 2013, è la prima in Italia contro l’agrochimica e ha macinato oltre duemila sottoscrizioni, il doppio dell’obiettivo prefissato. Si chiede «di inibire l’uso di fitofarmaci chimici, in particolar modo di quelli classificati come “tossici”, “molto tossici” e “nocivi”, e di regolamentare in maniera restrittiva l’utilizzo di quelli catalogati come “irritanti” e “non classificati” e dei fertilizzanti sintetici». I danni provocati alla salute e all’ambiente dall’uso di questi prodotti sono stati più volte certificati dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’Ispra.

“Ora – dicono i membri di Casa delle Agriculture Tullia e Gino – chiediamo che i Comuni, i nostri Gal, il Parco Otranto-Leuca e la Provincia di Lecce diano vita, già da gennaio, ad un tavolo tecnico finalizzato a stilare le delibere che limitino l’utilizzo scriteriato dei pesticidi. Non è utopia. A settembre, Malles Venosta è divenuto il primo Comune ‘zero pesticidi’ d’Italia, proprio nel cuore delle valli delle mele quasi sempre trattate con prodotti chimici”.