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Ennesima conferma: le mele sono la frutta più contaminata. Per via dei numerosi trattamenti cui sono sottoposti i meleti intensivi e della scarsa resistenza delle varietà “gradite al mercato” (in realtà imposte dalla filiera)

FONTE: http://www.repubblica.it/ambiente/2015/10/21/news/greenpeace_ci_sono_pesticidi_nell_83_delle_mele_biologiche_-125588830/

Le analisi sui campioni europei hanno permesso di individuare 39 tipi diversi di sostanze tossiche, potenzialmente dannose anche per la salute umana. Solo il 17% delle mele convenzionali testate è risultata priva di residui rilevabili. Agrofarma: gli ultimi report del ministero dice il contrario

UNA mela al giorno toglie il medico di torno. Oppure, nel caso in cui contenga pesticidi pericolosi, il medico ce lo fa chiamare di corsa. Greenpeace pubblica oggi i risultati di un’analisi sulle mele acquistati nei supermercati di 11 paesi europei,Italia compresa. Mentre i test sulle mele biologiche non hanno evidenziato tracce di pesticidi, ben l’83% delle mele prodotte in modo convenzionale sono risultate contaminate da residui di pesticidi, e nel 60% di questi campioni sono state trovate due o più sostanze chimiche. Metà dei pesticidi rilevati hanno effetti tossici noti per organismi acquatici come i pesci, ma anche per le api e altri insetti utili. Molte di queste sostanze chimiche, inoltre, sono bioaccumulabili, hanno impatti negativi sulla riproduzione o altre proprietà pericolose. Infine, a causa dell’incompletezza di dati e conoscenze disponibili soprattutto sugli effetti di residui multipli, non si possono escludere rischi per la salute umana.

Greenpeace ha analizzato 126 campioni di mele, di cui 109 prodotte convenzionalmente, le rimanenti provenienti da coltivazioni biologiche. Le mele sono state acquistate in 23 catene di supermercati e analizzate in un laboratorio indipendente per verificare la presenza di un’ampia gamma di residui di pesticidi. In Italia le mele sono state acquistate presso le catene Auchan, Carrefour, Lidl e un campione di mele biologiche presso Naturasì. Nella maggior parte dei campioni era presente almeno il residuo di un pesticida: in un campione acquistato presso Lidl sono stati trovati residui di tre pesticidi. La sostanza trovata più frequentemente è il “thpi”, un metabolita del fungicida captano. Greenpeace chiede ai supermercati di abbandonare l’uso di pesticidi pericolosi nella produzione ortofrutticola, incentivando gli agricoltori a preferire pratiche di coltivazione sostenibili.

“Dai campi al piatto, i pesticidi chimici sono una presenza troppo frequente nei nostri alimenti”, dice Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace, “anche se tutti i residui individuati rientrano nei limiti stabiliti dalle normative, la varietà di sostanze chimiche trovate mostra che nelle coltivazioni convenzionali è pratica comune irrorare i meleti con applicazioni multiple di pesticidi. Tutto questo, insieme alla scarsa conoscenza dei possibili impatti dei ‘cocktail di pesticidi’ sull’ambiente e sulla salute, è fonte di grande preoccupazione. Inoltre non è accettabile che gli agricoltori e le loro famiglie debbano sopportare il carico tossico di questo fallimentare sistema di agricoltura industriale”. Nel complesso, le analisi sui campioni europei hanno permesso di individuare 39 tipi diversi di pesticidi. Solo il 17% delle mele convenzionali testate è risultata priva di residui rilevabili. Alcuni di questi pesticidi sono considerati altamente persistenti e potenzialmente bioaccumulabili: ciò significa che, una volta rilasciati nell’ambiente, si degradano lentamente e possono risalire la catena alimentare accumulandosi in un’ampia varietà di organismi viventi, finendo così per danneggiare l’intero ecosistema.

Le mele analizzate sono state prodotte in Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Slovacchia, Spagna e Svizzera, e vendute nei supermercati dei rispettivi Paesi d’origine. “I supermercati devono interrompere questa dipendenza da sostanze tossiche e incoraggiare una progressiva riduzione dei pesticidi nella produzione convenzionale di mele, a partire dai pesticidi più pericolosi, fino alla loro completa eliminazione. I consumatori non vogliono essere responsabili inconsapevoli del degrado dei nostri ecosistemi e i supermercati devono assumersi la responsabilità di ampliare l’offerta di mele coltivate con tecniche che non necessitano di pesticidi, incentivando gli agricoltori ad adottare pratiche di coltivazione ecologiche”, conclude Ferrario. Lo studio conferma i risultati dell’analisi su campioni di acqua e suolo prelevati all’inizio dell’anno nei meleti europei, che avevano rilevato la presenza di numerose miscele di pesticidi.

La replica di Agrofarma. L’Associazione nazionale imprese agrofarmaci (Federchimica) precisa che le analisi cui fa riferimento Greenpeace non si riferiscono ai controlli di alcuna autorità designata come competente in materia. Le autorità competenti, Ministero della Salute in Italia ed EFSA in Europa, negli ultimi report pubblicati di recente hanno, al contrario, ribadito gli alti standard di sicurezza alimentare perseguiti sul nostro territorio e che pongono l’Italia tra i leader globali rispetto al tema”. “Nel suo report – continua Agrofarma – il ministero ricorda inoltre che il superamento occasionale di un limite legale non comporta un pericolo per la salute. Gli eventuali residui di fitofarmaci rilevati, infatti, rappresentano una percentuale molto inferiore rispetto al livello di guardia preso

come riferimento per assicurare la qualità igienico-sanitaria degli alimenti. I dati riportati evidenziano gli elevati standard di regolarità dei cibi che arrivano sulle nostre tavole, rassicurando dunque gli italiani sulla sicurezza di ciò che mangiano”.

(27.09.14) Laura Zanetti e Adriano Rizzoli hanno intervistato Johannes Fragner-Unterpertinger, farmacista e portavoce del Comitato promotore per un Comune di Malles libero da pesticidi. Uno stimolo per organizzare iniziative in altri comuni e in altre regioni

Malles, 11 settembre 2014

Sì, il felice risultato referendario di Malles che con ben il 75,68% degli aventi diritto al voto ha detto no ai pesticidi chimici in alta Val Venosta è per l’Europa tutta una grande lezione di civiltà arrivata da parte di un popolo che, tra non poche insidie, ha saputo autodeterminarsi a difesa della propria salute.

Una lezione che ci riporta ad un lontano 1989 quando il ricercatore austriaco Manfred Hoffman, approdato a Trento per quel propositivo Convegno Salute – Ambiente – Agricoltura: una politica per il futuro, rivolgendosi ai giovani pionieri della bio-agricoltura li invitata a reagire alle convenienze arroganti: “Abbiate la forza di non credere a chi vi vuol scoraggiare perché, prima o poi, la vostra sarà una strada obbligata”. Concludendo poi il suo intervento con un monito per i politici trentini: “Sappiate leggere nel libro della natura, abbiamo ancora del tempo utile per cambiare rotta prima che il degrado sia irreversibile”.

Gli aveva fatto eco l’economista Othmar Selbert: “Vi è in area alpina la necessità di passare da una coltura intensiva a quella estensiva differenziata, legando la politica dei redditi non al mercato, ma al ruolo complessivo dell’agricoltura di montagna che produce, conserva, tramanda, premiando chi opera ecologicamente, tassando chi opera intensivamente, sull’esempio della civilissima Danimarca”.

25 anni dopo quel convegno, la bella tappa di Malles è un’incontestabile svolta politica con la quale il Bauernbund, la potente Coldiretti altoatesina, dovrà fare i conti, si spera non solo in alta Val Venosta. In Austria Gerhard Mumelter, corrispondente del quotidiano austriaco Der Standard scrive infatti: ”Molti considerano il referendum di Malles un punto di svolta per l’agricoltura dell’arco alpino”.

Siamo saliti a Malles, capoluogo di 10 frazioni, per incontrare Johannes Fragner-Unterpertinger, farmacista e portavoce del Comitato promotore per un Comune di Malles libero da pesticidi, che in avvio di intervista esordisce così: “Abbiamo tenuto fuori tutti i partiti politici. Non abbiamo voluto farci strumentalizzare da nessuno“.

 

D: dott. Fragner quando è nato il “Comitato” e perché?

R: è una storia lunga dieci anni. Fino al 2004 quassù non c’era quasi nessun tipo di coltura intensiva. Qui la vocazione agricola era prevalentemente zootecnica, tutto era biologico senza necessità di essere certificato.

 

D: quindi anche l’alta Val Venosta viene aggredita dal green business?

R: tutto nasce dal fatto che qui non esiste la cultura del maso chiuso ma quella tipicamente alemannica (come nei Grigioni della Svizzera) dove ogni componente familiare ha pari diritti su eventuali eredità. Nel tempo quindi numerosi frazionamenti che si erano venuti a creare, sono stati acquistati dai ricchi colonizzatori di mele coltivate con mezzi convenzionali, senza rispettare le norme contro le derive da pesticidi che in questo territorio sono particolarmente insidiose per via di una costante tramontana che porta ovunque gli aerosol chimici.

 

 

D: i proprietari di stalle sono state i primi a ribellarsi a questo cambio economico, ad aderire con entusiasmo alle vostre decisioni? È così?

R: si, sono stati la nostra grande forza perché coscienti che colonizzare la montagna con mele “chimiche” significava penalizzare i prati permanenti e quindi tutto il comparto zootecnico. Coscienza che è poi diventata certezza quando sono arrivati i primi risultati di un’indagine condotta sul fieno a nostre spese: i valori di certi pesticidi come il “Captan” si aggiravano su 0,4-0,6 mg/kg di foraggio, quando in bioagricoltura è ammesso al massimo lo 0,01 mg/kg.

Diciamo che siamo un ottimo gruppo di lavoro, dai contadini ai medici, dai lavoratori agli artigiani, dalla gioventù alle mamme preoccupate perché i loro bambini sono esposti sia attraverso l’apparato respiratorio sia con quello transdermale, frequentando il parco giochi o gli spazi esterni alla scuola dove giocano nell’erba. E non ultimo il comune cittadino che recandosi, in caso di bisogno, al Centro di Fertilizzazione di Brunico, si vede rifiutato il programma di fertilizzazione se non dopo tre mesi dalla fine dei trattamenti con pesticidi.

Sottolineo pesticidi e non fitofarmaci; la valeriana, il luppolo, la passiflora ecc., questi sono fitofarmaci perché vengono usati sull’uomo per guarire o per stare meglio o per rimanere sani.

 

D: avete quindi iniziato un percorso informativo e formativo per sensibilizzare le persone contro un sempre più concertato assalto alla salute della vostra terra. Come vi siete organizzati?

R: stiamo lavorando sodo da più di quattro anni. Il 25 marzo del 2013 sono stato eletto portavoce del Comitato promotore costituitosi nel 2012 nella sala della Biblioteca Civica di Malles, chiamando a raccolta tutta la cittadinanza e le associazioni presenti in zona. Ma sia chiaro: io sono solo la faccia di un forte gruppo che sta lavorando con tenacia, che vuole fortemente ciò in cui crede. Assieme a tutti gli aderenti abbiamo finora organizzato 12 incontri, principalmente presso la Casa della Cultura di Malles ma anche in altri luoghi: per esempio nell’aprile del 2013 con il prof. Hermann Kruse, famoso tossicologo germanico di Kiel sulla tossicità dei pesticidi.

D : il 2013 è anche l’anno dell’ormai famoso “Manifesto per la difesa della salute“?

R: sì, il 30 luglio del 2013 abbiamo firmato ufficialmente (nell’albergo Orso Grigio di Malles) il nostro “Manifesto” firmato da medici, veterinari, biologi, pediatri, farmacisti e dentisti dell’alta Val Venosta per il diritto alla salute, come recita l’art 32 della Costituzione e per un corretto utilizzo di terra, acqua e aria, la cui premessa recita: “Noi consideriamo la proprietà dei singoli come intangibile e ciascuno, rispettando la legge, può fare quello che vuole sul suo terreno, ma precisamente sul suo terreno non su quello del vicino, e proprio per niente sul terreno di una intera comunità. Deve valere per tutti il vecchio principio giuridico che la libertà del singolo trova i suoi confini nel diritto dei vicini… Esprimiamo con questo manifesto la nostra grande preoccupazione per la nostra salute e chiediamo con questa sottoscrizione ai sindaci dei vari comuni dell’alta Val Venosta e del Sudtirolo di promuovere pratiche agricole alternative fino al divieto dell’utilizzo di pesticidi in particolare nelle piane di Malles.”

 

D: nel maggio 2009 diviene sindaco Ulrich Veith, la cui candidatura viene fortemente sostenuta dalla popolazione.

R: Ulrich Veith da subito si attiva per formare un gruppo di lavoro per la rielaborazione dello Statuto Comunale. Viene anche istituita una Commissione di esperti e giuristi per fornire supporto ai casi in cui qualche gruppo possa richiedere un “Referendum popolare”. Questa commissione dovrà poi pronunciarsi sulla legittimità o meno della nostra richiesta, andare cioè ad un referendum popolare che si pronunci contro l’utilizzo di pesticidi ed erbicidi chimico-sintetici.

Il 26 agosto 2013 c’è la consegna “solenne” al Comune di Malles della richiesta di poter iniziare la raccolta delle firme per poter indire il referendum popolare. Il successivo 5 dicembre, quale portavoce del comitato, avevo potuto prendere la parola per 20 minuti davanti alla commissione comunale formata dai dottori Marion Markart, Christoph Gogele e Martin Fischer, che alle ore 18 di un giorno importante danno il loro assenso.

Da quel giorno si poteva cominciare a raccogliere le firme. Per il Comune di Malles quelle necessarie erano circa 300, da consegnare entro 3 mesi. Già dopo un mese avevamo superato le 500 firme e alla fine dei tre eravamo ad 800. E con le firme necessarie raccolte (vistate, timbrate, convalidate), il sindaco del Comune di Malles ha indetto il referendum popolare.

D: nello stesso periodo comincia una guerra strisciante da parte dell’altro fronte che comunque non vi ha fatto retrocedere.

R: sono cominciate le aggressioni verbali, i danni ai giardini, perfino alle tombe di famiglia e le diffamazioni. Tutto è stato segnalato ai carabinieri che ci hanno tutelato anche con pattuglie notturne. Un gruppo di avvocati era stato incaricato, invano, di impugnare la legittimità della consultazione popolare.

 

D: in tutto questo percorso avete avuto la solidarietà di cittadini ed altre associazioni?

R: a febbraio di quest’anno abbiamo organizzato una serata, invitando come relatore il Dr. Helmuth Burtscher, tossicologo di Vienna e il sindaco di Malosco Adriano Marini. In quell’occasione erano presenti anche, come relatori, gli amici del Comitato per la Salute della Val di Non che lottano da anni per la stessa nostra causa. La loro testimonianza è stata importante. Sì, se da una parte è stata durissima dall’altra abbiamo avuto molto aiuto, molta solidarietà: dai nostri contadini autoctoni anzitutto, come ho già avuto modo di dire, ma anche dalla Chiesa, penso all’Abate di Monte Maria che ha coraggiosamente esposto il nostro slogan (sul recinto dei suoi campi), da Hollawint, associazione formata da un gruppo di donne con bambini, che si sono adoperate per imbucare in tutte le frazioni di Malles il Manifesto e tutto il materiale informativo.

 

D: “scegli un futuro sano” è stato il motto del vostro Referendum.

R: abbiamo scelto un messaggio positivo e semplice: VOTA SÌ AL REFERENDUM: Sì all’allevamento all’agricoltura all’orticoltura alla piccola fruttaalla frutticoltura, PERÒ senza l’utilizzo di pesticidi e di erbicidi chimico sintetici molto velenosi, velenosi, dannosi per la salute e per l’ambiente.

 

D: a determinare la vittoria c’è stato una condizione nuova ed unica nel suo genere dettata da una scelta politica coraggiosa. Ce la vuole raccontare?

R: la popolazione non ha votato in uno o due giorni ma durante ben due settimane: dal 22 agosto al 5 settembre, 24 ore su 24, grazie ad una fessura di metallo creata appositamente nel portale del Municipio e collegata con un raccoglitore interno. Ma ha potuto anche spedire per via postale una doppia busta contenente la scheda elettorale.

Una vittoria che è lezione di civiltà: il 75,68% ha detto di SÌ (il 69% della popolazione è andato a votare!), e tutto questo contro una guerra vergognosa e bestiale di Coldiretti, dei consiglieri provinciali della Val Venosta e di un sacco di altra gente più o meno potente ed influente.

 

D: ora cosa succederà nei fatti?

R: nella prossima seduta della Giunta, a fine mese, c’è l’obbligo di inserire questo risultato nel nostro Statuto comunale. Tutto quanto però si attuerà solo nell`ambito delle legge vigenti, e delle norme nazionali ed europee.

Però con certe sentenze, come ad esempio quella a favore del comune di Malosco (che è già riuscito a bandire i pesticidi molto tossici e tossici), con certe esperienze come il Comune di Vallarsa ed altri, speriamo di riuscire, nell’arco dei prossimi anni, ad arrivare ad un comune di Malles non solo libero dai pesticidi ma anche a dare degli impulsi fondamentali per l’economia di Malles e in generale di tutta l’alta Val Venosta. Sarà una via molto ardua e dura, perché la Coldiretti e una bella fetta dei soliti politici non accettano questo risultato altamente democratico. Ci stanno già facendo la guerra e temo che finiremo nei meandri dei tribunali.

Termino con la frase di Georg Mair, redattore del settimanale sudtirolese “ff” che scrive, riferendosi ai continui attacchi: “Il popolo si merita più rispetto.”