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Più OGM = più pesticidi = più cancro (comunque la si metta)

Una bella rivincita per lo scienziato Seralini, messo alla gogna dell’establishment scientifico legato al carro delle multinazionali (ma anche per tanti altri che hanno subito dure conseguenze per aver denunciato, sulla base dei propri studi) la pericolosità del Glifosate.  L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, subito contestata duramente dalla Monsanto, ha inserito il Glifosate nell’elenco dei probabili cancerogeni. Una valutazione che segna un punto di svolta nella lunga storia di un pesticida che più di ogni altro ha visto il sistema dell’agricoltura chimica e delle multinazionali che controllano sementi, pesticidi, ogm, commercio internazionale delle commodities agricole insorgere contro ricercatori, agenzie, associazioni che mettevano sotto accusa il Glifosate sulla base di indagini epidemiologici e di studi sperimentali.

Questa volta la Monsanto si trova a tentare di contraddire un’agenzia internazionale molto accreditata, non singoli ricercatori coraggiosi o movimenti per la salute e l’agricoltura pulita. Per i governi sarà difficile ignorare la presa di posizione dello Iarc.

Va tenuto conto che il Glifosate non è sotto accisa solo per la “probabile” cancerogenità ma è stato associato all’autismo, indicato come interferente endocrino, killer della flora intestinale utile,  agente di modificazioni del Dna e di tare genetiche.

L’uso del Glifosate è cresciuto epsonenzialmente con l’utilizzo degli Ogm, venduti dai servi delle multinazionali come uno strumento per ridurre l’uso dei “fitofarmaci” in agricoltura. Dal momento che buona parte degli Ogm che hanno avuto applicazione su larga scala sono legati alla resistenza al Glifosate essi inducono a diserbare abbondantemente. In più inducendo, per fenomeni di impollinazione incrociata, la resistenza al Glifosate nelle malerbe si è causato un tendenziale aumento delle dosi di pesticida necessarie a controllarle. Un affare per la Monsanto e per chi scommette su un pianeta avvelenato per specularci sopra.

Monsanto

fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2015/03/25/news/_quel_pesticida_e_un_probabile_cancerogeno_e_battaglia_tra_iarc_e_il_produttore_della_sostanza-110424637/

“Quel pesticida è un probabile cancerogeno”: è battaglia tra Iarc e Monsanto, produttore della sostanza

Utilizzato in 750 prodotti per l’agricoltura, per l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione l’erbicida potrebbe essere pericoloso. Ma Monsanto, la multinazionale che lo distribuisce, smentisce. Intanto gli agricoltori biologici chiedono la messa al bando

Antonio Cianciullo

ROMA (25.03.15) – Il glifosato, meglio noto con il nome di battaglia Roundup, è un “probabile cancerogeno” come afferma lo Iarc (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione) o è un erbicida non pericoloso per gli esseri umani, come sostiene la multinazionale che lo produce, la Monsanto? Lo scontro tra il colosso della chimica e il prestigioso istituto di ricerca è diventato incandescente quando lo Iarc ha reso noto il giudizio maturato su cinquepesticidi. Il glifosato e gli insetticidi malathion e diazinon sono stati classificati come “probabili cancerogeni” anche se “le prove sono limitate”. Mentre gli insetticidi tetrachlorvinphos et parathion sono stati considerati solo “possibili cancerogeni”.

Dei cinque prodotti indagati, quello con le vendite di gran lunga più importanti è il glisofato: è utilizzato in 750 prodotti per l’agricoltura e ha conosciuto un boom correlato con le piante ogm che hanno incorporato la resistenza a questo erbicida. È usato anche nei giardini. Secondo lo Iarc questa sostanza si può ritrovare nell’acqua, nell’aria e nei cibi, causando un’esposizione della popolazione nelle aree più vicine ai luoghi in cui viene utilizzato, anche se i livelli di esposizione osservati sono “generalmente bassi”. Il rischio ipotizzato è il linfoma non Hodgkin, una forma di tumore del sangue.

Lo Iarc precisa che il suo giudizio non ha valore legale: “Spetta ai governi e agli altri organismi internazionali emanare regolamenti e leggi a tutela della salute pubblica”. Ma certo il peso del suo giudizio è consistente. E la risposta della Monsanto è stata molto dura. “Il processo decisionale dello Iarc non è trasparente, la decisione è irresponsabile e potrebbe causare confusione sul tema molto importante della sicurezza”, ha dichiarato Robb Fraley, Chief Technology Officer della multinazionale americana. E Philip Miller, vicepresidente della Monsanto, ha aggiunto: “Lo Iarc ha volutamente scelto di ignorare dozzine di studi che supportano il giudizio di non pericolosità per il glifosato”.

“Per noi le valutazioni dello Iarc sono valide perché elaborate con metodo rigoroso e perché valutano studi indipendenti e pubblicati nella letteratura scientifica: quindi vanno tenute nella massima considerazione dalle autorità regolatorie”, ribatte Roberto Bertollini, direttore di ricerca dell’ufficio europeo dell’Oms. “Ciò non toglie che ulteriori studi siano benvenuti”.

Ma le associazioni dei consumatori e degli agricoltori sono già passate all’offensiva. In Francia Générations futures ha espresso soddisfazione per il giudizio dello Iarc. E il presidente di Aiab Vincenzo Vizioli ha chiesto che “l’Italia e l’Unione Europea considerino immediatamente le misure necessarie per proteggere agricoltori e consumatori dal glifosato. Che faccia male alla salute dell’uomo e dell’ambiente, che si accumuli nei cibi e nell’acqua, lo sappiamo da anni e da anni combattiamo contro questo e gli altri pesticidi, spacciati per innocui”. Anche Chiara Braga, responsabile ambiente della segreteria del Pd, ha aderito alla proposta di messa al bando del glifosato annunciando un’interrogazione parlamentare al ministro delle Politiche agricole.

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La Cooperativa Gamma5  (via Antoniana 66, Campodarsego, PD) a marzo ha intervistato in diretta dall’Argentina la dott.ssa María del Carmen Seveso sul tema dei pesticidi e degli Ogm

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TRADUZIONE DI ALEJANDRA  RADIOASCOLTATRICE DI VICENZA 

Atucà e Luca in collegamento con la dott.ssa María del Carmen Seveso, dall’Argentina.

A: In nome della radio, un ringraziamento particolare alla Dottoressa María del Carmen Seveso. So molto bene che voi, un gruppo di professionisti della salute, di medici totalmente capacitati a fare delle statistiche in riferimento alla problematica referente agli agrotossici vi trovate in una situazione molto complessa. Geograficamente si tratta della zona nord-est dell’Argentina, nelle vicinanze delle piantagioni di riso e soia.  Qual’è il problema che in questo momento è tanto pesante e crea tanto disturbo, dottoressa Maria? Mi riferisco in particolar modo alla situazione dei bambini nelle scuole, e delle persone in generale.

M: Prima di tutto voglio chiarire che non siamo un gruppo di medici, a dire il vero siamo pochi medici che ci stiamo interessando a questa problematica. In generale invece nei Servizi di Salute, ti posso assicurare almeno per il Chaco, e pure nel resto del paese, c’è come una contraddizione: alcuni  riconoscono il problema ma quando devono scrivere non lo scrivono.

Il punto è che la maggioranza sembra ignorare, soprattutto a livello della comunità scientifica e delle autorità sanitarie, oppure negano e squalificano quello che noi diciamo, tra l’altro senza argomentazioni, cosa che noi sì ne abbiamo. Inoltre noi abitiamo in questi posti e vediamo quello che sta succedendo, lo soffriamo sulla nostra pelle, vediamo i nostri pazienti, e in più vediamo quello che succede intorno a noi, nell’ambiente.

Il problema inizia con la soia transgenica negli anni 90 del secolo scorso. La soia coprì tutti i campi seminati, almeno nella provincia del Chaco, portando all’intero disboscamento della regione, per l’elevato rendimento che questa produceva…

A: Il disboscamento e la totale rottura del ecosistema, nella selva chaqueña…

M: Sì. A tutto questo si cominciò a aggiungere un’altro problema. Diciassette anni fa si costruì a 35 Km di Presidente Roque Saenz Peña (che è dove abito io) e a ridosso della Strada statale 26, nel paesino di Avia Terrai, la ditta sementiera “Genética Mandiyu”, a meno di un km del paese.

A: Quale ironia, mettere un nome guaraní alla dita che produce questo seme velenoso che praticamente uccide l’indio, il nativo di queste terre… Grazie, Dott.ssa Maria, vada avanti, la prego.

M: Sì, è una joint venture della Monsanto. La Genetica Mandiyu è la produttrice di semi di cotone transgenico più grande dell’Argentina.

A: Aggiungo che l’Argentina ha una estensione 10 volte più grande che l’Italia, quindi là le coltivazioni sono molto estese.

M: Dopo si aggiungono, contemporaneamente o un po’ dopo, i semi di mais transgenico, che si producono in altri posti del paese. La più grande semina di transgenici nell’Argentina fu nel periodo 2011-2012, arrivando a 23.700.000 di ettari nel paese. In quello stesso anno si utilizzarono 370 milioni di litri/kg di agrotossici, includendoli tutti (a differenza di 10-15 anni prima, quando si usavano circa 30 milioni di litri di agrotossici nel paese).

A: Quale tipo di agrotossico viene usato?

M: Tutti i possibili, quelli dei quali abbiamo conoscenza perché abbiamo visto le ricevute di vendita ai produttori. Sono fondamentalmente il glifosato, con tutti i componenti  surfattanti che si trovano nelle formule con nome commerciale, per es. il Roundup di Monsanto.

Ci sono 300 formule o anche di più che si stanno utilizzando nella regione. Fino a poco tempo fa (e non mi risulta che questo uso sia stata interrotto) si usava l’Endosulfan della Bayer, che è un organoclorurato. Gli organoclorurati sono composti organici biopersistenti (si, biomagnificano), cioè perdurano, non se ne vanno da qualsiasi sistema si tratti, sia questo un essere vivente oppure l’acqua, la terra.  Il Convegno di Stoccolma proibì l’Endosulfan, e i paesi aderenti non devono utilizzare questo prodotto o simili, eppure nell’Argentina si continuò a utilizzare. È un prodotto altamente tossico che produce, nell’intossicazione acuta, alterazioni di tutto il sistema. Si arriva al coma e alla morte precedute da convulsioni, insufficienza renale, insufficienza  epatica, shock. Dall’altra parte, nella sua forma cronica vediamo che cominciano a comparire epilessia in adulti, convulsioni…

A: Fa venire i brividi quello che sta dicendo, Dottoressa Maria. L’utilizzo di questo agrotossico è una forma dissimulata di ammazzare… (Atucà prosegue il suo lavoro di traduzione simultanea)

M: Farò una rapida menzione dei prodotti, dopodiché chi è interessato li può cercare e informarsi, perché sono tantissimi. Si usano organofosforati come il cloropirifos, metamidofos, dimetoato, ecc. che si associano alle tante altre formule, ai tanti altri nomi commerciali. Dopo abbiamo i piretroidi, che sebbene ci fossero già in natura sono stati manipolati per fare sì che siano persistenti, molto più tossici. Anche questi (d’altronde tutti) provocano alterazioni neurologiche, danneggiano il sistema nervoso centrale e periferico, e tutti producono (anche gli erbicidi) una  perturbazione endocrina, cioè occupano recettori che sono occupati abitualmente per un sistema molto fine e molto bene organizzato (come qualsiasi organismo vivente), dove per ogni trasmettitore c’è un recettore, sia questo enzimatico, ormonale, nervoso.

A: Come è riuscita a trovare tutto questo nelle persone? Quali sono le statistiche attuali di questa situazione?

M: Io ho menzionato come erbicida il glifosato ma si sta usando anche il 2,4D, che è della famiglia del agente arancio (il 2,4,5,T) che venne usato dai nordamericani in Vietnam. Si utilizza anche il Paraquat, che è un erbicida molto tossico fabbricato in Svizzera, ma in Svizzera non si utilizza, così come in tanti altri paesi del mondo, perché ha una tossicità altissima. Nella intossicazione acuta produce una fibrosi polmonare acuta che uccide in pochi giorni, 3-5 giorni, e in forma irreversibile provoca coagulazione intravascolare disseminata, insufficienza epatica e renale.

Devo dire che cercare di trasmettere tutto quello che sta accadendo e potere farsi una idea può comportare delle ore … Io sto dicendo solo alcune cose e cercherò di selezionare il più possibile per riuscire a dare un minimo panorama nel poco tempo che abbiamo.

A: Non c’è problema, dottoressa Maria, noi vogliamo che tu ci invii tramite mail tutta la documentazione, io la faccio tradurre e qui la faremo leggere nei diversi programmi della radio, periodicamente.

M: Mi sembra molto importante questo, perché io adesso sto dando una informazione molto incompleta, ristretta, giacché il poter spiegarlo bene comporta molto tempo.

Insomma, in pratica, con la superficie e i volumi di tossici si può già capire la portata del problema. Nessuno avrebbe bisogno, se avesse un po di senso comune, di chiedere cosa succede alla gente. Si capisce cosa succede alla gente che sta esposta a queste sostanze. Questi sono veleni, sono biocidi, cioè sostanze disegnate per uccidere …

I fungicidi che devono aggiungere sono imprescindibili per loro perché i funghi sono opportunistici e rovinano pure loro i raccolti.

Si continuano a redigere statistiche, ma nei Servizi di Salute, almeno in questa provincia, non si registrano i dati degli intossicati. Arriva un paziente che è stato fumigato, che ha determinati sintomi ed i servizi di salute le dicono che ha uno “stato influenzale”, quindi questo fatto non si registra come intossicazione. D’altra parte noi non abbiamo dei laboratori che ci diano le certezze che loro richiedono per potere dire che una persona è intossicata, che nel suo sangue c’è questo o quel veleno.  Gli enti che invece hanno i loro laboratori sono quelli che analizzano l’acqua (c’è per es. un istituto specializzato per analizzare l’acqua qui nella provincia), fanno le analisi e anche se trovano il veleno dicono che non c’è niente. In sostanza è come essere in una guerra senza armi.

Un esempio di dato attraverso il quale si può inferire il danno che stanno occasionando questi agrotossici nella popolazione è la quantità di bambini e ragazzi con handicap. In una popolazione di un milione de abitanti com’è la provincia del Chaco ci sono 40 scuole pubbliche speciali per questo tipo di bambini, anzi 41 perché da poco si è creata una nuova in Avia Terai, sempre per bambini diversamente abili. Paesini di duemila abitanti hanno la loro scuola per bambini con discapacità. Bisognerebbe fare loro degli studi molecolari, ma è già altamente significativa la quantità di nuove scuole speciali. Che tra l’altro non sono le uniche, perché noi non stiamo contando quelle private. Per es. qui a Saenz Peña ci sono 5 scuole private con le stesse caratteristiche e che ospitano 500 bambini con certificazione, in una popolazione di poco più di 100 mila abitanti. Questo è un dato indiretto che ci sta dicendo quello che sta succedendo. Inoltre aumentano le cifre della popolazione con tumori. Inoltre si osserva che nella stessa casa dove c’è un bambino con discapacità anche la mamma ha delle altre malattie correlate. L’ipertensione indotta dalla gravidanza è molto più frequente.

A: Queste problematiche si riscontrano anche nella frontiera con Paraguay e Brasile?

M: Si, certamente. Ci sono studi realizzati da una dottoressa credo in Incarnacion. La dottoressa Benitez Leite ha fatto dei lavori molto importanti che furono pubblicati nella rivista dell’associazione “Red de medicos de pueblos fumigados” (Rete di medici dei paesi fumigati), nel loro primo incontro. Dopo vi passerò il link. Il caso Paraguay è terribile, e in più sembra che è pericoloso addentrarsi in queste cose…

A: Il pericolo del quale vi parla la dottoressa si riferisce direttamente al pericolo di morte che corrono le persone; le persone rischiano la morte, non è uno scherzo, le persone che si battono contra questo stato di cose mettono in pericolo la loro propria vita, la loro propria dignità, la loro propria persona…

M: Questo specificatamente in Paraguay.

L e A: Il problema che sta succedendo adesso in Argentina, Paraguay e Brasile, potrebbe probabilmente in futuro succedere anche da noi, in Italia?

M: Io credo che la comunità europea si sta tutelando abbastanza, almeno a noi arriva l’informazione che si proibisce il mais transgenico perché Seralini (NdT: Biologo dell’Università di Caen, Francia) ha detto che produce tumori. Ci sono dei ricercatori europei che pure loro stanno parlando della nocività di questi prodotti, ma quello che succede è che voi ricevete gli alimenti prodotti con transgenici.

A: Ah, gli alimenti transgenici che si producono in Sudamerica si consumano in Europa… fantastico questo…

M: Certo, i semi transgenici di mais producono 4 o 5 veleni, e anche quelli di cotone. Hanno pesticidi  per i vermi, hanno fungicidi, e non uno ma due o tre, e se compare uno nuovo lo cambiano, e così si creano nuovi semi. Si chiamano “eventi”, in Argentina si sono approvati 28 “eventi transgenici” dal 1996. Sono nuovi semi transgenici, non sappiamo quali per l’esattezza, ma dicono che il 95% dei semi che si fabbricano e si seminano in Argentina sono transgenici.

Vi dirò un’ultima cosa che a voi interessa. Gli animali (mucche, maiali, galline) si alimentano con transgenici, quindi quello che noi esportiamo e voi comprate è alimento transgenico.

A: Si, noi qui siamo coscienti di tutto ciò, e siamo d’accordo con lei.

L: Un abbraccio forte forte e “muchas gracias”.

A: Dottoressa, qui alla radio la ringraziamo sentitamente e la abbracciamo forte. La chiameremo nuovamente e ci accorderemo per ulteriori contatti, per continuare a parlare con lei, se è d’accordo.

M: Si, vorrei fare tra qualche mese un viaggio in Europa, quindi potremmo pensare di fare qualche conferenza là da voi.

A: Ma certamente, qui alla radio la riceveranno a braccia aperte, ti ringraziamo molto.

M: Un’ultima cosa: io credo che sia importante leggere quello che vi ho inviato direttamente, lo traducete e lo leggete. Esso contiene un riassunto molto chiaro e conciso di quello che sta succedendo, credo che quello sarà molto più efficace. Bene, è stato un piacere poter avere parlato con voi, arrivederci.

A e L: Grazie mille Dottoressa. Per finire le facciamo ascoltare una canzone: “Te lo digo, te lo canto, fuera Monsanto”.

 

Uccidere le api per brevettare l’ape resistente ai pesticidi

Una notizia che dovrebbe far riflettere chi ritiene che sia “catastrofismo”, “complottismo” pensare che le multinazionali (e i poteri globali) abbiano un programma di manipolazione estensiva del vivente per adattarlo alle loro esigenze di potere e profitto. La Monsanto vuole modificare geneticamente le api per “adattarle” ai pesticidi. Un mondo a misura di pesticidi con piante e animali geneticamente modificati. Ed è impossibile credere che non si stia pensando ad un post-umano, adattato anch’esso per essere inserito nella tecno-natura.  C’è ancora qualche ingenuo che pensa che i pesticidi siano usati perché necessari o per il solo profitto immediato ricavato nella loro commercializzazione? Pesticidi chiamano OGM e il tutto chiama un’agricoltura schiava dei brevetti, un’agricoltura dove non c’è spazio per chi vuole coltivare in modo libero per sfamare sé stesso, la propria famiglia, la propria comunità, non c’è spazio per un’agricoltura che non ricorre ai mezzi, alle tecniche delle multinazionali semplicemente perché chi si “ostina”a usare la biodiversità contadina è vittima di leggi che lo impediscono e dei veleni che uccidono piante e animali non brevettati, non c’è spazio per comunità e popoli privati di sovranità alimentare, non c’è spazio per l’uomo che dovrà lasciare il campo a un post-uomo “adattato” ai veleni, “adattato” a consumare spazzatura, “adattato” a non pensare e a non ribellarsi.

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fonte: http://www.ticinolive.ch/2014/04/17/monsanto-vuole-modificare-geneticamente-le-api-per-farle-resistere-ai-pesticidi/

Monsanto vuole modificare geneticamente le api per farle resistere ai pesticidi

17 aprile 2014

La multinazionale statunitense di biotecnologie agrarie Monsanto sta investendo in aziende specializzate nella ricerca sulle api. Un’attività che preoccupa gli apicoltori americani.Specializzata nello sviluppo di sementi geneticamente modificate e nella produzione di prodotti fitosanitari, Monsanto si è lanciata nel bio-controllo e si concentra sulle api.
Essenziali per il nostro ecosistema, questi insetti assicurano un terzo della nostra alimentazione.Malgrado siano importi, le api se la passano male. In una quindicina d’anni la mortalità delle colonie di api ha raggiunto il 30%, quando si considera che la perdita “normale” non oltrepassa il 10%.
Un fenomeno che risulta da diversi fattori, soprattutto umani : cattiva selezione delle api in funzione della loro produttività invece che dal loro adattamento all’ambiente, mancanza di nutrimento legata all’impoverimento della biodiversità a causa dell’agricoltura intensiva, diminuzione delle colonie a causa di spostamenti delle arnie per l’impollinazione delle colture, utilizzo di pesticidi, ecc.

Di fronte all’alto tasso di mortalità delle api, Monsanto vuole operare per salvaguardare questi preziosi insetti attraverso ricerche genetiche.
Nel 2011 la società aveva acquistato Beeologics, azienda specializzata nella salute delle api.
“Monsanto sa che le api sono una componente essenziale di un’agricoltura durevole nel mondo – si giustifica la società in un comunicato stampa.

Per minimizzare il calo delle colonie di api, Beeologics centra il suo lavoro su soluzioni che vertono sulla replica dell’acido ribonucleico, permettendo agli impollinatori di sintetizzare le proteine necessarie nella lotta contro determinati virus.

Un successo, secondo la società. Ma questa tecnologia suscita dibattito nella comunità scientifica.
Christoph Then, veterinario specialista in biotecnologie ed ex esperto di Greenpeace commenta : “L’acido ribonucleico utilizzato è instabile e può passare da un organismo all’altro. Dunque a questo stadio la tecnologia non è abbastanza sicura per essere usata nell’ambiente.”

Una tecnologia che dovrebbe essere sviluppata nei prossimi anni e che, pur non essendo lucrativa come gli altri settori in cui è attiva Monsanto, offre alla società l’occasione di far dimenticare che l’industria dei pesticidi è la principale responsabile della scomparsa delle api.

Gli investimenti di Monsanto nel settore delle api sollevano comunque dubbi fra i professionisti. Lo scorso settembre, durante il congresso mondiale degli apicoltori, Gilles Ratia, presidente della federazione internazionale degli apicoltori Apimundia rammentava le attività di Monsanto in termini di modificazione genetica delle sementi e la commercializzazione dei suoi diserbanti, chiedendo se il colosso americano non stia cercando di avere l’esclusiva sull’apicoltura per rendere le api resistenti ai suoi propri prodotti chimici.

(Fonte : reporterre.net)