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Solo l’evento a Verona di CNPNG/PAN (coordinamento nazionale pesticidi no grazie/pesticide acron network italia) ha caratterizzato la settimana mondiale di “astinenza” dai pesticidi. C’è un’enorme strada da percorrere. L’abbandono dei pesticidi è frenato dagli interessi delle multinazionali agrochimiche e di un sistema e di una cultura agroproduttiviste che sono penetrate in profondità nei gangli del “mondo agricolo” (dominato dalla subalternità economica, sociale e culturale) nei confronti del sistema tecnoindustriale. E’ da mezzo secolo che ci raccontano che l'”agricoltura integrata” è la premessa per l’abbandono dei pesticidi. Aspettiamo da mezzo secolo! Intanto l’agricoltura che fa ricorso ai pesticidi continua a ricevere fior di sussidi sotto la voce “pratiche sostenibili”, “tecniche ecocompatibili”. Ma c’è anche un altro fronte: quello degli hobbisti. Che possono acquistare prodotti senza patentino (a volte gli stessi per i quali l’agricoltore professionale deve avere il patentino). Che usano dosi “spannometriche”, che non conoscono bene effetti, tempi di sospensione. Troppi orti e frutteti di autoproduzione sono trattati pesantemente. Serve informazione, serve assistenza e consulenza di tipo diverso, adatta ai piccoli produttori, indipendente dagli interessi agroindustriali e agrochimici

fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/26/pesticidi-una-settimana-per-unagricoltura-senza-veleni/927148/

Pesticidi, una settimana per un’agricoltura senza veleni

 

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(26.03.14) Ed eccoci alla settimana senza pesticidi (23-30 Marzo). Già perché è proprio in primavera che contadini e hobbisti che coltivano la terra abbondano nelle campagne con l’uso di questi prodotti per preparare il terreno alle nuove colture. Siamo al nono anno consecutivo di questoappuntamento ecologico, che si indice in ben 27 Paesi, Francia in testa, perché è proprio lì che si fa un uso smodato di questi pericolosi prodotti. Anche se possono sembrare innocui e controllati, i pesticidi agiscono sulla salute delle persone e degli animali in maniera irreversibile.

Molti sono scettici oppure non vogliono impegnarsi nel trovare soluzioni alternative, ma basta leggere quanto ha fatto proprio la Francia due anni fa. Il Paese d’Oltralpe ha infatti inserito tra le malattie professionali degli agricoltori, in quanto esposti ai pesticidi, il morbo di ParkinsonViene riconosciuto dunque per legge un legame tra l’uso di queste sostanze e la malattia. Di questa correlazione si parlava da tempo, ma con la trasformazione in commi e articoli si dà la possibilità di vedersi riconoscere l’infermità a livello legale. Chissà che fatica far passare una legge così. La consapevolezza porta comunque alla buona coscienza, che non dovrebbe rimanere circoscritta ai nostri vicini d’Oltralpe. Certo loro sono molto più attivi di noi. Tanto attivi che all’inizio di quest’anno hanno portato a casa un altro meraviglioso e fantastico riconoscimento di legge: il divieto all’uso di pesticidi nelle aree urbane.

Si può arrivare a un’agricoltura senza veleni? Si può pensare che un giorno riusciremo forse amangiare più sano e più controllato? Questo è il dilemma principale che spinge ormai milioni di persone a fare delle scelte a volte davvero drastiche e necessarie. Le rivoluzioni vanno indirizzate e controllate. Non si può agire a caso. Siamo arrivati al punto che i contadini non controllano più nulla, a partire dai semi fino ai pesticidi. Per non parlare dei prezzi.

Il cambiamento deve essere politico. Occorre ridistribuire il cibo e la sua produzione; promuovere le filiere corte (è di questi giorni la notizia dell’insalata che va su e giù per il nostro Paese facendone aumentare i costi) e rinsaldare i legami tra agricoltori e consumatori. Ma soprattutto riqualificare il ruolo di chi “alimenta la terra”. Un ruolo forte e preponderante che negli ultimi tempi è andato un po’ in ribasso. Il lavoro del contadino ha perso appeal. Sembra un lavoro di second’ordine. E allora ridiamogli prestigio no?

Gli agronomi di Agraria.org hanno stampato e venduto tante magliette con il logo “Sono un contadino e me ne vanto”. Ecco, occorre recuperare un po’ di sana tradizione e dare un senso a tutto. Come? Intanto partecipando e coinvolgendo più gente possibile. In questa settimana senza pesticidi in Francia le attività fervono e sono numerosissime, qui da noi registriamo un solo appuntamento. Ed è a Verona. Tutto il resto è… silenzio assoluto. Come mai?

Già come mai? Come possiamo difenderci da tutti questi velenosi antiparassitari? Una cosa la possiamo fare fin da subito, ed è quella di lavare bene i prodotti prima di consumarli. Alcuni consigliano di lavare con acqua e sale frutta verdura, altri suggeriscono l’uso del bicarbonato. Altri ancora di spazzolare la frutta con l’aceto. Piccoli rimedi a cui non dobbiamo assolutamente rinunciare con l’obiettivo però di dare una risposta alla domanda precedente: come mai in Italia, rispetto alla Francia che ha portato a casa grossi risultati, si va in ordine sparso e tutto tace?

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Veneto e pesticidi

Bisogna voltare pagina

di Giovanni Beghini

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La regione Veneto ha iniziato lo scorso mese uno studio sulla possibilità di diminuire l’uso dei diserbanti nei seminativi. Una iniziativa che merita un grande applauso. Dimostra che anche a livelli dirigenziali ci si rende conto che c’è bisogno di voltare pagina. Perché è documentato che la provincia di Treviso ha sparso 55.000 litri di glifosate in un anno. Estrapolando questo dato si può ipotizzare che in tutto il Veneto se ne usino almeno 250.000 litri in ogni anno. Cifre insostenibili per la salute umana e dell’ambiente

Se si sapesse poi quanti pesticidi in totale vengono usati annualmente in Veneto saremmo tutti giustamente terrorizzati. La provincia di Verona è una delle più agricole d’Italia e questo si vede anche dal consumo di fitofarmaci. In totale il 42 % di quelli di tutto il Veneto che sono dai 15 ai 18 milioni di litri (kg)/anno, sono sparsi nella nostra provincia. Tutto (o quasi) a norma di legge, con l’autorizzazione regionale, dei vari consorzi di tutela dei prodotti, delle ASL e dei loro SIAN, dei patentini, con la registrazione dell’ARPAV, l’assenso di Acque Veronesi. E questi solo in agricoltura, senza contare quelli che sono in libera vendita nei negozi come biocidi per la casa e per gli orti, che non sono né pochi né innocui.

Ogni abitante del Veneto ha in dote dall’agricoltura 20 litri di pesticidi/anno,meno nelle città, dove ci sono altri problemi, ancora di più per i tre quarti dei veronesi che vivono e respirano a diretto contatto con le campagne. Non consideriamo per ora l’uso dei fertilizzanti chimici, che sono in quantità di alcune volte maggiore e che hanno effetti sull’ambiente importanti di eutrofizzazione, di salificazione, di perdita di humus, alla lunga di desertificazione ma non hanno effetti diretti sulla salute come i pesticidi. Parliamo solo dei “fitofarmaci” classificati come irritanti, nocivi, tossici e molto tossici per la salute. 20 litri, che quest’anno, a causa dell’andamento climatico, sono stati molti di più.

Non solo di più ma anche più tossici, la stessa regione già in data 25/3/13 autorizza “in deroga” l’uso di Mancozeb e Folpet per un massimo si tre interventi ognuno, più altri prodotti del gruppo delle fenilammidi, un dosaggio talmente largo che è come non mettere nessuna limitazione. Questi prodotti , a causa dei loro danni alla salute (tumori alla tiroide, alla pelle del sangue)saranno esclusi dal commercio per decreto europeo, dal 2014. Nel trentino vitivinicolo hanno già imparato a farne a meno da qualche anno mentre nella nostra regione, con le deroghe “facili” si continua ad alimentare il circuito perverso “paura di perdere il prodotto-dipendenza dai consorzi agrari-inesperienza-auto ed etero avvelenamento” Con grandi affari delle multinazionali della chimica e sicuro ulteriore aumento di malattie umane.

Non meraviglia che i dati dell’ISPRA sullo stato delle acque rilevi che il 53% dei campioni delle acque superficiali contenga da uno a sette pesticidi contemporaneamente e che anche le acque profonde ne siano contaminate, nella misura del 23 %. Queste sono quelle che servono per bere, che sono in un equilibrio così precario che basta poco ad alterarlo, vedi recente fatto di Negrar. Queste acque sono quelle delle risorgive, quelle dei centri termali. Anche quelle con cui si fabbrica la coca-cola distribuita in tutta Italia. Gli organismi umani ed animali sono diventati dei giganteschi e capillari filtri e smaltitori di sostanze tossiche diffusi su tutto il territorio. I pesticidi infatti sono i più numerosi fra i POPs. I POP (persistent organic pollution) hanno la caratteristica di degradarsi in tempi lunghissimi, e molte volte i metaboliti che ne derivano sono altrettanto tossici. Prima o poi entrano nella catena alimentare iniziando i fenomeni di bioaccumulo e biomagnificazione e giungono fino a noi in poco tempo.

C’è chi spera nel fenomeno della mitridatizzazione o chi, fiducioso darwinista, conta nella selezione di umani resistenti ? Questo sembra il comportamento dei nostri decisori, sia politici sia economici, quelli che decidono cosa dobbiamo mangiare, come dobbiamo coltivare, come dobbiamo spendere. Non è quello che pensano centinaia di scienziati e ricercatori, migliaia di contadini, milioni di consumatori.

Ora tutti riconoscono i danni da inquinamento delle città da PM10, ma fino a pochi anni fa chi richiamava l’attenzione su questo era classificato come pedante allarmista ambientalista mentre ora è diventata invece una necessità regolamentata da precise direttive europee e così succederà con i pesticidi attuali.

Molte volte viene dichiarato che i principi attivi “moderni” non sono più tossici come quelli di una volta ma bisogna fare attenzione. Quasi sempre essi sono commercializzati in base a studi presentati dalle aziende produttrici, che vengono più o meno accettati dalle strutture addette ma che non sono verificati da appositi studi indipendenti. Si crede a quello che l’azienda vuole dire, non si chiede neanche la presentazione di tutti gli studi fatti, in particolare di quelli scartati. Dall’altra parte invece ci sono migliaia di scienziati indipendenti che ogni giorno pubblicano articoli sui danni alla salute dei pesticidi. Ma questi raramente vengono ascoltati. Una inversione di tendenza sembra però esserci stata recentemente. E’ stato finalmente vietato l’uso dei neonicotinoidi, almeno per uno dei suoi molteplici utilizzi, per il danno evidente che queste sostanze hanno sulla vita delle api.

Il potere di determinare le politiche agricole europee, e lo stato di salute degli europei evidentemente è ancora saldamente in mano alla Bayer, alla Syngenta, alla BASF, alla Dow Agro Science ed alla Monsanto, le cinque più grandi multinazionali dell’agrofarmaco ( e delle sementi), delle quali sarebbe interessante conoscere i profitti settore per settore, perché questo spiegherebbe la loro determinazione.

La politica di queste multinazionali prevede il sistema del ritiro-sostituzione di un prodotto, una specie di “spoil system” per cui dopo un certo tempo un prodotto diventa obsoleto vuoi perché dimostrata inconfutabilmente la sua tossicità vuoi perché il suo prezzo non è più remunerativo. Allora viene sostituito con un prodotto “nuovo”, “moderno”, “non tossico” solo perché non ci sono ancora indagini epidemiologiche a suo carico. Molte volte questo prodotto è anche più costoso. L’appartenenza alle medesime classi chimiche, la certezza del risultato, i meccanismi d’azione fanno però sospettare che lo troveremo sul banco degli imputati fra qualche lustro.

Gli umani, tutti gli esseri viventi, la terra fertile, anch’essa un essere vivente, non possono sopportare ancora a lungo un carico del genere. Le persone maggiormente esposte sono gli stessi agricoltori ed in modo particolare i loro famigliari, ma lo sono le persone che vivono più o meno in prossimità delle campagne e tutti i consumatori, tutti coloro che mangiano: in circa la metà di frutta e verdura, come in tutti gli altri cibi, sono presenti residui, molte volte multi residui. Che questi siano all’interno dei LMR (Limiti Massimi Raggiungibili,) consola poco, molto meglio per tutti sarebbe che non ci fossero, Ma soprattutto i più esposti, i più in pericolo sono i bambini, i non ancora nati, nei quali gli effetti sono centuplicati. Le generazioni future. In nome di quelli dobbiamo cambiare strada. E l’alternativa esiste.

Tornando al diserbante glifosate così usato nel Veneto ed in tutto il mondo, è specificato sulla sua etichetta, nelle sue frasi di rischio, che è “irritante per gli occhi e per la pelle e dannoso per l’ambiente acquatico”. il paradosso è infinito, si riconosce che è tossico per l’ambiente acquatico e si permette di spargerne 250.000 litri all’anno ! E’ questa la sostenibilità, l’ attenzione alle generazioni future, l’immagine che vogliamo esportare ?

Naturalmente queste sono solo le tossicità riportate dalla ditta produttrice. Il mondo scientifico indipendente lo ritiene causa di tumori, di infertilità, di malattie degenerative, intestinali, autoimmuni, renali per gli umani oltre che distruttore della biodiversità